“I ritardi sugli investimenti del PNRR per l’Alta Velocità ferroviaria, certificati oggi dalla Corte dei Conti, confermano la totale incapacità del Governo di rispettare gli impegni assunti con l’Europa. Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti registra il tasso di realizzazione più basso tra tutte le categorie del Piano, con gravi criticità proprio sulle tratte strategiche per il Mezzogiorno. Il Ministro Salvini conquista così un nuovo record di ritardi anche per quanto riguarda i cantieri confermando il suo primato di peggiore ministro dei trasporti della storia repubblicana. Anziché affrontare con serietà e competenza le sfide legate agli investimenti sulle infrastrutture, continua a utilizzare il proprio ruolo per finalità propagandistiche, ignorando le emergenze che, ogni giorno, stanno rendendo impossibile la vita a milioni di persone. Il rischio è concreto: per recuperare i ritardi e non perdere i fondi europei, l’estate si preannuncia all’insegna di una congestione incontrollata dei cantieri. I cittadini stanno già pagando il prezzo di queste inefficienze. Serve un cambio di passo immediato: non c’è più tempo da perdere” così una nota del vicepresidente della commissione trasporti della Camera, il deputato democratico, Andrea Casu.
La replica della premier Giorgia Meloni proprio non convince Elly Schlein: "Stanno smantellando la sanita' pubblica", dice la segretaria del Partito democratico ad "Avvenire". La segretaria del Pd tiene stretti i due grafici mostrati anche in Aula. E si appella a dati e numeri per contrastare la narrazione meloniana sui temi cari ai dem: "Stanno smantellando la sanita' pubblica senza il coraggio di ammetterlo. Meloni continua a mentire agli italiani dicendo che hanno fatto il piu' grande investimento della storia nella sanita'. Il problema e' che la spesa sanitaria si calcola in tutto il mondo sul Pil. E quella sta scendendo al minimo storico degli ultimi 15 anni. I suoi tagli - rileva Schlein - li stanno pagando direttamente i cittadini, perche' la Corte dei conti dice che nel 2023 la spesa per curarsi e' aumentata del 10 per cento, cioe' di 4 miliardi. Gli stessi che hanno messo sulla riforma fiscale. Tolgono con una mano quello che fingono di dare con l'altra. Per questo la chiamo tassa-Meloni". La segretaria osserva che "le responsabilita' non stanno mai solo da una parte. Ma qui siamo allo scaricabarile. Meloni da' sempre la colpa a qualcun altro. Sulle liste di attesa da' la colpa alle Regioni, facendo infuriare anche quelle che governano loro, ma non gli hanno dato un euro in piu', mentre avevano lanciato un piano di assunzioni sparito nel nulla. Il personale e' stremato con turni massacranti, in fuga verso il privato o all'estero (40 mila i medici fuggiti negli ultimi anni)". "Non so - continua - da quando la premier non esce dal Palazzo e va in un ospedale. Ci sono ancora i 'gettonisti' e se ci sono e' perche', quando lei era al governo con Berlusconi e io all'universita', hanno messo il tetto alle assunzioni. Oggi detassano gli straordinari. Ma il personale e' allo stremo. Servono risorse per fare nuove assunzioni". Ieri e' stata approvata la legge sulla condivisione degli utili delle imprese. Il Pd si e' astenuto: "Il tema ci e' sempre stato caro, ma contestiamo gli emendamenti del governo che hanno svuotato il testo, firmato anche da una parte di noi, rendendo tutto facoltativo, rimandandolo alla volonta' delle imprese. Noi siamo per una partecipazione piena, anche gestionale". Il Pd ha sposato i referendum, ma resta diviso sui quesiti sul lavoro: "Il Pd ha una linea approvata senza voti contrari in Direzione e prevede l'appoggio ai 5 referendum. Un sondaggio di Pagnoncelli ha mostrato come la nostra base e' la piu' convinta dei quesiti - tra il 92 e il 97 per cento - compreso quello sulla cittadinanza" conclude Schlein.
“Surreale. Il Consiglio dei Ministri ha impugnato la legge regionale sul fine vita della Regione Toscana. Una legge che rispettava pienamente la sentenza della Corte Costituzionale del 2019, per altro. In altri termini: una legge che andava a garantire a chi, trovandosi in una situazione davvero drammatica, con una patologia irreversibile, in dolore continuo, il diritto a porre fine a quella sofferenza in piena scelta e libertà. Al Governo Meloni la possibilità di scegliere non sta bene. I diritti individuali, la libertà di poter decidere per sé stessi è, per loro, intollerabile: deve decidere Meloni per tutti. Lo dimostra questa decisione vergognosa che lede alla dignità di tante e di tanti e che, aggiungo, va anche nella direzione opposta dell’opinione della maggioranza degli italiani. Ora se ne assumano la responsabilità di fronte a chi soffre ogni giorno e alle loro famiglie”.
