“Il cosiddetto Piano Casa del governo Meloni è l’ennesima operazione di propaganda costruita su annunci e slogan, ma priva di risorse vere e di una strategia credibile per affrontare l’emergenza abitativa. Parliamo di un decreto che arriva dopo anni di promesse, senza nuovi investimenti significativi e con evidenti profili di incostituzionalità, a partire dall’abuso della decretazione d’urgenza. Mentre oltre 650mila famiglie aspettano una casa popolare e migliaia di alloggi pubblici restano vuoti e inagibili, il governo sceglie di centralizzare poteri e favorire logiche di mercato invece di rafforzare l’edilizia residenziale pubblica. Ancora più grave è il definanziamento degli strumenti di sostegno alle famiglie in difficoltà, come il fondo affitti e il fondo per la morosità incolpevole. Serve invece un vero piano nazionale per il diritto all’abitare, con risorse immediate, coinvolgimento di Comuni e Regioni e misure concrete contro la speculazione immobiliare e gli affitti brevi”. Lo ha detto in Aula la deputata del Pd, Eleonora Evi, sulle pregiudiziali di costituzionalità del decreto legge sul Piano casa.
“Noi del PD abbiamo le nostre proposte: un Ministero dell'Abitare dedicato, 4 miliardi immediati per le case popolari, il rifinanziamento strutturale del fondo affitti e del fondo per la morosità incolpevole, il rilancio del modello PINQuA, il coinvolgimento pieno di Comuni e Regioni con risorse vere, la regolamentazione degli affitti brevi. Per tutte queste ragioni chiediamo a quest'Aula di approvare la pregiudiziale di costituzionalità e non di ratificare in fretta decreti nati già viziati”, ha aggiunto Evi.
"Il trentesimo posto su quaranta Paesi per il tasso di povertà infantile certificato dall'Unicef non è una fatalità: è il frutto di scelte politiche precise da parte del governo Meloni che impongono di agire . Prima tra tutte, la grave sottovalutazione di questi dati da parte di chi governa il Paese. Questo divario è reso ancora più evidente dalla visita della principessa Kate a Reggio Emilia per conoscere da vicino il 'Reggio Approach', la filosofia educativa per l’infanzia- ideata da Loris Malaguzzi- diventato un modello nel mondo. Lo dichiara Irene Manzi, deputata del Partito Democratico e capogruppo in commissione Cultura alla Camera, commentando il rapporto Unicef sulla condizione dell'infanzia in Italia.
"Sono le conseguenze di scelte precise – evidenzia l’esponente dem - quelle che hanno portato al taglio dei posti negli asili nido rispetto all'obiettivo iniziale fissato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Sono le conseguenze delle scelte che tengono ferma al Senato la nostra proposta di legge sul finanziamento strutturale dei Patti educativi di comunità, quegli accordi tra Comuni, scuole ed enti del Terzo settore che promuovono opportunità educative anche al di fuori dell’orario scolastico, particolarmente importanti proprio per quei bambini e quelle bambine che di opportunità ne hanno meno tra le mura di casa".
"Il Partito Democratico – conclude Manzi - ha presentato, sia alla Camera che al Senato, le proprie proposte di legge. I Patti territoriali, il riconoscimento uniforme della mensa scolastica come diritto essenziale universale, il potenziamento del tempo pieno e l'abbattimento dei costi legati alla frequenza scolastica, dai libri di testo ai trasporti. Proposte concrete, che abbiamo portato anche nelle ultime leggi di bilancio con emendamenti puntuali e che il governo continua a non voler prendere in seria considerazione. I dati Unicef impongono risposte immediate, non indifferenza".
DEM PRESENTANO PROPOSTA DI LEGGE PER SOPPRIMERE NORMA CALDEROLI SULLE MONTAGNE
Il Gruppo parlamentare del Partito democratico ha incontrato oggi alla Camera una delegazione di sindaci dei comuni montani che stanno protestando contro il declassamento dei comuni, vale a dire la ridefinizione dei parametri che comporta la perdita della qualifica di comune montano e, di conseguenza, l’esclusione dall’accesso alle risorse nazionali per la tutela dei servizi e lo sviluppo dei territori, deciso dal governo attraverso i nuovi criteri introdotti dal ministro Calderoli.
