31/03/2026
Andrea Casu
Barbagallo, Sarracino, Scotto, Ghio
2-00808

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, per sapere – premesso che:

   la Commissione di garanzia sull'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali ha adottato un orientamento interpretativo, richiamato nella delibera n. 26/88, che estende l'applicazione della legge n. 146 del 1990 all'intera filiera della logistica, del trasporto merci e delle spedizioni;

   tale orientamento, come evidenziato dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative del settore, tra cui Cgil, Cisl e Uil, determinerebbe un significativo mutamento dell'ambito di applicazione della disciplina vigente, includendo in modo generalizzato attività che, fino ad oggi, non erano ricomprese nei servizi pubblici essenziali;

   secondo le medesime organizzazioni, questa interpretazione risulterebbe in contrasto con la ratio originaria della legge n. 146 del 1990, che è quella di contemperare il diritto costituzionale di sciopero con la tutela dei diritti della persona costituzionalmente garantiti, senza comprimere in modo improprio l'esercizio del diritto stesso;

   le sigle sindacali hanno inoltre evidenziato come tale scelta possa determinare rilevanti criticità sotto il profilo costituzionale, sistematico e applicativo, alterando un equilibrio consolidato in oltre trent'anni di prassi e giurisprudenza;

   nel settore della logistica e del trasporto merci, che pure rappresenta un comparto strategico per l'economia nazionale, contribuendo in modo significativo alla formazione del prodotto interno lordo e risultando al centro di profonde trasformazioni organizzative e tecnologiche, con rilevanti ricadute in materia di condizioni di lavoro, appalti, legalità e correttezza contrattuale, le vertenze che hanno interessato il settore negli ultimi anni hanno spesso trovato soluzione attraverso strumenti negoziali e contrattuali, anche grazie al ricorso allo sciopero quale mezzo di tutela dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori;

   una restrizione generalizzata di tale strumento rischierebbe di incidere negativamente sulla possibilità di contrastare fenomeni di irregolarità e dumping contrattuale;

   appare inoltre rilevante il rischio che un'estensione non adeguatamente ponderata dell'ambito di applicazione della legge n. 146 del 1990 possa determinare effetti distorsivi, senza incidere sulle cause strutturali delle criticità del settore;

   le stesse organizzazioni sindacali hanno infine richiesto un intervento del Parlamento e del Governo per avviare un confronto volto a verificare la coerenza dell'orientamento adottato con il quadro normativo vigente e con i principi costituzionali;

   è di poche settimane fa la decisione del Comitato europeo dei diritti sociali (Ceds) – l'organismo che vigila sul rispetto della Carta sociale europea da parte degli Stati membri del Consiglio d'Europa, con la quale è stato – con la quale è stato condannato il nostro Paese per le eccessive limitazioni del diritto di sciopero previste dalle citata legge n. 146 del 1990, anche prima della sopra richiamata estensione al settore della logistica –:

   alla luce di quanto esposto in premessa e dell'impatto sull'esercizio del diritto di sciopero nel settore della logistica e del trasporto merci, se il Governo non ritenga opportuno promuovere un confronto con le parti sociali e con la stessa Commissione per approfondire le criticità evidenziata; se non si ritenga necessario adottare iniziative di carattere normativo, per quanto di competenza, volte a chiarire l'ambito di applicazione della legge n. 146 del 1990, garantendo il corretto equilibrio tra tutela dei diritti della persona e pieno esercizio del diritto di sciopero, anche alla luce della recente pronuncia del Ceds, e quali ulteriori iniziative di competenza si intendano intraprendere per affrontare in modo strutturale le criticità del settore, con particolare riferimento alla qualità del lavoro, alla legalità negli appalti e alla corretta applicazione dei contratti collettivi nazionali.

 

Seduta dell'8 maggio 2026

Illustrazione di Andrea Casu, risposta del Sottosegretario di Stato per il Lavoro e le politiche sociali, replica di Andrea Casu

 

ANDREA CASU, Grazie, Presidente. Sono certo che mi concederà, vista la data di oggi, in apertura del mio intervento di illustrazione, di ricordare un giorno importante per quest'Aula, per tutti noi, per lei, per il rappresentante del Governo, delle opposizioni oggi presenti, oggi è l'8 maggio. L'8 maggio 1948 si è svolta la prima seduta della Camera dei deputati (Applausi), la prima seduta del Senato della Repubblica; il Parlamento italiano è nato due volte e il Parlamento repubblicano è nato l'8 maggio, quindi, oggi festeggiamo il compleanno numero 78 del Parlamento e penso che sia importante, anche, farlo con una seduta come questa.

