10/12/2025 - 18:30

“L’ordine del giorno approvato dal governo sulle gravissime carenze sanitarie in Sicilia – e in particolare nella provincia di Enna – rappresenta un primo passo, ma non certo una soluzione. Dopo anni di promesse mancate e continui depotenziamenti dei nostri ospedali, non basta più registrare generiche disponibilità: servono atti immediati, risorse certe e un’inversione di rotta netta rispetto a una politica che sta condannando le aree interne alla marginalità. La sanità siciliana vive un’emergenza strutturale, resa ancora più drammatica dai tagli previsti nella nuova rete ospedaliera regionale. Per questo abbiamo chiesto un impegno chiaro del Governo contro la carenza di personale e per garantire servizi essenziali che oggi non sono più assicurati”: è quanto dichiara la deputata Dem Maria Stefania Marino sulla discussione del Decreto Economia svolta oggi, mercoledì 10 dicembre, nell’Aula di Montecitorio.
“Il tempo delle dichiarazioni è finito. Adesso vigileremo con la massima determinazione affinché gli impegni assunti non rimangano lettera morta. La provincia di Enna, dove la mobilità sanitaria passiva supera il 35 per cento e dove interi reparti sono stati chiusi o ridotti all’osso, non può più aspettare. Pretendiamo risposte concrete, perché il diritto alla salute non può essere un privilegio riservato ai territori più fortunati, ma deve valere per ogni cittadino, anche nelle comunità più fragili dell’entroterra siciliano”: conclude.

10/12/2025 - 17:00

“Che fine fa oggi un pannello fotovoltaico arrivato a fine vita? E, soprattutto, chi paga per la sua gestione?”

“Il Partito Democratico denuncia una situazione ormai insostenibile che riguarda la gestione dei pannelli fotovoltaici non incentivati, destinata a trasformarsi in una vera e propria bolla con conseguenze ambientali, economiche e sociali per il Paese.
Per i pannelli incentivati, la gestione è garantita dal GSE, che assicura trasparenza ed efficacia richiedendo ai produttori un contributo di 10 euro a modulo. Un sistema che funziona e che tutela collettività e ambiente.
Diversa  e preoccupante, è invece la situazione dei pannelli non incentivati.
I produttori, spesso aziende straniere, versano ai consorzi contributi irrisori, anche solo 1 euro a pannello, una cifra totalmente insufficiente a coprire i costi reali della futura gestione (logistica, trattamento, riciclo).
Se queste aziende un domani spariranno dal mercato, la collettività si troverà a dover affrontare da sola i costi del loro smaltimento. Intanto, questi contributi finiscono in trust opachi e scarsamente regolamentati, che accumulano risorse senza reali garanzie sul loro impiego.
Chiedere al governo, come fatto oggi dalla maggioranza in Commissione Ambiente, di stabilire una cifra minima per il contributo non è una soluzione: nessuno può prevedere quale sarà il costo reale per gestire un pannello fotovoltaico tra 20 anni. Oggi la stima è intorno ai 7 euro, ma il valore potrebbe cambiare sensibilmente.
Esiste però un modello collaudato, efficace e sostenibile: il modello generazionale, già applicato con successo a tutti i RAEE.
Questo sistema prevede che i costi di gestione dei rifiuti generati in un determinato anno siano coperti dai produttori che, in quello stesso anno, immettono sul mercato nuovi prodotti della stessa tipologia.
Un meccanismo solido, prevedibile e trasparente, che mette al riparo da speculazioni e assicura la sostenibilità economica e ambientale del settore.
Per questo, oggi il Partito Democratico ha presentato un parere alternativo allo schema di decreto legislativo di recepimento della Direttiva RAEE, chiedendo al governo di introdurre il modello generazionale per i pannelli non incentivati.
Evitiamo che la mancanza di regole chiare produca nel tempo un danno economico, ambientale, sociale e reputazionale per l’Italia.
Serve un sistema giusto, moderno e trasparente: il modello generazionale è la strada per garantire responsabilità e sostenibilità nel fotovoltaico del futuro”. Lo dichiara la deputata del Pd, Eleonora Evi, componente della commissione Ambiente della Camera, prima firmataria di un parere alternativo a quello della maggioranza insieme ai componenti Pd della commissione Ambiente.