L’incontro si è svolto nella sala Berlinguer di Montecitorio alla presenza della capogruppo Pd Chiara Braga e delle deputate e dei deputati democratici Marco Sarracino, Valentina Ghio, Ouidad Bakkali, Andrea Casu, Augusto Curti, Andrea De Maria, Federico Fornaro, Andrea Gnassi, Franco Girelli, Irene Manzi e Claudio Stefanazzi e i responsabili del partito Davide Baruffi e Marco Niccolai.
Nel corso dell’incontro i sindaci hanno espresso forte preoccupazione, imbarazzo e scetticismo per le scelte del governo, denunciando come “chi ha scritto queste nuove regole non si rende conto degli effetti che stanno producendo sui territori e sulle comunità.
Sono decisioni che stanno mettendo in ginocchio l’economia di molti territori italiani”. Una situazione giudicata “molto grave” dagli amministratori presenti.
“Sul declassamento dei comuni montani - ha detto Braga durante il suo intervento - il Pd ha denunciato fin da subito l’illogicità della scelta del governo. Auspichiamo un ravvedimento dell’esecutivo, ma noi non ci fermiamo e sosteniamo anche le attività dei comuni che stanno ricorrendo contro questa decisione”.
L’incontro è avvenuto subito dopo che la Camera ha respinto la mozione presentata dal Pd sulle aree interne e sui criteri di classificazione dei comuni montani.“Apprendiamo che il governo starebbe chiedendo ai sindaci come risolvere le problematiche create da questa decisione: fanno i danni ma non trovano le soluzioni. E questo non fa ben sperare”, ha sottolineato Marco Sarracino, componente della segreteria nazionale del Pd e responsabile Aree interne del partito, promotore della mozione bocciata dalla maggioranza che ha comunicato ai sindaci che il Pd sta depositando una proposta di legge per cancellare la norma Calderoli.
“Chiedevamo una netta marcia indietro sui criteri voluti dal ministro Calderoli, ma il voto contrario della destra dimostra che alle parole non seguono i fatti. Una maggioranza che si dice disponibile al confronto non può poi bocciare ogni intervento concreto per le aree interne”, hanno aggiunto i democratici.
“Vivere oggi in un’area interna è diventato un atto di resistenza che il governo Meloni sta rendendo sempre più difficile: per questo il Pd continuerà la battaglia con una proposta di legge per giovani, salari, imprese e diritto alla casa, perché mentre la destra considera questi territori una zavorra, noi li consideriamo una grande opportunità di sviluppo per il Paese”, hanno concluso i democratici.
La destra ha votato contro la nostra mozione con la quale chiedevamo al Governo di modificare i criteri di classificazione dei comuni montani voluta dal ministro Calderoli. Ecco l’ennesimo tradimento nei confronti di chi ogni giorno vive in condizioni di difficoltà.
Si tratta di una scelta ideologica, stupida e punitiva, specialmente verso l'Appennino, che conferma la volontà della destra di spaccare il Paese con la stessa logica dell’autonomia differenziata, creando territori di serie A e di serie B, dove diritti e opportunità dipendono dal luogo in cui si nasce. È inoltre paradossale parlare di 'remigrazione' quando la vera emergenza è l'emigrazione forzata non solo da questi luoghi causata dall'assenza di servizi, dalla chiusura di scuole e ospedali e da un modello economico che punta solo sulla svalutazione del lavoro. Vivere oggi in un'area interna è diventato un atto di resistenza che il governo Meloni sta rendendo impossibile. Noi non restiamo a guardare e la prossima settimana depositeremo una proposta di legge rivolta ai giovani delle aree interne con misure per far crescere i salari, sostenere le nuove imprese e garantire l' affitto della casa. Per la Premier Meloni le aree interne sono una palla al piede, per il PD sono la più grande occasione di sviluppo del Paese.
Così il deputato e componente della segreteria nazionale del Pd, Marco Sarracino, intervenendo in Aula durante la dichiarazione di voto.
