A.C. 3945
Grazie Presidente, va accolto con favore l'accordo interinale fra la Comunità Europea e l'Africa Centrale in vista di un accordo di partenariato economico più ampio che comprenda diversi Paesi africani – come il Camerun, la Repubblica centrafricana, il Ciad, la Repubblica democratica del Congo, il Congo Brazzaville, la Guinea equatoriale, il Gabon, Sao Tomé e Principe.
Tutti i paesi sono riuniti nella CEMAC, la Comunità economica degli Stati dell'Africa centrale.
Fino ad oggi-di tutti i membri della CEMAC, solo il Camerun ha ottenuto il libero accesso delle proprie esportazioni al mercato comune europeo, grazie ad un analogo Accordo interinale stipulato nel 2009.
L'obbiettivo deve essere proprio quello di raggiungere un partenariato economico completo con tutti i membri dell'area geografica in oggetto.
E proprio per questo, l'accordo interinale che oggi discutiamo costituisce un passo avanti in questo senso.
Va notato, inoltre, che il contenuto dell'accordo non ha natura esclusivamente commerciale, ma anche di cooperazione allo sviluppo.
Sono contesti come questi quelli in cui è opportuno che l'Unione Europea rafforzi la sua presenza, attraverso la cooperazione allo sviluppo, ma anche la diplomazia e la politica in senso stretto.
Certo: si tratta spesso di Paesi che attraversano crisi devastanti, dal punto di vista economico, politico e purtroppo anche militare. Crisi che spesso coinvolgono intere regioni geografiche.
Non ci sfugge che ci siano anche paesi con gravi problemi.
La Repubblica Centrafricana ad esempio negli ultimi anni ha vissuto una situazione politica molto difficile e rimane uno dei Paesi con il più basso reddito medio della terra.
Mentre l'ex vicepresidente della Repubblica Democratica del Congo stato condannato solo poco tempo fa a 18 anni dalla Corte penale internazionale per crimini di guerra e violenze sessuali compiuti tra il 2002 e il 2003 dalla sua milizia privata, proprio nella Repubblica Centrafricana.
Ma chi, se non l'Europa, può dare il proprio contributo, proprio in contesti difficili come questi, così da diventare un partner sempre più attento e sensibile e fornire il proprio supporto nel processo di nation rebuilding che in Africa coinvolge milioni di persone ?
Non possiamo permettere che l'Europa resti a guardare alla finestra, con 1 ingenua scusa di non volersi sporcare le mani. Proprio noi siamo chiamati ad impegnarci in prima persona anche in territori in cui si assista a gravi lesioni dei diritti e dei valori. Portando il nostro bagaglio di know howin materia di difesa dei diritti, portando gli esempi in grado di rendere chiaro come un sistema democratico possa rafforzare una società e non indebolirla.
L'Europa può e deve fungere da forza tranquilla, proprio in paesi particolarmente complessi e martoriati.
Ed e importante che l'impegno dell'Europa, anche in termini economici e finanziari, non si limiti a concentrarsi su una o poche aree geografiche, come ad esempio la Turchia, spinta da emergenze contingenti, ma miri sempre di più alla stabilizzazione dell'intera area africana.
Ecco perché l'accordo interinale che andiamo a votare oggi, in vista di un accordo di partenariato economico fra la Comunità Europea e l'Africa Centrale, costituisce un piccolo ma importante strumento per portare l'Africa sempre più al centro dell'azione diplomatica dell'Europa.
Grazie Presidente.