Lo dichiara Marco Furfaro, deputato toscano e componente della segreteria nazionale del Partito Democratico.
“Il rapporto della Corte dei Conti Europea sull’efficacia del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) mette in luce gravi lacune nella gestione del governo italiano. Sebbene il Pnrr sia stato concepito come uno strumento per affrontare le sfide strutturali del nostro Paese – dalla bassa produttività all’alta disoccupazione, fino alle disparità territoriali – i risultati concreti, secondo la Corte, sono ancora limitati, nonostante il raggiungimento di diversi degli obiettivi prefissati.
Il rapporto evidenzia che solo circa la metà delle misure per il digitale e il mercato del lavoro ha prodotto effetti tangibili, mentre la scarsa attenzione ai risultati concreti rischia di compromettere le aspettative di crescita a lungo termine del piano. Inoltre, la mancanza di dati di qualità e di valutazioni sulla costo-efficacia solleva interrogativi sull’uso responsabile dei fondi europei. Dati allarmanti poiché il Pnrr è un’opportunità storica per l’Italia, ma deve essere gestito con trasparenza, responsabilità e un focus chiaro sui risultati, non solo sul rispetto formale delle scadenze. Non può Fitto, con superficialità, limitarsi a difendere i progressi senza affrontare le criticità.
Fare spallucce come fa Fitto può bastare in Italia dove il Governo ha risposto alle critiche della Corte italiana modificando le regole e limitando i controlli ma non vale in Europa. Serve una revisione seria e immediata della strategia di attuazione del Pnrr, con indicatori di performance che misurino l’impatto reale sulle vite dei cittadini. Serve, come chiediamo costantemente, anche un maggiore coinvolgimento del Parlamento, delle autorità locali e della società civile nel monitoraggio dei progressi, per garantire che i fondi siano utilizzati in modo efficace ed equo, soprattutto a favore del Sud e delle fasce più vulnerabili.
Così il deputato PD, Silvio Lai della commissione bilancio della Camera dei Deputati.
"Il richiamo della Corte dei Conti sullo stato di attuazione del piano carceri suona come una bocciatura per il Ministro della Giustizia. Nella relazione 'Infrastrutture e digitalizzazione: Piano Carceri' i giudici contabili evidenziano l'aumento del sovraffollamento carcerario e le necessità di mettere in campo interventi di manutenzione per superare le gravi condizioni di degrado ambientale e sanitario degli istituti penitenziari. È una conferma ulteriore delle criticità sulle carceri emerse nell'azione di Governo in questa prima metà di legislatura. Servono risorse, ma da questo esecutivo abbiamo registrato solo tagli. Ancora non hanno visto luce interventi strutturali che servono per far fronte all'aumento dei detenuti in Italia e al recupero di istituti penali fatiscenti. Senza considerare che una parte dei problemi segnalati anche dalla Corte dei Conti potrebbero essere superati con interventi normativi mirati a costruire alternative nell'esecuzione penale, alleggerendo il numero di presenze nelle celle". Lo dichiara la deputata Pd Michela Di Biase, componente della commissione Giustizia
“Il problema del sovraffollamento delle carceri è un problema che noi, come Partito Democratico, ormai da molto tempo abbiamo fatto presente al governo, un governo sordo e cieco con occhi rivolti solo ai numeri del passato ma senza proposte concrete che guardino al futuro. Oggi la Corte dei Conti ribadisce quello che già aveva detto il PD: la situazione è grave, mancano strutture adeguate, i detenuti vivono in condizioni igienico - sanitarie precarie e le condizioni di lavoro degli operatori sono indecorose. Ma soprattutto mancano i fondi per finanziare nuovi progetti, per costruire nuove strutture e rendere più accessibili e vivibili quelle esistenti laddove possibile. Senza contare l’assenza quasi totale degli spazi trattamentali. Il governo deve intervenire al piu presto perché la situazione ormai è degenerata”. Lo dichiara Debora Serracchiani, deputata e responsabile Giustizia del Pd.