 

10/12/2025 - 15:41

“Questo decreto non rafforza l’economia, non supporta gli enti locali, non tutela i giovani, non rilancia gli investimenti. Per tutte queste ragioni il Partito Democratico esprimerà convintamente un voto contrario, perché l’Italia merita una politica economica che guardi avanti e non misure casuali per sopravvivere un giorno di più o di meno”. Lo ha detto in Aula alla Camera il deputato Ubaldo Pagano, capogruppo Pd in commissione Bilancio durante le dichiarazioni di voto finale al Dl Economia.

“Questo provvedimento – ha proseguito l’esponente dem - è l’ennesima dimostrazione di ciò che questo esecutivo intende per politica economica: una sorta di collage di norme disorganiche e un mosaico confuso, che non affronta le debolezze del Paese e non offre prospettiva. Il governo Meloni resta assolutamente inerte, a partire dai dazi imposti dal vostro carissimo e decantato amico d'oltreoceano, al calo della competitività europea e alla stagnazione della crescita. Avevamo già contestato in commissione la mancanza di una visione e la bocciatura di emendamenti con motivazioni piuttosto fragili, spesso puramente politiche, poiché il decreto presenta misure scollegate che disperdono risorse e tempo”.

“Il decreto – ha concluso Pagano - penalizza il Mezzogiorno, cui mancano ancora 3,7 miliardi di euro del Fondo perequativo infrastrutturale, e i Comuni con l’irrigidimento delle scadenze del Piano complementare al PNRR, ignorando che molti ritardi dipendono dallo Stato. Gli emendamenti PD per proroghe ai progetti già avviati sono stati respinti senza motivo. La nostra proposta sul Fondo prima casa per impedire polizze assicurative aggiuntive ai giovani è stata respinta, definendo la scelta un favore alla rendita bancaria. La gestione delle risorse per Milano-Cortina, con straordinari negati alla città che ospita la cerimonia inaugurale e la norma sulla cooperazione di polizia finanziata con venti milioni di euro sottratti alla riforma della polizia locale e destinati a iniziative non note, è una sorta di delega in bianco, inaccettabile e irresponsabile”.

 

10/12/2025 - 14:03

Per la casa il governo fa poco: in questi tre anni abbiamo assistito all’annuncio di numerosi “piani casi” che si sono tradotti in un nulla di fatto. Non c’è programmazione e non c’è impegno per venire incontro alla trasformazione delle esigenze abitative del paese: niente sul fronte dell’edilizia residenziale pubblica, nulla per incentivare l’affitto concordato, niente per sostenere la morosità incolpevole.

Per questo non sorprendono i dati emersi dalla ricerca Censis-Federproprietà che parlano di 8 milioni e mezzo di case inutilizzate in Italia. Il governo ha agito solo per drammatizzare l’esecuzione degli sfratti, senza voler vedere la crescita delle situazioni di difficoltà di molte famiglie, per la perdita del posto del lavoro o l’aumento del costo della vita, ma nulla ha prodotto per prevenire il fenomeno e garantire la protezione degli inquilini più fragili e il diritto dei proprietari ad avere il pagamento degli affitti dovuti.

Quando si parla di casa, il governo se ne occupa per sanatorie e condoni come nel caso dell’ultimo decreto sull’edilizia, ma nel frattempo ha bloccate tutte le iniziative legislative per incentivare l’efficientamento energetico e la messa in sicurezza degli immobili e che vengono incontro alle direttive europee.

Si è scelto poi di non affrontare la questione degli affitti brevi che molto incidono sulla vita delle nostre città, bloccando le iniziative dei Sindaci: è una questione dirompente che richiederebbe interventi diretti sia a tutela dei cittadini che degli affittuari.

Il Partito democratico è disponibile – a iniziare dalla legge di bilancio su cui abbiamo avanzato proposte concrete– per un confronto con tutte le forze di politiche per costruire soluzioni che vadano nell’interesse soprattutto di piccoli proprietari e affittuari: la casa è un bene troppo prezioso per essere solo l’ennesimo strumento di propaganda.

