“Saremo al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori per la difesa dei loro diritti, per il rispetto degli accordi sottoscritti e della loro dignità.
È inaccettabile che dopo più di un anno di lotta e mobilitazione centinaia di lavoratrici e lavoratori siano costretti ancora a scioperare per difendere i propri posti di lavoro, le retribuzioni, la loro dignità.
Hanno perfettamente ragione a richiedere il rispetto del documento sottoscritto a loro tutela lo scorso dicembre dall'ex direttore Eike Schmidt, oggi consigliere comunale fiorentino, smentito dal suo successore Simone Verde. È inaccettabile che si neghino diritti acquisiti con questa disinvoltura.
Saremo al fianco di queste centinaia di lavoratrici e lavoratori, come lo siamo stati fin dall’inizio di questa vicenda paradossale.
Stiamo parlando di retribuzioni sulla soglia del salario minimo che rischiano di essere sensibilmente ridotte.
Il lavoro deve essere rispettato. E deve essere rispettata la città di Firenze, che può trovare giovamento da flussi turistici più controllati, mentre un mercato al ribasso sugli operatori del settore può solo preludere ad un aggravamento di questo pesante e incontrollato overtourism. Stiamo parlando di decine di lavoratrici e lavoratori dei servizi museali
( biglietterie, sorveglianza, accoglienza) di Uffizi, Palazzo Pitti, Polo museale regione Toscana e Opificio Pietre Dure.
Sulla vicenda abbiamo depositato in Parlamento numerose interrogazioni cui il ministro Giuli non si degna di rispondere. La gestione del patrimonio culturale statale risulta ogni giorno sempre più allo sbando”. Così in una nota i parlamentari della Toscana del Partito democratico Emiliano Fossi e Arturo Scotto (primi firmatari), Marco Simiani, Simona Bonafè, Federico Gianassi, Marco Furfaro, Laura Boldrini, Christian Di Sanzo, Dario Parrini, Silvio Franceschelli e Ylenia Zambito.
“La manovra di bilancio è finalmente bollinata e tutte le bugie raccontate da esponenti del Governo sono emerse, dalla sanità alle pensioni” dichiara Chiara Gribaudo, vicepresidente del PD.
“L’aumento di tre euro al mese alle pensioni annunciato tra le righe piccole della manovra è uno schiaffo a quei milioni di cittadini che vivono con pensioni misere come documentato oggi dall’Osservatorio pensionistico dell’INPS. Il quadro oggi è molto grave soprattutto per le donne la cui pensione da sempre è la fotografia di una carriera lavorativa frastagliata, povera e precaria” continua la deputata democratica.
“I dati presentati oggi, in continuità con i precedenti - ragiona ancora Gribaudo - ci interrogano anche sulle pensioni future perché una carriera di precarietà strutturale come quella che è stata riservata a milioni di giovani non potrà che portare a risultati anche peggiori.”
“Occorre agire e occorre farlo presto su pensioni basse senza ricorrere a vere e proprie elemosine. Ma soprattutto, essendo le pensioni strettamente collegate alla attività lavorativa delle donne e degli uomini dobbiamo creare le condizioni per lavoro e salari giusti, con il salario minimo, con la creazione di posti lavoro e infine abolendo i contratti più precari anziché peggiorare la situazione come ha fatto il Governo in questi anni, da ultimo con il collegato lavoro” conclude l’onorevole Gribaudo.
“Un biennio nero, quello di Giorgia Meloni, con tinte molto grigie: si autocelebrano, ma tirano a campare. E fanno la faccia feroce con poveri, precari e fragili, mentre chiudono sempre un occhio davanti ai corrotti e i prepotenti. I numeri sull’occupazione ci dicono che cresce la precarietà, il part-time involontario e l’intermittenza. Le misure messe in campo vanno in questa direzione: dall’eliminazione delle causali sul lavoro a termine alla liberalizzazione del lavoro somministrato, passando per l’incremento dei voucher. Infine, il no al salario minimo rappresenta il condensato del cinismo sociale di una destra che pensa solo a condonare gli evasori”. Così il deputato dem Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro, a margine di un’iniziativa in Liguria a sostegno di Andrea Orlando.
“Siamo sconcertati. La destra affronta le questioni del mondo del lavoro con un approccio ideologico fuori dal tempo. Lo abbiamo visto sul salario minimo, lo stiamo vedendo sulla riduzione dell'orario di lavoro. Il PD è consapevole di ciò che si muove nella società e non è un caso che molto gruppi industriali autonomamente abbiano già siglato accordi con i sindacati per la settimana corta e per una flessibilità oraria. Solo la destra si comporta come i padroni del vapore, fingendo di non accorgersi che le relazioni industriali sono molto più avanti e hanno già trovato punti di caduta innovativi in grado di coniugare produttività e flessibilità, garantendo al tempo stesso anche la competitività. Noi vogliamo dare una cornice legislativa a tutto questo, migliorando la vita delle lavoratrici e dei lavoratori italiani, il Governo Meloni invece no”. Così in una nota il deputato democratico componente della segreteria del Pd, Marco Sarracino.
