A.C. 1803-A
Presidente, onorevoli colleghi, sarebbe utile al Paese se, almeno per una volta, scendessimo dalle barricate e riportassimo la discussione su un piano umano. Questa proposta di legge si propone di istituire una «Giornata nazionale in memoria dell'immigrazione», prendendo impulso da quella tragica giornata rimasta impressa nella memoria di tutti, anche se è da dire che da quel giorno tragico altri incidenti hanno segnato, con un maggior numero di vittime, il Mar Mediterraneo.
Il 3 ottobre 2013 il naufragio di un barcone a poche miglia da Lampedusa ci ha restituito un bilancio di 366 morti e 20 dispersi. Uomini, donne e bambini che fuggivano da una patria non più casa, in cerca di una speranza al di qua della costa; e poi quelle scene ancora vivide nella memoria dei sopravvissuti, che abbracciano quelle bare senza nome e senza identità. Un colpo al cuore, che ha portato i cittadini di Lampedusa a chiedere alle istituzioni di fare qualcosa per fermare questa strage.
A loro credo che quest'Aula debba rivolgere un deferito ringraziamento: cittadini che abbiamo visto gettarsi in mare per prestare soccorso ai naufraghi e perché ogni giorno affrontano il tema dell'immigrazione con dignità e rispetto per gli uomini in fuga. Uomini prima che immigrati, talmente disperati da affidarsi alla sorte di un viaggio incerto, da mettere la propria vita nelle mani di scafisti senza scrupoli, nella speranza che almeno il mare mostri un po’ più di clemenza.
Ci vuole coraggio per scappare da una guerra in queste condizioni, senza certezza di riuscita, tanto che «Bar a o Barzakh» è il motto dei migranti. Cosa significa ? «Barcellona o morte», non c’è via di mezzo per i migranti del secondo millennio: o l'approdo o il mare, un testa e croce, dove l'altra parte della medaglia è la morte. Laura Boldrini, in un suo recente libro, descrive bene questa guerra tra l'uomo e il mare, definendola anche una guerra tra chi tenta di ignorare questa realtà e chi, invece, vuole vederla. È la guerra tra la paura e solidarietà, perché i pellegrinaggi dei nostri migranti durano mesi, spesso anni, attraversando a piedi, per decine di chilometri, gli Stati africani, sfidando il caldo, la sete, la fame, talvolta il deserto e altre volte le bande armate. Arrivare ai barconi è talvolta già un miracolo.
Finché non riusciremo a spogliare la discussione di preconcetti non credo che riusciremo mai ad affrontare il tema dell'immigrazione in maniera razionale e con risposte adeguate. Di fronte alla tragedia di Lampedusa, l'Italia ha risposto mettendo in atto la più grande operazione, che ha costretto l'Europa ad aprire gli occhi. Mare Nostrum non è stata un'esca per gli immigrati, come qualcuno ha voluto far credere (a dirlo sono i numeri del Ministero dell'interno), ma, prima di parlare di numeri, stiamo parlando di uomini e donne che oggi che stanno chiedendo che venga istituita una Giornata per le vittime dell'immigrazione. Ricordiamoci che se negli ultimi anni il Mediterraneo è stato davvero una tomba per circa 20 mila viaggiatori della speranza, tra i migranti degli ultimi cento anni ci sono anche italiani e cittadini europei. Quello che vorrei chiedere a quest'Aula è uno scatto di dignità, un esercizio di memoria. Eppure non dovrebbe essere difficile ricordare. La sera del 13 marzo 2013 dalla balconata di Piazza San Pietro si è affacciato un uomo che si è presentato come uno che era arrivato dalla «fine del mondo», ma le sue radici parlano piemontese. Un uomo, Papa Francesco, che è figlio delle migrazioni del secolo scorso, che racconta la storia di tanti italiani partiti per sfuggire alla guerra e alla povertà. Quasi a voler ribadire questa storia di flussi, il Papa nei primissimi viaggi del suo pontificato è voluto andare proprio lì, a Lampedusa, un'isola nel mezzo del Mediterraneo, che negli ultimi anni è diventata il simbolo dell'accoglienza. La frontiera dell'Europa è un crocevia di speranza e morte, con le difficoltà di essere una terra troppo piccola per ospitare questa moltitudine di aspettative che arrivano dal continente africano. Ma Lampedusa, in questi anni, non si è mai tirata indietro, per questo speriamo che presto la proposta del PD di candidare l'isola al premio Nobel della pace diventi realtà.