 

Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.

 

05/12/2025 - 19:26

“É scandaloso che il governo voglia cambiare a ridosso del voto le regole di un referendum senza quorum, imponendo agli italiani all’estero il voto in presenza tramite decreto. Un metodo da regime sudamericano” così il vicepresidente del gruppo del Pd, Toni Ricciardi commenta la notizia secondo cui la maggioranza sta pensando a una norma per far votare in presenza, anziché per corrispondenza, gli italiani residenti all'estero e iscritti all'Aire in occasione del referendum confermativo sulla riforma costituzionale che prevede la separazione delle carriere dei magistrati’
“Le modalità di voto - aggiunge Ricciardi - si cambiano in Parlamento, non con forzature incostituzionali. Se questa ipotesi venisse confermata faremo appello al Presidente Mattarella: non si può ledere così il diritto di milioni di cittadini che spesso vivono a ore di distanza da sedi consolari e seggi. Strano che questa improvvisa urgenza di “trasparenza” non sia mai emersa per altri referendum, come quelli sul lavoro quando invece il quorum c’era. Chiediamo alla maggioranza di smentire questa notizia che sarebbe un vero e proprio attentato alla democrazia”, conclude Ricciardi.

 

 

03/12/2025 - 16:03

“Le dichiarazioni della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che dal Bahrein è costretta a puntualizzare l’ovvio sulla calendarizzazione del decreto sugli aiuti all’Ucraina, confermano ancora una volta la grave e crescente divisione all’interno della maggioranza sulla politica estera.
Sull’Ucraina il governo continua a mostrarsi profondamente diviso, con Salvini che non solo detta l’agenda politica alla Premier, ma tenta di sostituirsi ai ministri Crosetto e Tajani, arrivando persino a incidere sulla definizione dell’ordine del giorno del Consiglio dei Ministri.
Mentre il mondo guarda con attenzione alle difficili trattative per costruire un percorso credibile verso la pace, il governo italiano rinuncia a offrire una linea chiara e responsabile nell’interesse del Paese e della sicurezza europea, con un Vice Premier che non smette di evidenziare il suo filoputinismo” Così il responsabile nazionale Esteri del Pd, Peppe Provenzano.

03/12/2025 - 14:51

“In vista dello sciopero generale del 12 dicembre ho partecipato al dibattito organizzato dal sindacato, perché non esiste visione di futuro, nel mondo del lavoro e non solo, senza mettere al centro la cultura della sicurezza”.

Così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, all’evento organizzato da Cgil Fillea per il lancio della rivista Costruire.

“La prevenzione gioca un ruolo fondamentale, così come le tecnologie che possono realmente aiutarci nel miglioramento delle condizioni e sulla sicurezza - ha proseguito la deputata - Né è un esempio il badge di cantiere, e voglio ringraziare le parti sociali che hanno svolto un grande lavoro sul tema, come qui a Roma dove lo hanno inserito nel protocollo con il Comune per i lavori pubblici”.

“Il Governo pone poca attenzione a questa tematica importante, ad esempio con la recente proposta del rientro dell’INL nel Ministero del Lavoro. Ne è una ulteriore dimostrazione l’insufficienza del Decreto Sicurezza, che speriamo si possa migliorare, anche con un passaggio alla Camera, ma ne dubito perché ormai questo Governo ha costruito il monocameralismo  di fatto anche se su questi temi servirebbe più ascolto del Parlamento” ha concluso Gribaudo.

 

03/12/2025 - 11:41

“Il governo trovi una soluzione per il credito d’imposta delle pmi del settore moda: è stato infatti respinto il mio emendamento al Decreto Anticipi che avrebbe salvaguardato migliaia di piccole e medie imprese costrette a risarcire agevolazioni fiscali legittimamente erogate. Si tratta di Pmi in difficoltà che da anni stanno già subendo gli effetti di una gravissima crisi strutturale”: è quanto dichiara la vicepresidente dei deputati Pd Simona Bonafè sul DL Anticipi attualmente in discussione a Montecitorio.

