"L’approvazione dell’emendamento del Partito Democratico al decreto sulla Pubblica Amministrazione, che consente la stabilizzazione dei lavoratori precari nelle Fondazioni lirico-sinfoniche, nei Teatri nazionali e in quelli di rilevante interesse culturale, rappresenta un risultato di grande valore politico e sociale”. Lo dichiarano in una nota Irene Manzi, capogruppo Pd in commissione Cultura alla Camera, e il deputato dem Matteo Orfini, primo firmatario dell’emendamento al decreto Pubblica Amministrazione, che sarà definitivamente votato la prossima settimana alla Camera.
“Siamo orgogliosi - aggiungono Manzi e Orfini - che questo emendamento, sostenuto con determinazione dal Pd, trovi oggi il riconoscimento delle istituzioni culturali. È la conferma che il lavoro parlamentare, quando è radicato nei bisogni reali delle persone, può produrre cambiamenti concreti e migliorare la vita di tante lavoratrici e lavoratori del settore".
"Con questo intervento abbiamo voluto creare le condizioni per sanare una situazione di precarietà che si trascinava da anni, e per garantire finalmente diritti, stabilità e dignità professionale a chi contribuisce ogni giorno alla vita culturale del nostro Paese", concludono i democratici.
“Non è vero che con il nuovo decreto Pa il salario accessorio negli enti locali crescerà. Ci sono troppi paletti che lo renderanno impossibile da applicare, soprattutto nei comuni in difficoltà economica. Non esistono misure virtuose a invarianza finanziaria. Che scaricano solo sui comuni e sulle regioni la decisione di aumentare o meno il trattamento economico integrativo. Che dovranno scegliere tra assumere un dipendente o dare un po’ di soldi in busta paga in più a quelli già in servizio. Siamo alla politica degli spot dopo 50 ore di lavori in commissione. Zangrillo fa solo propaganda sulla pelle di chi lavora”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“L’approvazione dell’emendamento per istituire la figura del Social media e Digital Manager nella Pubblica amministrazione è certamente un primo passo importante. In un’epoca in cui sempre più persone si informano e interagiscono attraverso i social, è giusto che anche la PA entri pienamente nell’ecosistema digitale riconoscendo pienamente le professionalità già presenti e dotandosi di nuove esperienze e competenze. Un canale diretto, trasparente e ben strutturato con i cittadini è fondamentale per ricostruire fiducia nelle istituzioni.” Così i deputati democratici Andrea Casu, Simona Bonafè e Arturo Scotto firmatari di uno degli emendamenti bipartisan approvati oggi nel corso della discussione del Dl PA.
“Tuttavia, è indispensabile che questa norma sia solo l’inizio di una discussione più ampia e organica sulla comunicazione pubblica e sul ruolo del digitale nella PA. Un tema così strategico non può essere affrontato nel caos generalizzato che sta caratterizzando i lavori alla Camera, tra emendamenti last minute e mancanza di una visione complessiva. L’innovazione non può essere lasciata a interventi episodici: serve una riforma strutturata, condivisa, che valorizzi tutte le professionalità coinvolte e dia stabilità, prospettiva e risorse alle nuove figure introdotte”, concludono.
"Quanto sta avvenendo sull’esame del decreto sulla Pubblica Amministrazione è semplicemente inaudito. Siamo di fronte a una gestione parlamentare che rappresenta uno schiaffo in faccia non solo alle opposizioni, ma anche alle tante attese dei cittadini, tradite da un provvedimento confuso, pasticciato e carente nelle risposte ai veri problemi del Paese." Così una nota dei gruppi parlamentari di PD, M5S e AVS della Camera, che denunciano l'imposizione della tagliola sui tempi di discussione: "Le opposizioni in commissione potranno intervenire per appena 30 secondi per ogni emendamento, costrette a votare oltre 200 emendamenti in meno di un’ora. Una forzatura inaccettabile che svuota di senso il confronto parlamentare e mortifica il ruolo delle Camere. Il governo, incapace di garantire un esame ordinato, ha scelto la scorciatoia: riserverà al Senato il solito ruolo di passacarte che a turno viene riservato ad una delle due Camere. Le Commissioni della Camera non hanno avuto modo di lavorare realmente sul testo e si arriverà in Aula con un maxi-emendamento su cui verrà posta la fiducia, violando ogni principio di trasparenza, discussione e rispetto delle regole democratiche”.
