Presidente, con la delibera del 25 settembre 2013 la Camera dei deputati ha istituito anche nella presente legislatura una specifica Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione, della pirateria in campo commerciale e del commercio abusivo, con l'obiettivo di approfondire le questioni relative alla produzione e al commercio dei prodotti che infangano la proprietà intellettuale ed indicare le iniziative necessarie per migliorare l'attività di contrasto.
I lavori, Presidente – lo dico anche al Governo così autorevolmente oggi rappresentato –, hanno consentito e consentono di proseguire quanto fatto dai colleghi negli anni precedenti, e oggi possiamo affermare che la decisione di istituire la Commissione anche in questa legislatura è assolutamente corretta.
La contraffazione è un fenomeno ancora pervasivo – lo ricordava il presidente Catania – esteso ormai a tutti i settori produttivi e caratterizzato da flessibilità rispetto anche alle esigenze mutevoli del mercato. È un fenomeno globale nella produzione e nei consumi, tanto che, a livello internazionale, he i beni contraffatti rappresentino tra il 5 e il 7 per cento del commercio mondiale, per circa 600 miliardi di dollari l'anno, mentre secondo l'OCSE, ogni anno, su scala globale, si assommano attraverso i confini statali merci per un valore di circa 250 miliardi di dollari.
Negli ultimi anni la contraffazione è diventata sempre più un fenomeno pervasivo e ramificato, che tocca, con caratteristiche diverse, tutti i comparti produttivi. Nell'epoca della globalizzazione, infatti, qualsiasi prodotto presenti margini di profitto interessanti per gli autori dell'illecito diventa oggetto di contraffazione.
La Commissione europea riferisce che, dal 2013, il 25 per cento dei prodotti sequestrati erano potenzialmente pericolosi per la salute e la sicurezza dei consumatori, e l'aspetto più allarmante è che in alcuni di questi casi i prodotti riescono ad inserirsi nella filiera legale, andando a colpire anche i consumatori ignari.
Quanto all'Italia, come evidenziato dal rapporto del Mise e del Censis del 2014, il fatturato di queste attività illecite è pari a 6 miliardi 535 milioni di euro, e si stima che la contraffazione sottragga al sistema economico legale nazionale 17 miliardi 770 milioni di produzione, 6 miliardi 400 milioni di valore aggiunto, 5 miliardi 280 milioni di entrate erariali. Poi, sono 105 mila le unità di lavoro, pari allo 0,44 circa dell'occupazione complessiva nazionale, che vengono perdute.
Analogamente a quanto accade in ogni altro Paese colpito, la contraffazione provoca in Italia molteplici effetti dannosi, riducendo il fatturato delle imprese e determinando una concorrenza sleale nei confronti delle medesime, distruggendo posti di lavoro e generando evasione fiscale.
Sullo sfondo resta, poi, l'effetto forse più grave e consistente nel lucro realizzato dalla criminalità organizzata. Non dimentichiamoci, Presidente, che le merci contraffatte sono spesso potenzialmente dannose per la salute di chi le utilizza o, peggio, le consuma. Il made in Italy, in particolare, subisce l'attacco dell'industria del falso internazionale ed interno, che in Italia, secondo la Guardia di finanza, ha un volume d'affari quantificato fra i 4 e i 7 miliardi di euro l'anno. Il settore più esposto alla contraffazione è quello dei prodotti della moda.
Il fenomeno della contraffazione è, peraltro, sostenuto, purtroppo, anche da una forte, domanda da parte dei consumatori e della percezione di esso, in alcune fasce della popolazione, come forma di sostentamento delle persone indigenti. Purtroppo, sussistono indubbiamente sensibili differenze al riguardo, a seconda dei comparti merceologici, ma emerge anche dalle audizioni in Commissione che complessivamente il comportamento e l'accettazione nei confronti della contraffazione renda assai più difficile l'azione di prevenzione e di repressione.