“La proposta emendativa introduceva una misura di semplice buon senso che avrebbe introdotto un’interpretazione autentica sulla disciplina del credito d’imposta per ricerca e sviluppo previsto dal Decreto Legge 145 del 2013. Dopo la risoluzione numero 41 del 2022 dell’Agenzia delle Entrate, che ha applicato retroattivamente una lettura più restrittiva per il periodo 2015-2019, molte imprese – in particolare del comparto moda – si sono ritrovate coinvolte in contenziosi ingiustificati, vittime di un quadro normativo diventato improvvisamente incerto. Questa norma avrebbe azzerato ingiustizie ed avrebbe dato una boccata di ossigeno alle imprese”: conclude.

 

02/12/2025 - 14:29

Serve scelta condivisa nell’interesse del Paese

“Il Partito Democratico nel sostenere in Aula al Senato le ragioni dell’approvazione del disegno di legge sulle disposizioni sanzionatorie a tutela dei prodotti alimentari italiani aveva dato seguito agli auspici del ministro dell’Agricoltura Lollobrigida per una scelta condivisa nell’interesse del Paese. Oggi alla Camera chiediamo però che il governo introduca le parti mancanti generate dalla riforma Caselli. Ci riferiamo, ad esempio, alla riduzione del delitto di agropirateria a semplice aggravante della frode e all’esclusione delle prove sperimentali tra quelle direttamente ammissibili. A differenza del decreto Terra dei Fuochi, inoltre, si registra una sostanziale riduzione. La violazione del Made in Italy (vendita di prodotti con segni mendaci), infatti, è punita con la multa fino a 20mila euro e la reclusione da tre a 18 mesi e non si applicano le intercettazioni telefoniche almeno alle ipotesi citate di agropirateria. Possiamo risolvere velocemente queste integrazioni con una corsia preferenziale concordata tra tutti i gruppi e concludere dopo l’approvazione della legge di bilancio con la votazione definitiva del provvedimento. Chiediamo a Lollobrigida quell’atto di responsabilità che aveva chiesto a tutti i parlamentari e che sostanzialmente ha ricevuto vista l’assenza di voti contrari al Senato. Ci vuole solo un po’ di coraggio, ci auguriamo che il ministro e la maggioranza possano trovarlo qui alla Camera”.

Così i capigruppo Pd alla Camera, Stefano Vaccari (commissione Ecomafie), Antonella Forattini (commissione Agricoltura) e Federico Gianassi (commissione Giustizia), in una lettera aperta inviata al ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida.

 

25/11/2025 - 10:37

“Sono dalla parte degli ispettori e le ispettrici del lavoro, che oggi sono scesi in piazza in tutta Italia e soprattutto sotto al Ministero del Lavoro. L’INL è un ente fondamentale per la prevenzione e la cultura della sicurezza sul lavoro, occorre preservarlo e garantire tutele e diritti a chi svolge un compito così importante”.

Così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione d’Inchiesta sulle condizioni di lavoro.

“Quello che chiedono è prima di tutto rispetto della figura professionale, troppo spesso dimenticata nonostante i solenni annunci fatti dal Governo dopo gravi infortuni sul lavoro, a cui non seguono mai azioni concrete per potenziare e rendere funzionale l’ente - prosegue Gribaudo - Sappiamo che ci sono addirittura difficoltà a coprire i posti messi a bando, segnale che indica come alle competenze, professionalità e responsabilità di queste lavoratrici e lavoratori non corrisponda un sufficiente riconoscimento”.

“Modernizzazione della struttura informatica, forme di welfare aziendale, trattamento economico adeguato, superamento della logica svilente dei numeri nelle attività di vigilanza per tornare ad un approccio più incentrato sulla qualità: ci chiedono un intervento immediato, che potrebbe essere inserito nel Decreto Sicurezza sul Lavoro, che così com’è è insufficiente per contrastare nel concreto le morti e gli infortuni” conclude Gribaudo.

