Data: 
Giovedì, 18 Dicembre, 2025
Nome: 
Irene Manzi

La ringrazio, signor Presidente. Saluto la Ministra Bernini e la ringrazio anche per aver ricordato una cosa in quest'Aula: era il 25 novembre quando in quest'Aula, Ministra, abbiamo chiesto che lei venisse a riferire quello che era l'esito del primo allora appello a Medicina. Non è una concessione che lei ci dà quella di essere qui oggi, ma è una esplicita ed espressa richiesta che questo Parlamento le ha rivolto.

In quel fantastico mondo, che lei ci ha raccontato fino a poco fa, devo dire che non trovano spazio, purtroppo, le tante segnalazioni non politicizzate di studenti, di famiglie e di docenti che in questi mesi e in queste settimane stanno facendo fronte alla tempesta perfetta, perché con questa riforma voi siete stati in grado davvero di creare la tempesta perfetta. Se prima il sistema, come lei diceva, era bloccato, ora il sistema è nel caos, nel caos più totale. Come ricordava il collega Faraone, la legge dà delle indicazioni precise e voglio vedere come cambierete e come verrete incontro alle aperture che avete fatto in questo momento.

Parlavate di merito e allora parliamo di merito. Vi cito i dati diffusi ieri dalla Fondazione Gimbe a proposito di questa riforma. Voi continuate a cercare capri espiatori: ora i sabotatori, ora la lobby dei “ricorsifici”, ora i corsi privati. Voglio ricordare che è stata lei - il suo Ministero - a settembre a dover intervenire, perché già partivano ed è stato un fiorire su internet di corsi paralleli che preparavano gli studenti, perché, purtroppo, con quelle modalità che voi avete scaricato sulle università con la riforma dell'accesso a medicina, non poteva che essere così.

Allora, le cito i dati della Fondazione Gimbe a proposito di merito. Sono state concentrate 450 ore di lezioni e studio in 60 giorni. Il semestre è diventato ed è stato in realtà un bimestre, con didattica prevalentemente a distanza e scarsa interazione tra i docenti. Al termine del bimestre avete previsto 3 esami con 3 prove consecutive - 87 secondi a domanda: recita la Fondazione Gimbe - intervallate da una pausa di 15 minuti. Se questo è il merito, allora datevi una risposta.

Questa è - l'ha definita in questo modo - la Caporetto annunciata di una riforma superflua. Lo dicono i dati e lo dicono gli studenti, quegli studenti che continuate, anche in questa occasione, ad irridere. Io penso che quegli studenti tutti, di fronte ad atti di bullismo istituzionale perpetrati davanti a platee politicamente amiche, meritino davvero un atto di umiltà e delle scuse. Un atto di umiltà che parte dal rivedere nel profondo, non mettendo delle toppe, il contenuto di quella legge e di quella riforma.

Oggi sono intervenuti numerosi docenti dell'ateneo di Bologna, la sua città, che chiedono di rivedere dal profondo e totalmente quella legge perché non servono e non bastano le toppe. Noi abbiamo chiesto modifiche, mi fa piacere che lei abbia ammesso che c'è un problema, un problema evidente, c'è il fallimento di un sistema. Non è una rivoluzione come lei ha ricordato oggi. È tutt'altro che una rivoluzione, non è una riforma, appunto, rivoluzionaria. È un bluff. È un bluff che, da marzo, voi avete perpetrato a danno delle studentesse, degli studenti, delle loro famiglie e delle università, che continuate, anche con queste modifiche in corsa che state annunciando, a lasciare al loro destino. Perché mancano gli spazi, perché la didattica si è svolta online, perché non avete dato gli strumenti e le risorse per far fronte a un sistema che si sta consumando. In fondo, lo avete detto: è una riforma possono esserci dei problemi. Peccato che quei problemi non camminano sulle gambe degli studenti, camminano sulla pelle degli studenti. Questo per noi non è in alcun modo accettabile. Noi chiediamo che seriamente si riapra una discussione in Parlamento, in quella che è la sede deputata per cambiare le leggi su quella legge, ascoltando.

Guardate, non era difficile prevedere, purtroppo, che sarebbe andata così, perché bastava ascoltare le audizioni che ci sono state, tanto al Senato quanto alla Camera, su questo provvedimento che voi avete totalmente ignorato: audizioni di docenti universitari, di società professionali, di sindacati, di associazioni studentesche, di esperti, non di poveri comunisti. Tutt'altro. Qui non stiamo parlando di fasi, stiamo parlando della vita degli studenti, studenti che rischiano di perdere un anno concretamente, perché cosa accadrà non è ancora certo e non è in alcun modo sicuro e pensiamo che questo non ce lo possiamo permettere.

Quindi, da parte nostra, noi siamo più che disponibili a sederci tutti insieme, ma per accogliere realmente le osservazioni di merito e di metodo che, all'interno delle Commissioni, nel silenzio più assoluto della maggioranza, in quest'Aula, in questa Commissione di questa Camera, noi abbiamo portato.

Perché non è più tempo di sperimentazioni. Non è più tempo di vedere come andrà. Qui state rischiando di creare, per decreto, dei NEET, dei soggetti, delle persone, degli studenti che non sanno con precisione che cosa accadrà di qui a poco. Sono tante le domande che i docenti, che sul campo, in questi due mesi, hanno condotto le elezioni, ci pongono: quando inizierà il secondo semestre; quando si svolgeranno gli esami; dove si svolgeranno le lezioni. Domande che saremo ben lieti di consegnarle. Ma, Ministra, non è più il tempo della propaganda. Non lo era prima, lo è ancora meno in questa sede. Il maestro Alberto Manzi diceva : “non è mai troppo tardi”. Ecco, non è mai troppo tardi per intervenire e per modificare con il più ampio coinvolgimento di tutta la comunità studentesca e accademica questa legge, perché non possiamo accettare, appunto, che un intero anno di vita di uno studente venga perso per l'improvvisazione di un Governo.

La professoressa Antonella Viola, pochi giorni fa, ci ricordava che “la formazione medica è cruciale per il Paese”. Ecco, voi con questa ennesima farsa state affossando la formazione medica, state affossando le aspettative degli studenti, state affossando concretamente le prospettive del servizio sanitario nazionale.