“L’Europa, non solo sulla crisi siriana ma su molti altri temi di politica estera, ha avuto notevoli difficoltà. Non è mai stata protagonista come un’unione di Paesi. La politica estera è stata sempre terreno di iniziativa dei singoli Stati membri per ragioni storiche, geografiche, geopolitiche. Ora serve una svolta perché se prima si giustificava la posizione del singolo Paese - perché si agiva sostanzialmente sotto il cappello degli Stati Uniti - adesso siamo di fronte a scenari notevolmente cambiati”. Così il presidente della Commissione per le Poltitiche Ue della Camera Michele Bordo, del Pd, in un’intervista a ‘Eunews’ rispondendo a una domanda sulla crisi siriana.
“Gli Stati Uniti – prosegue Bordo - hanno scelto, con il presidente Obama, di avere una posizione più soft rispetto a situazioni difficili, soprattutto in Medio Oriente, e chiedono all’Ue, ai nostri Paesi, di gestire vertenze di questo genere. Ma fino a oggi l’Europa non ha avuto questa forza e questa capacità. Su questo il protagonismo dell’Alto rappresentante Federica Mogherini è importante. Ora, o si assume una posizione unitaria o altrimenti si fa fatica ad andare avanti. Ecco perché giudico positivamente la posizione che la Nato sta prendendo in Iraq nei confronti dell’Isis”.
Quanto a un eventuale intervento militare in Iraq, Bordo dice: “Io farei una distinzione: è possibile un intervento militare se c’è il consenso del Paese in cui si sta intervenendo. È il caso dell’Iraq, dove la Nato ha assunto l’iniziativa delle operazioni militari e, anche se al momento la nostra posizione è prudente, non escludiamo di cambiare le nostre regole di ingaggio se la coalizione, di cui facciamo parte, decidesse che è necessaria una presenza diversa anche dell’Italia per combattere l’Isis. Su questo sono chiare le posizioni espresse sia dal ministro della Difesa Roberta Pinotti che da quello degli Esteri Paolo Gentiloni. In Siria la situazione è diversa. Anche se c’è bisogno di un intervento della comunità internazionale, la Russia ha scelto di intervenire in assenza di una decisione della stessa”.
Nonostante la Russia sia intervenuta su richiesta del governo di Assad, Bordo spiega che Mosca “ha preso questa decisione anche per l'assenza di un orientamento della comunità internazionale. Sembra che oltre che colpire i terroristi dell'Isis stiano colpendo anche gli oppositori del regime. E questo non va bene. Sarebbe invece utile che continuasse il confronto tra Russia e Stati Uniti per colpire il terrorismo e, la stessa comunità internazionale, dovrebbe prendere una decisione sulla Siria. Decisione che dovrebbe contemplare tanto la lotta all'Isis quanto l'avvio di una forte iniziativa politica che consenta di accompagnare quel Paese verso il superamento del regime di Assad”.
Ovviamente senza lasciare un vuoto politico, come sostenuto in più occasioni dal premier Renzi: “È la ragione per la quale siamo sempre convinti che prima di lanciare un intervento bisogna avere le idee chiare delle conseguenze sul piano politico. Perché non ci possiamo permettere nel modo più assoluto di lasciare un altro Paese nell’instabilità, come è avvenuto in passato in Iraq e Libia”.
Quanto al rischio, con un’eventuale decisione presa a livello internazionale, di ledere il principio di autodeterminazione dei popoli Bordo conclude: “Il tema vero è evitare che continui, in alcuni Paesi, la tirannia di dittatori che impediscono la libertà, che perseguitano e che, con i loro atteggiamenti, possono determinare la fuga milioni di profughi. C’è chi sostiene che se rimanesse Assad, anche una volta sconfitto l’Isis, ci sarebbero milioni e milioni di profughi. Di fronte alla dittature spesso i popoli contano poco e credo che la comunità internazionale abbia il dovere di intervenire”.