10/05/2025 - 12:50

“Sono appena rientrato da Gjader in Albania, dove – insieme ad una mediatrice culturale e a un esperto in diritto internazionale – ho avuto nuovamente la possibilità di visitare una delle due ‘cattedrali nel deserto’ che nell’arco di cinque anni costeranno quasi un miliardo di euro alle casse dello Stato italiano.”
“Uno spreco di denaro pubblico evidente e motivato soltanto da esigenze di carattere elettorali e propagandistiche; il centro immigrati di Gjader è stato costruito per accogliere fino ad un migliaio di immigrati mentre ne ha ricevuto fino ad oggi soltanto poche decine, e ciò che è ancora più grottesco e paradossale è che non potendo più essere utilizzato per la deterrenza rispetto agli immigrati che arrivano in Italia è stato oggi riconvertito in un centro per rimpatrio degli immigrati che ospita coloro che sono già trattenuti nei CPR italiani (sottoposti ad una costoso e bizzarro andirivieni che li porta in Albania dall’Italia per poi riportarli nel nostro Paese in attesa del definitivo rimpatrio: un’operazione squallida fatta sulla pelle di immigrati che il più delle volte hanno soltanto reati di tipo amministrativo e che spesso si trovavano in Italia da dieci o venti anni)”.
“Nelle prossime settimane, in sede di conversione del decreto in Parlamento, raccoglieremo tutti i dati ottenuti a seguito delle visite effettuate nei centri albanesi per denunciare pubblicamente questo enorme spreco di risorse pubbliche che in nulla contribuisce alla lotta all’immigrazione illegale; purtroppo ad oggi non abbiamo avuto accesso alle informazioni necessarie (numero esatto di trattenuti, loro provenienza, reati commessi…) visto che probabilmente il governo lo impedisce per pudore o vergogna e per favorire una campagna mediatica basata su menzogne e falsità”. Lo dichiara il deputato del Pd Fabio Porta.

09/05/2025 - 14:31

“Il cosiddetto decreto sicurezza, che arriverà la prossima settimana in commissione, non rende più sicure le nostre città: è solo propaganda del governo Meloni. Non è istituendo 14 nuovi reati, reprimendo il dissenso o arrivando a tenere perfino i bambini in carcere che si garantisce la sicurezza dei cittadini”. Lo dichiara il deputato Andrea Casu della presidenza del Gruppo Pd, intervistato ai microfoni di Rai Tg Parlamento.

“Per noi la sicurezza è importante – ha concluso Casu - ma per questo governo evidentemente no. Il Pd ha depositato circa 500 emendamenti per contrastare un provvedimento sbagliato e daremo battaglia in commissione e in Aula”.

 

09/05/2025 - 10:41

“Il cosiddetto ‘dl Sicurezza’ del governo Meloni è l’ennesimo atto di pura propaganda, privo di qualsiasi reale urgenza o necessità per il Paese. Dopo mesi di stallo parlamentare, a un anno e mezzo dal varo in CdM, il governo ha deciso di trasformare in un decreto un disegno di legge che stava già per essere approvato in via definitiva. Non per esigenze concrete, ma per motivi interni di equilibrio tra Fratelli d’Italia e Lega. Una scelta arbitraria e opportunistica, frutto della solita logica da campagna elettorale permanente”. Lo dichiara il deputato Matteo Mauri, responsabile Sicurezza del Partito Democratico, intervistato sui canali social dei deputati dem.

“Si tratta di un decreto panpenalista – prosegue l’esponente Pd – con ben 14 nuovi reati e un generale inasprimento delle pene, che però non producono alcun effetto reale sulla sicurezza dei cittadini. Anzi, si colpiscono fasce fragili,come le madri detenute, e si cerca di comprimere il diritto al dissenso, come dimostra la norma sul blocco stradale che prevede pene fino a 2 anni per chi protesta. Nel mirino anche le misure sulla canapa industriale: un settore che vale 2 miliardi di euro e dà lavoro a 30.000 persone, in gran parte giovani, viene sacrificato per una narrazione completamente falsa sugli stupefacenti. In realtà si mette in ginocchio un pezzo sano dell’economia italiana solo per ottenere un titolo di giornale”.

