“La gestione della spesa pubblica da parte di questo Governo è ormai fuori controllo, come dimostra il caos sul Decreto Bollette. Gli interventi vengono ritirati e smentiti senza soluzioni concrete, confermando l'incapacità dell'esecutivo di affrontare i problemi reali del paese. Il ritiro dell'emendamento dei relatori sulla saturazione delle reti elettriche, annunciato dal Ministro Pichetto Fratin, è l'ennesima prova di come il Governo non abbia la capacità di pianificare e gestire le risorse in modo efficace. Mentre il Governo rimanda continuamente le decisioni, milioni di famiglie e imprese italiane restano in attesa di risposte concrete e tempestive. È evidente che l'esecutivo ha smarrito le leve economiche e non è più in grado di guidare il paese verso soluzioni efficaci” così i capigruppo democratici nelle commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera, Marco Simiani e Vinicio Peluffo.
“È assurdo e profondamente sbagliato trasformare il disegno di legge Sicurezza in un Decreto Legge. Il governo, ancora una volta, sfregia il lavoro parlamentare e lo fa nel silenzio assordante della maggioranza, incapace di prendere parola o responsabilità. Siamo al trasformismo più spudorato, un vero e proprio gioco delle tre carte. Un esercizio di illusionismo politico che umilia le istituzioni e prende in giro i cittadini. Dopo essere stati costretti a far togliere alcune norme contro cui abbiamo condotto un'opposizione durissima – sia alla Camera che al Senato – e su cui, durante l’esame parlamentare e le audizioni, erano emerse evidenti criticità, ora il governo è costretto a correggerle. Ma lo fa con la scusa di un nuovo Decreto, introducendo misure che non hanno nulla di urgente. Nessuna emergenza, nessuna giustificazione per l’uso dello strumento straordinario del Decreto Legge. E lo dimostra lo stesso governo: quelle misure erano pronte da novembre 2023. Sono passati più di 16 mesi. Dov’è l’urgenza? La verità è che si cerca di introdurre misure contro il dissenso proprio in un momento in cui cresce la protesta, aumentano le preoccupazioni e l'incertezza economica. In un tempo in cui la destra dei falsi patrioti ha gettato nella crisi le economie mondiali, si cerca di soffocare le voci critiche. Il Parlamento viene svuotato, i diritti compressi, il dissenso criminalizzato. Ma noi non ci stiamo. Continueremo a dare battaglia, nelle aule e nelle piazze, contro un governo che ha perso ogni senso del limite democratico.”
Così il responsabile sicurezza del Pd, il deputato democratico Matteo Mauri.
“La sperimentazione della riforma della disabilità, avviata dal Governo in nove province italiane, sta mostrando gravi criticità che mettono a rischio i diritti delle persone con disabilità. I numeri parlano chiaro: nei primi due mesi del 2025 le richieste di accertamento sanitario si sono più che dimezzate rispetto all’anno precedente, segno che il nuovo sistema sta ostacolando, anziché agevolare, l’accesso alle prestazioni.” Lo dichiarano Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, e Marco Furfaro, responsabile Welfare del PD, che hanno presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere al Governo di intervenire immediatamente.
“La decisione di trasferire le competenze dalle ASL all’INPS ha creato enormi difficoltà procedurali – proseguono i due esponenti dem – con i medici di base in affanno per la compilazione del nuovo certificato e l’esclusione degli Enti di patronato, che fino a oggi hanno garantito un supporto essenziale e accessibile. A questo si aggiunge una drastica riduzione dei punti di accesso per le valutazioni sanitarie, con effetti disastrosi in province come Firenze, dove si è passati da numerose sedi ASL a soli tre centri INPS.”
“La riforma presenta falle evidenti e il ritardo nell’emanazione dei decreti attuativi non fa che aggravare la situazione. In particolare, resta ancora bloccato il decreto sul progetto di vita individuale personalizzato, uno strumento fondamentale per garantire un reale percorso di inclusione e autodeterminazione per le persone con disabilità. Per questo chiediamo al Governo quali misure urgenti intenda adottare per correggere le criticità emerse, quali azioni saranno messe in campo per garantire una maggiore accessibilità territoriale ai servizi e quali siano le tempistiche per l’emanazione dei decreti attuativi ancora mancanti. Non si può continuare a sperimentare sulla pelle delle persone più fragili” concludono Gribaudo e Furfaro.