Una seduta di interpellanze urgenti perché, alla fine, il Parlamento vive anche un periodo di crisi, di difficoltà. È tempo che ci confrontiamo, non solo in questa legislatura, sui problemi e la decretazione d'urgenza, il monocameralismo alternato, ma, ogni volta che c'è il Parlamento che svolge le sue funzioni, come nei momenti in cui i parlamentari di opposizione e di maggioranza si rivolgono al Governo, direttamente, attraverso interpellanze urgenti, è la nostra democrazia che vive, il nostro cuore che batte, riguarda tutti noi, le persone che ci ascoltano grazie a Radio Radicale, che offre il suo fondamentale servizio pubblico. Io penso che sia importante, veramente, ricordarlo mentre apriamo una giornata in cui ci saranno molto interpellanze urgenti.

Questa che illustriamo, che abbiamo presentato come rappresentanti del Partito Democratico, nella Commissione trasporti, è, per noi, molto, molto importante. Noi abbiamo lanciato immediatamente quando abbiamo avuto la notizia di alcune decisioni, a nostro avviso, molto preoccupanti; abbiamo raccolto il grido d'allarme lanciato da CGIL, CISL e UIL condividendo una forte preoccupazione per l'orientamento della Commissione di garanzia sugli scioperi che ha esteso l'applicazione della legge n.146del 1990 al settore della logistica e del trasporto merci. Insieme al responsabile della segreteria nazionale del Partito Democratico, Antonio Misiani, abbiamo, immediatamente, segnalato che si tratta di una scelta molto discutibile, che rischia di alterare l'equilibrio costruito in oltre trent'anni tra il diritto di sciopero, sancito dalla Costituzione, e la tutela dei diritti dei cittadini nei servizi pubblici essenziali. Un equilibrio che, prima di oggi, non aveva mai incluso, in maniera generalizzata, il comparto della logistica merci.

Ora, noi pensiamo che questa scelta non risolva in alcun modo i tantissimi problemi del settore, ma rischia di avere un unico effetto: una ulteriore compressione dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. Per questo, abbiamo avviato, come Partito Democratico, un confronto diretto, con sindacati e imprese, sul tema e abbiamo chiesto che venissero calendarizzati i momenti di confronto in Parlamento per ripristinare, in tempi brevi, un quadro coerente con i principi della legge e costruire, in maniera condivisa, tutti gli interventi necessari per contrastare le pratiche scorrette nel settore senza limitare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.

Noi abbiamo scritto questa interpellanza, l'abbiamo depositata nella data del 31 marzo, oggi è l'8 maggio, quindi, ci sono stati, rispetto al momento in cui noi abbiamo presentato l'interpellanza, sicuramente degli ulteriori momenti di confronto. Sentiremo le parole, con attenzione, del Governo per capire a che punto è questa discussione. Ci teniamo a evidenziare quelli che sono, a nostro avviso, gli aspetti, perché noi, se partiamo proprio da quella che è la ratio originaria della legge n. 146 del 1990, noi ci rendiamo conto che l'obiettivo è quello di contemperare il diritto costituzionale di sciopero con la tutela dei diritti della persona, costituzionalmente garantiti, senza comprimere, in alcun in modo improprio, l'esercizio del diritto stesso.

Se le sigle sindacali hanno evidenziato come questa scelta possa contenere criticità rilevanti sotto il profilo costituzionale, sistematico, applicativo, possa alterare un equilibrio consolidato in oltre trent'anni di prassi e di giurisprudenza, è chiaro che ci deve essere una riflessione su questa decisione perché l'allarme è veramente troppo grave. Il settore della logistica, del trasporto merci è un settore essenziale, un comparto strategico che sta vivendo un momento di difficoltà incredibile perché, da un lato, c'è la pressione di quelle che sono le conseguenze scellerate delle scelte di politica internazionale, imposte da Trump, al mondo e noi, da questo punto di vista, proprio nella giornata di oggi, speriamo che, alle parole di questi giorni, seguano fatti e che la Presidente del Consiglio abbia finalmente compreso che sia fondamentale difendere gli interessi italiani ed europei ed essere in grado di confrontarci, nei confronti degli Stati Uniti, da alleati e non da sudditi del Presidente Trump.