"Nelle ore in cui Meloni offende i lavoratori italiani, mentendo vergognosamente sui livelli dei salari nel Paese e promettendo misure spot prive di strumenti e risorse reali sulla sicurezza sul lavoro, rileviamo che il governo continua a far finta di nulla sull'effetto devastante dei dazi di Trump, senza mettere in campo nessuna azione per difendere l'economia e la tenuta sociale ed occupazionale del Paese che rischia di perdere 6 miliardi di export, 25 mila imprese e 60 mila lavoratori, con stime di crescita dimezzate. La Premier impegnata a fare foto opportunity con il Presidente USA non ha messo in sicurezza l'Italia: è arrivata tardi e male con misure che sono fumo negli occhi come, del resto, quelle -che sanno di presa in giro- annunciate oggi alla vigilia della festa dei lavoratori. Nella sua maggioranza non hanno ancora capito che alcuni dazi sono già in vigore, senza considerare che uno dei suoi due vicepremier, addirittura, vede nella sciagura dei dazi stessi un'opportunità per l'Italia. È del tutto evidente che il Governo va in ordine sparso e non ha le idee chiare su nulla. Da questo punto di vista emergono, peraltro, le enormi divisioni in politica estera che i silenzi assordanti della premier non riescono a mascherare. L'esecutivo è diviso sulla Corte Penale Internazionale, sulla difesa europea, sul piano Draghi e l'autonomia strategica dell'Europa, sull'aggressione russa all'Ucraina. Le armi di distrazione di massa usate dalla premier non possono cancellare un dato di realtà: questo governo è allo sbando, non sta facendo nulla per difendere gli interessi dei lavoratori e delle imprese italiane, e non sta assicurando credibilità e autorevolezza internazionale al Paese". Lo ha detto Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione politiche europee, a Tagadà su La7.
“Da un governo che ambisce a giocare un ruolo mondiale ci saremmo aspettati ben altro che un Documento programmatico vago, frammentato e senza prospettiva. Lo affermano l’Ufficio parlamentare di bilancio e la Corte dei Conti: il Dfp è insufficiente e privo di dati chiave. È l’ennesima occasione mancata”.
Così Silvia Roggiani, deputata del Partito Democratico, intervenendo in Aula per annunciare il voto contrario del Gruppo al Dfp.
“Avete interrotto - ha aggiunto - una prassi virtuosa che dal 1988 consentiva al Parlamento di svolgere la sua funzione. Nessun vincolo europeo ve lo impediva: è stata una scelta politica, che rivela la vostra totale assenza di visione. Nel documento mancano risposte sui dazi americani, che già colpiscono l’export italiano, e sul Pnrr, unica leva di crescita che ormai è a rischio. Non c’è nulla su Industria 5.0. Il governo ignora le imprese e taglia fondi a sanità e comuni. E mentre gli altri paesi europei investono, la destra scarica i costi su famiglie, lavoratori e pensionati. Il diritto alla casa e alla salute sono negati. In un’Italia che invecchia, il governo sottofinanzia la sanità mentre le persone restano senza medico di base o attendono mesi per un esame. Questo Dfp - conclude Roggiani - non è all’altezza del nostro Paese”.
“Questo Documento di Finanza pubblica più che tracciare una direzione per il futuro del Paese, fotografa il fallimento delle politiche del governo. Un atto che non programma, non pianifica, che certifica l’incapacità della maggioranza di affrontare le crisi con strumenti adeguati. Le previsioni di crescita del Pil per il 2025 si dimezzano rispetto a quelle presentate sei mesi fa: dallo 1,2% previsto dal Psb, ci ritroviamo a un desolante +0,6%. Un dato che potrebbe aggravarsi se le politiche daziarie statunitensi dovessero essere confermato o addirittura inasprirsi. Questo Dfp è un documento vuoto. Manca un quadro programmatico, e non a caso la Corte dei Conti ha parlato di ‘indicazioni limitate’, di ‘mancanza di dettaglio informativo’. Il Ssn è gravemente sottofinanziato. Il concordato fiscale ha avuto un’adesione risibile e i disastri nel riformare aliquote e detrazioni Irpef si traducono in un flop totale. Sul Pnrr i ritardi si accumulano e gli obiettivi rischiano di non essere rispettati. Su Transizione 5.0 risultano prenotati solo 678 milioni su 6,3 miliardi disponibili. Rinominiamola ‘Stallo 5.0’. E mentre in Europa si discute di dazi, mentre gli Stati Uniti alzano barriere commerciali, l’Italia resta muta, appiattita, immobile”.
