Data: 
Mercoledì, 10 Dicembre, 2014
Nome: 
Michele Anzaldi

A.C. 348-A ed abbinata A.C. 1162

Signor Presidente, colleghi, Viceministro, l'Italia è il Paese più ricco di biodiversità, anche se molto abbiamo perso. Investire sul patrimonio biologico e faunistico del territorio, anzi dei mille territori che formano il mosaico della ricchezza della nazione è un obiettivo culturale di grande pregio, sia perché impegna risorse del territorio, sia perché è volto a perseguire profitti economici di una certa portata. La proposta di legge di iniziativa parlamentare elaborata dall'onorevole Susanna Cenni, e sostenuta dal Partito Democratico, sulla tutela e la valorizzazione della biodiversità agraria e alimentare, individua una strada semplice, e lineare, di tutela e crescita dell'agricoltura e dell'alimentazione, che investe sul territorio e tradizioni, su conoscenze tramandate da generazioni e ricerca applicata. 
Negli ultimi decenni lo sviluppo delle attività umane ha inciso sul patrimonio ecologico mondiale. Si tratta di processi che potrebbero divenire irreversibili, nonostante gli sforzi per il corretto mantenimento della diversità biologica degli organismi internazionali, dell'Unione Europea e dei singoli Stati. 
L'attività agricola, quando spinta dal modello produttivo industriale, è coinvolta in questo processo di deterioramento. Gli agricoltori delle diverse zone del mondo hanno operato storicamente una continua selezione sulle specie di interesse agricolo. Processi che, avvalendosi di un'ampia diversità biologica, hanno portato alla costituzione di numerosissime varietà idonee a valorizzare le risorse naturali indigene e, più recentemente, all'affermazione delle sementi selezionate che hanno sostituito gli ecotipi locali. 
Di là dagli innegabili benefici conseguenti all'adozione di questi nuovi fattori produttivi, negli ultimi decenni si sta purtroppo registrando un impoverimento della base genetica, soprattutto con il manifestarsi di attacchi di agenti fitopatogeni e con la mancanza di resistenza delle nuove sementi, selezionate o ibride, ai vari stress ambientali. Situazione che si evidenzia anche per le razze animali, con un forte calo della variabilità genetica entro le popolazioni allevate. Ad aggravare ulteriormente la situazione si aggiungono meccanismi di brevetto che consentono la costituzione di diritti di proprietà sul materiale vivente in grado di limitare ulteriormente l'accesso alle risorse genetiche, minacciando la sottrazione alla comunità di importanti fonti di ricchezza, sia biologica sia culturale. 
Con la presente proposta di legge si vogliono rafforzare e promuovere le politiche a difesa delle risorse genetiche autoctone, definendo strumenti normativi atti ad evitare il rischio di erosione genetica e salvaguardare, al tempo stesso, il diritto di proprietà delle comunità locali sulle razze e le varietà, quali espressioni del territorio e del suo patrimonio economico, sociale e culturale, e quale veicolo di valorizzazione territoriale e sviluppo economico locale. Il patrimonio nazionale di prodotti tipici relativi al settore agroalimentare rappresenta infatti una delle maggiori ricchezze che accomuna tutte le realtà territoriali del nostro Paese. Una molteplicità di produzioni che hanno raggiunto negli anni elevati standard di qualità certificati sia a livello nazionale sia comunitario.
Conservare e promuovere gli ecotipi, le razze autoctone e le metodiche tradizionali di lavorazione significa quindi anche assicurare un futuro a quegli ambienti rurali di grande pregio ambientale, in particolare di collina e di montagna, spesso altrimenti destinati all'abbandono ed alla disgregazione sociale. È in questo panorama di risorse e tradizioni che emerge quindi la necessità impellente, da parte del legislatore, di non disperdere, di recuperare e preservare questo patrimonio di biodiversità con un ordinamento di livello nazionale capace di promuovere, coordinare e mettere a sistema gli indirizzi internazionali e le norme già assunte. 
Per fare un esempio di questo fenomeno, si stima che alla fine del secolo scorso in Italia esistessero oltre 400 varietà di frumento, mentre nel 1996 solo 8 varietà di frumento duro costituivano l'80 per cento del seme. Questa evoluzione ha probabilmente rafforzato l'agricoltura ma ha impoverito la qualità del nostro regime alimentare, con la conseguenza che molte varietà locali sono trascurate ed esposte al rischio di estinzione. 