Per tali ragioni, assume particolare rilievo l'impegno delle istituzioni, della pubblica amministrazione e delle organizzazioni di categoria nell'attività di persuasione finalizzata a far comprendere tutte le gravi implicazioni di questo illecito, a partire dalle ricadute negative sulla salute dei consumatori ed al ruolo della criminalità organizzata. L'introduzione di una precisa regolamentazione nell'uso di indicazioni di vendita che presentino il prodotto come interamente realizzato in Italia ha fatto sperare che si sarebbe posto un argine all'invasione di prodotti falsificati.
Lo stesso può essere detto per la legge 8 aprile 2010, n. 55, che ha dettato disposizioni concernenti la commercializzazione di prodotti tessili, della pelletteria e calzaturieri, anche con riferimento alla riconoscibilità e tutela dei prodotti italiani e prevedendo l'uso dell'indicazione made in Italy esclusivamente per i prodotti le cui fasi di lavorazione abbiano avuto luogo prevalentemente nel territorio italiano. Come è noto, tuttavia, tale disciplina è stata congelata, nel 2010, da una direttiva della Presidenza del Consiglio dei ministri, che ha precisato che tutte le disposizioni possono considerarsi applicabili solo successivamente all'approvazione dei decreti attuativi e all'armonizzazione con il diritto comunitario. Purtroppo la vicenda si inquadra nello scontro aperto in Europa tra i Paesi manifatturieri, che hanno tutto l'interesse ad affermare una tutela stretta del made in, come il nostro Paese – seppure non in contrasto con le regole europee sulla competitività –, e i Paesi che invece potremmo definire «commercianti», che invece hanno l'interesse opposto. In questa disputa, il Parlamento ha prevalso sulla Commissioni. Infatti, il 15 aprile 2014 ha approvato, con larghissima maggioranza, il pacchetto legislativo per la tutela dei consumatori europei da prodotti falsi e nocivi. La nuova disciplina impone di apporre il made in sia ai prodotti non alimentari realizzati in Europa sia a quelli extra-europei. Il decreto legislativo del 21 febbraio 2014 ha attuato la direttiva 2011/83/UE, dell'Unione europea, sui diritti dei consumatori, che tutela anche giuridicamente il consumatore dall'acquisto di eventuali falsi.
Un discorso a parte merita, invece, Presidente, un fenomeno connesso ma diverso, che citava prima anche il presidente Catania, legato non tanto alla contraffazione ma al processo di italian sounding, cioè l'immissione sui mercati di prodotti non italiani che evocano le caratteristiche essenziali di quelli originari del nostro Paese, senza, tuttavia, purtroppo, fenomeni evidenti di contraffazione distintivi dell'azienda o dei prodotti stessi. L’italian sounding è un fenomeno caratteristico dei mercati esteri, ove è più facile ingannare i consumatori con evocazioni di questo tipo. Il quadro giuridico internazionale risulta talmente lacunoso in questa materia che nella maggior parte del Paese extra-europei non trovano tutela neppure i prodotti agroalimentari riconosciuti quali DOP o IGP dall'Unione europea. La tutela di tali prodotti al di fuori dell'Unione resta quindi affidata agli accordi internazionali che l'Unione stessa riesce a concludere con i Paesi terzi, nonché alle registrazioni dei marchi effettuate dai consorzi. A livello economico, l'impatto delle imitazioni dei prodotti agroalimentari italiani risulta assai rilevante, con un fatturato che si aggira intono ai 60 miliardi di euro l'anno, come emerge dal terzo rapporto agro-mafie elaborato da Eurispes, Coldiretti, Osservatorio sulla criminalità nell'agricoltura e sul sistema agroalimentare. Il fenomeno sembra essere in crescita costante: tra il 2001 e il 2010 gli episodi di italian soundingsono aumentati del 180 per cento, con punte massime miste negli Stati Uniti, in Canada e in Centroamerica. Il contrasto di questo fenomeno in ambito internazionale si presenta quindi assai arduo, non potendo far leva sugli abituali strumenti giudici disponibili nei confronti dei comportamenti illegittimi. La tutela dei veri prodotti italiani resta quindi affidata soprattutto a un'opera di educazione dei consumatori ed alla capacità di affermazione dei nostri marchi. In questo senso, non posso che apprezzare l'impegno del Governo e del Viceministro Calenda, che, prima di passare ad altro prestigioso incarico e grazie alle risorse inserite nella legge stabilità, ha promosso una campagna per rendere riconoscibili i nostri prodotti in alcuni importanti mercati internazionali. Va rilevato che la recente legislazione penale italiana ha inteso contrastare sul territorio nazionale i più gravi casi di evocazione ingannevole, assimilandoli al falso made in Italy.
