• 02/08/2016

10.25, fissa ancora l'orologio della stazione di Bologna, dal 2 agosto 1980. Una data indelebile. Avevo 12 anni, ero in colonia, mi ricordo che improvvisamente le educatrici scoppiarono a piangere parlando tra di loro.
Tutto il resto lo scoprii più tardi, crescendo. Ed è inciso in quella lapide su cui passando per la stazione non si può non posare lo sguardo. 
Giovani, anziani, donne, bambini, uomini e donne sole, intere famiglie. La fotografia di un’Italia pronta per le vacanze, poi la foto di un paese straziato in un secondo di 36 anni fa. Depistaggi e disinformazione hanno cercato di raccontare un’altra storia, ma alla fine con fatica e sofferenza si è chiarito che quella alla stazione di Bologna fu strage fascista. 
Ancora non chiare invece le ragioni di tanta violenza. E per questo si batte l'associazione delle famiglie delle vittime. L’eliminazione del segreto di stato sui fascicoli delle inchieste ha dato nuova speranza a chi non si è mai stancato di cercare la verità. Ed oggi grazie anche alla legge che punisce il depistaggio, fortemente voluta dal nostro deputato e presidente dell’associazione, Paolo Bolognesi, possiamo essere orgogliosi di aver appreso una lezione importante e un lascito per le future generazioni: non rinunciare mai alla verità perché su di essa si basa la forza di una democrazia.
Oggi il pensiero alle famiglie e alla città di Bologna.