Grazie, Presidente. Il mondo reale è governato dalla forza, dal potere e dalla capacità di imporli. Questa non è una frase che arriva da un altro secolo o da mondi lontani ma una frase pronunciata qualche giorno fa da Stephen Miller, uno dei principali consiglieri e dei più potenti - si legge - braccio destro di Donald Trump, commentando alcune delle vicende che vediamo riempire le pagine dei nostri giornali, in particolare la questione della Groenlandia. Ecco, questa frase mi ha colpito profondamente quando l'ho letta pronunciata nel 2026 alla CNN, perché rende perfettamente l'idea di ciò che sta accadendo attorno a noi.
Colleghe e colleghi, in questi decenni ci siamo abituati a vedere eccezioni anche molto pesanti rispetto ad un quadro di diritto internazionale che, tuttavia, resisteva, che continuavamo a vedere in piedi e nel quale continuavamo a riconoscerci. Attenzione, quelle eccezioni ci sono costate care in termini di perdita di vite umane, di perdita di credibilità dell'Occidente e della sua capacità di essere riconosciuto come portatore di valori, però, quel contesto di diritto internazionale continuava ad essere riconosciuto, quel contesto di regole. Ecco, oggi è cambiato qualcosa: quelle eccezioni stanno diventando la regola. È venuto meno il rispetto del quadro complessivo, sostituito proprio da quell'idea evocata da Stephen Miller, l'idea del diritto della forza, della legge del più forte.
Per questo, credo che sia importantissimo oggi, qui, ribadire il nostro sostegno all'Ucraina, un popolo aggredito, un popolo che si è difeso da un'invasione criminale, che si è difeso con il nostro sostegno sin dal primo giorno, con il sostegno del Parlamento italiano e - lo dico con orgoglio - del mio partito, che su questo ha espresso una posizione di coerenza assoluta, perché per noi il diritto internazionale deve valere e quel quadro di regole deve sopravvivere alle tempeste del nostro tempo, perché senza quella casa comune, per quanto imperfetta, per quanto difettosa, siamo tutti più esposti e lo siamo soprattutto noi, un Paese grande, certo, ma piccolo di fronte ai grandi imperi che si muovono nel mondo obbedendo alla regola evocata da Miller.
Non è un caso che anche il conflitto ucraino sia stato affrontato, solo qualche mese fa, con la volontà chiara di liquidare l'Ucraina, il suo popolo, i suoi diritti, il diritto ad avere una pace giusta. Ce li ricordiamo i 28 punti che riconoscevano solo la voce e le richieste di Putin, dell'invasore, che applica e conosce solo la legge del più forte. È stato importante che quel tentativo si sia fermato. Attenzione, non perché non si debba aspirare alla pace. Questa guerra assurda, che dura da quasi 4 anni, ha causato migliaia di morti, militari e civili, persone che hanno perso casa, affetti, famiglie. Deve finire il prima possibile, ma non può finire e non finirà senza una pace giusta, che riconosca il diritto del popolo ucraino all'autodeterminazione e la possibilità di difendersi allontanando lo spettro di una nuova invasione.
Lo abbiamo già visto, colleghe e colleghi, lo abbiamo visto dopo la Crimea e ci siamo voltati dall'altra parte. Dopo il 2022 questo non può accadere più, non possiamo più permettercelo.
Per questo, il mio partito, pur collocandosi su molte questioni - direi quasi tutte - all'opposto di questo Governo, ha scelto fin dall'inizio una posizione ferma, coerente, lineare a sostegno dell'Ucraina.
Rilevo, invece, che tanti, troppi tentennamenti vengono dai banchi della maggioranza o da interviste di autorevolissimi esponenti della maggioranza, di chi continua ad esaltare il ruolo di Putin, a sostenere che questa guerra l'avrebbe già vinta. Cosa che non è vera né sul piano militare, né su quello politico: Putin è in evidente difficoltà, quella che doveva essere un'operazione lampo si è trasformata in una guerra lunga, con decine di migliaia di morti russi e una crisi economica evidente. Eppure, moltissimi nella vostra maggioranza credono più alla propaganda del Cremlino che alla realtà dei fatti, nonostante le sue parole, Ministro. Ecco, il nostro sostegno all'Ucraina, però, è collocato in un quadro europeo. Qui sta l'errore più grave del Governo Meloni: rifiutarsi di collaborare a un processo che rafforza l'Europa.
Guardate, la posizione che avete espresso sul diritto di veto, rivela la vostra volontà di indebolirla l'Unione, nella convinzione che un rapporto personale con Donald Trump possa bastare a proteggerci. Nulla di più falso. Quel rapporto può garantire qualche selfie alla Presidente del Consiglio, ma l'Italia ha bisogno di un sistema di alleanze fondato sull'Unione europea, sulla sua forza e sulla capacità di resistere ed esistere nella complessità geopolitica di oggi. Attaccare l'Europa, non sostenerne pienamente l'impegno e gli sforzi, frenare i tentativi di riforma significa indebolire l'Italia, fare male al nostro Paese. E allora, se questo è un Governo di patrioti - come dice spesso la Presidente del Consiglio -, quel patriottismo dovrebbe essere l'esatto contrario di quello che sta facendo in sede europea.
La nostra vicinanza al popolo ucraino è una vicinanza che tiene insieme l'impegno per la pace e il ricordo di quei volti, di quelle storie, di quelle famiglie divise dalla guerra, di cui i nostri giornali tanto hanno parlato, oggi parlano un po' meno, ma che noi non abbiamo mai dimenticato.
Saremo sempre al fianco di un popolo che si difende e lotta per la propria libertà, perché noi crediamo che il mondo non debba essere governato dalla forza. Crediamo che il mondo governato dal diritto sia l'unico mondo giusto, soprattutto per gli ultimi della terra. Da progressisti, abbiamo il dovere di sostenere un popolo martoriato, che da quasi quattro anni resiste per la propria libertà, ma anche per qualcosa di molto, molto più grande, anche per noi.