Data: 
Mercoledì, 1 Aprile, 2026
Nome: 
Maria Cecilia Guerra

Grazie, Presidente. Mi associo alla richiesta di informativa avanzata dai colleghi con motivazioni analoghe, che riassumo brevemente. Fondamentalmente, sono due. La prima riguarda il fatto che, in generale, nel pubblico come nel privato, “test del carrello” o test di phishing, come chiameremo questo di cui parliamo adesso, sono prove che sono costruite in laboratorio - quindi non sono neppure in grado di replicare quello di fronte a cui davvero il dipendente potrebbe trovarsi - e rappresentano una modalità di rapporto con i propri dipendenti, siano essi pubblici o privati, che rappresenta una prova di totale sfiducia, desiderio non di mettere alla prova, ma di cogliere in castagna - mi si permetta questa espressione - che non dovrebbe essere la nota che caratterizza i rapporti di lavoro in generale.

Ma in particolare, come sottolineava adesso il collega Iaria, il tema del phishing è un tema che non può essere scaricato sul singolo dipendente. Noi lo sappiamo anche nella nostra esperienza di parlamentari o, per quanto mi riguarda, di appartenenti anche ad un'altra amministrazione pubblica: è l'amministrazione che ti fa uno screening di quello che ti arriva e tu sei, a quel punto, abbastanza portato a ritenere che ciò che ti arriva è già stato controllato, come dovrebbe effettivamente essere.

Ora, ci fossero delle prove specifiche di scarsa attenzione su cose palesemente assurde - che ne so, si può discutere di tutto, a parte che le conseguenze vanno calibrate rispetto al grado di responsabilità -, ma predisporre queste reti per intrappolare dei pesci che, come ricordava il collega Grimaldi, sono, in realtà, lavoratori già piuttosto obbligati a lavorare in condizioni, se non altro economiche, piuttosto poco dignitose, è una cosa gravissima. Quindi, una informativa da parte della Ministra del Lavoro e direi anche del Ministro per la Pubblica amministrazione è assolutamente dovuta