Grazie, signor Presidente. In premessa, mi faccia dare una notizia a quest'Aula, che ci fa immediatamente scivolare nella realtà di qual è il vostro metodo di governo: per due volte, una manina ha provato ad introdurre surrettiziamente un condono per i datori di lavoro, condannati dalla magistratura per non aver corrisposto salari adeguati secondo il contratto collettivo. Avete capito bene? Se un magistrato stabilisce che un lavoratore ha preso di meno di quanto gli spettava per contratto, quel lavoratore non riceverà quei soldi, perché c'è qualcuno, in quest'Aula e nel Governo di cui lei fa parte, che pensa che il lavoro non vada retribuito in maniera equa e giusta, come stabilisce l'articolo 36 della Costituzione. Avete fatto una scelta di campo chiara contro chi viene sfruttato e contro chi lavora con salari da fame e con turni inaccettabili.
D'altra parte lei, Ministra Calderone, è la stessa che ha bloccato il salario minimo, ricevendo una delega che non ha ancora esercitato, ha rinnovato i contratti nel pubblico impiego riconoscendo un terzo dell'inflazione perduta e ha aumentato gli istituti della precarietà. State programmando la riduzione del potere d'acquisto di milioni di persone, ma salari bassi equivalgono a un futuro di pensioni povere ed è qui che si è consumato il vostro più grande tradimento. Restano scolpite nella memoria collettiva, per i contemporanei e per i posteri, le parole stentoree ed inequivocabili del suo collega Matteo Salvini: se non abolisco la Fornero, prendetemi a pernacchie.
Torna alla mente, signor Presidente, la famosa massima di Eduardo De Filippo, che ne L'oro di Napoli vende saggezza. Dice De Filippo: bisogna distinguere tra pernacchio e pernacchia. Quella corrente è la pernacchia, ma è volgare; il pernacchio classico, invece, è un'arte, deve essere di testa e di petto, di cervello e di passione. Ecco, il nostro unico pernacchio è inchiodarvi sul merito; quello degli elettori sarà sicuramente di passione per mandarvi a casa.
E allora dovete dire la verità. Nel vostro dispositivo c'è scritto che farete un monitoraggio sull'aumento dell'età pensionabile in base all'aspettativa di vita. Voglio informarvi che, mentre voi monitorate, nella legge di bilancio avete già aumentato nel 2027 di un mese e nel 2028 di altri due l'età pensionabile per il 96 per cento di chi lavora, con il rischio anche di creare altri esodati. Vi chiediamo coerenza, non si gioca sulle spalle di chi ha fatto tanti sacrifici, soprattutto delle donne.
C'è un dato inequivocabile: le pensioni di vecchiaia liquidate nel 2025 vedono un differenziale clamoroso, 1.526 euro di importo medio per un uomo, 824 euro per una donna. È uno scandalo che si unisce all'azzeramento di tutti gli istituti di flessibilità in uscita, a partire da Opzione donna.
Nella vostra mozione dite che assumerete iniziative per ampliare la flessibilità in uscita per donne e soggetti più deboli. Nel frattempo, però, nella legge di bilancio appena approvata fate esattamente l'opposto. Mettetevi d'accordo con il cervello! Riducendo anche il fondo per i lavoratori gravosi, state dicendo a un lavoratore edile, che sta sul ponteggio a 66 anni, che la sua vita vale di meno rispetto ad altre.
Nella mozione della destra ci sono poi altri due punti. Al punto 10) garantite l'intangibilità dei diritti acquisiti, a partire dal riscatto della laurea; ma quel tentativo di furto con destrezza nel maxiemendamento alla legge di bilancio lo abbiamo fatto noi, signora Ministra? Lo ha fatto questo Governo, lo ha fatto lei e siamo noi che l'abbiamo fatto saltare! Dovreste ringraziarci!
Così come al punto 13) dite che volete mantenere stabile e trasparente il confronto con le parti sociali. Signora Ministra, lei non convoca quel tavolo dal 23 giugno 2023: 2 anni e 7 mesi. Ma non vi vergognate di scrivere cose false? E allora, almeno qui, evitiamo di offendere la reciproca intelligenza. Non solo avete fallito, avete tradito. Oggi noi avanziamo una proposta unitaria delle principali forze di opposizione: PD, MoVimento 5 Stelle e AVS. La questione previdenziale in un sistema contributivo deve essere ispirata al leale affidamento e alla sostenibilità finanziaria e da questo principio voglio rassicurare tutti: non derogheremo mai.
C'è però un altro principio a cui non derogheremo: la libertà di chi lavora di andare in pensione se non ce la fa più. Siamo in cima ai Paesi dove si lavora di più in Europa, ma siamo anche il Paese dove il lavoro è più precario, le carriere più discontinue, il differenziale di genere più largo, i salari calati del 9 per cento negli ultimi 4 anni rispetto all'aumento del 25 del carrello della spesa, le pensioni più povere.
Voglio rassicurare chi, in questi giorni, ha usato la parola “populismo” a proposito di questo testo. Non è populismo provare a correggere errori e rimediare a distorsioni; questo si chiama riformismo, ovvero fare i conti con la realtà che cambia.
Facciamo sul serio, allora, e fare sul serio significa far seguire i fatti alle parole, ma voi su questo terreno vi siete dimostrati inaffidabili. Noi chiediamo, invece, che alle parole seguano i fatti. Dopo quattro leggi di bilancio in cui siete riusciti a peggiorare la condizione di lavoratori e pensionati, chiediamo una svolta. Se non lo farete voi, come mi sembra abbastanza evidente, si incaricheranno di farlo gli italiani.