Dati preoccupanti anche per ciò che concerne le razze animali a rischio. Da uno studio diffuso il 22 maggio 2007 dalla Commissione europea emerge infatti che un mammifero europeo su sei è a rischio di estinzione; le principali minacce per i mammiferi europei sarebbero la perdita di habitat, l'inquinamento e lo sfruttamento intensivo. Una situazione allarmante che coinvolge quindi direttamente anche il nostro Paese. 
Tra gli obiettivi principali della presente proposta di legge emerge quindi la necessità di tutelare e valorizzare il patrimonio genetico locale da realizzare attraverso una legge quadro capace prima di tutto di armonizzare e promuovere gli ordinamenti regionali vigenti che hanno competenza specifica in materia. 
Negli ultimi anni sono state numerose le azioni promosse dalle regioni in difesa della biodiversità agraria: programmi mirati che vanno dalle iniziative di ricerca alla promulgazione di specifiche leggi in materia delle risorse genetiche autoctone di interesse agrario, zootecnico e forestale. L'Italia è, tra i Paesi del Mediterraneo, uno dei più ricchi di varietà locali, soprattutto orticole e frutticole, ma anche cerealicole e foraggere, oltre alle varietà animali. Per ognuna delle specie di appartenenza, occorre, quindi, individuare e mettere a punto la migliore strategia di conservazione in situ ed ex situ e di reintroduzione sul territorio in caso di rischio estinzione. 
Accanto alle leggi regionali è fondamentale che si definiscano le linee guida generali nazionali atte a fornire sostegno tecnico ai soggetti preposti alla tutela delle risorse genetiche a rischio di estinzione al fine di consentire una gestione unitaria ed uguali standard nelle strategie di conservazione e di valorizzazione, nel rispetto delle specificità territoriali. Tali linee guida scaturiscono da precise attribuzioni legislative che individuano nello Stato il soggetto promotore di funzioni specifiche in materia di coordinamento dell'attività relativa all'attuazione della convenzione sulla biodiversità. In particolare, la legge 8 luglio 1986, n. 349, attribuisce al Ministero dell'ambiente funzioni specifiche in materia di coordinamento delle attività relative all'attuazione della convenzione sulla biodiversità; di redazione e gestione del Piano nazionale della biodiversità; di attuazione di accordi internazionali per la biodiversità forestale; di formulazione di linee guida per la gestione forestale sostenibile; di coordinamento delle attività relative all'attivazione e gestione del Piano nazionale della biodiversità. 
In ottemperanza alla citata legge n. 349 del 1986, il Ministero dell'ambiente, nel 1994, ha emanato le linee strategiche per l'attuazione della Convenzione di Rio de Janeiro e per la redazione di un Piano nazionale sulla biodiversità, con l'obiettivo prioritario di realizzare una rete integrata di centri per la conservazione ex situ del germoplasma e utilizzando come punti nodali le strutture esistenti e gli istituti specializzati. È opportuno mirare alla promozione di una metodologia comune per individuare le risorse genetiche autoctone animali e vegetali, uniformare terminologie, strumenti di intervento, strategie di valorizzazione e iniziative di ricerca e sperimentazione. È alla luce dei principi e delle finalità sopra espresse, oltre alla necessità di creare una normativa quadro che integri e metta a sistema la legislazione regionale, gli indirizzi di carattere internazionale e gli ordinamenti nazionali in materia, che ribadiamo ancora una volta l'esigenza, da parte del legislatore, di promulgare una legge specifica sul tema di valorizzazione e tutela dell'agrobiodiversità. Va comunque premesso che la maggior parte delle competenze – e concludo – in materia appartengono alle regioni e che la stesura delle linee guida inerenti l'elaborazione di criteri uniformi di ordine nazionale deve necessariamente prevedere l'approvazione concreta della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. La qualità della nostra vita dipende molto dalla nostra alimentazione. Tutti i cambiamenti degli ultimi anni non possono trovare risposte nelle coltivazioni biotech. Possiamo e dobbiamo riscoprire i sapori e gli odori delle nostre terre. 
Il nostro impegno e l'obiettivo di questa proposta di legge dovranno essere indirizzati alla conservazione, al recupero e anche al sostegno tangibile di chi, con grandi sacrifici in questo periodo di grave recessione economica, è impegnato a tenere alto il nome della nostra agricoltura, il suo eccezionale livello di qualità, lo straordinario ed unico appeal dei nostri prodotti tipici (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).