«La Corte di Cassazione ha confermato numerose criticità nel cosiddetto decreto sicurezza. Non c'erano i requisiti di “necessità e urgenza”, sono stati introdotti molti nuovi reati e si sono alzate le sanzioni in modo sproporzionato.
Tutte le persone audite nel corso dei lavori parlamentari – giuristi, magistrati, avvocati e altri esperti – avevano segnalato simili criticità, soprattutto per quanto riguarda norme che incidono direttamente su diritti fondamentali. Ma anche in questa occasione il Governo è rimasto sordo a ogni rilievo, respingendo tutte le nostre proposte di modifica e rifiutando qualsiasi confronto di merito» – così il deputato democratico Matteo Mauri, Responsabile Nazionale Sicurezza del Partito Democratico.
«Il decreto sicurezza, invece di garantire maggiore sicurezza, mette a rischio il nostro sistema di libertà e diritti.
È grave e preoccupante che le forze di governo usino la sicurezza come strumento di propaganda, anziché affrontarla seriamente.
E dopo poche settimane da questo sciagurato decreto il Governo ne sta già addirittura annunciando un altro.
È arrivato il momento di correggere gli errori commessi, non di farne altri. Questa continua rincorsa a dannose politiche securitarie deve finire immediatamente. L'Italia non può pagare le spese della continua rincorsa a chi fa peggio tra Meloni e Salvini», conclude Mauri.
“Decreto Sicurezza un vero disastro. A certificarlo la Corte di Cassazione con la relazione dell'Ufficio del Massimario e del Ruolo, Servizio Penale. Cosa diranno ora Meloni e le destre Che è sempre colpa dei giudici politicizzati o che, come si dovrebbe, avvieranno una rigorosa riflessione per correggere le astruse e pericolose norme approvate? Non siamo in realtà così ottimisti poiché è ormai chiaro che le destre non vogliono governare ma comandare, su tutto e su tutti, anche annullando i poteri di equilibrio e di bilanciamento imposti dalla Costituzione. Ed allora continuano ad abusare della decretazione d'urgenza anche quando le circostante non lo consentirebbero, mettendo insieme argomenti tra loro eterogenei”.
Così il capogruppo Pd in Commissione parlamentare d’inchiesta sugli Ecoreati e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
“Severa - aggiunge - è la critica della Cassazione su questa metodologia ma anche nel merito sono molti i rilievi che attestano l'esuberanza legislativa del governo pronta a colpire il dissenso anche quello pacifico, ad aggravare le criticità nelle carceri, a superare il buon senso con l'allargamento dello spettro dei reati e delle pene.
Come se non bastasse il governo si inventa la misura proibizionista sulla canapa in spregio alle regole comunitarie e inventandosi una pericolosità inesistente. Mettono sul lastrico un intero comparto senza prevedere periodi transitori per consentire, attraverso sostegni economici dovuti, la riconversione delle imprese. Ed ora? Sorgeranno conflitti costituzionali e ci saranno vertenze nel Tribunali. Non se ne sentiva davvero il bisogno - conclude - ma ancora una volta in sede di governo si ragiona con la pancia e le manette anziché utilizzare testa e costituzione per rispondere agli interessi del Paese”.
"La Cassazione, in una relazione diffusa in questi giorni, boccia punto per punto lo sciagurato "decreto sicurezza" voluto dal governo e dalla maggioranza. Tutte le criticità che noi avevamo denunciato sia in commissione sia in aula, sono ora evidenziate dall'autorevole parere della Cassazione. Il "decreto sicurezza" è un provvedimento liberticida che mina diritti fondamentali dei cittadini come la libertà di manifestare e di protestare. Per non parlare dell'art.31 che legittima la creazione e la direzione si organizzazioni terroristiche da parte di agenti dei servizi segreti.
Un provvedimento che niente ha a che fare con la sicurezza dei cittadini ma che punta alla repressione dei diritti e delle libertà fondamentali.