“La sentenza n. 171/2007 della Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di una disposizione contenuta in un decreto legge che modificava le cause di incandidabilità per la carica di sindaco.
La Corte evidenziò in quella occasione come la materia elettorale sia estranea rispetto alle finalità tipiche della decretazione d'urgenza; non può essere quindi sostenuta l'esistenza dei presupposti di necessità e urgenza stante il divieto posto dall'art. 15, comma 2, lettera b) della legge n. 400/1988 di adottare decreti legge nelle materie indicate nell'art. 72, quarto comma della Corte Costituzionale (tra cui la materia elettorale).
Non si possono quindi cambiare le regole del gioco in materia elettorale con un decreto necessario solo per fissare le scadenze delle prossime elezioni amministrative e dei referendum.
La maggioranza al Senato ritiri il suo emendamento che prevede l’eliminazione del ballottaggio per l’elezione dei comuni.
Non è soltanto un inaccettabile colpo di mano ma è palesemente contrario ai dettati costituzionali”.
Lo scrive in una nota l’on. Federico Fornaro, della Commissione Affari Costituzionali della Camera, in merito all’emendamento presentato dalla maggioranza al Senato sul Dl Elezioni.
“Zangrillo afferma stamattina che il suo obiettivo è allineare gli stipendi delle diverse amministrazioni pubbliche già nel decreto P.A. in discussione alla Camera. Siamo pronti a discutere perché è uno scandalo il divario tra enti locali e il resto delle funzioni centrali. Tutte le audizioni da Anci ai sindacati hanno segnalato la necessità di togliere il tetto al salario accessorio in maniera definitiva. Il ministro lo faccia. Siamo stanchi degli annunci: vogliamo fatti concreti”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Oggi è il 2 aprile e ci saremmo aspettati un atto concreto dal ministro Salvini, la nomina del commissario straordinario per la Diga di Vetto. Nel Decreto sulle Emergenze e PNRR con un emendamento del relatore era stato inserito il termine di 30 giorni per la nomina del commissario straordinario. Eppure, oggi quella scadenza è arrivata – il decreto è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 1 marzo – ma in atti ufficiale il commissario ancora non c’è.
L’urgenza dichiarata di assumere in capo al Governo l’iter per la realizzazione dell’infrastruttura idrica, nonostante il percorso e gli stanziamenti già messi in atto dalla Regione Emilia Romagna per il progetto dell’opera, con il raccordo di tutti gli enti territoriali e istituzionali interessati, non trova a oggi una adeguata risposta. Cosi come non aveva trovato risposta la nostra richiesta di una nomina di alto profilo e competente, che almeno fosse fatta d’intesa con la Regione stessa in rappresentanza del territorio di competenza. Se secondo le dichiarazioni della maggioranza di governo serviva accelerare la lentezza di chi stava seguendo l'iter e come primo atto non sono stati rispettati i tempi da loro previsti e ci si impiega più di un mese a nominare un commissario, quanto tempo sarà impiegato per trovare le risorse che mancano per il progetto e poi per la successiva realizzazione?
La domanda finale è inevitabile: dobbiamo aspettarci l’ennesima divisione politica della maggioranza nell’individuazione di una figura adeguata all’importanza dell’infrastruttura, una dimenticanza di un ministro troppo impegnato su tematiche di non stretta sua competenza o invece una semplice errore di calendario rispetto a una scadenza di legge? Qualsiasi sia la risposta la partenza non fa sicuramente ben sperare sul futuro.” così i dem Andrea Rossi e Ilenia Malavasi.
Lo sfruttamento continua e il click day fallisce
“Lotta al caporalato ancora debole. Non abbiamo avuto le notizie che ci aspettavamo e tantomeno delle iniziative che sarebbero state necessarie per fronteggiare il grave fenomeno dell’intermediazione illecita e dello sfruttamento di manodopera, che ha portato solo nei primi tre mesi del 2025 all’arresto di 25 persone. È quanto emerge dalla risposta che la vice ministra del lavoro e delle politiche sociali, Maria Teresa Bellucci, ha dato a una interrogazione presentata dal gruppo Pd. Ancora una volta solo buoni intendimenti che non abbiamo avuto difficoltà ad apprezzare, ma la lotta al caporalato prevede ben altro ad iniziare dalla continuità dei controlli, dal rafforzamento delle strutture dedicate a questo, dal controllo sul territorio e dal coinvolgimento delle organizzazioni datoriali e sindacali”.Così il capogruppo Pd in commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
“Semmai - aggiunge - c’è da rilevare il fatto che il governo non ha nascosto gli errori commessi in fase di gestione della forza lavoro proveniente dall’estero. In particolare, la viceministra Bellucci ci ha informato sul fallimento del click day, compresa l’errata valutazione sulle quote programmate poi corrette con un secondo decreto, con evidenti ripercussioni e difficoltà nelle attività di verifica e controllo della congruità delle richieste di lavoratori stagionali da parte delle imprese. Intanto - conclude - lo sfruttamento dei lavoratori continua e non vorremmo che in vista della nuova stagione produttiva sia ancora una volta qualche gravissimo incidente a ricordarcelo, per poi lasciarsi andare alle solite lacrime di coccodrillo”.