Da questo punto di vista, auspichiamo che ci possa essere una maggiore azione, anche italiana ed europea, per cercare di creare un quadro differente rispetto agli errori che ci sono stati, ma è innegabile che il costo di questi errori li stanno pagando molto i cittadini, le imprese italiane, in particolare le imprese della logistica e da questo punto di vista servono risposte concrete. Con una grande battaglia parlamentare, siamo riusciti, perlomeno, a convincere il Governo a fare marcia indietro su quella tassa, nei confronti della logistica italiana e nazionale, che era l'assurda tassa dei 2 euro dei pacchi; una marcia indietro temporanea e, a luglio, vedremo come andrà avanti questa discussione e capire che deve essere, in sede comunitaria, che si affrontano questi temi.

Ci sono tutte le questioni dell'aiuto alle imprese, oggi, e il problema che ci sta riguardando, ma questi cambiamenti, queste difficoltà, i costi della competitività in un quadro così difficile non possono essere sempre pagati sacrificando e comprimendo i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici del nostro Paese; in particolare, di lavoratrici e delle lavoratrici della logistica perché una restrizione generalizzata di questo strumento rischierebbe di incidere negativamente sulla possibilità di contrastare fenomeni di irregolarità e dumping contrattuale.

Noi abbiamo messo in fila, nella nostra interpellanza, tutte le questioni aperte alle forze sindacali. Abbiamo ricordato che, poche settimane fa, la decisione del Comitato europeo dei diritti sociali, l'organismo che vigila sul rispetto della Carta sociale europea da parte degli Stati membri, del Consiglio d'Europa, ha condannato il nostro Paese per le eccessive limitazioni al diritto di sciopero previste dalla citata legge n. 146 del 1990 anche prima della sopra richiamata estensione al settore della logistica. Quello che chiediamo al Governo è, non solo di incontrare e confrontarsi con le forze sindacali, ma, anche, di ascoltare quello che stanno chiedendo i rappresentanti dei lavoratori.

Chiediamo di adottare iniziative di carattere normativo per chiarire l'ambito di applicazione della legge n. 146 del 1990, per garantire il corretto equilibrio tra tutela dei diritti della persona e pieno esercizio del diritto di sciopero, anche alla luce della recente pronuncia del Comitato europeo dei diritti sociali, e per affrontare, in modo strutturale, le criticità del settore, con particolare riferimento alla qualità del lavoro, alla legalità negli appalti, alla corretta applicazione dei contratti collettivi nazionali.

Vedete, è un momento anche di grandi trasformazioni tecnologiche, è chiaro che ci saranno cambiamenti molto rilevanti in questo settore e noi dobbiamo avere la speranza e l'ambizione di poter essere, come Paese, per quello che abbiamo rappresentato e che possiamo rappresentare, i protagonisti di questi cambiamenti e non semplicemente venire colonizzati da metodi e da scelte che vengono poste altrove.

Io penso che sia fondamentale, però, che questa discussione venga fatta insieme ai lavoratori, non contro i lavoratori, non contro i rappresentanti dei sindacati.

Quindi, è chiaro che ci sono dei problemi sul tavolo, vanno affrontati, noi non ci nascondiamo anche dal confronto su quelli che sono i problemi, però pensiamo che lo strappo che si è generato con questa iniziativa sia uno strappo pericoloso, che rischi di far precipitare una discussione che invece è una discussione che dovrebbe vedere le parti attive del nostro Paese - le istituzioni, le imprese, i rappresentanti dei lavoratori - insieme, e, invece, sono già divise su questioni che poi, se avremo modo, ascoltata naturalmente la risposta del Governo, sottolineeremo nelle repliche, laddove non ci fosse un ripensamento, laddove non ci fosse una chiara risposta a quelli che sono i nostri interrogativi.