Il gruppo del Partito Democratico è stato fortemente impegnato nell'attività della Commissione parlamentare d'inchiesta ed è molto determinato a sostenere una forte azione della Commissione per la tutela del made in Italy e per la prevenzione della contraffazione. Lo facciamo esprimendo una forte volontà ad avere norme chiare, efficaci, semplici, ma anche ribadendo con forza un profilo culturale e una visione politica su questo tema. Lo stesso Presidente del Consiglio si è pronunciato più d'una volta sulla necessità di andare in questa direzione, parlando proprio di quell'Italia che fa l'Italia – ovvero le produzioni di bellezza e di qualità – per dare forza ai primi segnali di ripresa.
La relazione del presidente Catania evidenzia la necessità di procedere verso un lavoro di riordino e di innovazione normativa che intervenga anzitutto a livello sovranazionale. In un'epoca di economia globalizzata e profondamente interconnessa come quella attuale, rivestono un ruolo chiave le strategie di contrasto ai fenomeni contraffattivi di portata internazionale. Occorre infatti mettere in campo strumenti di lotta alla contraffazione e alla pirateria che sappiano proiettarsi su scala planetaria ed implementino le azioni già intraprese a livello internazionale e comunitario. Mentre le argomentazioni sui diritti d'autore, di proprietà industriale ed intellettuale risultano prossime ad una stretta efficace, le disposizioni in materia di contrasto al fenomeno della contraffazione risultano invece assai limitate e riguardano principalmente l'attività delle dogane e di osservatori internazionali. Si insiste anche su una promozione di carattere culturale basata su una forte alleanza tra produttori e consumatori, informando chiaramente quest'ultimi sulla provenienza delle materie prime e su ognuna delle fasi della produzione. In materia penale, la relazione intende analizzare i problemi sia di natura sostanziale che processuale, che la Commissione ha avuto modo di approfondire.
La Commissione propone di prevedere un reato di contraffazione sistematica e organizzata, di inserire le indicazioni geografiche e le denominazioni di origine nel testo di contraffazione ordinaria con un inasprimento della pena, di differenziare le pene per ambulanti e trafficanti, e di razionalizzare le troppe fattispecie presenti a livello normativo.