Davanti al parere della Cassazione, il governo non può restare indifferente: faccia un passo indietro e riconsideri tali norme". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"Ancora una volta il Governo va a sbattere. E lo fa perché resta ideologicamente bloccato sulle proprie posizioni, incapace di aprirsi a un confronto serio e costruttivo: né con le opposizioni in Parlamento, né con il mondo del diritto e i giuristi, né con il terzo settore e l’associazionismo. Tutti soggetti che, durante i lavori parlamentari sul cosiddetto ‘decreto sicurezza’, avevano chiaramente segnalato le criticità di un provvedimento scritto male e pericoloso."
Lo dichiara Simona Bonafè, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Affari Costituzionali della Camera, commentando la dura presa di posizione della Corte di Cassazione, che ha evidenziato con chiarezza le profonde falle del decreto, tanto nel metodo quanto nel merito.
"Il Governo ha prodotto norme sbagliate, inefficaci e potenzialmente dannose, che non migliorano affatto la sicurezza dei cittadini, ma al contrario comprimono diritti fondamentali e minano l’equilibrio del nostro ordinamento. La Cassazione – massimo organo della giustizia italiana – ha parlato con nettezza: il decreto presenta gravi profili di illegittimità, contraddizioni evidenti e almeno trenta osservazioni critiche, molte delle quali riguardano le norme ‘antidissenso’ pensate per limitare manifestazioni, cortei e proteste."
"Chiediamo che il Governo si assuma la responsabilità di questo disastro e riveda immediatamente un provvedimento che non regge sul piano giuridico. Si riapra in Parlamento una discussione vera, libera da logiche propagandistiche, per restituire al Paese leggi serie, giuste e coerenti con la nostra Costituzione."
Sollevata questione di illegittimità costituzionale presso la Corte
“Il Tribunale di Torino ha sollevato questione di legittimità costituzionale sulla legge voluta dal ministro Tajani in materia di cittadinanza. Un passaggio giudiziario che conferma in pieno quanto abbiamo sostenuto con forza in Parlamento: quella norma è profondamente sbagliata, ingiusta e lesiva dei diritti fondamentali degli italiani nel mondo. Il tentativo del governo di restringere per via legislativa – e addirittura tramite decreto – il diritto alla cittadinanza ai discendenti degli italiani emigrati è un atto grave, che calpesta la storia e l’identità stessa del nostro Paese. L’Italia è una nazione costruita sulla migrazione. Dal 1876 a oggi, quasi 40 milioni di persone sono partite in cerca di futuro, portando con sé la lingua, la cultura e l’appartenenza italiana. Negare oggi il riconoscimento della cittadinanza ai figli e nipoti di quegli italiani significa recidere un legame storico e umano che ha reso l’Italia un Paese globale” così il vicepresidente del gruppo del Pd della Camera, Toni Ricciardi che rende noto che la Sezione specializzata in materia di Immigrazione del Tribunale di Torino ha accolto il ricorso che solleva la questione di legittimità costituzionale della nuova legge sull' Cittadinanza italiana che sarà adesso analizzato dalla Corte Costituzionale.
“La risposta del governo al question time del Pd in cui abbiamo chiesto un intervento per decreto a sostegno dei lavoratori esposti ad alte temperature è stata deludente ed evasiva. Non c’è nessun impegno per garantire risorse aggiuntive per integrazioni salariali o cassa integrazione straordinaria in caso di stop alla produzione nelle ore più calde. Il governo ci ha comunicato che farà semplicemente dei tavoli con le parti sociali, ma al momento nessun intervento legislativo. Ci risiamo: come sul salario minimo ieri, come sulla riduzione dell’orario di lavoro oggi, il governo si disinteressa assolutamente del destino di chi lavora e manda la palla in tribuna. Chiediamo un’audizione in commissione Lavoro alla ministra Calderone. Ha il dovere di confrontarsi con il Parlamento perché l’emergenza caldo è una delle ragioni dell’insicurezza sui luoghi di lavoro e non può sfuggire alla necessità di risposte chiare”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Con l’ennesimo colpo di mano, il Governo Meloni potrebbe tornare a colpire tutto l'asse adriatico, la realizzazione dell'Alta Velocità e il progetto del Corridoio Adriatico. L'esecutivo, infatti, usa i 5 miliardi del fondo stanziato per l'Alta Velocità come bancomat per altre opere rimandando sine die la realizzazione delle infrastrutture dell'asse adriatico. L’ultima bozza del decreto ‘Economia’ prevedrebbe un ulteriore definanziamento di 150 milioni di euro per realizzare l’Alta Velocità adriatica, 'scippati' anche per il completamento della diga foranea di Genova. Una decisione inaccettabile, che segue un altra sottrazione di 600 milioni già fatta dallo stesso esecutivo negli ultimi due anni. Goccia a goccia, si tolgono i soldi e non si fa partire l'opera”. Così in una nota i deputati Pd Andrea Gnassi, Ubaldo Pagano, Claudio Stefanazzi, Augusto Curti, Luciano D'Alfonso, Ouidad Bakkali, Debora Serracchiani, Nadia Romeo e Rachele Scarpa.