“Non possiamo più tollerare il silenzio e l’immobilismo di fronte a quello che sta accadendo nello stabilimento Acciaierie d'Italia di Taranto dove la sicurezza è ormai un miraggio e la dignità dei lavoratori viene calpestata da una gestione aziendale sfrontata”.
Così i deputati democratici, Arturo Scotto, Francesca Viggiano e Marco Sarracino.
“Quanto accaduto lo scorso 1° maggio presso il reparto Treno Lamiere - aggiungono - rappresenta l'ennesimo segnale di una tragedia annunciata che solo per pura casualità non si è trasformata in una strage. È scandaloso che l’azienda abbia persino tentato di oscurare l’accaduto non informando tempestivamente i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza, nonostante avessero già presentato il 16 marzo scorso una formale richiesta di verifica tecnica sullo stato di conservazione e ossidazione delle strutture sopraelevate. Mentre gli impianti cadono letteralmente a pezzi e le infiltrazioni meteoriche divorano i tetti usurati, la forza lavoro specializzata viene lasciata a casa in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria mettendo a rischio l'incolumità di chi resta in servizio e il ricorso alla CIGS venga anticipato con un messaggio WhatsApp in spregio ad ogni forma di rispetto umano e sindacale. Il decreto-legge "Salva Ilva" non è stato concepito per avallare questo scempio ma per garantire la sicurezza degli impianti che oggi viene invece sacrificata. Per queste ragioni - concludono - abbiamo presentato un'interrogazione urgente ai ministri del Lavoro e delle Imprese”.
“Cassino non è solo uno stabilimento fondamentale dell'automotive, ma rappresenta un territorio che per decenni ha costruito la sua identità industriale attorno a quello che oggi è lo stabilimento di Stellantis. Otto anni fa si producevano 135mila automobili l'anno, mentre nel primo trimestre 2026 sono solo 2916 auto sono state costruite e in solo 16 giorni lavorati. Sono numeri che raccontano la desertificazione produttiva di quella che era un'eccellenza italiana”. Lo dichiara il deputato PD e vicepresidente della Commissione Attività produttive, Vinicio Peluffo in replica al ministro Urso durante il Question time alla Camera.
“La crisi dello stabilimento di Cassino non nasce nel 2026 – sottolinea il parlamentare dem - ma si inserisce nel crollo della produzione italiana ininterrotta dal 2021, con la perdita di Stellantis pari al -31%. E nella crisi cosa ha fatto il governo Meloni? Nulla a parte il taglio del 70% del fondo ereditato dal governo precedente per l'automotive e la promessa di un piano nazionale di 1,6 miliardi che è scomparso dai radar del dcpm che tanto veniva sbandierato”. “Urso – continua il dem - prometteva un milione di nuove auto prodotte in Italia, due o tre nuovi produttori e investitori. Solo promesse non mantenute”.
“Il 17 giugno prossimo l'Ad di Stellantis, Antonio Filosa sarà alla Camera per un'audizione fortemente voluta dalle opposizioni. Al Ministro Urso non basterà ascoltare le sue parole: dovrà avere pronte azioni concrete da parte del governo a partire dalla creazione di un tavolo di lavoro permanente su Cassino, una verifica seria dei piani industriali, risorse certe per l'azienda e l'indotto e finalmente un piano nazionale per la filiera automotive. In caso contrario, Urso potrà tranquillamente restarsene a casa”, conclude Peluffo.
"Le aree interne non sono un problema da gestire, ma una risorsa da liberare. È un po' facile riempirsi la bocca di investimenti portati a casa da chi governava prima, soprattutto quando si è espressione di un movimento politico che a quegli stanziamenti era nettamente contrario. E diventa incredibile sentire descrivere come tutto sia risolto e tutto vada per il meglio, quasi dimenticando la realtà". Lo ha detto in Aula alla Camera Gian Antonio Girelli, deputato del Partito Democratico, intervenendo ieri sulla mozione relativa alle aree interne e alle zone montane.