Entrando più nel dettaglio, la Commissione ha proposto delle linee di indirizzo per giungere ad una razionalizzazione e semplificazione dell'impianto normativo penale per il contrasto alla contraffazione, che potrebbe portare a una riduzione della fattispecie delle varie ipotesi di reato; a tal proposito, è positivo anche che i rappresentanti del Governo siano presenti qui, oggi, in Aula. In primo luogo, si propone di realizzare una ricollocazione di tutte le fattispecie di reati in tema di contraffazione del codice penale, strutturandole non più come reati di falso, ma come reati economici. Si propone, inoltre, di differenziare le norme penali sulla base dei diritti tutelati e non dei settori merceologici. Infatti, molte delle norme esistenti riproducono le medesime fattispecie incriminanti. In attuazione della legge delega n. 67 del 2014 in materia di pene detentive non carcerarie e di riforma del sistema sanzionatorio, il Governo ha adottato il decreto legislativo del 16 marzo 2015 n. 28, per l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto. Questo prevede la non punibilità quando, per le modalità della condotta o per l'esiguità del danno o del pericolo, l'offesa sia di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale. Va sottolineato che non si tratta di un intervento di depenalizzazione, ma che la richiesta da parte delle procure e la decisione da parte del giudice circa l'applicazione di tale causa di esclusione della punibilità, sono legate caso per caso alla sussistenza di due parametri: la speciale tenuità del fatto e la non abitualità dei comportamenti. La quasi totalità dei reati di contraffazione hanno pene sino a cinque anni, ad esclusione della fattispecie aggravata di cui all'articolo 474-ter, cioè la contraffazione ed il commercio di falsi in forma seriale, sistematica e organizzata. Su questo campo si dovrebbe lavorare su un doppio binario, differenziando nettamente, alla luce degli effetti di tale decreto legislativo le ipotesi di contraffazione meno grave, in quanto episodica, locale o legata a fenomeni di marginalità sociale, da quelle ben più rilevanti in termini economici e di pericolosità sociale, in quanto condotte su base sistematica e organizzata. Altri interventi innovativi dovrebbero riguardare le misure di sicurezza e le pene accessorie che oggi sono previste in modo disomogeneo tra le varie fattispecie di reato esistenti e che andrebbero ricondotte invece ad una fattispecie unitaria, per accentuare il ricorso a misure afflittive diverse da quelle pecuniarie o detentive, al fine di interdire l'esercizio economico o imprenditoriale dell'attività illecita.
Da ultimo, Presidente, si sottolinea la necessità di accelerare, dopo il sequestro, la fase di distruzione della merce e rendere applicabili le sanzioni per il consumatore finale. Per ciò che concerne il sostegno alle imprese nella difesa del made in Italy, la relazione sottolinea alcuni punti fondamentali. In particolare, la necessità di sensibilizzare le amministrazioni pubbliche e gli enti territoriali all'applicazione dell'articolo 19 del codice della proprietà industriale, laddove prevede che anche le amministrazioni dello Stato, delle regioni e degli enti locali, possono ottenere registrazioni di marchio; prevedere norme a sostegno dei circuiti virtuosi e rendere realmente efficace la certificazione etica o di filiera; sostenere le imprese e i consorzi che si dotano di tecnologie anticontraffazione che registrano marchi e brevetti; attivare sportelli e tavoli di anticontraffazione in distretti industriali; precisare anche gli obiettivi del piano straordinario per il rilancio internazionale dell'Italia, evitando di finanziare prodotti che di italiano hanno solo il marchio.
Infine, la relazione evidenzia l'esigenza da un lato di un maggiore coordinamento tra le forze di polizia e dall'altro di valutare forme di specializzazione delle forze polizia impiegate nel settore. A tali temi va aggiunto quello del ruolo della polizia amministrativa e degli enti locali nel contrasto alla contraffazione, che un è ruolo che va sicuramente valorizzato.
I lavori della Commissione proseguono sulla scia del lavoro degli anni precedenti che dobbiamo continuamente aggiornare, perché il fenomeno della contraffazione deve essere costantemente monitorato. Lo scopo del nostro lavoro è quello di relazionarsi con i soggetti interessati da questo fenomeno e individuare proposte d'intervento efficaci e incisive. Prosegue quindi il lavoro anche sui termini specifici, li citava prima il presidente Catania, come la tutela delle produzioni d'olio d'oliva, della mozzarella di bufala o il contrasto alla contraffazione nel settore tessile, in particolare nella città di Prato.
La relazione del presidente e tutto il lavoro della Commissione sono a disposizione del Parlamento, con l'auspicio che l'azione possa contribuire a ridurre al minimo l'incidenza della contraffazione e le sue deleterie conseguenze sulla nostra economia, sulla sicurezza e la dignità del lavoro, sulla salute dei cittadini e, infine, sulla cultura della legalità nel nostro Paese (Applausi).
Discussione generale
Data:
Lunedì, 29 Febbraio, 2016
Nome:
Marco Donati