'II dl sulla Pubblica Amministrazione, in discussione alla commissione Affari Costituzionali della Camera, era il veicolo utile all'emendamento del governo che avrebbe potuto garantire la cassa integrazione a quella parte di lavoratrici de La Perla non coperte dagli ammortizzatori sociali. Un impegno preciso assunto dal ministero del Lavoro con le organizzazioni sindacali. Invece quell'emendamento non è stato presentato dal governo. Si rimedi immediatamente. Da parte mia mi riservo di assumere ulteriori iniziative parlamentari in merito. Le lavoratrici non possono più aspettare, gli impegni presi siano rispettati'. Così Andrea De Maria, deputato del Partito Democratic
Il Parlamento è paralizzato. Il decreto sulla Pubblica Amministrazione è fermo, bloccato da una maggioranza allo sbando, senza direzione, senza linea, senza rispetto per il lavoro fatto e per gli impegni presi. I pareri del Governo non arrivano, si continua a perdere tempo, mentre fuori da qui ci sono lavoratori, lavoratrici e amministratori locali che aspettano risposte a problemi reali” – così in una nota i capigruppo democratici nelle Commissioni Affari Costituzionali e Lavoro della Camera, Simona Bonafè e Arturo Scotto, che stanno seguendo l’esame del decreto che è stato ulteriormente rinviato.
“La norma sulla cassa integrazione per le lavoratrici de La Perla? Cancellata – sottolineano i Democratici – rimossa dal tavolo come se non fosse mai esistita, dopo le tante promesse fatte alle forze sindacali. Altro che attenzione al sociale: qui si stracciano accordi, si ignorano emergenze, si disprezza apertamente il confronto. Al suo posto, emendamenti scritti per accontentare l’esponente di maggioranza di turno: norme senza alcun reale impegno economico da parte del governo che servono solo ad alimentare piccoli interessi e rendite di posizione. È uno spettacolo indegno, un’umiliazione continua per il Parlamento e per chi ci lavora con serietà. Siamo pronti a discutere e a lavorare – concludono i Democratici – ma non accetteremo più questo metodo. Continuare a silenziare le proposte delle opposizioni e delle parti sociali è un insulto al Paese. E su questo, non faremo passi indietro.”
“In un Paese dove muoiono tre lavoratori al giorno, il governo e la maggioranza bocciano un emendamento del Pd al Decreto Pa per assumere 250 ispettori nazionali sul lavoro in più. Una vergogna”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto, e la vicepresidente del Gruppo Pd, Simona Bonafé.
“Lo stallo in cui si trova il Governo, incapace perfino di esprimere i pareri sugli emendamenti accantonati al decreto sulla Pubblica Amministrazione, è l’ennesima conferma della tracotanza istituzionale con cui governo e maggioranza calpestano l’autonomia del Parlamento. È la fotografia di un metodo raffazzonato con cui l’esecutivo continua a intervenire in settori strategici del Paese, senza alcuna visione organica né coerente.”
Lo dichiarano i deputati Arturo Scotto e Simona Bonafè, capigruppo del Partito Democratico nelle Commissioni Lavoro e Affari Costituzionali della Camera.
“Siamo a oltre un mese dall’inizio della discussione e siamo ancora fermi all’articolo 5 del provvedimento. Il Governo, invece di favorire il confronto parlamentare, lo ostacola sistematicamente, bloccando di fatto i lavori con la sua inefficienza, resa evidente ieri dall’intervento del ministro Zangrillo. Questo modo di procedere è inaccettabile. Continueremo a oltranza i lavori in Commissione, perché non possiamo permettere che l’esecutivo svuoti le prerogative del Parlamento. Difendere le istituzioni è oggi un dovere democratico.”
“Oggi è stato incardinato in Commissione Giustizia il decreto legge sicurezza. Annichilendo il lavoro parlamentare, il Governo ha scelto di approvare un nuovo decreto che copia e incolla i contenuti del ddl sicurezza, ritirando quest’ultimo dalla discussione del Senato. Un fatto gravissimo, una lesione della democrazia, anche perché le modifiche contenute nel decreto sicurezza non raccolgono appieno le preoccupazioni su alcuni temi specifici, come quello riguardante le detenute madri”. Lo ha dichiarato la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase, componente della commissione Giustizia.
“Cambia purtroppo ben poco. Infatti è reso facoltativo il rinvio della pena per le detenute madri, ma si specifica che nel caso di detenute incinte o con figli con età inferiore ad un anno si potrà scontare la pena in un Icam e nel caso di figli da uno a tre anni la detenzione è prevista in un Icam oppure, se le ragioni di sicurezza lo richiedono, in un carcere. Una modifica – ha proseguito la deputata Pd - che rischia di peggiorare le cose, perché in Italia sono presenti pochi istituti a custodia attenuata, con il rischio di sottrarre le detenute ai legami di territorialità. Un Icam è un carcere, i bambini saranno costretti a crescere reclusi. Si sta perpetrando una grave violazione di diritti fondamentali – ha sottolineato Di Biase - come il supremo interesse del bambino”.