"Questo governo – ha aggiunto l’esponente dem - ha fatto molto poco, se non nulla. La mozione del 2024 conteneva un elenco preciso e non banale di cose da fare: non ha trovato alcuna applicazione nei bilanci successivi. La legge sulla montagna Calderoli è oggettivamente banale e irrispettosa del territorio montano, e gli emendamenti presentati da più parti per introdurre elementi di concretezza e novità sono stati ignorati. Basta anche con la demagogia sull'immigrazione applicata alle aree interne: chi visiti le stalle della pianura padana, le case degli anziani delle zone montane, le fonderie, i lavori più duri, sa bene chi ci lavora. L'integrazione è dare speranze, le stesse che in altri tempi chi veniva da fuori trovava in questo Paese. La terra non è un'appartenenza da difendere muscolarmente: è qualcosa da valorizzare e far crescere. Servono sanità, scuola, trasporti e condizioni di sviluppo reali. Il trasporto pubblico locale nelle aree interne è stato tagliato, e senza auto non ci si muove”.
“Le aree interne e montane – ha concluso Girelli - sono state spesso innovative nella produzione e nell'impresa, penso alla siderurgia del mio territorio, ma oggi i costi di trasporto e produzione rischiano di renderle anti-competitive, smantellando non solo la manodopera ma anche la capacità di invenzione. E c'è il tema dell'autonomia: più che decidere dall'alto cosa serve a quei territori, bisognerebbe ascoltarli e metterli in condizione di programmare e gestire risorse certe. Prenderemo nota di ogni impegno che la maggioranza assumerà con questa mozione, per verificarne la traduzione nella prossima legge di bilancio. Usciamo dall'ipocrisia di fare di questi atti un esercizio dialettico tra di noi: è in quella sede che si misurerà la serietà di tutti”.
Depositata interrogazione firmata da Scotto, Boldrini, Bakkali, Ghio, Ferrari, Lacarra, Scarpa, sul blocco della Global Sumud Flotilla da parte di Israele in acque internazionali a largo della Grecia. Scrivono i deputati Pd “per Avila e Abukeshek, accusati di affiliazione a un’organizzazione terroristica, il tribunale di Ashkelondurante l’udienza per valutare il trattenimento ha decretato il rinnovo del fermo di altri due giorni;
Avila ha raccontato di essere stato “trascinato a faccia in giù e picchiato così violentemente da perdere conoscenza due volte”, circostanza che sembrerebbe confermata dagliavvocati che li hanno visitati in carcere”.
Si chiede “quali urgenti iniziative intenda intraprendere il governo italiano per difendere e riportare a casa le persone rapite e sequestrate su una nave battente bandiere italiana e che quindi sono da considerarsi a tutti gli effetti sequestrate sul suolo italiano”.
Roma, 4 maggio 2026
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE
Al ministro degli affari esteri e la cooperazione internazionale – per sapere – premesso che:
la seconda missione umanitaria della Global Sumud Flotilla, partita lo scorso 26 aprile dalle coste siciliane, con lo scopo di rompere il blocco navale e portare aiuti umanitari nella striscia di Gaza, alle 2 di notte del 30 aprile, è stata intercettata a quasi mille chilometri dalle coste palestinesi e sono state sequestrate dalle forze armate israeliane 21 delle 58 imbarcazioni della missione, con l’arresto di 175 volontari;
risulta agli interroganti che Israele continua a setacciare le acque internazionali con una propria fregata militare al largo di Creta, con il timore da parte degli organizzatori della missione umanitaria che sia lì per controllare il restante della flotilla;
tra le navi intercettate figura la Eros 1, imbarcazione battente bandiera italiana su cui vige la giurisdizione italiana;
tra gli arrestati, due attivisti Thiago Avila e Saif Abukeshek, da sempre impegnati nella causa palestinese, sono ancora nelle mani di Israele e sono stati trasferiti in Israele;