 

20/11/2025 - 13:23

“Questo governo parla, parla, ma poi non agisce concretamente”. Lo dichiara il deputato Matteo Mauri, responsabile nazionale Sicurezza del Partito Democratico, commentando sui canali social dei deputati Pd quella che definisce “un’occasione persa” sul decreto flussi approvato alla Camera martedì scorso. “La presidente Meloni ha detto più volte che il decreto flussi crea illegalità, che servono controlli più rigorosi, che bisogna cambiare il modello. Ma quando hanno l’occasione per cambiare davvero il modello, non lo fanno”.

“La ragione – spiega l’esponente dem - è chiara: per cambiare il decreto flussi bisogna cambiare la legge. La legge si chiama Bossi-Fini. Una normativa sbagliata, ormai vecchissima, che era sbagliata anche allora, ma oggi è sicuramente superata dall’evoluzione dei tempi e da come si è trasformata l’immigrazione e il fenomeno migratorio”. E’ assolutamente necessario cambiarla, ma non per il Pd, per nell'interesse dell’Italia, perché tenere una legge così rigida impedisce un arrivo coordinato e ordinato dei lavoratori stranieri”.

“Abbiamo una legge sull’immigrazione – conclude Mauri - che spinge verso l’irregolarità. Crea un fenomeno che provoca problemi sia alle persone che vivono quella condizione, sia alle comunità ospitanti. Al contrario, tutti hanno da guadagnare aumentando il livello di regolarità, facendo pagare le tasse a chi lavora. Questa destra specula sull’immigrazione e in realtà fa leggi che producono irregolarità. Con i decreti voluti da Salvini hanno abolito prima la protezione umanitaria e poi quella speciale e hanno buttato nell’irregolarità decine e decine di migliaia di persone. Non è nell’interesse di nessuno, ma nonostante questo lo fanno. O forse lo fanno esattamente per questo”.

 

18/11/2025 - 19:35

“È inutile che la Presidente del Consiglio denunci pubblicamente che il meccanismo dei Flussi non funziona e crea illegalità se poi non fa niente per cambiarlo. Questa era l'occasione buona per iniziare a superare la Bossi-Fini, di cui i Flussi sono la logica conseguenza. E invece ancora una volta alle parole non sono seguiti i fatti”. Lo ha detto in Aula alla Camera, il deputato Matteo Mauri, responsabile nazionale Sicurezza del Partito Democratico, annunciando il voto contrario de Gruppo dem al decreto Flussi.

"Sono sempre più frequenti – ha proseguito l’esponente Pd - tra l'altro, i casi di persone arrivate in Italia legalmente per lavoro e finite senza contratto a causa di truffe o tempi amministrativi troppo lunghi. A chi è stato ingannato o si trova senza più il datore di lavoro, il governo non offre alcuna via d’uscita: li spinge direttamente nell’irregolarità. È un'assurdità che abbiamo provato a risolvere ma dall'altra parte non abbiamo trovato nessuna disponibilità al dialogo. E’ chiaro a tutti che la Lega continua ad usare il tema migratorio solo per costruire consenso sulla pelle delle persone, sostenendo una visione che riduce i lavoratori stranieri a una manodopera senza diritti. Non è politica migratoria: è la logica del nemico alle porte”.

Mauri ha inoltre stigmatizzato alcuni ordini del giorno approvati dalla maggioranza che hanno l'obiettivo di rendere più difficili i ricongiungimenti familiari: “Una decisione assurda e demagogica, perché i ricongiungimenti hanno una funzione sociale stabilizzante, favoriscono la coesione, riducono i conflitti e risponde anche ai problemi demografici del Paese. Come Italia abbiamo la necessità – ha concluso - di una politica migratoria rigorosa ma umana, che favorisca integrazione e legalità, ma il governo di fare esattamente l’opposto".

 

17/11/2025 - 17:47

“Ogni giorno la realizzazione del Ponte sullo Stretto diventa sempre più remota. Un’opera ideologica e di mera propaganda trova nuovi ostacoli sulla fattibilità e sull’illegalità finanziaria. Ancora una volta è la Corte dei Conti, la seconda in pochi giorni, che blocca il miraggio del ministro Salvini non ammettendo il visto al decreto 190/2025 del MIT. Una vera Caporetto per Salvini, visto che il nuovo stop sarà valido anche per tutti gli atti conseguenti e consequenziali. Il ministro si dichiara fiducioso? Sì fiducioso di una disfatta”. Lo dichiara il deputato e Capogruppo Pd in Commissione Trasporti, Anthony Barbagallo.