“Siamo di fronte a un disegno preciso - sottolineano i deputati dem - che mina alla radice ogni possibilità di riequilibrio infrastrutturale tra le aree del Paese. Il Corridoio Adriatico continua a essere il grande escluso della rete AV/AC italiana, con conseguenze gravissime per la mobilità, lo sviluppo economico e la coesione territoriale e per milioni di persone”. “Chiediamo al Governo di ritirare immediatamente questa norma e ripristinare tutte le risorse originariamente previste per il potenziamento infrastrutturale dell’Adriatico”, concludono i deputati Pd.
“Il tema della giustizia tocca la carne viva dei nostri concittadini e le questioni collegate al carcere, in particolare, rappresentano l’emergenza delle emergenze. Come ha dimostrato la grave e inaudita vicenda avvenuta nell’istituto di Marassi di Genova, dove un giovane detenuto di 18 anni, incensurato, recluso per un reato minore, è stato violentato e torturato per due giorni senza che nessuno abbia visto nulla. Sul tema del carcere noi ci giochiamo un pezzo della nostra credibilità e della nostra civiltà. Speriamo che da questo fatto drammatico possa scaturire un moto di cambiamento per far sì che questi luoghi possano diventare dei luoghi di dignità dove vivere e lavorare. Abbiamo ripreso l’iniziativa degli Stati Generali sull’esecuzione della pena e il Pd presenterà un aggiornamento di quei lavori e una proposta di legge sull’esecuzione penale proprio come risposta a questa emergenza e alla deriva panpenalista di questa maggioranza che stiamo vivendo attraverso il sadismo penale dei suoi vari decreti, da Cutro a Caivano, fino al decreto Sicurezza”.
Così la deputata e responsabile Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, intervenendo oggi al convegno “Giustizia secondo Costituzione”, che si è chiuso con la relazione della segretaria Schlein.
“E’ necessario porre sempre di più all’attenzione del Paese - ha aggiunto - i pericoli contenuti nella riforma costituzionale sulla separazione delle carriere portata blindata dal governo in Parlamento, un fatto senza precedenti nella nostra storia repubblicana. In realtà non si sta facendo una separazione delle carriere, ma delle magistrature, con addirittura il sorteggio per le nomine che fu Almirante a chiedere nel 1971. Noi riteniamo che su questi temi non si debba mai toccare la Costituzione. Si sta dividendo il Csm e quando si divide un potere e lo si tramuta in due mezzi poteri entrambi ne escono più indeboliti. Questo è un problema - ha concluso - non solo per i magistrati, ma anche per gli avvocati, per i cittadini e per un Paese che si definisce ancora fortemente democratico”.
“Manifestano per chiedere il rinnovo del contratto di lavoro ed ora rischiano dopo l'approvazione del decreto Sicurezza di essere denunciati perché a Bologna i metalmeccanici hanno imboccato la tangenziale bloccando il traffico. Assurdo che possa succedere ed assurdo che possano essere colpiti lavoratori che rivendicano certezza di diritto per il lavoro che svolgono. A questo si è arrivati con il governo Meloni che pur di tarpare le ali alla protesta e al dissenso ha fatto approvare norme liberticide e da stato di polizia. Piena solidarietà a quei lavoratori. Saremo al loro fianco nelle giuste battaglie che stanno portando avanti”.
Così il segretario di Presidenza della Camera e capogruppo Pd in commissione Ecoreati, Stefano Vaccari.