Saif Abukeshek Organizza la solidarietà palestinese in tutta Europa da oltre 20 anni, è membro del comitato direttivo della Global Sumud Flotilla e attualmente presiede la Global Coalition Against the Occupation in Palestine. Egli presiede il Segretariato Generale della Popular Conference for Palestinians Abroad e siede nel consiglio della European Trade Union Network for Justice in Palestine. È stato uno dei principali organizzatori della Global March to Gaza;
Thiago Avilia è un noto attivista pro-palestinese, ha partecipato a precedenti operazioni di flotillia verso Gaza ed è stato intercettato e rapito da Israele nel giugno 2025 e di nuovo nell’ottobre 2025, egli è stato posto in isolamento, sottoposto a violenza fisica, verbale, molestie, privazione di adeguata acqua potabile, cibo, sonno, così come prolungato confinamento in posizioni di stress scomode. Durante la sua detenzione nell’ottobre 2025 ha iniziato uno sciopero della fame e della sete fino alla sua deportazione. Egli è membro del comitato direttivo della Global Sumud Flotilla;
sotto il controllo delle autorità israeliane, dato il loro profilo, entrambe corrono grafi rischi per la loro vita e la loro incolumità, quali detenzione illegittima, tortura e trattamento inumano e degradante;
Saif Abukeshek in quanto palestinese corre il rischio di essere condannato alla pena di morte o all’ergastolo;
il team legale della Flotilla ha presentato due esposti urgenti alla Procura di Roma e due ricorsi alla CEDU. Nei due esposti presentati alla Procura si chiede di indagare per il reato di “sequestro di persona aggravato” dall’uso di armi e di valutare l’ipotesi di rifiuto d’atti d’ufficio a carico delle autorità italiane che avrebbero avuto il dovere di “tutelare l’incolumità delle persone”;
la procura di Roma aveva già aperto un fascicolo per tortura, rapina, sequestro di persona e danneggiamento con pericolo di naufragio nell’ottobre scorso, dopo la prima missione. Ora, a seguito di questi esposti, potrebbe aprire un nuovo filone d’inchiesta;
anche il ricorso alla Cedu contro l’Italia è per valutare le responsabilità del nostro Paese, in quanto dal team legale della Flotilla sostengono la tesi che l’Italia aveva un obbligo preventivo sulle persone che viaggiavano sulla Eros 1;
per Avila e Abukeshek, accusati di affiliazione a un’organizzazione terroristica, il tribunale di Ashkelon durante l’udienza per valutare il trattenimento ha decretato il rinnovo del fermo di altri due giorni;
Avila ha raccontato di essere stato “trascinato a faccia in giù e picchiato così violentemente da perdere conoscenza due volte”, circostanza che sembrerebbe confermata dagli avvocati che li hanno visitati in carcere -:
quali urgenti iniziative intenda intraprendere il governo italiano per difendere e riportare a casa le persone rapite e sequestrate su una nave battente bandiere italiana e che quindi sono da considerarsi a tutti gli effetti sequestrate sul suolo italiano.
“La Puglia non può essere lasciata sola di fronte a un'emergenza sicurezza che ha raggiunto livelli intollerabili. Il Ministro dell'Interno non può più fare spallucce, vogliamo risposte chiare e impegni concreti.” È con queste parole che i deputati del Partito Democratico Claudio Stefanazzi e Marco Lacarra annunciano la presentazione di un'interrogazione parlamentare al Ministro Piantedosi, a seguito di un mese di aprile che ha segnato la Puglia con una sequenza di episodi di violenza armata di straordinaria gravità.
Solo nelle ultime settimane, il capoluogo pugliese e la sua provincia hanno registrato cinque sparatorie: un giovane ferito in una sala giochi, un altro gambizzato, un 21enne colpito a una gamba a Bari Vecchia, l'omicidio al Divinae Follie di Bisceglie e infine, una sparatoria nel borgo antico di Bari che ha ferito un'anziana di 85 anni mentre si trovava nella propria abitazione.
“Una donna di ottantacinque anni colpita in casa propria mentre fuori esplodono colpi di pistola: è l'immagine più brutale di quanto stia accadendo — dichiarano i dem —. Il nostro territorio è sempre più teatro di una guerra tra clan e i cittadini ne pagano le conseguenze. Questo è inaccettabile.»
