“La Lega ammette il disastro combinato sul cuneo fiscale per i lavoratori dipendenti e prova a correre ai ripari con un emendamento al decreto Pa. Migliaia di lavoratori e lavoratrici si sono trovati beffati con buste paga svuotate dai pasticci del governo. Siamo curiosi di capire se è intenzione di tutta la maggioranza approvare quell’emendamento o se si tratta di una semplice iniziativa propagandistica dei leghisti per acquisire un po’ più di visibilità. Nel frattempo, il governo si svegli e faccia di tutto per riaprire il tavolo per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici che oggi hanno scioperato. E’ una vergogna il silenzio dei ministri Calderone e Urso di fronte alla tracotanza di Federmeccanica”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto, a margine della manifestazione dei metalmeccanici a Roma.
"I dati Istat confermano una triste realtà: mentre cresce il numero degli occupati, aumenta anche il lavoro non di qualità, caratterizzato da bassi salari e orari ridotti. Una situazione che colpisce in particolare i giovani con contratti precari e le donne, spesso costrette a uscire dal mercato del lavoro a causa della difficoltà di conciliazione tra vita privata e professionale. Il problema è ancora più grave per i monogenitori, prevalentemente donne, che affrontano sfide enormi per garantire il sostentamento della propria famiglia. Invece di celebrare acriticamente un incremento dell’occupazione, il governo dovrebbe interrogarsi sulla qualità dei posti di lavoro creati e adottare politiche serie contro la precarizzazione". Così la deputata dem Cecilia Maria Guerra, responsabile nazionale Lavoro del Partito Democratico.
"Il rischio di povertà ed esclusione sociale – prosegue l’esponente dem - riguarda il 23,1 per cento della popolazione italiana, con una crescita preoccupante del numero di individui in famiglie a bassa intensità lavorativa: nel 2024 il 9,2 per cento degli italiani si trova in questa condizione, pari a quasi 3,9 milioni di persone. Dati che evidenziano una tendenza allarmante e che certificano il fallimento delle politiche di questo governo. Dal decreto Primo Maggio in poi, la maggioranza ha sistematicamente promosso misure che incentivano la precarietà e il lavoro povero. Questa non è la strada per costruire un Paese più equo e inclusivo".
"Lavoro povero – conclude Guerra - significa famiglie povere e un Paese povero. Il Partito Democratico continuerà a battersi per un mercato del lavoro che offra dignità e stabilità, con salari adeguati e condizioni giuste per tutti i lavoratori e le lavoratrici. Chiediamo al governo di invertire la rotta e mettere al centro delle sue politiche il diritto a un’occupazione dignitosa e sicura".
"Il ministro Schillaci denuncia con toni allarmistici le gravi irregolarità nelle liste d'attesa, ma evita di assumersi la responsabilità dei continui tagli alla sanità pubblica e delle scelte scellerate del governo Meloni, che stanno affossando il Servizio Sanitario Nazionale". Così Ilenia Malavasi, deputata del Partito Democratico e componente della commissione Affari sociali, attacca il ministro della Salute Orazio Schillaci dopo la sua lettera alla Conferenza delle Regioni sul tema delle liste d'attesa.
"L'indignazione del ministro – sottolinea l’esponente dem - arriva fuori tempo massimo e suona come un tentativo di scaricare le colpe sulle Regioni, senza fornire strumenti e risorse adeguate per affrontare il problema. I dati delle ispezioni dei NAS confermano quanto il Partito Democratico denuncia da mesi: la sanità pubblica è in sofferenza, gli ospedali e le ASL non hanno personale sufficiente, la digitalizzazione è ancora parziale e le liste d'attesa diventano un calvario per i cittadini. Ma tutto questo è frutto di anni di mancati investimenti e di scelte sbagliate da parte di questo governo".
"Il decreto Liste d'attesa – conclude Malavasi - varato dal governo è una misura tampone che non affronta le cause strutturali del problema. Servono più risorse, più personale, un piano straordinario per abbattere i tempi di attesa e garantire a tutti l'accesso alle cure. Se Schillaci vuole davvero combattere le pratiche opache e le disfunzioni del sistema, cominci a chiedere alla sua stessa maggioranza di rifinanziare la sanità pubblica invece di tagliare fondi e favorire il settore privato".