“Il Partito Democratico – conclude Mauri - è contrario nel merito e nel metodo. Siamo al lavoro per contrastare il decreto in ogni sede possibile. È evidente che i numeri in Parlamento contano, ma noi non ci arrendiamo e continueremo a batterci con determinazione. Questo decreto va cambiato radicalmente: non c’è una norma che vada nella direzione giusta per aumentare davvero la sicurezza. Si può e si deve fare molto di più, a partire dal garantire condizioni dignitose per le forze dell’ordine e investimenti sociali sui territori. Noi continueremo a chiedere soluzioni serie, non spot elettorali”.

 

08/05/2025 - 22:39

Il Decreto Albania, che converte il centro di Gjadër in CPR, è stato approvato in commissione e la prossima settimana arriverà in Aula. Già di per sé il testo era una vergogna, perché esportava fuori dall’UE un modello fallimentare, quello dei CPR, che produce solo sofferenza e morte. Come se non bastasse, sono arrivati ieri all’ultimo tre emendamenti della relatrice che rappresentano plasticamente il metodo utilizzato finora: si procede a tentoni, mettendo toppe su toppe nel tentativo disperato di far “funzionare” un modello che, per quanto è assurdo, ha del perverso. Avevano scritto male la norma con cui cambiavano la destinazione d’uso dei centri trasformandoli in CPR, facendo sì che chi faceva richiesta d’asilo in Albania dovesse essere portato in Italia: dunque presentano un emendamento per “porre rimedio”, comprimendo sempre più l’istituto del diritto d’asilo. La costruzione del centro albanese va a rilento, non senza problemi e opacità: dunque prorogano di un anno la possibilità di andare in deroga al codice dei contratti pubblici. Ogni giorno aumenta il numero delle persone da riportare in Italia, ma una alla volta, e ogni viaggio è a spese dei contribuenti italiani: dunque si regalano due motovedette all’Albania, chissà che il loro utilizzo possa non figurare nel conteggio finale delle spese.

Evidentemente l’unica funzione del Parlamento, per questa maggioranza, è quella di ratificare decreti su decreti funzionali esclusivamente a coprire le orrende falle economiche, logiche e logistiche della propaganda di Meloni. Una vera vergogna, sulla pelle delle persone migranti, con i soldi dei contribuenti italiani.

 

08/05/2025 - 12:02

"Per Giorgia Meloni è sempre colpa di qualcun altro. Ma sulle liste d'attesa il governo -che ha approvato prima delle elezioni europee un decreto completamente inutile e inefficace- deve assumersi le sue responsabilità. Non è un caso che anche Zaia e nelle settimane scorse il presidente della conferenza stato regioni, Fedriga abbiano dichiarato che non accettano lo scaricabarile. Sulla sanità Meloni è riuscita nell'impresa di scontentare e irritare anche esponenti delle forze che sono al governo. Non sono più accettabili le bugie e il vittimismo. La premier è chiamata a trovare soluzioni.

Peraltro, sulla sanità si sta consumando il più grande insuccesso del governo Meloni: riduzione degli investimenti in rapporto al Pil, promesse mancate sull'assunzione del personale, liste d'attesa che crescono invece di diminuire, taglio delle case e degli ospedali di comunità con riduzione degli investimenti previsti dal PNRR. Una debacle totale e un'offesa a milioni di cittadini che oggi non riescono a curarsi e ad accedere alle prestazioni. Meloni spieghi il perché del decreto truffa sulle liste d'attesa e si assuma una volta ogni tanto le sue responsabilità. Il suo fallimento è sotto gli occhi di tutti". Così Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in Commissione questioni regionali.