“Il quadro complessivo — aggiungono i parlamentari pugliesi — non è più riconducibile alla sola straordinarietà dei singoli eventi. Siamo di fronte a una presenza armata radicata sul territorio, a organizzazioni criminali che continuano ad agire con violenza crescente. Le forze dell'ordine lavorano con dedizione e professionalità, ma hanno bisogno di più personale, più mezzi, più risorse.”
"Sono necessarie iniziative urgenti per rafforzare la presenza delle forze dell'ordine e un potenziamento delle strutture della Direzione Distrettuale Antimafia operanti in Puglia, ma il Governo produce in serie presunti decreti ‘sicurezza’ senza che la situazione sul territorio migliori. Mentre Meloni, Nordio e Piantedosi ‘giocano’ a modificare il codice penale, alle nostre forze dell’ordine mancano mezzi adeguati per arginare minacce che si fanno ogni giorno più pericolose. Il tempo della propaganda è finito da un pezzo, il Governo si dia una svegliata e lavori per la sicurezza, quella vera, delle nostre comunità”, concludono Stefanazzi e Lacarra.
“Con una risoluzione presentata in commissione Finanze alla Camera, che ho sottoscritto insieme ai colleghi emiliano romagnoli Merola, Gnassi, Rossi, De Maria, De Micheli, Bakkali, Malavasi e Guerra, poniamo con forza all’attenzione del governo la questione strategica del rilancio delle aree appenniniche e delle zone montane svantaggiate. Abbiamo raccolto un sollecito arrivato dalla commissione Bilancio della Regione Emilia Romagna che con un proprio atto chiede di dare corso celermente alla proposta di legge approvata dalla Regione che ha già avviato il suo iter in Commissione. Una proposta che si inserisce pienamente nel solco della proposta di legge del Pd sulle aree interne, a prima firma Elly Schlein, che mira a definire una strategia nazionale organica per il rilancio e la coesione di questi territori. Una proposta che ha avuto il merito di costruire prima un percorso serio, partecipato e innovativo con i diversi portatori di interesse dei territori a partire dagli enti locali. Una proposta che parla di strumenti concreti. Dai benefici fiscali per microimprese e PMI agli incentivi alla residenzialità, dal sostegno all’acquisto della prima casa alle misure dedicate per attrarre personale sanitario e scolastico, alla valorizzazione delle filiere locali e delle produzioni tipiche”.
Così Stefano Vaccari, deputato dem e segretario di Presidenza della Camera.
"Il governo italiano tuteli i 55 cittadini italiani a bordo e chieda rilascio immediato degli attivisti"
"La storia si ripete. Come sei mesi fa, di notte, con droni, bombe sonore e flashbang: ieri notte, a mille chilometri da Gaza, in acque Sar greche, un'azione di pirateria da parte di Israele ha colpito la Global Sumud Flotilla. 22 barche fermate, attivisti attaccati con laser e armi da assalto semiautomatiche, 175 di loro ora su navi militari israeliane dirette verso Israele. Non è un fatto normale: è un atto di pirateria internazionale senza precedenti". Lo dichiara Arturo Scotto, deputato del Partito Democratico, intervenendo in Aula sulla vicenda, ricordando di essere stato tra i quattro parlamentari a bordo della Flotilla nel 2025, attaccati dai droni, abbordati e arrestati.
"Pongo alcune domande precise al governo: condanna o no questa azione? Tutela o no i 55 cittadini italiani a bordo? Per quale motivo – aggiunge l’esponente dem - non è stata inviata una fregata militare a scortare quelle navi, quando era già noto il rischio di un intervento israeliano? E all'Unione Europea chiedo: è accettabile che la portavoce della Commissione si sia limitata a sconsigliare la missione, senza muovere un dito per evitare quello che era già scritto? Anziché chiedere a Israele di rimuovere il blocco illegale nelle acque di Gaza, si dice agli attivisti di stare a casa".