“Incrociando i dati disponibili e fatte le debite proporzioni possiamo affermare che in Italia, dove sono attive oltre 110 milioni di schede sim voce che ricevono in media quasi 2 chiamate al giorno dai call center, il telemarketing selvaggio sia ormai insostenibile: si tratta di numeri esorbitanti che non solo disturbano i clienti ma che comportano spesso truffe e raggiri ai danni dei consumatori. E’ altrettanto evidente che in questa situazione il registro delle opposizioni, anche con le modifiche introdotte recentemente, non possa essere efficace. Per bloccare questo flagello abbiamo presentato due emendamenti al Decreto Bollette": è quanto dichiarano i capogruppo Pd in Commissione Ambiente e Attività Produttive Marco Simiani e Vinicio Peluffo sul provvedimento in discussione a Montecitorio.
"Le due proposte sono complementari ma sono efficaci anche singolarmente. La prima costringe gli operatori e le imprese ad evidenziare nel display del telefono che l'utente sta per ricevere una chiamata di natura commerciale mentre il secondo emendamento specifica che tutte le tipologie di telemarketing debbano essere associate ad un prefisso unico immediatamente riconoscibile. Si tratta di strumenti innovativi, oggi facilmente applicabili, che metterebbero finalmente ordine nella giungla di chiamate fastidiose, spesso aggressive e non trasparenti, che colpiscono ogni giorno milioni di cittadini", concludono Marco Simiani e Vinicio Peluffo.
“Vorrei ringraziare i colleghi di tutti i gruppi parlamentari. Questa proposta di legge in favore dei lavoratori pubblici e privati affetti da malattie oncologiche o dalle malattie invalidanti o croniche è un passo in avanti importante. Il Partito democratico è stato determinato e paziente. Fin dall’inizio della legislatura nella capigruppo si è battuto per incardinare questo testo, poi divenuto unificato grazie al contributo di tutti, per portare all’approvazione una Pdl che veniva da lontano, dalla scorsa legislatura. Portare il ‘periodo di comporto’, oggi normato da un regio decreto del 1924, da 180 giorni a 24 mesi non è poca cosa. Come anche le dieci ore in più per le visite mediche. Certo, siamo coscienti che occorre fare di più riguardo alla retribuzione del periodo di comporto e al computo dell’anzianità, ma affermiamo con determinazione che diamo vita ad una norma di civiltà, a un fondamento di protezione sociale, che ora andrà migliorata ancora di più. Anche intervenendo per ridurre le diseguaglianze tra lavoratori pubblici e privati. Finalmente approviamo, una delle rare volte, una legge di iniziativa parlamentare e non governativa. A riprova che la politica sa essere utile ai cittadini”.
Così la deputata democratica e responsabile Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, intervenendo in Aula per annunciare il voto favorevole del Gruppo alla Pdl lavoratori malattie invalidanti della quale è cofirmataria.
"Prendiamo atto con soddisfazione che anche i colleghi di Fratelli d'Italia abbiano seguito la nostra proposta e presentato un emendamento simile al Decreto Bollette per rimandare l'assicurazione obbligatoria delle imprese per gli eventi anticatastrofali. I cambiamenti climatici sono una realtà e non è francamente sostenibile addossare tutti gli oneri alle imprese già colpite dal caro vita, dall'aumento dei costi energetici e dai dazi annunciati da Trump. Ci aspettiamo ora che anche nel corso della discussione mantengano questa posizione senza fare marcia indietro". Lo dichiarano i deputati Marco Simiani e Ubaldo Pagano, rispettivamente capogruppo in Commissione Ambiente e Bilancio di Montecitorio.
Apprendiamo con preoccupazione dell’apertura di una istruttoria dell’Antitrust nei confronti del Gruppo Fs. In attesa degli esiti chiediamo che venga fatta piena luce al più presto circa la contestazione di abuso di posizione dominante. Sarebbe molto grave e l’ennesima conferma del fallimento del Governo nella gestione delle ferrovie che viene purtroppo certificato ogni giorno dalle difficoltà con cui si scontrano passeggeri e lavoratori”. Così il vicepresidente e il capogruppo democratico nella commissione trasporti della camera, Andrea Casu e Anthony Barbagallo, che aggiungono:
“Come abbiamo denunciato da tempo, nella situazione già critica di disservizi e ritardi solo il valzer delle nomine dei vertici è arrivato in anticipo e oggi alla luce degli ultimi avvenimenti il Governo non può continuare a fare scaricabarile sulle scelte e deve assumersi la piena responsabilità della situazione di caos e incertezza in cui è inciampato permettendo di portare a termine, in aperto contrasto con i principi previsti dall’articolo 11 del decreto legislativo 112 del 2015, il passaggio diretto dello stesso manager dalla gestione della rete al principale soggetto che vi opera. Attendiamo risposte e interventi immediati gli italiani non possono continuare a pagare il prezzo degli errori di Meloni e Salvini” concludono i democratici.
