A.C. 1579-A
Grazie Presidente, grazie al relatore De Corato. Era il 20 ottobre 1944, era una mattina di sole, con il cielo azzurro, come ci ricorda Giuditta Trentarossi, che quel venerdì andava a scuola con la mamma e il cuginetto Edoardo e incontrarono la maestra proprio sul ponte e la mamma dice alla maestra: che bella giornata che è oggi. E la maestra risponde: sapessi quanto sono preoccupata, con una giornata così bella potrebbero venire a bombardare.
Quel cielo azzurro se lo ricordano tutti, tutti i sopravvissuti, i pochi sopravvissuti; se lo ricorda anche Ugo Zamboni, sopravvissuto, oggi presidente dei familiari delle vittime, che quel giorno si salvò ma perse il fratello Andrea: “il sole di quel giorno ce l'ho ancora negli occhi. Vidi gli aerei in cielo e lo dissi alla nonna, felice. Lei mi disse: nasconditi dietro al ciliegio. Io disobbedii e mi misi con lei dietro a una colonna. Il ciliegio fu strappato da terra”.
Quando alle 11,14 l'allarme suona, le lezioni alla scuola elementare Crispi di Milano, nel quartiere Gorla, si interrompono e si avviano ai rifugi le tante e i tanti bambini, insieme alle maestre. Gorla era un quartiere residenziale, come è anche oggi: case affacciate sul Naviglio, dove allora si faceva il bagno; tante famiglie, piccole attività commerciali che dovevano fare i conti con la guerra. Un luogo di pace in mezzo a tanti punti di interesse bellico: l'Isotta Fraschini, la Breda, l'Alfa Romeo, la Magneti Marelli, la Falck, i quartieri di Niguarda e Greco, dove c'era e c'è ancora la stazione.
E mentre una maestra risaliva le scale perché qualcuno diceva “ma no, è un falso allarme”, mentre le tante bambine e bambini camminavano piano, in fuga, in fila indiana, verso i rifugi, alle 11,27 ottanta tonnellate di bombe alleate americane si infilano nella tromba delle scale e la scuola di via Crispi viene giù. Errori di calcolo si dirà; oggi qualcuno li chiamerebbe “gli effetti collaterali delle guerre” e invece erano persone: bambine e bambini affamati di un futuro che non avrebbero più né visto, né conosciuto, né potuto scrivere; 200 vite spezzate, 184 bambine e bambini, la direttrice della scuola, 14 insegnanti e 4 bidelli. Quel giorno, solo quel giorno, solo a Milano morirono 614 persone.
Oggi dove sorgeva la scuola c'è un monumento, nato per volontà, forte volontà, da parte dei familiari, e anche questa è una storia che vale la pena di essere raccontata anche qui, in quest'Aula. Dopo quella tragedia il comune mise in vendita l'edificio per 6 milioni di lire allora e lì doveva sorgere un cinema. I genitori si indignarono, fecero un esposto al comune, istituirono un comitato, che è un po' alle radici del comitato che c'è ancora oggi, e andarono a Palazzo Marino e a Palazzo Marino si levò la voce di un padre che aveva perso il figlio quel giorno e disse: ma davvero la vita dei nostri figli vale dunque così poco? E Antonio Greppi, il primo sindaco di Milano, allora sindaco, antifascista, partigiano, un sindaco che ancora oggi ricordiamo, si commosse: sono padre anche io, fate del terreno quello che volete. E fu così che lì nacque quello che ancora oggi è il monumento per i piccoli martiri di Gorla.