CLAUDIO DURIGONSottosegretario di Stato per il Lavoro e le politiche sociali. Grazie, Presidente. Il fondamento giuridico della questione richiamata dagli onorevoli interpellanti risiede nell'articolo 1, comma 2, della legge n. 146 del 1990, che include tra i servizi pubblici essenziali anche l'approvvigionamento di energie, risorse naturali e beni di prima necessità.

La Commissione di garanzia costituisce l'autorità amministrativa indipendente cui l'ordinamento attribuisce la funzione di assicurare l'equo contemperamento tra l'esercizio del diritto di sciopero e i diritti della persona costituzionalmente tutelati, esercitando le proprie competenze attraverso poteri di regolazione, indirizzo e interpretazione della disciplina di settore.

Nel quadro di tali prerogative, la Commissione ha adottato la delibera n. 26/88 dell'11 marzo 2026, evidenziando come l'attività di logistica, movimentazione merci e magazzino possano, in determinate circostanze, assumere carattere essenziale ai fini dell'approvvigionamento dei beni primari.

Si tratta di un orientamento interpretativo che si inserisce nel quadro dell'evoluzione dei processi economici e distributivi e che trova elementi di coerenza anche nell'evoluzione normativa degli ultimi anni, a partire dall'introduzione dell'articolo 1677-bis del codice civile, nonché nella stessa contrattazione collettiva di settore, che valorizza l'unitarietà della filiera logistica e distributiva.

Al tempo stesso, appare opportuno ribadire che la disciplina prevista dalla legge n. 146 del 1990 continua a fondarsi sul principio del contemperamento tra diritti di pari rango costituzionale e che il corretto equilibrio tra tutela dei diritti della persona ed effettività del diritto di sciopero rappresenta un presidio essenziale nel nostro ordinamento democratico.

In tale prospettiva, assume particolare rilievo il ruolo delle organizzazioni sindacali e delle parti sociali, che nel corso degli anni hanno contribuito, anche attraverso accordi e prassi condivise, alla costituzione di un sistema fondato sulla responsabilità reciproca, sulla prevenzione dei conflitti e sulla salvaguardia dei diritti dei lavoratori e degli utenti.

Il Governo acquisisce le osservazioni formulate dalle organizzazioni sindacali e ritiene utile mantenere aperto un confronto con la stessa Commissione di garanzia, al fine di monitorare gli effetti applicativi degli orientamenti adottati e valutare ogni eventuale iniziativa utile ad assicurare la continuità dei servizi essenziali e la tutela del lavoro.

Resta inoltre ferma l'attenzione del Governo verso le criticità strutturali del settore della logistica e del trasporto merci, con particolare riferimento alla qualità del lavoro, alla legalità negli appalti, al contrasto del dumping contrattuale e alla corretta applicazione dei contratti collettivi nazionali.

ANDREA CASU, Grazie, Presidente. Purtroppo non posso essere soddisfatto per la risposta a questa interpellanza per una ragione molto semplice: perché il compito del Governo e la nostra richiesta al Governo non è semplicemente di osservare, ma di intervenire. Noi stiamo assistendo, su questi temi, a un pericoloso metodo d'azione di questo Governo. Il vero punto, che non è stato chiarito purtroppo nemmeno nella risposta del Governo - questo penso che sia uno dei problemi principali che stiamo affrontando, non solo su questo tema, ma su tutti i temi del trasporto e delle infrastrutture, ma io penso su tantissimi temi dell'agenda del Governo -, è: ma come sono state prese le decisioni? Come è stata presa questa decisione?

L'impatto di una scelta nella vita delle persone, nella vita delle lavoratrici e dei lavoratori, nell'equilibrio tra le forze sindacali, le imprese, lo Stato, nel contemperamento di quelli che sono i principi che sono stati giustamente richiamati nella risposta del Governo, deve essere una valutazione che avviene prima di prendere decisioni, non solo dopo su quelli che sono gli effetti patologici e sbagliati, perché sennò noi ci troviamo sempre ad assistere a scelte che non si capisce come sono state prese, che non si capisce da chi sono state assunte, che non si capisce su istanza di chi.