Così il capogruppo Pd in commissione Bilancio alla Camera, Ubaldo Pagano, intervenendo in Aula nella discussione generale sul Documento di Finanza pubblica.
"I racconti che abbiamo raccolto - proseguono gli esponenti dem - parlano da soli: persone ammanettate per oltre dodici ore durante il viaggio, poi immobilizzate con fascette di plastica sulla nave, senza sapere dove stessero andando. Una volta arrivate, sono state trasferite nel Cpr albanese. In soli sei giorni abbiamo documentato 22 episodi critici: autolesionismo, proteste, gravi disagi psichici e numerose richieste di psicofarmaci. Tre migranti sono già tornati in Italia, nonostante i problemi di salute già presenti alla partenza o a ridosso di una sentenza attesa il giorno successivo".
Riforma inaccettabile, colpisce la tutela dei cittadini.
“Quella portata avanti dal governo Meloni non è una riforma della Corte dei Conti, ma un attacco diretto alla sua funzione di controllo. È coerente con il disegno di indebolimento degli organi indipendenti di garanzia che questo esecutivo porta avanti sin dall’inizio della legislatura. Prima la magistratura, poi la magistratura onoraria con la separazione delle carriere, e oggi la magistratura contabile”. Così il deputato Federico Gianassi, capogruppo Pd in commissione Giustizia, commenta l’approvazione del testo sulla riorganizzazione della Corte dei Conti, passato al Senato.
“La Corte dei Conti – sottolinea l’esponente dem - ha il compito di indagare sugli illeciti commessi dai funzionari pubblici che arrecano danni economici ai cittadini. Se l’intento fosse stato realmente quello di migliorarne l’efficienza, avremmo contribuito con spirito costruttivo. Ma l’obiettivo è un altro: svuotare l’organo di controllo, ridurre le sanzioni, accentrare i poteri e indebolire i meccanismi di tutela per i cittadini”.
“Questa riforma – conclude Gianassi - incide pesantemente sull’autonomia e l’indipendenza della Corte. Con l’introduzione di vincoli gerarchici sulle indagini, si contraddicono principi fondamentali della nostra Costituzione. Prevedere che si risponda solo per il 30 per cento del danno arrecato alla pubblica amministrazione significa che il restante 70 per cento sarà a carico dei cittadini. È inaccettabile. Il Partito Democratico si oppone con forza a questo disegno. I cittadini hanno diritto a istituzioni che vigilano e garantiscono l’uso corretto delle risorse pubbliche”.
“Il Partito Democratico voterà contro la proposta di legge sulla Corte dei Conti, perché demolisce ogni possibilità di azione dei cittadini di fronte agli sprechi di risorse pubbliche. Non condividiamo la separazione delle carriere anche nella magistratura contabile, la gerarchizzazione del pubblico ministero e le norme che violano i principi costituzionali riguardanti l’inamovibilità del giudice e l’indipendenza del pubblico ministero. L’ipotesi poi di veder addirittura cancellate anche le sue articolazioni regionali rischia di compromettere l’efficacia di tutto il sistema. Ci troviamo di fronte a una Pdl che prevede l’impunità di fatto per il governo, con l’assoggettamento degli apparati dello Stato, lo svuotamento dei poteri e delle funzioni degli organi giudiziari e di controllo”.
Così la deputata democratica e responsabile Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, motiva le ragioni del voto contrario del Gruppo alla Pdl Corte dei Conti.
“Viene il sospetto - aggiunge - che sia stata scritta proprio per proteggere l’attuale esecutivo dall’uso disinvolto dei fondi pubblici come, ad esempio, nel caso dello scandaloso protocollo Albania sui centri per migranti. Tutti i nostri emendamenti che miravano a contrastare alcune delle peggiori disposizioni introdotte, tra cui la definizione della colpa grave, l’estensione delle cause di non punibilità, la ‘pietra tombale’ del parere preventivo sugli atti successivi, la riduzione del controllo concomitante, la delega in bianco al governo per riorganizzare la Corte, sono state bocciate. Ci troviamo dinnanzi - conclude - a una riforma sbagliata e che viola gli stessi principi costituzionali”.
