Data: 
Lunedì, 16 Novembre, 2015
Nome: 
Ettore Rosato

Grazie, signora Presidente. Gentile Ministra e Ministri, colleghe e colleghi, la domanda di Papa Francesco come il cuore dell'uomo possa ideare e realizzare eventi così terribili resta nell'aria senza una ragionevole risposta. 
Di fronte alla strage di Parigi non possiamo che esprimere un senso di profondo dolore e lutto per le vittime e tutta la nostra solidarietà e commozione per un Paese fratello e una città simbolo della convivenza e dei valori europei. Sono sentimenti che, come partito e come gruppi parlamentari di Camera e Senato, abbiamo già espresso sabato all'ambasciatrice Catherine Colonna. 
Un pensiero speciale – mi si consenta – per la famiglia di Valeria Solesin, alla loro sobrietà, al loro incolmabile dolore, a cui ci sentiamo tutti veramente accomunati (Applausi). E grazie, Presidente, anche per il ricordo che lei ha voluto fare in piazza Montecitorio, così sobrio e così solenne insieme. 
Le immagini di vittime scelte a caso, occidentali o arabe, cristiane o musulmane, ci dicono che non è una guerra di civiltà; ci dicono che non è una guerra di religione. Le immagini sono uguali – quelle di Parigi – a quelle di Beirut, a quelle di Garissa o a quelle dei cieli del Sinai. È la violenza cieca di fanatici che strumentalizzano Dio e che usano il Corano per giustificare atrocità e voglia di potere. Non lo diciamo solo noi, ma lo dicono anche le autorità religiose musulmane, autorità religiose a cui noi chiediamo di dire, con voce più forte e sicura, che Corano e Islam nulla hanno a che vedere con stragi e kamikaze (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico, Area Popolare (NCD-UDC), Scelta Civica per l'Italia, Per l'Italia Centro Democratico). Lo faccio così come ha sollecitato con forza oggi il nostro collega Chaouki, in queste ore aggredito da offese e minacce non per il suo dire ma per il suo essere, a cui esprimiamo tutta la nostra solidarietà (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico, Forza Italia - Il Popolo della Libertà - Berlusconi Presidente, Area Popolare (NCD-UDC), Scelta Civica per l'Italia, Sinistra Italiana - Sinistra Ecologia Libertà, Per l'Italia - Centro Democratico). 
Ad impressionarmi, Presidente, in queste ore non sono solo le immagini crude delle vittime e dei luoghi degli attentati, ma anche quelle tristi dei luoghi deserti di Parigi: musei chiusi, cinema chiusi, ristoranti chiusi. Le immagini della paura. I terroristi di Daesh sanno che la nostra forza sta nella democrazia, nel dialogo, nella libertà e quelle vogliono attaccare. A loro questo spaventa. Sanno immaginare un mondo fatto solo di uomini soldato, di donne schiave e sottomesse, di bambini devoti e senza speranza. 
Ma noi siamo tutt'altro che disarmati e, come ha detto oggi il Presidente Mattarella, reagiremo con fermezza, decisione ed intransigenza. Lo hanno detto bene i nostri Ministri nelle loro analisi. Siamo consapevoli – lo spiegava bene il Ministro Gentiloni – che il livello di scontro con Daesh è diverso da qualsiasi altro paragone possibile con il passato e la nostra risposta deve essere conseguentemente all'altezza. Deve esserlo sul fronte esterno, dove dobbiamo aumentare l'attività diplomatica e la pressione militare. La diplomazia non serve certo a negoziare con Daesh la fine degli attacchi terroristici. È una strategia impraticabile e lo dico riferendomi anche alle cose che scrivevano i colleghi del MoVimento 5 Stelle, chiedendoci di smettere di considerare il terrorista come un soggetto disumano, con il quale nemmeno intavolare una discussione. Lo dico perché, purtroppo, sono disumani e lo dico perché, purtroppo, ci rendiamo tutti conto, oggi più che allora, che questo è impossibile. 
Serve ora costruire una coalizione che sia unita nel contrasto e nelle operazioni militari, ma anche nell'evitare un'altra Libia. Dobbiamo evitare che ai regimi si sostituisca il caos. È una diplomazia che sta dando i suoi risultati, che leggiamo in queste ore dai resoconti del G20. Non solo gli esiti finali del vertice impegnano tutti nella lotta contro il terrorismo, ma anche gli incontri bilaterali, che si sono svolti in queste ore, hanno dato esiti positivi. Sono quelli in cui è stato protagonista il nostro Paese; ma anche quelli tra Obama e il Presidente Putin hanno dato risultati positivi, rompendo un ghiaccio che non è utile alla risoluzione di problemi che sono comuni a tutti noi. 