“Abbiamo depositato un question time urgente in commissione Lavoro per chiedere al governo di varare immediatamente un decreto Caldo per i lavoratori e le lavoratrici che in questi giorni sono sottoposti a temperature estreme. Parliamo di rider - che negli anni scorsi sono stati colpevolmente esclusi -, di lavoratori della logistica, della manifattura, dell’edilizia. Ma parliamo anche dell’agricoltura dove lavorare a 40 gradi è terribile e inaccettabile per un Paese civile. Il governo stanzi risorse per garantire il diritto a fermarsi. Lo faccia nel giorno in cui cade l’anniversario di Satnam Singh, morto di caporalato, abbandonato come un sacco di patate sul ciglio di una strada senza un braccio e in fin di vita. Era un bracciante: meritava di lavorare in condizioni dignitose come migliaia di suoi colleghi. Si agisca subito”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Con l’inizio degli esami di maturità e la fine dell’anno scolastico è tempo di bilanci, ma per il mondo della scuola le notizie non sono buone. Ancora una volta, la destra considera l’istruzione un ambito su cui risparmiare, come dimostrano i tagli alle cattedre in legge di bilancio ed i limiti alla formazione di nuove classi inseriti nell’ultimo decreto PNRR scuola”. Lo dichiara Irene Manzi, capogruppo Pd in commissione Cultura della Camera.
“Il ministro Giorgetti – aggiunge l’esponente dem - ha parlato di calo demografico come se fosse una giustificazione per ridurre gli investimenti, quando invece dovrebbe essere un’occasione per rilanciare la scuola: classi meno affollate, sperimentazioni didattiche, ambienti innovativi. E invece, come ai tempi della ministra Gelmini, la scuola torna ad essere lo strumento per fare per i conti pubblici. Il Partito Democratico chiede che la questione educativa diventi una priorità vera, non solo a parole. La denatalità non deve essere un alibi, ma un’opportunità strategica: servono investimenti, non tagli. Per questo chiediamo un confronto ampio con tutte le forze politiche e sociali, come auspicato dallo stesso Giorgetti. Noi ci siamo e siamo pronti a contribuire con proposte serie e costruttive".
“Purtroppo – conclude Manzi – il ministro Valditara mostra ancora una volta una profonda sfiducia verso il mondo scolastico. Pensa agli studenti solo in termini punitivi e guarda con nostalgia ad un passato idealizzato. La scuola ha bisogno dell’esatto opposto: di fiducia, di visione, di un grande patto educativo tra istituzioni, docenti, studenti e famiglie. Solo così si potrà affrontare davvero la sfida del presente e costruire il futuro”.
"Tra gli emendamenti segnalati dal gruppo del Partito Democratico al Decreto Infrastrutture, attualmente all’esame della Camera dei Deputati, c’è anche l’emendamento che prevede la gratuità del tratto urbano dell’A24. Un’iniziativa importante, sottoscritta da tutti i parlamentari romani e da tutti i componenti dem della Commissione Trasporti, a testimonianza di una volontà condivisa e trasversale di rispondere concretamente a un’esigenza sentita da migliaia di cittadini ogni giorno."
Lo dichiara in una nota Andrea Casu, deputato del Partito Democratico e vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera primo firmatario dell’emendamento insieme ai parlamentari Pd Morassut, Barbagallo, Bakkali, Ghio, Ciani, Di Biase, Madia,
Mancini, Orfini, Prestipino e Manzi.
"Con questo emendamento – prosegue Casu – vogliamo dare un segnale forte e chiaro: la mobilità urbana deve essere accessibile, sostenibile ed equa. Garantire la gratuità del tratto urbano dell’A24 significa migliorare la qualità della vita di chi ogni giorno si sposta per lavoro, studio o esigenze familiari, alleggerendo il peso economico e incentivando un uso più efficiente delle infrastrutture già esistenti.
La presidente del consiglio Meloni, che quando era all’opposizione prometteva la gratuità, sia coerente e faccia approvare il nostro emendamento”.