 

08/05/2025 - 11:28

Convochi i presidenti di Regione, trovi le risorse necessarie, parli con i suoi governatori: insomma Meloni, faccia qualcosa per la sanità. Lo scaricabarile non serve, lo ha detto anche Zaia, “i presidenti non sono pirla”: il decreto liste d’attesa, che tra poco compie un anno, non ha prodotto alcun risultato. Milioni di cittadini hanno bisogno di interventi, visite e accertamenti per la salute. Il loro numero aumenta mentre le liste rimangono tutte lì e accumulano altri ritardi. Non è giusto, e la responsabilità è del suo governo. Il Pd ha avanzato da tempo proposte concrete: se volete discuterne nell’interesse di tutti, siamo pronti.

Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.

 

08/05/2025 - 10:15

“Sull’articolo 18 del decreto Sicurezza che vieta la produzione, trasformazione e vendita dell’infiorescenze della canapa non vi è alcun emendamento correttivo da parte dei parlamentari di destra. E’ una non notizia visto che avranno ricevuto un ordine di scuderia da parte del governo, ma è certamente una notizia che sconfessa anche qualche improvvida dichiarazione di taluni esponenti di destra, compresi i presidenti di commissione, che hanno annunciato, a più riprese, l’impegno a rivedere un’assurda norma dettata da logiche di propaganda e non certo finalizzate alla tutela della salute e della sicurezza dei cittadini. Inascoltata pure la Conferenza delle Regioni. Ora ci diranno che è in corso una trattativa con il governo per emendamenti che saranno presentanti successivamente dai relatori, che comunque non potranno mai affermare la dignità e la sopravvivenza di un settore che, sulla spinta di giovani imprenditori, ha consolidato un mercato virtuoso e innovativo che ha un giro d’affari di mezzo miliardo di euro e che dà lavoro a trentamila persone”.

Così il capogruppo Pd in commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.

“Una scelta grave quella che si sta assumendo il governo - aggiunge - che porterà a procedimenti di infrazione da parte dell’Unione Europea e a una moltitudine di ricorsi nei Tribunali, e che sarebbe grave che venisse trattata nella logica di qualche baratto in qualche segreta stanza. Il gruppo Pd ha presentato specifici emendamenti che sono di abrogazione della norma ma anche finalizzati a farne slittare l’applicazione per consentire ulteriori approfondimenti e comunque legati alla necessità di smaltire le scorte nei magazzini e a prevedere ristori per le imprese e tutele per i lavoratori che verranno licenziati. Se hanno voglia discutere, governo e destre - conclude - noi ci siamo ma non arretreremo rispetto ad un giudizio che è severo nei confronti di chi ha voluto propagandisticamente grattare la pancia ai cittadini italiani raccontando balle sulla produzione e sull’utilizzo della canapa”.

 

07/05/2025 - 16:11

“Mentre Giorgia Meloni prosegue con i videomessaggi il suo quotidiano racconto di un’Italia che non esiste, chiusa a Palazzo Chigi, la destra continua a negare ogni opportunità di crescita della giustizia sociale di questo Paese. In commissione Lavoro alla Camera, durante la discussione sul parere al decreto sul referendum dell’8 e 9 giugno, i deputati e le deputate del Partito Democratico, M5s e Avs, stanno intervenendo in massa per chiedere una cosa molto semplice: la calendarizzazione del dibattito in Aula della legge che introduce il salario minimo. Sotto i nove euro l’ora è sfruttamento. Semplice, ma non per la destra. Che da oltre un anno a questa parte ha scelto di evitare ogni confronto parlamentare, nascondendosi dalla parte sbagliata della storia”.

Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.

