A.C. 3056
Grazie, Presidente. Buongiorno al rappresentante del Governo e anche ai colleghi. Quest'Aula si accinge a esaminare adesso due provvedimenti, entrambi già approvati dal Senato, relativi ad Accordi bilaterali con il Cile, un Paese al quale è opportuno riconoscere un interesse prioritario non soltanto per la rilevante comunità italiana che lì vive, ma anche per la realtà di notevole interesse che il Cile rappresenta per i nostri operatori economici e ciò anche in vista del prossimoforum interparlamentare tra Italia, America Latina e Caraibi, che esattamente tra un mese – anzi, tra poco meno di un mese – si svolgerà proprio qui a Roma. Voglio anche ricordare che recentemente tra Italia e Cile ci sono stati diversi incontri al massimo livello e che i rapporti tra i due Paesi sono eccellenti.
Il primo dei due Accordi che oggi esaminiamo e che è stato già oggetto del vaglio della nostra Commissione, della Commissione affari esteri, è finalizzato a consentire lo svolgimento di attività lavorativa autonoma o subordinata da parte dei familiari dei membri delle rappresentanze cilene in Italia e presso la Santa Sede e di quelle italiane in Cile, comprese le rispettive missioni presso le organizzazioni internazionali aventi sede nei due Paesi. Mi riferisco, in particolare, al coniuge e ai figli di funzionari diplomatici, funzionari consolari di carriera, membri del personale tecnico e amministrativo, ad esclusione degli impiegati locali.
I familiari delle suddette categorie di personale sono già tutelati dalle Convenzioni di Vienna sulle relazioni diplomatiche e sulle relazioni consolari, oltre che dal diritto internazionale consuetudinario e pattizio e dal diritto delle organizzazioni internazionali, che estendono loro privilegi e immunità previsti già per i membri delle rappresentanze straniere.
L'attuale contesto delle relazioni diplomatiche, in rapida evoluzione, riconosce ai familiari dei membri delle rappresentanze accreditate in ogni Paese un ruolo diverso da quello previsto nel passato. Tali persone sono, infatti, oggi inserite pienamente nel contesto del Paese ricevente e contribuiscono, attraverso lo svolgimento di un'attività lavorativa, allo sviluppo del sistema economico e sociale locale, senza per questo venire meno al proprio ruolo istituzionale in qualità di familiari del personale accreditato. I familiari a carico del personale diplomatico che svolgono un'attività lavorativa all'estero saranno, peraltro, assoggettati alla normativa fiscale, di sicurezza sociale e del lavoro prevista dalla normativa vigente nel Paese ospitante.
In tale nuovo contesto, le immunità per i familiari a carico, previste – come dicevo – dalle Convenzioni di Vienna sulle relazioni diplomatiche e sulle relazioni consolari, nonché dagli altri accordi internazionali vigenti, sono escluse limitatamente agli atti compiuti nell'esercizio dell'attività lavorativa e per le questioni derivanti dalla medesima.
Per quanto riguarda l'immunità dalla giurisdizione penale, in caso di un'azione giudiziaria intentata contro un familiare a carico che gode di immunità diplomatica, per atti compiuti nell'esercizio dell'attività lavorativa stessa, il Paese ricevente può chiedere la rinuncia all'immunità e lo Stato inviante darà seria considerazione alla richiesta, ad eccezione di quei casi per cui una rinuncia all'immunità si ritenga possa essere contraria agli interessi nazionali in presenza di grave reato e, qualora l'immunità non fosse sospesa, la persona dovrebbe essere richiamata.
Questo Accordo prevede, infatti, sia modalità di autorizzazione allo svolgimento delle attività lavorative che appropriati meccanismi giuridici di limitazione della sfera di applicazione delle immunità dalle giurisdizioni penale, civile ed amministrativa per gli atti compiuti nel prestare tali attività.
L'Accordo prevede dei meccanismi sanzionatori finalizzati ad impedire ogni genere di abuso derivante dalla qualità di familiare di membro di una rappresentanza straniera.
Concludo, segnalando che dall'applicazione di questo provvedimento non deriveranno oneri o minori entrate a carico del bilancio dello Stato.
Auspico, quindi, l'approvazione del disegno di legge, già approvato dal Senato nella seduta del 15 aprile scorso, che è frutto di un grande e articolato negoziato tra le parti ed è stato elaborato nella prospettiva di un contemperamento degli indirizzi espressi dalle altre competenti amministrazioni sul progetto di testo approvato dal Ministero degli esteri e dalle successive istanze presentate da parte cilena.
Relatore
Data:
Mercoledì, 9 Settembre, 2015
Nome:
Fabio Porta