La vice presidente della Camera nella sua newsletter settimanale: dal male potrà nascere il bene?
“Può essere che dal male nasca il bene? Non lo so, non è possibile saperlo. Sento però che se non vogliamo confinare la reazione di questi giorni al campo delle emozioni momentanee, se vogliamo davvero combattere il mostro terroristico, quello che Clinton definì dopo l'11 settembre 2001 il "volto oscuro della globalizzazione", allora dobbiamo prendere molto sul serio la sfida che ci ha lanciato l'attacco islamista di Parigi e trarne delle conseguenze politiche che riguardano il profilo e l'architettura istituzionale dell'Europa unita. (…) Solo se i leader europei avranno il coraggio di riconoscere la necessità di questo cammino, e di questa cessione di sovranità, l'Unione Europea riuscirà a svolgere quel ruolo di "potenza civile" che oggi più che mai appare indispensabile per portare sicurezza e stabilità su scala globale”.
Così la vice presidente della Camera. Marina Sereni, nella sua newsletter settimanale.
“Altrettanto complessa è la sfida che dobbiamo raccogliere sul terreno dei valori – continua Sereni . Al termine del semestre di Presidenza italiana del Consiglio Europeo giustamente Renzi non ha tralasciato questi aspetti. Solo se le nostre società sapranno isolare violenza, razzismo, antisemitismo, xenofobia allora sapranno sconfiggere l'odio terrorista. Certo, non possiamo sottovalutare gli aspetti relativi alla sicurezza interna ai confini europei, senza tuttavia rinunciare al Trattato di Schengen sulla libera circolazione; dobbiamo piuttosto aumentare la cooperazione tra intelligence e polizie per prevenire e fermare ogni fenomeno che possa attentare alla vita dei nostri concittadini e alla convivenza civile”.
“La crisi economica e sociale da un lato e la minaccia terroristica dall'altra rappresentano per l'Europa due drammatici problemi, da cui possiamo uscire solo con più integrazione e più coraggio. È questo, direbbe Aldo Moro,"il tempo che ci è dato di vivere con tutte le sue difficoltà". Ed è su questo - conclude - che una classe dirigente verrà giudicata quando si scriveranno i libri di storia”.