 

07/05/2025 - 15:56

"Oggi Meloni si è presentata in Parlamento non per risolvere il problema delle liste d’attesa, ma per scaricare la colpa sulle Regioni. Un capolavoro di ipocrisia: il Governo prima approva un decreto a zero euro – zero! – e poi fa appelli, come se guidasse l’opposizione, e accusa le regioni. Peccato che 14 regioni su 20 sono governate dalla destra. Delle due, l’una: o sta dando degli incapaci ai governatori di destra o sta mentendo. Ci sono quattro milioni e mezzo di persone che hanno rinunciato a curarsi. Il sistema pubblico è al collasso e Meloni, anziché metterci risorse vere e affrontare il problema, fa il gioco dello scaricabarile accusando i governatori di destra. È un’ipocrisia insopportabile"

07/05/2025 - 15:36

Sfuggire o scaricare: ecco il metodo Meloni per governare il paese. Oggi dopo un anno e mezzo è tornata in Parlamento per dire che le liste d’attesa nella sanità pubblica sono responsabilità delle regioni, tra l’altro governate per lo più dal centrodestra. Un comportamento inaccettabile da parte di una presidente del consiglio e dopo un decreto approvato in tutta fretta ma che era solo tutta fuffa. Scaricare su altri non serve a nulla: servono risorse e iniziative concrete per consentire a 4 milioni e mezzo di persone che hanno rinunciato a curarsi di tornare ad aver fiducia nella sanità pubblica. Non lo chiede l’opposizione, lo dice la Costituzione.

 

Così in una nota, i capigruppo Pd di Camera e Senato, Chiara Braga e Francesco Boccia.

 

07/05/2025 - 12:52

“Abbiamo presentato un emendamento al dl polizze catastrofali che prevede che sono assicurabili gli immobili oggetto di sanatoria o per i quali sia in corso un procedimento di sanatoria o di condono, fermo restando che l'erogazione dell'indennizzo in caso di eventi catastrofali è condizionata all'esito positivo della procedura di sanatoria o di condono. Il nostro obiettivo con questo emendamento è chiarire che l’indennizzo assicurativo potrà essere erogato esclusivamente in caso di esito positivo delle domande di sanatoria o condono, presentate ai sensi della normativa vigente. Questo per evitare che gli immobili che presentano palesi difformità seppure piccole come una porta o una finestra irregolari non vengano poi sanati”. Lo dichiara Marco Simiani, capogruppo Pd in commissione Ambiente di Montecitorio, primo firmatario della proposta di emendamento al decreto legge sull'assicurazione per i rischi catastrofali, presentata oggi alla Camera e che verrà discussa domani.

05/05/2025 - 12:43

"Le nuove drammatiche notizie di episodi di criminalità a Bologna suscitano preoccupazione. Serve l' unità di tutte le istituzioni e di tutte le forze politiche. Servono presidio del territorio e politiche di inclusione e accoglienza. Occorre garantire a Bologna, vista la complessità del contesto, la giusta presenza anche quantitativa delle forze dell'ordine, come abbiamo chiesto in un'interrogazione parlamentare, che attende ancora risposta dal Governo. Sarebbe facile rispondere alla propaganda della destra ricordando le competenze in materia di ordine pubblico. O ricordando che, rispetto all' ultimo episodio, siamo di fronte ad un decreto di espulsione non eseguito. Ma è un gioco a cui non intendiamo prestarci. Ognuno faccia la sua parte con serietà e responsabilità. Sapendo che la sicurezza dei cittadini e un diritto che va garantito".

Così Andrea De Maria e Virginio Merola, deputati PD

 