“Il 13 ottobre del 2021, all'unanimità, veniva approvata una legge sulle discriminazioni sui luoghi di lavoro per le donne, che rivedeva il codice delle pari opportunità. Una legge su cui erano stanziati 52 milioni. A distanza di anni abbiamo chiesto al governo di informarci sull'applicazione della norma e abbiamo ricevuto come risposta 'vi faremo sapere'! Oggi non si nulla sulla situazione del gender gap e non esiste neanche un momento di condivisione in Aula”. Così la deputata dem Chiara Gribaudo, intervenendo a Montecitorio sulle mozioni per la parità di genere.
“Le donne – continua la parlamentare - rappresentano circa il 7% del Pil e in un Paese che non riesce a crescere dello 0 virgola, possiamo davvero permetterci di sprecare un tale potenziale? Nonostante i vostri toni trionfalisti, il divario occupazionale tra uomini e donne rimane di 18 punti percentuali e la situazione diventa ancora più drammatica quando parliamo di maternità che diventa un ostacolo vero e proprio alla carriera e anche all'indipendenza economica delle donne”.
“Auspichiamo che le notizie che circolano siano destituite di fondamento. Se fosse vero che la maggioranza presenterà un emendamento interamente soppressivo sulla proposta di riduzione dell’orario di lavoro avanzata dalle opposizioni saremmo davanti a una scelta molto grave. Ancora una volta la destra si sottrae al confronto con le opposizioni rimuovendo temi di cruciale rilevanza. Non vogliono discutere di merito: semplicemente vogliono cancellare le nostre proposte. Li bloccheremo così come facemmo sul salario minimo”.
Lo dichiara il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
Su salario minimo: piaga del lavoro povero, Pd chiede 9 euro l’ora ma il Governo risponde di no
“Il Pd ha presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere quanto è costato il Centro per i migranti in Albania. Abbiamo appreso che è partita la prima nave verso l’Albania con - a quanto si apprende - 16 migranti a bordo. Vorremmo sapere anche quanto è costato questo trasferimento e perché abbiamo fatto una cosa del genere visto il numero esiguo di migranti sulla nave da trasferire. Penso che il governo stia bruciando dei soldi che invece potrebbero essere messi su altri servizi, sulla sanità, sulle politiche sociali, in generale per dare forza alle fragilità”. Lo ha detto Stefano Graziano capogruppo Pd in commissione difesa alla Camera intervistato a Montecitorio.
“Ci sono persone - ha aggiunto Graziano a proposito del salario minimo - che oggettivamente non riescono ad arrivare a fine mese e soprattutto oggi assistiamo ad una nuova piaga quella del lavoro povero: ossia chi lavora non riesce nemmeno ad arrivare ad avere uno stipendio di un minimo di nove euro all’ora. Noi abbiamo chiesto che il minimo salariale potesse essere stabilito a nove euro l’ora ma c’è stato risposto di no”.
“Siamo molto preoccupati perché ancora una volta sappiamo che ci sarà una manovra lacrime e sangue, per citare il ministro Giorgetti e la maggioranza racconta un sacco di falsità. Siamo anche molto preoccupati perché ancora una volta questa manovra lacrime e sangue sarà pagata dalla parte più fragile e debole del paese che sono le persone più povere. Noi stiamo lavorando sul salario minimo, sul tema della sanità pubblica, sulla scuola pubblica e su tutte quelle misure che in realtà possono aiutare le fasce più deboli del paese. Adesso bisogna fare un grande investimento sulle fasce più deboli del paese; chi farà il contrario farà molto male al paese”. Lo ha detto il deputato del PD Stefano Graziano intervistato a Montecitorio da Rainews 24.
“Il mondo del lavoro va tutelato e con lui i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. Come il Pd nazionale e regionale sostengono da tempo, sono necessari degli sforzi da parte del governo e delle Istituzioni non per precariezzarlo di più o per renderlo più sottopagato e impoverito, ma per difenderlo, oltre che garantire sicurezza nei luoghi di lavoro. Tutte azioni che chi guida questo paese non ha fatto, anzi: il governo ha reso il mondo del lavoro più precario con l’ultimo decreto, impoverendolo ulteriormente rifiutando ogni tipo di proposta e ragionamento sul salario minimo, non investendo un euro per garantire la sicurezza necessaria alle persone per svolgere le loro mansioni e sull’Ispettorato, tutti elementi fondamentali non solo per scongiurare incidenti o morti, ma anche per evitare che si manifestino episodi di caporalato come quello avvenuto nella provincia di Siena dove sono stati scoperti durante controlli sul personale di alcune aziende 16 operai senza contratto regolare e quattro senza permesso di soggiorno impiegati nella vendemmia. Il Partito democratico è contro il tipo di visione che questo governo avvalora e rende possibile. Condanniamo in maniera netta quanto accaduto nelle aziende della provincia di Siena coinvolte nell’ennesimo caso di sfruttamento della forza lavoro, come condanniamo tutti quegli episodi che stanno emergendo nel resto d’Italia. C’è un responsabile in tutto ciò, ed è chi dovrebbe decidere sulla questione avendo la maggioranza in Parlamento e governando questo Paese, ma non lo fa, e anzi rende più deregolamentato il mercato del lavoro rispetto a quanto è stato fatto fino ad oggi”: dichiara il deputato dem e segretario del Pd Toscana Emiliano Fossi.