"Il Mediterraneo –conclude Scotto - è casa di tutti, e chiunque voglia portare aiuti umanitari di fronte a un genocidio ha il diritto di navigarci. Non sta naufragando la Flotilla: sta naufragando la dignità dell'Europa. È inaccettabile che un Paese non membro dell'Unione Europea utilizzi il mare come casa propria a poche migliaia di chilometri dalle coste europee, umiliando l'intera comunità internazionale. Le richieste sono immediate e precise: rilascio di tutti gli attivisti detenuti sulle navi militari israeliane e sospensione dell'accordo di cooperazione tra Unione Europea e Israele, il cui articolo 2 prevede espressamente la sospensione in caso di violazione dei diritti umani. Chiediamo un'informativa immediata del presidente del Consiglio e dei ministri competenti, e ci auguriamo una grande mobilitazione popolare: fu quella a proteggerci quando fummo arrestati, e oggi può fare la differenza".
“Il Governo Meloni arriva ancora una volta al Primo Maggio con un decreto costruito più sulla propaganda che sulle risposte reali. Gli italiani e i lavoratori sono stufi di questi giochetti simbolici: annunci all’ultimo minuto, misure parziali e soprattutto nessuna chiarezza sulle coperture. In un contesto segnato da incertezza economica, dall’impatto del conflitto in Medio Oriente e da un deficit fuori controllo con la procedura europea ancora aperta, il governo continua a promettere senza dire con quali risorse intenda mantenere quegli impegni. Non basta sventolare bonus temporanei o proroghe di incentivi per giovani e donne: serve una strategia solida, credibile e strutturale": è quanto dichiara il deputato Dem Emiliano Fossi
“Anche sul lavoro, dietro le cifre e gli annunci, emerge secondo le prime indiscrezioni tutta la fragilità dell’impianto: incentivi che scadono e vengono semplicemente rinviati, interventi sul salario ancora incerti, nessuna risposta concreta sul tema della rappresentanza e dei contratti. Si parla di contrasto al caporalato, di tutele per i rider, di formazione, ma tutto resta appeso alle ‘risorse permettendo’. Il Piano casa, pur necessario, non può essere l’alibi per nascondere l’assenza di una politica del lavoro all’altezza delle sfide del paese. Il Primo Maggio merita rispetto: non è una data per operazioni di marketing politico, ma per dare risposte vere a chi lavora e a chi un lavoro lo cerca": conclude.
"Questa è la situazione drammatica con cui tanti italiani si trovano a fare i conti: i soldi non bastano per vivere. Va detto chiaramente: la guerra in Iran non è arrivata per caso, ma è il frutto di responsabilità precise di Trump e Netanyahu, e il Governo italiano ha avuto, al riguardo, un atteggiamento di subalternità. Una guerra sbagliata, illegale e pericolosa, che sta incendiando il mondo e aggravando le tensioni economiche e sociali, con ripercussioni particolarmente gravi per il nostro Paese che, anche prima dello scoppio del conflitto, viveva una situazione di crisi economica e sociale devastante.
Dal 2021 a oggi, il costo della vita è aumentato in modo esponenziale: le bollette elettriche del 34%, gli affitti del 40%. Paghiamo le bollette più care d’Europa, mentre i salari non sono cresciuti in linea con l’inflazione. Da quando è in carica il governo Meloni, il valore reale dei salari si è ridotto del 9%, il che significa che un lavoratore italiano perde, di fatto, un mese di stipendio all’anno.
Noi contestiamo l’immobilismo e l’indifferenza del governo di fronte a questa drammatica situazione, che colpisce da tempo la carne viva delle famiglie e delle imprese. Le misure adottate fino ad oggi sono state insufficienti e inefficaci. Dal luglio 2023 chiediamo l’introduzione di un salario minimo legale, misura già prevista in 22 Stati europei, ma il governo ha insabbiato questa proposta. Nulla è stato fatto di sostanziale sulle pensioni. Non ci sono stati interventi concreti sulle bollette, anzi gli investimenti nelle energie rinnovabili sono stati interrotti o ridotti e manca ancora un piano casa efficace, tanto sbandierato ma mai realizzato. Abbiamo 4 milioni di lavoratori poveri e 6 milioni di italiani costretti a rinunciare alle cure ogni anno. Non è catastrofismo, è realismo. È tempo che il Governo si assuma le sue responsabilità e agisca concretamente per aiutare gli italiani che non riescono più ad arrivare a fine mese, se ne è capace". Lo ha detto Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione politiche europee, a Mattino 5 su Canale 5.