C'è chi dice, lo abbiamo sentito anche di recente, che per anni la tragedia dei piccoli martiri fu rimossa; invece - eppure io lo dico da milanese d'adozione - a Milano le iniziative si sono sempre moltiplicate, non solo da parte del comitato, che è stato sempre presente, da parte del Municipio 2, ma sono fioriti e si sono moltiplicati quelli che oggi la pedagogia della memoria chiamerebbe i racconti con i linguaggi più diversi. Penso, ad esempio, a quello che ha fatto Renato Sarti, lo spettacolo Gorla fermata Gorla, interpretato magistralmente da Giulia Lazzarini; penso al murale ideato da ORME Ortica Memoria, realizzato da Orticanoodles insieme al Municipio; 2 penso al documentario, che abbiamo visto in tanti, voluto e realizzato da Mario Calabresi. Penso alla presenza del Presidente Mattarella nell'80° anniversario, che, con le sue parole “Una tragedia insensata, inimmaginabile, immane” e con l'incontro dei sopravvissuti, ha dato valore nazionale, come è giusto che sia, a quel momento e alla sua memoria. Un dolore - come ci ha detto il Presidente Mattarella - che non si cancella e che non si dimentica.
E allora penso che oggi la domanda che noi ci dobbiamo fare è: che cosa vuol dire fare memoria oggi dei piccoli martiri di Gorla?
Allora successe che con l'episodio della scuola di Gorla il regime fascista attaccò pesantemente gli americani, dal momento che erano stati vari i bombardamenti che, in tutta la nostra penisola, avevano coinvolto i civili e avevano portato alla morte moltissimi civili. Usarono i manifesti, che allora era il mezzo di comunicazione di massa più in voga. Incaricarono il disegnatore Boccasile di realizzare dei manifesti per diffamare le truppe alleate, a scopo ovviamente propagandistico. Ancora oggi potete trovare e vedere quei manifesti di allora, che il comitato dei familiari delle piccole vittime di Gorla ha voluto mettere sul proprio sito. Io credo che la storia, ovviamente, abbia dato il suo giudizio di quegli anni terribili e bui, gli anni del nazismo e gli anni del fascismo, e oggi ricordare le vittime di Gorla non vuol dire certo, per quel che ci riguarda, riscrivere la storia, ma vuol dire ricordare le piccole vittime, vuol dire ricordare l'universalità del dolore di infanzie negate e distrutte.
Oggi le armi esplosive mietono vittime tra bambine e bambini senza precedenti nella storia. Proprio per questo abbiamo voluto, come Partito Democratico, presentare - e siamo davvero contenti che gli emendamenti siano stati approvati all'unanimità in I Commissione - degli emendamenti che associassero quel momento tragico e drammatico per Milano, per Gorla e per le tante bambine, bambini e i loro familiari, che quel giorno hanno visto vite spezzate, abbiamo voluto accompagnare questo ricordo a una memoria dell'oggi, cioè alle tantissime piccole vittime dei conflitti.
Ringraziamo il relatore innanzitutto, ma anche tutta la maggioranza, per aver voluto accogliere questa modifica che abbiamo voluto presentare, anche perché - lo dicevo prima - se andiamo a vedere i report che ci raccontano la situazione dell'oggi, purtroppo, vediamo dei dati che sono drammatici. L'ultimo rapporto di Save the Children ci dice che nel 2024 le vittime bambine e bambini nel mondo sono state più 42 per cento rispetto al 2020. Dagli anni ‘90 il numero delle bambine e dei bambini che vivono sotto le guerre è più che raddoppiato: oggi sono 520 milioni le bambine e bambini che vivono sotto il peso della guerra; a Gaza sono stati più di 20.000 le bambine e i bambini uccisi, più di un bambino ucciso in ogni ora di quel conflitto.
Oggi fare memoria dei piccoli martiri credo che sia questo: l'impegno di tutte e tutti noi a far sì che non ci sia più chi può definire “danni collaterali” le vite spezzate di bambine e bambini. Oggi fare memoria è impegnarsi per la pace, impegnarsi perché non ci siano più dei futuri interrotti, storie di bambine e bambini che non potranno essere scritte e nemmeno essere lette. Questo ci deve ricordare questa proposta di legge, che diventerà a breve legge: l'impegno di tutte e tutti noi di offrire alle bambine e ai bambini un futuro, scuole migliori, parchi, giorni felici da vivere, piccole delusioni da affrontare e superare insieme, futuro, pace. Quella pace che Papa Francesco definiva “artigianale”, perché dipende da tutte e tutti noi.