Oggi sono passati più di ottant'anni dall'eccidio avvenuto nella frazione di Cervarolo, nel comune di Villa Minozzo, in provincia di Reggio Emilia. Era il 20 marzo 1944 e si è verificato un fatto gravissimo, che ha portato all'eccidio di 24 civili: erano contadini, falegnami, calzolai, insieme al parroco della frazione, ad opera di milizie naziste e dei loro alleati repubblichini. Nonostante questo eccidio criminale sia stato acclarato, anche in via giudiziaria, come testimoniano quattro sentenze, tutte favorevoli, con tutti i gradi di giudizio, ancora oggi, i familiari stanno chiedendo al Governo e allo Stato italiano i dovuti risarcimenti. Ricordo che il Governo Draghi, il 30 aprile del 2022, ha emanato un decreto per istituire un fondo per il ristoro dei danni subiti dalle vittime di crimini di guerra e contro l'umanità per la lesione di diritti inviolabili della persona. Ancora oggi, nonostante insieme al collega Rossi un anno fa abbiamo fatto un'interrogazione, e la Sottosegretaria Savino ha rassicurato della presa in carico della richiesta, i risarcimenti dovuti non sono arrivati. Allora ci chiediamo il perché lo Stato non voglia riconoscere i risarcimenti e in attesa di questo - sul quale continueremo a vigilare, essendo stati richiesti correttamente, con tutti i requisiti necessari - esprimiamo da qui, da quest'Aula, il nostro sostegno alla battaglia che sta facendo l'avvocato Rovali, ma anche il ricordo, da questo luogo, cuore della democrazia; esprimiamo, quindi, il nostro sentimento di affetto e di vicinanza ai familiari delle vittime, ne onoriamo il ricordo e la memoria, certi e consapevoli, come siamo tutti in quest'Aula, che in quelle pagine di storia della nostra Resistenza siano state scritte le basi della nostra Costituzione e anche della Repubblica italiana.
Così Ilenia Malavasi, deputata del Pd, intervenendo in Aula.
“L’incertezza sul futuro dei lavoratori e il crollo della produzione restano i due nodi centrali per il settore automotive in Italia. Gli obiettivi presentati da John Elkann in commissione alla Camera sono gli stessi già discussi al tavolo dello scorso dicembre e sottoposti ai sindacati. Si tratta di impegni che devono essere pienamente realizzati e su questo vigileremo con attenzione, come richiesto dalle organizzazioni sindacali. Tuttavia, mancano ancora alcuni tasselli fondamentali per il rilancio del settore. In primo luogo, la gigafactory di Termoli, essenziale per supportare la produzione di auto elettriche, che ad oggi non è ancora operativa, in più, il centro di progettazione necessita di un rafforzamento concreto, mentre marchi storici come Maserati e Alfa Romeo hanno bisogno di un rilancio deciso”. Così il deputato Vinicio Peluffo, capogruppo Pd in commissione Attività produttive, intervistato sui social dei deputati dem.
“Le dichiarazioni di John Elkann – evidenzia l’esponente Pd - confermano che le previsioni del governo Meloni sulla produzione di un milione di auto erano irrealistiche. A questo si aggiunge un’altra criticità: il costo dell’energia, che in Italia è troppo elevato e rappresenta un ostacolo per le imprese. Nonostante le nostre ripetute sollecitazioni, il governo non ha ancora messo in campo misure efficaci per affrontare questo problema. Il 2025 si prospetta come un anno particolarmente difficile per Stellantis, in un contesto di crisi globale del settore automotive, ma con specificità tutte italiane che vanno affrontate con urgenza. Per questo il governo deve intervenire subito sul rifinanziamento degli ammortizzatori sociali e garantire che i 2 miliardi di investimenti annunciati per quest’anno si traducano realmente in nuovi modelli e in una crescita del settore”.
“Il Partito Democratico – ha concluso Peluffo - continuerà a battersi affinché queste questioni vengano affrontate con serietà. Abbiamo presentato diverse proposte per abbassare il costo dell’energia per imprese e famiglie e interverremo anche sul decreto bollette con emendamenti mirati per dare finalmente risposte concrete a un settore strategico per l’economia del Paese”.