“Il Partito Democratico esprime la propria ferma contrarietà al provvedimento sulla Corte dei Conti in discussione alla Camera, che ha una finalità chiaramente demolitoria del ruolo di garanzia dell’istituzione nei confronti dei cittadini e contro gli sprechi di denaro pubblico. Tra gli aspetti più gravi del testo segnaliamo l’introduzione di una vera e propria impunità per il Governo, con una norma profondamente sbagliata, che appare costruita su misura per proteggere l’attuale esecutivo da un uso disinvolto dei fondi pubblici – come dimostrato, ad esempio, dallo scandaloso protocollo con l’Albania. Una norma che non ha nulla a che vedere con la battaglia, giusta e condivisibile, che da anni portano avanti i sindaci per superare la cosiddetta “paura della firma”, chiedendo di separare in modo chiaro e netto – anche dal punto di vista normativo – le funzioni politiche da quelle tecniche. Quella sì che sarebbe una riforma utile, capace di chiarire le competenze e di conseguenza le responsabilità e garantire trasparenza senza lasciare sacche di impunità per nessuno, non certo l’emendamento Montaruli, che si configura invece come un vero e proprio scudo a tutela dell’attuale Governo su molti dossier critici” così una nota dei democratici Debora Serracchiani, Federico Gianassi, Simona Bonafè e Marco Lacarra nel corso dei loro interventi in aula alla Camera.
“Per Meloni chi vince le elezioni si prende tutto, compresi i soldi degli italiani”
Anche in questo caso, come in tutte le occasioni in cui il governo Meloni ha voluto incidere sul sistema della giustizia, il mirino non è puntato verso l’efficientamento, la buona amministrazione, l’efficacia dell’azione pubblica in tutte le sue forme. Ma, al contrario, verso l’assoggettamento degli apparati dello Stato, lo svuotamento dei poteri e delle funzioni degli organi giudiziari e di controllo. È questa la logica che pervade anche il provvedimento che abbiamo all’esame: addomesticare il controllore.
La parola “responsabilità” viene completamente cancellata dal vocabolario dell’amministrazione della cosa pubblica. E la norma che forse incarna più di tutte questa scandalosa volontà è quella sulla prescrizione. Insomma, questo provvedimento serve a voi, più che al Paese. Fare della Corte dei Conti un organo quasi esclusivamente dedito a funzioni consultive, peraltro sovrapponendosi con le funzioni di altri importanti pezzi dello Stato come il Consiglio di Stato o l’ANAC, vuol dire rinunciare ad esercitare un controllo effettivo sulla condotta di chi, per conto dello Stato e di tutte le sue articolazioni, gestisce le risorse pubbliche. La norma che prevede la sostanziale impunità per il governo è l’emblema di questa intenzione ed inaugura una nuova era dell’amministrazione della cosa pubblica nel nostro Paese: il tempo dell’irresponsabilità e dell’uso disinvolto dei fondi pubblici, come insegna il caso del centro per migranti in Albania. È questa l’Italia di Meloni, Salvini e compagnia cantante: chi vince le elezioni si prende tutto, compresi i soldi degli italiani.
Così Marco Lacarra, deputato del Pd in Commissione Giustizia, intervenendo in Aula.
Questo provvedimento viola la Carta costituzionale e si ascrive alla politica di attacco della destra e del governo nei confronti della magistratura, resa ancora più evidente dalle incredibili parole pronunciate dal sottosegretario Mantovano che ancora una volta ha preso di mira l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati. Sono molti i motivi di merito che ci inducono ad esprimere la nostra totale contrarietà e ci preme evidenziare che ben 10 norme presentano profili di incostituzionalità. Il primo è costituito da una legge delega al governo che contiene principi e criteri troppo generici e che prevede la promiscuità tra sezioni giurisdizionali consultive e di controllo, due funzioni distinte che devono essere separate. Viene poi stabilito che l’interrogazione delle sezioni riunite della Corte si impone al pubblico ministero, che però è una parte autonoma e indipendente. Inoltre, si stabilisce un principio di subordinazione gerarchica dei pubblici ministeri rispetto al procuratore generale e viene sottratta la programmazione del controllo concomitante agli uffici competenti. Viene introdotto un regime di pubblicità incompatibile con l'articolo 100 della Costituzione e viene ridimensionato il principio della colpa grave, con una definizione difforme da quella prevista oggi nel Codice degli Appalti. Ancora, viene stabilito un quantum risarcitorio troppo modesto e si applica in modo esteso il silenzio-assenso che non dovrebbe essere consentito nell'esercizio di funzioni magistratuali. Infine, segnaliamo la violazione del regolamento europeo sulla tutela delle banche dati, laddove nella legge è consentito al procuratore generale accedere in tempo reale alle banche dati sulle indagini territoriali.
Così il capogruppo Pd in commissione Giustizia alla Camera, Federico Gianassi, intervenendo in Aula.