“Ma c’è di peggio, perché il decreto prevede anche che in casi di violazione della sicurezza o dell’ordine da parte delle madri, espressioni vaghe e prive di specificità quelle contenute nel decreto, è previsto il loro trasferimento in carcere e la sottrazione del minore. Un vero e proprio ribaltamento della civiltà giuridica e dei diritti” ha concluso la deputata Di Biase.
“Ad un anno dall’approvazione del DL liste d’attesa due sono le evidenze:
il provvedimento non ha minimamente migliorato la situazione. Come avevamo previsto i presunti rimedi si sono rivelati del tutto inutili se non dannosi.
La necessità è di trovare il coraggio di una riforma strutturale, partendo dal rimettere al centro la sanità pubblica, la valorizzazione del suo personale, la riorganizzazione territoriale, la rivalutazione del ruolo dei medici di medicina generale. Ma soprattutto capendo che bisogna investire di più.
La sanità non ha bisogno di annunci pre elettorali come un anno fa, ma di scelte! Per rispetto della Costituzione e delle tante persone sempre più in difficoltà”. Lo dichiara Gian Antonio Girelli, vicepresidente della commissione parlamentare d’inchiesta Covid e componente della commissione Affari sociali della Camera.
“Questo decreto arriva blindato, ma soprattutto giunge troppo tardi e dà troppo poco. Troppo tardi, perché siamo a fine inverno: le famiglie da mesi pagano bollette pazze e le imprese hanno avuto costi calcolati in circa 10 miliardi in più. Già a gennaio l’informativa del ministro Pichetto Fratin aveva quantificato questi maggiori costi. Troppo poco, perché solo ad alcune famiglie arriva un sostegno minimo per la durata di un trimestre e perché migliaia sono le imprese che restano escluse dagli aiuti. Nulla anche per alleviare le sofferenze degli enti locali. Si poteva fare di più, ma è mancato il coraggio: la destra poteva accogliere le nostre proposte per un serio investimento sulle energie rinnovabili, sulle semplificazioni, sui contratti a lungo termine e per lo sviluppo delle comunità energetiche e delle reti di consorzi. Sono rimaste inascoltate anche le proposte sul ruolo dell'acquirente unico centralizzato di energia come strumento per giungere al disaccoppiamento reale dei prezzi. Per tutte queste ragioni il Partito Democratico voterà contro”.
Così il capogruppo Pd in commissione Attività produttive della Camera, Vinicio Peluffo, intervenendo in Aula per la dichiarazione di voto al Decreto Bollette.
"Un italiano su tre ha un cane o un gatto in casa. Le spese veterinarie sono esosissime e chi ha un animale da compagnia lo sa bene. Quindi perché le aziende di farmaci veterinari continuano a speculare su questo tema? Perché un farmaco veterinario costa quasi 5 volte di più di quello per umana? La mia proposta di legge prova a dare una risposta a tutte queste domande. Gli stessi veterinari che sono costretti a somministrare i farmaci si trovano in grande difficoltà a causa dell'elevato prezzo dei farmaci. Noi con questa proposta di legge vogliamo dare il via libera alla somministrazione di farmaci umani per animali con lo stesso principio attivo ad un costo fino a 5 volte inferiore e a farmaci veterinari generici ed equivalenti a prezzi più accessibili, con una riduzione di almeno il 20%. Ci auguriamo che questo governo di centrodestra capisca che è necessaria una normativa in questo senso. Rendere i farmaci veterinari più accessibili è una scelta morale, etica e politica fondamentale". Lo ha detto Patrizia Prestipino, deputata Pd e Garante per gli animali di Roma Capitale, in conferenza stampa alla Camera di presentazione della pdl del Pd sui farmaci veterinari.
“Secondo l'approccio 'One Health' - ha spiegato Prestipino - la salute degli animali è interamente connessa con quella degli umani e degli ecosistemi. Vogliamo garantire la sicurezza sanitaria degli animali che vivono a stretto contatto nelle nostre famiglie perché la loro salute è strettamente interconnessa a quella delle famiglie e di tutti i cittadini. Non dimentichiamoci che molte pandemie si sono diffuse a causa dell’interazione fra essere umani e animali. Per realizzare un contesto abitativo e sociale sano e sicuro per tutti sono indispensabili le cure sanitarie che non possono prescindere dall’uso di farmaci.
I farmaci veterinari oggi costano troppo, sono un vero e proprio salasso e c'è a monte una vera e propria speculazione commerciale. L'applicazione della legge permetterebbe non solo la sicurezza pubblica, ma anche il risparmio delle tasche degli italiani”.