" Vergognosa immobilità governo"
Già a gennaio scorso avevamo raccolto la denuncia della Cgil che annunciava che il ricalcolo sull’età pensionabile avrebbe prodotto migliaia di esodati. E abbiamo chiesto con forza una norma per evitare che circa cinquantamila persone uscite dal ciclo produttivo si trovino senza stipendio e senza pensione. E’ una vergogna che il Governo non sia ancora corso ai ripari nonostante gli annunci. Si faccia subito un decreto per evitare questa ingiustizia. Hanno preso i voti dicendo che abolivano la legge Fornero. L’hanno invece peggiorata.
Così Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro della Camera.
Aumentano i costi, aumentano i dubbi giuridici e aumentano le sofferenze per le persone. La sorte dei centri per immigrati in Albania non viene risolta dal decreto di oggi.
Il grido della Meloni FUN-ZIO-NE-RANNO era e resta solo propaganda.
Lo ha scritto su X Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
“La Lega ammette il disastro combinato sul cuneo fiscale per i lavoratori dipendenti e prova a correre ai ripari con un emendamento al decreto Pa. Migliaia di lavoratori e lavoratrici si sono trovati beffati con buste paga svuotate dai pasticci del governo. Siamo curiosi di capire se è intenzione di tutta la maggioranza approvare quell’emendamento o se si tratta di una semplice iniziativa propagandistica dei leghisti per acquisire un po’ più di visibilità. Nel frattempo, il governo si svegli e faccia di tutto per riaprire il tavolo per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici che oggi hanno scioperato. E’ una vergogna il silenzio dei ministri Calderone e Urso di fronte alla tracotanza di Federmeccanica”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto, a margine della manifestazione dei metalmeccanici a Roma.
"I dati Istat confermano una triste realtà: mentre cresce il numero degli occupati, aumenta anche il lavoro non di qualità, caratterizzato da bassi salari e orari ridotti. Una situazione che colpisce in particolare i giovani con contratti precari e le donne, spesso costrette a uscire dal mercato del lavoro a causa della difficoltà di conciliazione tra vita privata e professionale. Il problema è ancora più grave per i monogenitori, prevalentemente donne, che affrontano sfide enormi per garantire il sostentamento della propria famiglia. Invece di celebrare acriticamente un incremento dell’occupazione, il governo dovrebbe interrogarsi sulla qualità dei posti di lavoro creati e adottare politiche serie contro la precarizzazione". Così la deputata dem Cecilia Maria Guerra, responsabile nazionale Lavoro del Partito Democratico.
"Il rischio di povertà ed esclusione sociale – prosegue l’esponente dem - riguarda il 23,1 per cento della popolazione italiana, con una crescita preoccupante del numero di individui in famiglie a bassa intensità lavorativa: nel 2024 il 9,2 per cento degli italiani si trova in questa condizione, pari a quasi 3,9 milioni di persone. Dati che evidenziano una tendenza allarmante e che certificano il fallimento delle politiche di questo governo. Dal decreto Primo Maggio in poi, la maggioranza ha sistematicamente promosso misure che incentivano la precarietà e il lavoro povero. Questa non è la strada per costruire un Paese più equo e inclusivo".
"Lavoro povero – conclude Guerra - significa famiglie povere e un Paese povero. Il Partito Democratico continuerà a battersi per un mercato del lavoro che offra dignità e stabilità, con salari adeguati e condizioni giuste per tutti i lavoratori e le lavoratrici. Chiediamo al governo di invertire la rotta e mettere al centro delle sue politiche il diritto a un’occupazione dignitosa e sicura".