“Sentite il rumore delle unghie sugli specchi? Sono quelle di Foti, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei Deputati, che difende l’assurda proposta di Lollobrigida sul servizio civile in agricoltura. Mentre cerchiamo di combattere uno dei mali del nostro Paese, il caporalato che miete vittime dei campi in tutta Italia, mentre come Pd, con le altre opposizioni cerchiamo di spingere la proposta sul salario minimo consapevoli che il lavoro non può e non deve diventare sfruttamento e che troppi lavoratori e lavoratrici percepiscono stipendi da fame, l’esimio genio del Ministro dell’agricoltura che fa? Propone di sfruttare i giovani nei campi a 4 euro l’ora. Capite? Legalizziamo le paghe da fame mentre Foti per difenderlo pensa a fare i conti in tasca al Pd. Assurdi davvero!”.
Lo dichiara Stefano Vaccari, capogruppo Pd in Commissione Agricoltura e Segretario di Presidenza della Camera con un video pubblicato sui social in risposta allo scomposto attacco del capogruppo Foti nei confronti del Pd e della segretaria Elly Schlein.
“Non gli è bastato bocciare l’emendamento su salario minimo al collegato lavoro la settimana scorsa. Oggi bocciano anche un ordine del giorno che chiede almeno al governo di riaprire la discussione sullo stesso argomento. La destra sceglie sempre la stessa strada: comprimere i salari e precarizzare il lavoro”. Così il deputato dem Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro.
E’ molto importante la mobilitazione di piazza promossa da Cgil e Uil che martedì prossimo manifesteranno a Roma in Piazza del Pantheon contro le norme introdotte nel collegato lavoro. Siamo davanti a un vero e proprio manifesto della precarietà che liberalizza il lavoro somministrato ed elimina il divieto di dimissioni in bianco. La destra sta colpendo tutte le regole a tutela del lavoro stabile alimentando insicurezza e sfruttamento e rifiuta ancora una volta un confronto sul salario minimo. Saremo in piazza con i sindacati e poi in Parlamento a votare convintamente contro queste norme che ancora una volta colpiscono la dignità di chi lavora.
Così il deputato Arturo Scotto, capogruppo Pd in Commissione Lavoro alla Camera.
“Non ci sorprende più la volontà del governo di negare la discussione politica in merito ad uno strumento fondamentale per la lotta contro la povertà come è il salario minimo. Il governo preferisce la lotta ai poveri, perché pensa che la povertà sia una colpa”. Lo dichiara il deputato dem Emiliano Fossi, intervenendo in Aula durante la discussione del ddl Lavoro.
“Così – continua il parlamentare - ci si scaglia contro le donne, i giovani e gli stranieri: per voi le donne non devono lavorare o svolgere solo lavori umili, i ragazzi è bene che stiano a casa per etichettarli 'fannulloni' e i migranti dovrebbero rimanere nel loro paese”. “Il Pd continuerà la sua battaglia di civiltà per il salario minimo qui in Aula e nelle piazze”, conclude Fossi.
“'Sotto i 7 euro è sfruttamento; il lavoro è dignità e deve essere pagato correttamente serve un salario minimo garantito; metterò fuori legge uno stipendio da sfruttamento'. Queste sono le parole di Matteo Salvini che con la sua solita ipocrisia in tv grida 'prima gli italiani' e poi dal suo posto di potere vira su un 'prima gli sfruttatori'”. Così il deputato Marco Furfaro, Capogruppo Pd in Commissione Affari Sociali, intervenendo in Aula nella discussione sul ddl Lavoro.
“Il Pd si batterà senza sosta per l'introduzione del salario minimo perché è un argine alla ricattabilità, perché le persone non rinuncino ai propri diritti e possano vivere la democrazia dicendo anche un 'no' e non sotto padrone”, conclude Furfaro.
“Dopo il rinvio dello scorso anno nulla è stato fatto. C’era una volta una destra sociale attenta alle questioni del lavoro. Oggi diventata destra di governo continua a ignorare la grande questione della nostra contemporaneità che si chiama lavoro povero”. Così nel suo intervento in aula alla Camera il deputato democratico, componente dell’ufficio di presidenza del gruppo del Pd, Federico Fornaro. “Il testo che abbiamo proposto – sottolinea Fornaro - poteva essere modificato, migliorato ma comunque discusso: ignorarlo e bocciarlo equivale a negare il salario minimo. È una grande responsabilità che tutti i partiti di maggioranza si assumono nei confronti del paese, anche confronti del loro stesso elettorato”, ha concluso.