Presidente, volevo ricordare in quest'Aula la figura di Francesco Rosi, che è scomparso due giorni fa e di cui oggi si sono tenuti il funerale e la camera ardente. Francesco Rosi è un regista che credo non abbia bisogno di essere spiegato, basta citare solo alcuni dei titoli delle sue opere principali, da «I magliari» a «Salvatore Giuliano», a «Le mani sulla città», film straordinari come «Il caso Mattei», «Cronaca di una morte annunciata», «La tregua» e tanti altri.
Quello di Rosi è stato un cinema straordinario. Allievo di Luchino Visconti, ha portato alla ribalta un grande nome del cinema italiano, come quello di Gian Maria Volontè. E a Rosi sono associate parole come «inchiesta» e «denuncia»: due parole di cui oggi sentiamo molto spesso abusare, anche in quest'Aula. Infatti, all'inchiesta e alla denuncia va collegata la profondità. E la grandezza dell'arte è questa: quella realtà che riesce – e il cinema forse su tutte – a raccontare, come diceva Rosi, la storia e a farla diventare qualcosa che va al di là del suo tempo.
I film di Rosi saranno film che parleranno ancora alle generazioni future e che hanno saputo parlare in maniera profetica dell'Italia che doveva ancora venire. Ecco, in giornate tristi, drammatiche come quelle di questi giorni, in cui in altre parti del mondo proprio l'arte è stata colpita – e credo non per caso –, la grandezza della cultura, l'importanza della cultura ci deve far ricordare, anche in quest'Aula, un uomo straordinario, un artista straordinario, un maestro straordinario come Francesco Rosi.
Data:
Lunedì, 12 Gennaio, 2015
Nome:
Roberto Rampi