La vice presidente della Camera nella sua newsletter: ho aderito alla proposta per un codice di condotta anticorruzione nel Parlamento. “Più passano i giorni e più la dimensione dell'inchiesta "Mafia Capitale" pone alla politica questioni non circoscrivibili alla cronaca giudiziaria”. Per questo, dice Sereni, servono “risposte non contingenti”. Così Marina Sereni, vice presidente della Camera nella sua newsletter settimanale nella quale si sofferma sulle preferenze, sul finanziamento alla politica, sul ruolo dei parlamentari.
“Molti commentatori – scrive - puntano l'indice sulle preferenze (e per quanto riguarda il Pd anche sulle primarie). Una riflessione va fatta, se non altro perché degli strumenti pensati per avvicinare i cittadini ai propri rappresentanti nelle istituzioni rischiano di trasformarsi nel loro contrario. Capisco il confronto che c'è stato tra i partiti e anche nel Pd su questo tema a proposito dell'Italicum, ma forse un supplemento di istruttoria non guasterebbe”.
“Il secondo nodo che va affrontato riguarda i finanziamenti per la politica”. Dopo aver ricordato come il PD abbia fatto la scelta di passare ad un sistema in cui sono soggetti privati a contribuire per il sostentamento della politica, ricevendo e in cambio dallo Stato una agevolazione fiscale”, aggiunge “Il dilemma reale dunque non è tanto se e in che termini reintrodurre una forma di finanziamento diretto pubblico, quanto come si porta a regime e si rende pienamente trasparente un sistema nuovo, come si introducono dei limiti più stringenti per i contributi dei privati, singoli e imprese”.
Infine, il ruolo di noi parlamentari. Mi sono domandata se potessimo fare qualcosa di più per rispondere al disorientamento e allo schifo che tanti cittadini provano di fronte a Mafia Capitale. Ho trovato la risposta aderendo alla proposta presentata dal collega Nicoletti per introdurre un codice di condotta anticorruzione anche nel Parlamento italiano. Mai momento fu più opportuno”.