01/05/2025 - 14:00

"Grazie alle lavoratrici e ai lavoratori della Beko e ai sindacati che hanno risvegliato Siena dove non si celebrava il Primo maggio, la festa del lavoro, da circa 20 anni. Oggi siamo qui perché loro sono la dimostrazione che la lotta paga: è grazie alla mobilitazione e alla battaglia che hanno condotto per mesi che si è arrivati ad un accordo che non prevede licenziamenti. Nessuna magnanimità dell'azienda e nessun miracolo del ministro.
Ma la lotta continuerà: resteremo al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori fino a quando non ci sarà un piano di reindustrializzazione concreto, un investitore serio e la garanzia del livello occupazionale.
Resteremo al fianco di chiunque si batta per il posto di lavoro e per il futuro, ma deve essere un lavoro dignitoso, stabile e in sicurezza. L'unica sicurezza a cui pensa il governo Meloni, invece, è quella di un decreto che criminalizza la protesta di chi, per non rischiare di ritrovarsi disoccupato, fa anche il blocco stradale. Reprimere le lotte non violente, questa è per loro la sicurezza. Ma senza la lotta non c'è mai stata conquista sociale.
Ed è anche per questo che l'8 e il 9 giugno andremo a votare "sì, sia ai referendum sul lavoro sia a quello per la cittadinanza". Lo dichiara da Siena Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.

 

30/04/2025 - 14:47

“Doveva fare un decreto sui salari e non l’ha fatto. Si è limitata a convocare una riunione sulla sicurezza sul lavoro con le parti sociali. Meglio di niente visto che da due anni quel tavolo era fermo. Tuttavia sconcerta la dichiarazione della Presidente Meloni sui salari reali. Per lei addirittura crescono. Eppure ieri proprio l’Istat certifica che dal 2021 i redditi non hanno recuperato almeno l’8% del potere d’acquisto mangiato dall’inflazione. Significa che tutte le misure messe in campo finora sono state insufficienti. E che il no al salario minimo è figlio di un’impostazione ideologica. Insomma una sceneggiata per fare uno spot alla vigilia del Primo Maggio: un modo per strumentalizzare una giornata di lotta per i lavoratori italiani. Insomma, o Giorgia Meloni non sa leggere i dati oppure non sa di cosa parlano tutti i giorni gli italiani al mercato. Nella migliore delle ipotesi stiamo su scherzi a parte, nella peggiore in un cinegiornale dell’Istituto Luce” così il capogruppo democratico nella commissione lavoro della camera, Arturo Scotto.

29/04/2025 - 18:54

“Il Governo continua a negare l’evidenza, incaponendosi in una crociata ideologica contro la canapa industriale che sta già causando danni enormi a un intero comparto produttivo.
Le norme contenute nel DL Sicurezza sono scellerate e ormai contestate da tutti, persino dagli assessori regionali delle forze di maggioranza”.
Lo dichiara Matteo Mauri, responsabile sicurezza del Partito Democratico, commentando la nota della Presidenza del Consiglio sul DL Sicurezza e sulla produzione di canapa.
Il PD e tutte le forze di opposizione stanno portando avanti da tempo in Parlamento una battaglia per abrogare o modificare profondamente l’articolo 18 del decreto, che di fatto vieta la coltivazione della canapa. “Non lo dice solo il PD – sottolinea Mauri – lo dicono all’unanimità tutti gli assessori regionali, compresi quelli di maggioranza questa norma mette a rischio un settore che, come ricordano loro stessi, in Italia conta 3.000 aziende, 30.000 addetti, 500 milioni di euro di fatturato e il 90% di export. E invece di correggere una misura ingiusta e dannosa – prosegue – il Governo insiste in uno scontro sterile pur di salvare l’insalvabile. È grottesco che la Presidenza del Consiglio si affretti a pubblicare una nota per difendersi dalla presa di posizione delle Regioni dove governano e per giustificare norme che uccidono l'intero comparto!
Segno di nervosismo e consapevolezza del pasticcio compiuto, quando ci sarebbe ancora tempo per correggere. Il Governo finge di non vedere – conclude – ma la realtà parla chiaro: la norma è sbagliata e in contraddizione rispetto alla normativa europea, e sta affossando un settore sano, sostenibile e ricco di giovani energie. Questa è l'ultima occasione per evitare il disastro. Il Governo smetta di fare stupida propaganda sulla pelle di imprese e lavoratori e blocchi questa assurdità".

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