“ A leggere gli orgogliosi commenti della seconda carica dello Stato, Ignazio La Russa e della sottosegretaria alla Difesa, Isabella Rauti, appare evidente che la destra italiana stia rinnegando la svolta di Fiuggi.
Nel 1995, a Fiuggi, si celebrò la fine del Movimento Sociale Italiano fino ad allora considerato un partito fuori dall’arco costituzionale in ragioni delle sue radici profonde nella cultura e nella storia del neofascisti.
Repubblichini e fascisti non pentiti diedero vita nel dicembre 1946 al Movimento Sociale Italiano e non c’è quindi nulla da festeggiare o peggio rivendicare, a maggior ragione da chi ricopre cariche importanti della Repubblica Italiana.
Questa è storia. Dichiarazioni che testimoniano quanto a destra sia ancora presente il cordone ombelicale con il neofascismo missino rappresentato nel simbolo di Fratelli d’Italia dalla fiamma tricolore. Lo stesso usato dal MSI all’atto della sua fondazione”.
Lo scrive in una nota Federico Fornaro, dell’Ufficio di Presidenza del Gruppo alla Camera del PD Italia Democratica e Progressista.
“La Nazione rappresenta da sempre in Toscana un punto di riferimento credibile e autorevole per l’informazione locale: è necessario salvaguardare questo patrimonio di professionalità e competenze”: è quanto dichiara Marco Simiani, deputato Pd, sulla decisione annunciata dall’editore di accorpare e ridurre alcune redazioni territoriali tra cui quelle di Empoli, Pontedera, Pisa, Livorno e Grosseto.
“Ai giornalisti va la mia piena solidarietà e il mio impegno ad approfondire la vicenda, anche con interrogazioni parlamentari, al fine di tutelare la continuità occupazionale delle redazioni e la valorizzazione di un servizio essenziale per l’informazione della regione”: conclude Marco Simiani.
“L’assalto al circolo romano del Pd dei quartieri Centocelle e Prenestino, dunque a un luogo di democrazia e partecipazione, provoca tristezza e preoccupazione. Tristezza, perché colpire uno luogo in cui gli iscritti, i simpatizzanti, i cittadini, si ritrovano per discutere e migliorare collettivamente la propria condizione rappresenta la negazione dei principi contenuti nella nostra Costituzione. Preoccupazione, perché l’uso dell’aggressione e dell’intimidazione riporta le lancette della storia a tempi bui che speravamo di aver ormai superato per sempre. Il confronto pubblico, anche aspro, non deve mai scadere nella violenza. Nulla può giustificare atti inqualificabili di intimidazione. Alle iscritte e agli iscritti al circolo di via degli Abeti va tutta la mia vicinanza e solidarietà. Non ci faremo intimidire e bene ha fatto il Partito democratico di Roma a indire immediatamente, per domani alle ore 18, un presidio per rigettare questo gesto vigliacco e per rilanciare il valore della libertà di partecipare. Sono le donne e gli uomini, i giovani e gli anziani, che costruiscono la democrazia con la loro passione e civile determinazione. E’ grazie al loro senso di responsabilità che si superano tutti gli ostacoli e ogni difficoltà”.
Così la deputata dem, Michela Di Biase.
"Il cibo sintetico mette a rischio la biodiversità e snatura il sistema agroalimentare nazionale, senza dimenticare i rischi per la salute derivanti da tecniche ancora sperimentali ed i costosi processi di produzione che comportano sprechi energetici. Per questi motivi è necessario normare e limitare anche in Italia questi prodotti": è quanto dichiara Marco Simiani, capogruppo Pd in commissione Ambiente alla Camera, dopo aver sottoscritto la petizione promossa da Coldiretti e Fondazione Campagna Amica, Filiera Italia e World Farmers Markets Coalition.
“Chiediamo al ministro Piantedosi quali siano le ragioni della revoca del dispositivo di tutela nei confronti di Giuseppe Masciari, l’imprenditore edile che ha denunciato le intimidazioni mafiose subite, permettendo così diverse operazioni antindrangheta svolte negli ultimi anni”. È la richiesta dei deputati piemontesi del Pd Mauro Berruto, Chiara Gribaudo e Mauro Laus che hanno presentato un’interrogazione al ministro dell’Interno. La stessa interrogazione depositata anche in Senato dai parlamentari democratici del Piemonte.
“Le denunce di Masciari hanno consentito di contrastare con efficacia il sistema 'ndraghetistico, con le sue collusioni e gli interessi ramificati in diverse province calabresi portando all'avvio di nuovi procedimenti penali, nei quali l’imprenditore compare come testimone. Il pericolo per l'incolumità sua e della famiglia sembrerebbero dunque continuare a persistere. Per questo motivo chiediamo inoltre al ministro di verificare con le autorità preposte al procedimento di concessione e revoca della tutela, in particolare l’Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale (Ucis), l’opportunità di convocare e sentire l’imprenditore il prima possibile”.
Il Decreto "anti-Rave" rappresenta un’aberrazione normativa. Siamo di fronte, infatti, ad un provvedimento talmente vago da coinvolgere pericolosamente eventi che, con i rave, nulla hanno a che vedere. Mi preoccupa, in particolare, la potenziale estensione degli effetti della norma ad azioni di altra natura come, ad esempio, i picchetti dei lavoratori o le proteste degli studenti. Manifestazioni che oltre a svolgersi in maniera pacifica, almeno nella stragrande maggioranza dei casi, fanno parte della nostra cultura democratica. E che dire delle pene previste? Addirittura più pesanti di quelle stabilite per reati come l’omicidio colposo (da 6 mesi a 5 anni) la rapina a mano armata (da 4 a 10 anni) o le lesioni gravissime (da 3 mesi a 2 anni).
In questi ultimi periodi io sto seguendo con particolare attenzione la vicenda Whirlpool. Nelle Marche, Regione da cui origino, sono infatti due gli insediamenti interessati dalla vertenza aperta con l’Azienda (Fabriano/AN e Comunanza/AP). Ovviamente i Lavoratori si stanno organizzando, da tempo, per rappresentare le loro istanze attraverso varie iniziative. Come possiamo dunque rimanere sereni di fronte all’eventualità che, normalissime azioni di protesta, possano essere considerate reato grave, alla luce di questa assurda norma?
Mi chiedo inoltre se il Decreto sia soltanto il frutto di una redazione frettolosa, oppure se la malcelata finalità sia quella di estendere il controllo, verso un’ampia fattispecie di espressioni democratiche del dissenso. Insomma, un provvedimento che ci riporta tristemente indietro di quasi un secolo.
Lo dichiara il deputato democratico Augusto Curti