 

13/11/2025 - 15:24

La pesca dei molluschi bivalvi è affidata, sin dal 1995 a consorzi di gestione competenti nei compartimenti marittimi di riferimento che nel rispetto delle norme italiane ed europee devono garantire il giusto equilibrio tra tutela della risorsa e del consumatore. Però il Ministero dell’Agricoltura ne riconosce solo alcuni visto che con decreto direttoriale del 28 dicembre 2023 ha affidato all’Organismo Nazionale di Programmazione dei Consorzi di Gestione nel Settore dei Molluschi Bivalvi, costituitosi solo un mese prima con un Contratto di Rete, la gestione e il riequilibrio della risorsa molluschi bivalvi, al fine di raggiungere efficacemente gli obiettivi di corretta gestione dell’attività di prelievo demandata ai singoli consorzi di gestione. Il Contratto di rete ha conferito al Presidente poteri generali di rappresentanza verso la Pubblica Amministrazione, configurando un possibile abuso della forma privata per esercitare ruoli pubblici.
All’Organismo però non aderiscono tutti i consorzi di gestione che da quel momento non partecipano ai  processi decisionali del MASAF, con danni economici e istituzionali documentabili, fra cui: esclusione dai tavoli tecnici e consultivi; perdita di rappresentanza nelle decisioni nazionali ed europee; decisioni unilaterali del Ministero, come l’aggiunta di un mese di fermo pesca per la Venus gallina senza consultazione; lesione del principio di autonomia consortile sancito dal D.M. 44/95 e  dal D.M. 515/98.
Di fronte a questa palese disparità è stata presentata dai deputati Pd, Stefano Vaccari, Antonella Forattini, Stefania Marino, Nadia Romeo, Andrea Rossi, Andrea Gnassi, una interrogazione al Ministro Lollobrigida per chiedere la revoca del decreto ministeriale al fine di ripristinare una rappresentanza pluralistica e paritaria di tutti i Consorzi riconosciuti e contestualmente la sospensione di ogni riconoscimento amministrativo connesso all’Organismo Nazionale di Programmazione dei Consorzi di Gestione nel Settore dei Molluschi Bivalvi. Con l’interrogazione i parlamentari Pd hanno chiesto al Ministro di adottare iniziative normative, volte a una valutazione delle disposizioni in materia di consorzi di gestione molluschi bivalvi, così da adeguare la normativa nazionale alle nuove caratteristiche del settore.

13/11/2025 - 14:50

“L’ordinanza del Consiglio di Stato che rimette alla Corte di Giustizia Europea la decisione sulla produzione e vendita delle infiorescenze di canapa è un passo nella giusta direzione. È tempo che il massimo organo giudiziario europeo faccia chiarezza sulle scelte del Governo italiano, che stanno penalizzando un comparto agricolo innovativo e con migliaia di giovani addetti come questo. Il Governo smetta di alimentare confusione sul tema della canapa, faccia un passo indietro dalle decisioni assurde che ha assunto e affronti la questione con serietà, aprendo un confronto con la filiera per definire regole certe e nel pieno rispetto delle norme europee. La canapa industriale, proveniente da varietà certificate e a basso contenuto di THC, non è una minaccia per la sicurezza ma una grande risorsa per l’economia verde e per il Made in Italy.

Serve una cornice normativa stabile che tuteli chi lavora nella legalità, con tracciabilità e controlli seri, e che metta finalmente fine a un approccio ideologico e punitivo. Con un decreto legge urgente la maggioranza ha messo in ginocchio un intero settore. La vera urgenza che dovrebbe avere il Governo adesso è quella di porre fine a questa follia. Così come si dovrebbero sospendere tutti i procedimenti penali attesa di pronuncia della Corte Europea. Come Partito Democratico continueremo a batterci per una regolamentazione chiara, europea e moderna, che valorizzi un settore strategico e garantisca legalità e sviluppo sostenibile.”

Così Matteo Mauri, deputato e responsabile Sicurezza del Partito democratico.

 

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