“Anziché abbassare le bollette dell’energia, il Governo Meloni continua ad aumentare i costi per famiglie e imprese. Con un emendamento approvato nottetempo nell’ultima legge di bilancio, il Governo ha cancellato le gare previste dalla legge Bersani del 1999 per le concessioni della distribuzione elettrica. Queste concessioni, ora automaticamente rinnovate, non sono più gratuite ma comportano un onere finanziario che le società devono versare allo Stato. Il problema? Questo costo viene riconosciuto dal Governo come investimento infrastrutturale e scaricato direttamente nelle bollette degli italiani. Il Partito Democratico si è fermamente opposto a questa norma, e oggi trova conferma nella relazione annuale dell’ARERA, l’autorità indipendente di regolazione del settore energetico. Nella relazione si legge chiaramente: “L'Autorità ritiene che questa previsione si ponga in contrasto con i principi generali di tariffazione basata su costi efficienti del servizio e che, a tutela degli interessi di utenti e consumatori, risulti dunque opportuno minimizzare, se non annullare, l'impatto dell'onere di rimodulazione in bolletta”. Il decreto del Governo è ora soggetto a parere parlamentare, e in quell’occasione faremo valere la voce dei consumatori, che si oppongono con forza a questo ennesimo aggravio nascosto nelle bollette, voluto dal Governo Meloni” così una nota del vicepresidente della Commissione Attività produttive della Camera, Vinicio Peluffo.
“Ancora nessuna certezza sulla riassegnazione delle risorse sottratte ai comuni dal Governo Meloni con la rimodulazione del Pnrr oltre due anni fa. Il Ministero dell’Interno continua ad essere vago mentre moltissimi enti locali in tutta Italia hanno enormi difficoltà per far quadrare i bilanci e iniziare o completare le opere previste”: è quanto dichiara la vicepresidente dei deputati Pd Simona Bonafè sulla discussione della interrogazione sul Piano nazionale di Ripresa e resilienza svolta a Montecitorio.
“Quello che sappiamo ad oggi è che circa 1900 opere pubbliche, già finanziate dal PNRR, hanno subito per decreto nel maggio del 2023 una decurtazione delle risorse; si tratta peraltro di interventi che riguardano settori chiave quali la messa in sicurezza dei territori colpiti dal rischio idrogeologico, la manutenzione e la riqualificazione di infrastrutture viarie e l'idoneità degli edifici pubblici e delle scuole. Il governo ha ribadito in più occasioni che tali somme verranno restituite ma i comuni interessati non hanno avuto alcuna informazione e soprattutto non vi è ancora nessuna certezza sulla tempistica. L’interrogazione che ho presentato aveva proprio l’obiettivo di definire modalità chiare ma ancora volta questa destra ‘manda la palla in tribuna’ senza dare nel merito ai comuni alcuna informazione utile”: conclude.
"Questo provvedimento si limita a porre rimedio a un errore originato all’interno di una più ampia e ingiusta controriforma fiscale portata avanti dal governo. Una riforma che disattende il principio costituzionale di progressività e alimenta le diseguaglianze, tra cittadini e territori". Lo ha detto in Aula alla Camera Virginio Merola, capogruppo Pd in commissione Bilancio, annunciando l’astensione sul decreto Irpef.
"Non corrisponde al vero – ha aggiunto l’esponente dem - che vi sia una riduzione del carico fiscale in Italia. I dati, anche quelli ufficiali del governo, mostrano un aumento della pressione fiscale di oltre il 13%, con 370 milioni di prelievo in più, colpendo in particolare lavoratori dipendenti e pensionati. L’inflazione, non compensata da una reale indicizzazione, produce un effetto di drenaggio fiscale che viene ignorato colpevolmente. Nel frattempo aumentano le ingiustizie: comuni e regioni, a causa dell’aumento delle imposte sostitutive volute dal governo, sono costrette ad alzare le addizionali IRPEF, mentre il caos normativo dell’attuale IRPEF produce ben sette aliquote marginali effettive. Si colpiscono i lavoratori medi, come dimostra l’assurdo caso di un’aliquota marginale del 56% per redditi da 35mila euro".
"Il Partito Democratico – conclude Merola – propone un sistema più equo, ispirato al modello tedesco, fondato su un’imposta progressiva continua. Serve una vera riforma, non propaganda. I cittadini meritano verità, equità e giustizia fiscale. Ma per voi l’importante non è rimediare a uno sbaglio. Per voi l’importante è riuscire a introdurre un sistema che vanifica la progressività fiscale e la giustizia fiscale nel nostro Paese”.