"Il ministro Schillaci denuncia con toni allarmistici le gravi irregolarità nelle liste d'attesa, ma evita di assumersi la responsabilità dei continui tagli alla sanità pubblica e delle scelte scellerate del governo Meloni, che stanno affossando il Servizio Sanitario Nazionale". Così Ilenia Malavasi, deputata del Partito Democratico e componente della commissione Affari sociali, attacca il ministro della Salute Orazio Schillaci dopo la sua lettera alla Conferenza delle Regioni sul tema delle liste d'attesa.
"L'indignazione del ministro – sottolinea l’esponente dem - arriva fuori tempo massimo e suona come un tentativo di scaricare le colpe sulle Regioni, senza fornire strumenti e risorse adeguate per affrontare il problema. I dati delle ispezioni dei NAS confermano quanto il Partito Democratico denuncia da mesi: la sanità pubblica è in sofferenza, gli ospedali e le ASL non hanno personale sufficiente, la digitalizzazione è ancora parziale e le liste d'attesa diventano un calvario per i cittadini. Ma tutto questo è frutto di anni di mancati investimenti e di scelte sbagliate da parte di questo governo".
"Il decreto Liste d'attesa – conclude Malavasi - varato dal governo è una misura tampone che non affronta le cause strutturali del problema. Servono più risorse, più personale, un piano straordinario per abbattere i tempi di attesa e garantire a tutti l'accesso alle cure. Se Schillaci vuole davvero combattere le pratiche opache e le disfunzioni del sistema, cominci a chiedere alla sua stessa maggioranza di rifinanziare la sanità pubblica invece di tagliare fondi e favorire il settore privato".
“Incrociando i dati disponibili e fatte le debite proporzioni possiamo affermare che in Italia, dove sono attive oltre 110 milioni di schede sim voce che ricevono in media quasi 2 chiamate al giorno dai call center, il telemarketing selvaggio sia ormai insostenibile: si tratta di numeri esorbitanti che non solo disturbano i clienti ma che comportano spesso truffe e raggiri ai danni dei consumatori. E’ altrettanto evidente che in questa situazione il registro delle opposizioni, anche con le modifiche introdotte recentemente, non possa essere efficace. Per bloccare questo flagello abbiamo presentato due emendamenti al Decreto Bollette": è quanto dichiarano i capogruppo Pd in Commissione Ambiente e Attività Produttive Marco Simiani e Vinicio Peluffo sul provvedimento in discussione a Montecitorio.
"Le due proposte sono complementari ma sono efficaci anche singolarmente. La prima costringe gli operatori e le imprese ad evidenziare nel display del telefono che l'utente sta per ricevere una chiamata di natura commerciale mentre il secondo emendamento specifica che tutte le tipologie di telemarketing debbano essere associate ad un prefisso unico immediatamente riconoscibile. Si tratta di strumenti innovativi, oggi facilmente applicabili, che metterebbero finalmente ordine nella giungla di chiamate fastidiose, spesso aggressive e non trasparenti, che colpiscono ogni giorno milioni di cittadini", concludono Marco Simiani e Vinicio Peluffo.
“Vorrei ringraziare i colleghi di tutti i gruppi parlamentari. Questa proposta di legge in favore dei lavoratori pubblici e privati affetti da malattie oncologiche o dalle malattie invalidanti o croniche è un passo in avanti importante. Il Partito democratico è stato determinato e paziente. Fin dall’inizio della legislatura nella capigruppo si è battuto per incardinare questo testo, poi divenuto unificato grazie al contributo di tutti, per portare all’approvazione una Pdl che veniva da lontano, dalla scorsa legislatura. Portare il ‘periodo di comporto’, oggi normato da un regio decreto del 1924, da 180 giorni a 24 mesi non è poca cosa. Come anche le dieci ore in più per le visite mediche. Certo, siamo coscienti che occorre fare di più riguardo alla retribuzione del periodo di comporto e al computo dell’anzianità, ma affermiamo con determinazione che diamo vita ad una norma di civiltà, a un fondamento di protezione sociale, che ora andrà migliorata ancora di più. Anche intervenendo per ridurre le diseguaglianze tra lavoratori pubblici e privati. Finalmente approviamo, una delle rare volte, una legge di iniziativa parlamentare e non governativa. A riprova che la politica sa essere utile ai cittadini”.
Così la deputata democratica e responsabile Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, intervenendo in Aula per annunciare il voto favorevole del Gruppo alla Pdl lavoratori malattie invalidanti della quale è cofirmataria.