Quali sono le forze sindacali che sono state sentite prima di decidere? Non dopo. Quali sono le forze, le imprese, le realtà sociali, gli studi di settore, le valutazioni di impatto che sono state fatte prima? Ora, io mi rendo conto che oggi stiamo toccando un tema cruciale, ma questo discorso identico si sarebbe potuto fare quando avete inserito nella manovra l'assurda tassa Meloni di 2 euro sui pacchi. Era chiaro che avrebbe avuto un effetto negativo, noi l'abbiamo denunciato subito, ma era stata presa senza valutare l'effetto di quella che poteva essere una norma solo in Italia e non negli altri Paesi europei. Sta avvenendo su tante decisioni.

Quando vengono messi in campo degli interventi per esempio giusti, che noi sosteniamo per calmierare il costo, l'aumento dei costi dei carburanti, di cui noi paghiamo il prezzo scellerato della guerra in cui ci hanno precipitato Trump e Netanyahu, a quel punto, però, bisogna capire immediatamente quello che è l'effetto per esempio sull'autotrasporto, non è che bisogna aspettare che ci sia la nota dei sindacati o che ci sia la dichiarazione del Partito Democratico o la mobilitazione dei circoli del trasporto merci e della logistica del Partito Democratico, per potersi accorgere che c'è un problema. Soprattutto, chi risarcisce i danni che vengono fatti nel frattempo?

Oggi noi sentiamo il Governo che ci dice che acquisirà, monitorerà, valuterà, interverrà, ma il problema si sta generando già oggi e noi vogliamo un intervento subito. Ci sono dei profili di illegittimità, che sono chiaramente emersi, e nella risposta, a mio avviso, non c'è stato un riferimento a quelli che sono i profili di illegittimità che sono stati più volte definiti. Ci sono una serie di questioni che sono sul tavolo e che, a mio avviso, non possono essere eluse.

Il tema oggi non è monitorare, ma è ritirare o rivedere in maniera radicale la delibera, è garantire un reale accesso agli atti, dicendo cosa è stato fatto, quale istruttoria è stata fatta. E, se non è stata fatta nessuna istruttoria, assumersi le responsabilità politiche di indicare per scelta di chi non si è fatta alcuna istruttoria, spiegare in maniera chiara e trasparente cosa si farà per il futuro, se si è fatto un errore in passato non si dovrebbero monitorare gli effetti dell'errore, bisogna capire in futuro come creare le condizioni per cui questo errore non si ripeta.

Poi, per quanto riguarda la valutazione, io penso che sia assurdo immaginare che una valutazione di un tema così decisivo possa essere aperta a una discussione volta per volta, situazione per situazione, analizzando laddove è giusto contemperare il diritto di sciopero con altri interessi e laddove no. Ci devono essere dei criteri chiari, perché veramente noi pensiamo che quel confronto con le parti sociali e quegli approfondimenti con il settore, che non sono stati fatti dalla Commissione, debbano essere realizzati.

Noi pensiamo, in merito alle risposte che si devono dare alle imprese, che una politica forte, una politica con la schiena dritta, che ha un problema di risorse, che è un problema oggettivo, dovrebbe avere la forza e l'intelligenza di trovare un terreno per dare delle risposte nel campo dell'innovazione, nel campo dell'efficienza, nel campo di quelli che possono essere quei cambiamenti da accompagnare, da sostenere, anche economicamente, per essere protagonisti e non solamente subire i cambiamenti o le trasformazioni, ma mettendo un paletto chiaro, una linea non derogabile e non superabile.

Lo spazio di sostegno che si può dare, e si deve dare molto di più di quello che si sta facendo, alle imprese di questo Paese non può essere sulla pelle dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, ma deve essere insieme ai diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. È chiaro che ci sono dei problemi legati a chi ha abusato di blocchi, ha abusato di strumenti che sono sbagliati.

Questi problemi devono essere risolti, ma non andando a comprimere il diritto di sciopero di chi legittimamente lo esercita e, esercitandolo legittimamente, ha contribuito a garantire al nostro Paese delle conquiste essenziali, ma cercando di andare a colpire quelli che sono gli abusi e, quindi, rivedere gli orientamenti per andare a colpire veramente chi abusa di quelli che sono i diritti, non di chi li esercita in maniera legittima e dando un segnale chiaro politico: noi siamo pronti a sostenere, ad affrontare tutte le difficoltà, tutte le trasformazioni, guardando negli occhi i problemi, non sottraendoci al confronto, ma mai, mai, mai, sulla pelle dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.