“La bocciatura da parte del governo e della maggioranza dell’ordine del giorno volto a contrastare il telemarketing selvaggio rappresenta un grave errore e un’occasione mancata per offrire una risposta concreta a milioni di cittadini quotidianamente bersagliati da chiamate moleste, spesso ingannevoli e talvolta truffaldine”. Così in aula alla camera i democratici Vinicio Peluffo, Marco Simiani e Piero De
Luca. “Il nostro ordine del giorno - aggiungono - riprendeva proposte già presentate in precedenti emendamenti, mirate a introdurre misure efficaci contro il cosiddetto spoofing telefonico, come l’obbligo per le aziende di evidenziare sul display del destinatario la natura commerciale della chiamata e l’assegnazione di prefissi specifici per identificare chiaramente le chiamate a scopo pubblicitario. La motivazione addotta dal Governo, secondo cui esistono già progetti di legge in discussione sul tema, non giustifica il rifiuto di misure immediate e concrete. Rimandare l’intervento significa lasciare i cittadini esposti a un fenomeno che lede la loro privacy e serenità. Il Partito Democratico continuerà a battersi per l’introduzione di strumenti normativi che tutelino efficacemente i consumatori, come il sistema 'opt-in', che prevede il consenso preventivo dell’utente prima di ricevere chiamate commerciali. È fondamentale che il Parlamento assuma un ruolo attivo e responsabile nel proteggere i diritti dei cittadini.”
“Nel nostro Ordine del giorno non chiediamo al governo di affrontare soltanto il tema importante riguardo i bandi per le colonnine di ricarica elettrica nelle nostre città, sapendo che l’ultima relazione sullo stato di avanzamento Pnrr ci dice che grazie ai bandi 2024 ne saranno realizzate solamente 3.800 rispetto alle 18mila previste e saranno impegnati solo 96 milioni di euro rispetto ai 640 milioni disponibili. Il nostro Odg chiede al governo e al Parlamento di aprire gli occhi dinnanzi a un fenomeno allarmante: solo nella città di Roma oltre duecento colonnine sono state vandalizzate nel solo mese di marzo e sono state oggetto di furti di rame da parte della criminalità organizzata. Un fenomeno che sta accadendo ovunque nel nostro Paese. Dunque, non solo siamo in ritardo nel mettere le colonnine, e chiediamo a gran voce di non perdere queste risorse, ma non abbiamo neanche più la possibilità di utilizzare le colonnine che già ci sono. La vostra scelta di bocciare la nostra richiesta significa voltarsi dall’altra parte di fronte alla necessità di contrastare la criminalità organizzata e fermare l’aumento dei costi a carico degli utenti che questi continui attacchi stanno generando, soprattutto nelle periferie e nelle aree interne dove sono di meno”.
Così il deputato democratico Andrea Casu, della Presidenza del Gruppo, intervenendo in Aula sul Dl Bollette.
“La valutazione politica su questo decreto è di assoluta insufficienza non solo rispetto alle ambizioni dichiarate dal governo ma, soprattutto, rispetto alle esigenze per le famiglie e delle imprese italiane. Un'occasione persa, perché il governo sottovaluta i rischi di instabilità del sistema. Un decreto fatto in ritardo che oggi sconta anche una inadeguata individuazione della platea dei beneficiari. Un decreto che voleva essere strutturale per evitare i danni dei cicli di fluttuazione del mercato energetico ma che, di fatto, risulta solo un palliativo. Il governo ci conferma di avere al suo interno strategie confliggenti per risolvere i problemi dell'energia, e quindi nessuna”. Così la deputata dem Paola De Micheli, intervenendo in Aula per esprimere il no del PD alla fiducia posta dal governo sul Dl Bollette.
“Il governo – continua l'esponente dem - aveva criticato la politica dei bonus e invece sono ovviamente necessari. Ma per alcune categorie saranno senza automatismi e rischiano di diventare inaccessibili. L'esecutivo poteva fare di più ma è mancato il coraggio: doveva accogliere le proposte del PD per un serio investimento sulle energie rinnovabili, quelle sulle semplificazioni e per lo sviluppo delle comunità energetiche e delle reti di consorzi. Sono rimaste inascoltate le proposte sul ruolo dell'acquirente unico centralizzato di energia come pivot di disaccoppiamento reale dei prezzi. Se è vero che nel medio periodo si lavora al cambiamento del mix energetico, il disaccoppiamento ora può ridurre l’impatto degli aumenti invernali”. “Nel decreto non si cancella la norma che consente di caricare gli oneri concessori sulle bollette. In questo modo si rischia una tassa occulta e bollette più care”, conclude De Micheli.