Oppure il vertice di Vienna, come è stato anche qui ricordato dal Ministro Gentiloni, sulla Siria, che va nella direzione da noi auspicata e, cioè, l'uscita di scena del dittatore Assad, che è una premessa indispensabile per ricreare un tessuto democratico in quel Paese. Ma anche le cose che vediamo in Libia perché vanno colti anche i piccoli particolari positivi. E in questo senso, in un Paese per noi così importante, oggi vedere le milizie di Tripoli e l'esercito di Tobruk che combattono a fianco contro le milizie islamiche è stato un momento positivo, che io penso vada nella direzione che noi auspichiamo. E la diplomazia rende anche possibile vincere militarmente. Vincere militarmente senza stragi di civili innocenti, quelle che abbiamo visto purtroppo tante volte. Vincere militarmente è un obiettivo diverso naturalmente dal voler bombardare subito e anche dal mettere gli scarponi sul terreno siriano. È un obiettivo diverso, non perché le nostre Forze armate non siano in grado da subito di fare la loro parte – lo sono e lo hanno sempre fatto –, ma perché ci vuole la cornice internazionale coordinata, condivisa, che vogliamo costruire e che consenta di togliere anche le popolazioni dai ricatti a cui oggi soggiacciono. 
E vale la pena comunque, come diceva il Ministro e io lo ripeto, ringraziare i nostri militari che sono presenti in tanti scenari; sono presenti in Iraq, in Libano, in Afghanistan, in Kosovo, in tanti altri luoghi. E lo fanno con la massima competenza e consapevolezza del loro ruolo. E bisogna ricordare che anche il loro contributo nella lotta contro Daesh è decisivo. Si diceva prima della battaglia di Sinjar, dove, addestrati ed equipaggiati dagli italiani, hanno fatto un risultato veramente importante per la riconquista di un terreno che è casa loro. E non siamo disarmati neanche nella battaglia interna. Venerdì ci sarà un vertice importante di tutti i Ministri degli interni in sede europea. Quella sede lì è importante per noi per richiamare ancora una volta la necessità di norme comuni sul diritto d'asilo, sui rimpatri assistiti, su una politica, insomma, che veda l'Unione europea condividere le cose da fare. Ma anche più informazioni tra le forze di polizia, più fiducia tra i Paesi. Non bisogna confondere l'immigrazione clandestina, chi scappa da un Paese in guerra e chi svolge attività terroristica. È un errore gravissimo che la politica tutta non può compiere. E io credo che noi siamo chiamati qui a saper fare con grande decisione questa distinzione. E l'abbiamo dimostrato, che siamo preparati, anche per come abbiamo gestito l'Expo: ventidue milioni di visitatori. Una manifestazione internazionale enorme, in cui nessun incidente c’è stato, per l'organizzazione capillare delle nostre forze di polizia, ma anche per quel lavoro difficile, silenzioso, che, come diceva il Ministro Alfano, non fa notizia; lavoro che i nostri servizi segreti, insieme alla magistratura e alle forze di polizia, svolgono ogni giorno, che è quello della prevenzione. E noi vogliamo ricordare questo lavoro e non vogliamo neanche dimenticarci che accanto al ricordo bisogna fare di più. Bisogna fare di più in termini di strumenti e lo faremo anche nei prossimi provvedimenti che saranno all'esame di questo Parlamento; vogliamo fare di più anche con le risorse. È un dibattito su cui io penso non sia giusto trasformare quest'Aula in un luogo della contabilità. Però, ci sono 71 milioni di euro in più in questa stabilità; 2 miliardi di euro in più nel triennio 2014-2016; 5.500 assunzioni straordinarie ci sono state in questi anni. Quindi, noi la nostra parte l'abbiamo fatta e l'abbiamo fatta con convinzione. Altre cose si possono fare e lo dico senza infingimenti. Abbiamo bisogno di farle insieme. Non è importante chi si intesta la battaglia dell'emendamento, ma abbiamo bisogno di farla insieme e lo dico alle altre forze politiche. Infatti, la lotta che abbiamo avanti è lunga e difficile. Sabato il Presidente Renzi ha riunito tutti i capigruppo in un incontro importante, non dal valore simbolico, ma dal valore operativo. Un incontro importante in cui si è dimostrato un senso di unità. 
E chiudo dicendo che più delle idee di ognuno, che possono essere diverse su questi temi, abbiamo dei principi comuni e siamo tutti convinti che bisogna sconfiggere Daesh; siamo tutti convinti che bisogna combattere con forza l'estremismo. 
E, allora, non rischiamo di dividerci su punti marginali, non rischiamo di dividerci per una politica di parte, ma lavoriamo insieme perché dobbiamo garantire che politica e istituzioni diano una risposta ai nostri concittadini, che non si aspettano la differenziazione tra di noi, ma che si aspettano da parte nostra decisioni responsabili e condivise. Sono sicuro che lo faremo (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Area Popolare (NCD-UDC), Scelta Civica per l'Italia, Per l'Italia - Centro Democratico e di deputati del gruppo Misto).