Il riconoscimento del diritto di voto per i fuori sede nei prossimi referendum rappresenta una seconda piccola grande vittoria per il Partito Democratico e per tutti coloro che si battono per una democrazia più inclusiva e accessibile. È un risultato che abbiamo ottenuto con determinazione, dopo anni di impegno e mobilitazione". Così Marianna Madia, deputata del Partito Democratico e prima firmataria della pdl “Voto dove vivo” insieme al senatore dem Marco Meloni.
"La nostra battaglia per garantire il voto ai fuori sede – spiega l’esponente dem - è iniziata molto tempo fa. Solo poche settimane fa, il ministro Piantedosi aveva escluso questa possibilità, ma grazie al nostro pressing, al lavoro costante e all’azione congiunta con il senatore Meloni, che ha portato alla presentazione di due proposte di legge e alla mobilitazione delle associazioni, tra le quali il comitato ‘Voto dove vivo’, il governo ha dovuto cambiare posizione e inserire questa misura nel decreto approvato".
"Si tratta – conclude Madia - di una seconda tappa, dopo la prima sperimentazione alle scorse elezioni europee. Ora, però, non possiamo fermarci: è necessario garantire ai cittadini fuori sede il diritto di voto in modo strutturale e definitivo, come avviene negli altri Paesi avanzati. Chiediamo quindi che la proposta di legge già approvata alla Camera e bloccata al Senato da mesi venga finalmente discussa e approvata. Non possiamo accettare meccanismi parziali o soluzioni provvisorie: serve una legislazione chiara, che assicuri il voto ai fuori sede non solo nei referendum, ma anche alle elezioni politiche ed europee".
"La maggioranza di Governo è ambigua sulla quota sanitaria e quota socio-assistenziale nei servizi rivolti agli anziani e alla disabilità.
Per quanto riguarda i costi scaricati sulle famiglie e gli enti locali, la ministra Locatelli ha nei giorni scorsi esaltato il cambio di paradigma nell’approccio alla disabilità e ha parlato della sperimentazione in corso anche in provincia di Brescia.
Francamente occorre ridimensionare alquanto l’entusiasmo della Ministra. Se la legge Delega (227/2021) ha raccolto consensi, non ha altrettanto raccolto consensi il successivo decreto legislativo 62/2024, che evidenzia molteplici criticità.
La sperimentazione avviata tramite i cosiddetti “progetti di vita” per le persone con disabilità, doveva realizzarsi in nove province e in soli 12 mesi. Successivamente la sperimentazione è stata allargata a venti province e i tempi sono stati prorogati sino a tutto il 2026, mentre l’entrata in vigore delle regole nazionali per la valutazione delle condizioni di disabilità è rinviata al 2027.
Appare estremamente grave aver prorogato la sperimentazione senza prima aver chiarito cosa ha funzionato e cosa no, oltre ad aver inserito la sperimentazione anche nello schema sulla non autosufficienza degli anziani.
Ma non si tratta delle sole criticità di una riforma che sembra essere più che altro un dispendioso spostamento di risorse che finisce per ridurre le reali disponibilità per i disabili e che non appare in grado di dare una risposta vera ed efficace ai bisogni delle persone, non realizzando alcuna reale riforma del sistema.
Il Decreto Legislativo 62/2024 rende più complessa la presa in carico delle persone e delle famiglie, ignorando le professionalità e le competenze già maturate da decenni nel sistema socio-sanitario con uno sdoppiamento del processo, invece di realizzare un punto unico di accesso: una prima fase per stabilire il grado di disabilità della persona (posta in carico all’INPS) e una seconda per concretizzare il “progetto di vita” posta in capo agli enti locali e sanitari, condizionata dalla prima.
Per affidare il compito all’INPS tra l’altro, si mettono a conto operazioni di oltre 270 milioni di euro l’anno tratti dal Fondo per le politiche per la disabilità, con la sottrazione inevitabile di risorse e professionalità agli enti locali e al sistema sanitario senza rappresentare un vero miglioramento per i pazienti e le loro famiglie.
Questa scelta va in evidente contrasto anche con quanto scritto dall’OCSE in un documento che rispondeva alla richiesta del Governo di consulenza sulla riforma. Inoltre, la riforma messa in campo dal Governo manca di una reale nuova valutazione della disabilità, e non supera la parcellizzazione delle storiche forme di invalidità/disabilità: la “valutazione di base” non realizza alcuna nuova forma di valutazione, limitandosi a riunire un nuovo contenitore di criteri e classificazioni già esistenti, legate a norme specifiche già presenti. Viene sì introdotta la valutazione WHODAS, ma in maniera del tutto sussidiaria.