"Una narrazione ambigua, lacunosa, a tratti non veritiera, che costituisce una grave mancanza di rispetto verso la città di Rovigo e verso le forze dell’ordine intervenute per risolvere una emergenza alla quale la polizia penitenziaria da sola non riusciva a rispondere visti i numeri. Una narrazione maturata in un preteso incontro con i sindacati, dal quale è stata tuttavia esclusa Fp Cgil, il sindacato più rappresentativo della polizia penitenziaria e maggiormente critico verso la situazione del carcere minorile di Rovigo”. Lo dichiara la deputata PD Nadia Romeo in merito alle dichiarazioni del Capo del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità, Antonio Sangermano sul carcere minorile di Rovigo.
"Leggo - sottolinea la parlamentare rodigina - che per il capo dell’amministrazione penitenziaria al minorile non è successo nulla di grave. Bene, allora Sangermano venga in città e ci racconti come mai le strade del centro sono state chiuse, durante una ‘semplice insubordinazione’. Ci spieghi come mai tutti gli effettivi disponibili di Polizia e Carabinieri – alcuni richiamati direttamente da casa - sono stati dislocati a presidiare i possibili punti di fuga dal carcere minorile. Ci spieghi come mai, per almeno due volte, tutti i poliziotti e i carabinieri si sono dovuti precipitare verso due punti, distinti, del perimetro del carcere, per gli allarmi su possibili tentativi di fuga che giungevano dal personale all’esterno. Questo è quello che è successo”.
“Sangermano ci spieghi, ancora – prosegue Romeo – per quale motivo sono stati chiesti rinforzi alla casa circondariale per adulti di Rovigo, dalla quale sono stati fatti affluire anche quei dispositivi individuali anti sommossa che, evidentemente, all’interno del minorile, mancavano. Questi sono fatti, avvenuti di fronte a numerosi testimoni, increduli, udendo gli allarmi che la stessa polizia penitenziaria lanciava dall’interno e vedendo poliziotti e carabinieri spostarsi di continuo per le vie Mazzini, Verdi, Mure Soccorso”.
“Tutto questo è normale? Se è così, se dobbiamo abituarci a questa situazione, torni pure il capo dell’amministrazione penitenziaria a spiegarlo ai rodigini, ma questa volta facciamo un bell’incontro a cui ci siano tutti, non solo coloro che sono graditi a lui o ai suoi referenti. La verità è che il minorile è stato aperto mentre è ancora un cantiere, che la dotazione del personale non è adeguata, che mancano i presidi sanitari, che le criticità sono numerose e che un centro urbano è assolutamente inadatto a una struttura di questo tipo. Tutto questo è al centro di una interrogazione che ho già presentato al ministro Nordio, alla quale ne seguirà una per chiedere chiarezza sul fatto che Fp Cgil sia stata esclusa dall’incontro col capo della amministrazione penitenziaria", conclude Romeo.
“È passato quasi un anno dalla mia interrogazione parlamentare, ma a Barcellona Pozzo di Gotto nulla è cambiato: circa 10mila cittadini continuano a essere costretti a utilizzare un container come ufficio postale. Quella che doveva essere una soluzione temporanea è diventata una condizione permanente e inaccettabile, con persone costrette a fare la fila all’esterno, esposte a pioggia e vento, senza adeguate garanzie di privacy e accessibilità. Altro che progetto ‘Polis - Casa dei Servizi di Cittadinanza Digitale’: questa è la realtà di un servizio che non tutela i cittadini e mortifica un territorio già fragile”. Lo dichiara la deputata del PD Maria Stefania Marino.
“Ancora più grave è il contrasto con le scelte di Poste Italiane, che continua a registrare utili e a realizzare operazioni finanziarie e acquisizioni rilevanti sui mercati. Mentre cresce e investe, però, non garantisce servizi dignitosi nei territori e tradisce la propria missione di presidio pubblico e coesione sociale. Per questo chiediamo al governo e a Poste di intervenire subito per superare questa situazione indegna e restituire ai cittadini un servizio all’altezza degli impegni annunciati”, conclude la parlamentare dem.