Infine, ma non da ultimo, a questa riforma, o presunta tale, manca la terzietà di giudizio, dato che chi valuta altri non è che lo stesso ente che eroga i benefici, peraltro in accordo con quattro associazioni già indicate dalla legge 295/90, che dal 2023 sono entrate a far parte del Consiglio di Vigilanza dell’INPS. In pratica il valutato e il valutatore sono competenti per la concessione del beneficio!
E tutto questo mentre in Senato si sta discutendo il DDL “Misure di garanzia per l'erogazione delle prestazioni sanitarie e altre disposizioni in materia sanitaria”, che sembra voler intervenire in maniera gravemente peggiorativa per quel che riguarda l’integrazione delle cure sanitarie e l’assistenza rivolta a soggetti affetti da disabilità gravi o gravissime, nonché ad anziani non autosufficienti con patologie cronico-degenerative. Una scelta che se confermata durante il resto dell’iter parlamentare sarebbe di una gravità estrema.
Quindi nessuna vera riforma e nel contempo una restrizione dei diritti dei disabili e delle loro famiglie. Non certo di che vantarsi per questo Governo". Lo dichiarano in una nota congiunta i parlamentari del Pd, Gian Antonio Girelli e Alfredo Bazoli.
“Con questo governo distratto e superficiale anche le norme di buon senso vengono respinte. La geotermia è una fonte pulita a basso costo e può rappresentare un elemento di competitività se venisse utilizzata per alimentare le industrie dei territori, soprattutto quelle siderurgiche fortemente energivore. Mi riferisco in particolare alla opportunità di realizzare un termodotto in Toscana che possa contribuire al rilancio del polo siderurgico di Piombino, fondamentale non solo a livello territoriale (dove sono coinvolti oltre 1300 lavoratori) ma per l’intera industria nazionale. In tale direzione avevo anche proposto, proprio in virtù delle nuove tecnologie di sfruttamento, un nuovo ed approfondito studio sulle attuali potenzialità della geotermia su tutto il territorio nazionale per il fabbisogno energetico dell’industria pesante. Purtroppo, la destra ha bocciato ogni iniziativa: evidentemente ignora che in Toscana, nei prossimi anni, quasi il 50 per cento dell’energia che serve alla regione sarà prodotta dalle locali centrali geotermiche”. E’ quanto dichiara il capogruppo Pd in Commissione Ambiente della Camera Marco Simiani sul suo ordine del giorno al Decreto Ilva respinto dall’Aula di Montecitorio.
“La presidente Meloni e il suo governo si sono dimenticati che Ilva ha causato l'inquinamento della catena alimentare nel tarantino con conseguenze permanenti su uomini, animali e piante. Questo provvedimento non è certo un buon viatico per il futuro dell'Ilva: da un lato si continua a ridurre le risorse al cosiddetto patrimonio destinato all'ambientalizzazione e dall'altro si permette il protrarsi del ciclo di inquinamento”. Così il deputato dem pugliese Claudio Michele Stefanazzi intervenendo in Aula di Montecitorio sul nuovo decreto ex-Ilva.
“Incurante della salute dei cittadini – continua il parlamentare PD - il governo ci conferma che la produzione di acciaio, anche con impianti obsoleti, deve andare avanti per far sì che il nuovo acquirente possa comprare l'Ilva alle condizioni migliori dal punto di vista industriale, indipendentemente dal fatto che la fabbrica possa interrompere il ciclo di inquinamento ambientale che è arrivato fino alla catena alimentare”. “In questo momento Ilva è interessata da una nuova operazione di compravendita e tutti ci auguriamo che il lieto fine non sia solo la firma sul contratto d'acquisto ma che il nuovo acquirente dia garanzie certe e sia in grado di investire sulla transizione ambientale per la produzione dell'acciaio a Taranto”, conclude Stefanazzi.
“Sarebbe uno scandalo se l’armonizzazione del salario accessorio venga negato a tutto il personale fuori dai ministeri. Nel decreto PA pubblicato appena ieri verrebbe esclusa la maggioranza dei dipendenti pubblici, a partire dagli enti locali, dall’incremento del salario accessorio. Si sana la ferita della mancata perequazione per gli ispettori sul lavoro in applicazione di una sentenza della Corte Costituzionale. Ma anche loro sono esclusi dal fondo dei 190
milioni previsto nel decreto per il salario accessorio. Penalizzare, in un paese dove muoiono tre lavoratori al giorno, gli ispettori del lavoro risulta una cosa fuori dal mondo. Faremo una battaglia in Parlamento durissima per cambiare il decreto”. Lo dichiara Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro di Montecitorio.