Dal 1865 al 1985 si stima che siano partiti dall'Italia circa 29 milioni di italiani. C’è chi è andato verso il sud America, chi verso le Americhe, su grandi navi, nella terza classe e poi verso il nord Europa, verso le miniere del Belgio, dove morirono 262 persone, di cui 136 italiani, che erano andati lì per cercare fortuna e riscatto affrontando turni massacranti. Molti morirono in vecchiaia, morirono come migranti in terra straniera, affrontando turni massacranti e svolgendo le mansioni più umili in condizioni di vita precarie. Oggi a ricordare quel sacrificio c’è un monumento dedicato ai nostri connazionali che persero la vita nell'incendio della miniera di Marcinelle. Cosa c’è di differente nella storia dei nostri minatori in Belgio e quella dei migranti che raccolgono le arance nelle nostre campagne ? Questo progetto di legge non fa distinzioni, perché non ci sono sulla terra uomini di serie A e uomini di serie B, ce lo insegna la storia, che nascere da una parte o l'altra del globo è solo una questione di fortuna, di casualità, poi il destino lo costruiscono gli uomini con le proprie azioni. Per questo credo che questa proposta di legge sia importante perché riconosce il sacrificio di quanti hanno abbandonato affetti e terra perché costretti. La nostra storia, ma anche i quartieri delle nostre città, parlano oramai di una migrazione massiccia. Così come parlano italiano molte piccole «italie» sparse nei continenti del mondo. Rileggendo le pagine di storia delle nostre migrazioni ritroviamo le stesse sofferenze, gli stessi patimenti, la stessa diffidenza riservata a chi viene visto come un elemento estraneo dalla comunità. Atteggiamenti che non sono cambiati con il passare dei decenni. Le migrazioni sono un fenomeno umano, legate alla geopolitica, alla mutevolezza dei nostri Stati e delle democrazie. Così se dall'Italia una volta si scappava, oggi si arriva, ma non è sempre un approdo, semmai una terra di obbligato passaggio per chi arriva dalla sponda sud del Mediterraneo. Ma ricordiamoci che non è chi arriva che dobbiamo contrastare, ma chi sfrutta la miseria, la difficoltà altrui con soli intenti speculativi. Le stesse energie che spendiamo quando nei nostri dibattiti parliamo di immigrazione, dovrebbero essere messe per evitare altre, inutili stragi nel mare. L'Italia in questo può avere un ruolo da protagonista. Mare nostrum è stata un'operazione importante, non solo perché ha consentito di salvare 150 mila persone, ma perché, con questa operazione, l'Italia ha alzato la testa in un sussulto di dignità. Di fronte alle bare del naufragio di Lampedusa il nostro Governo ha deciso che non era più tempo di stare con le mani in mano. Con Mare nostrum abbiamo dimostrato la grandezza dell'Italia, della Marina militare e dei nostri volontari. La fierezza di un Paese che allo stesso tempo sa tendere la mano e far fronte al dramma umano di migliaia di fratelli che cercano le nostre sponde come fosse l'eldorado. L'Italia non è certo la città dai tetti d'oro, cercata dagli esploratori, ma rappresenta l'alternativa concreta alla guerra, alla morte, alla persecuzione. Con Mare nostrum abbiamo interrotto un immobilismo durato troppi anni. Durante una crisi economica mondiale abbiamo detto «no» al cinismo di quanti professavano la difesa della Patria attraverso i respingimenti in mare. E se da quei respingimenti fossero derivati altri naufragi e altre morti ? Perché le abbiamo viste le carrette del mare sul quale naviga questa gente, dopo aver pagato migliaia di euro. Non è questa la storia d'Italia, i respingimenti non sono contemplati nei valori della nostra Carta costituzionale che all'articolo 2 recita. «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità».
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo e non solo dei cittadini, l'uomo come essere superiore ad ogni altra sottodistinzione umana. Una scelta coraggiosa dopo una guerra che ha portato morti inutili, che della razza e della religione ha fatto motivo di persecuzione.
Ed è agli uomini che è rivolta questa giornata, con la quale vogliamo rendere omaggio a quanti hanno perso la vita giocandosi l'ultima carta con il destino. Non possiamo pensare che i 366 morti di Lampedusa non abbiamo insegnato nulla. Chi oggi si esercita nella lotta all'immigrato rammenti le immagini di quei corpi che galleggiavano senza vita in mare. Nessuno di noi, ha un animo così arido. Anche chi taccia il Partito Democratico di essere buonista, dovrebbe essere consapevole che la fermezza invocata è una spinta verso le privazioni.
L'Italia e l'Europa non avranno mai vinto, se dall'altra parte della sponda mediterranea o negli altri luoghi di conflitto del mondo ci saranno vittime innocenti. Non sarà bendandosi gli occhi o innalzando barriere verso i giusti che il nostro Paese sarà più democratico. Non è restringendo il campo dei diritti di chi ne ha diritto che si risolvono i problemi degli italiani e delle nostre città. Ma anzi, tanto più saremo capaci di portare soccorso a chi scappa, creando le condizioni affinché sia possibile chiedere i ricongiungimenti o inoltrare la domanda di asilo direttamente nelle nazioni di provenienza o eliminare il traffico di esseri umani o permettere a chi possa di fare richiesta di asilo politico europeo e non solo nel Paese di approdo, allora, solo in quel caso, avremmo raggiunto un doppio risultato: togliere mercato agli scafisti e salvare la vita umana di chi ha diritto alla protezione internazionale attraverso procedure regolari e sicure.
L'instabilità libica e le azioni criminali di Boko Haram sono destinate a far aumentare le partenze verso il continente europeo. Solo venerdì la Marina militare e la Guardia costiera hanno tratto in salvo quasi 5 mila profughi in tre differenti operazioni. Oggi Mare Nostrum è conclusa e al suo posto c’è Triton, un'operazione europea di pattugliamento delle coste, che in più sedi abbiamo dichiarato non essere sufficiente. Per questo è importante che ciascuno di noi, che è stato eletto nei luoghi della democrazia, spenda le proprie energie per il potenziamento degli strumenti a favore dell'immigrazione, affinché essa possa svilupparsi attraverso canali legali.
L'inerzia dell'Europa per cercare soluzioni condivise ha costretto molti all'illegalità e questa è una situazione non più accettabile. Oggi il Governo sta facendo molto in questo senso: l'Italia è uscita dall'angolo e in materia di immigrazione sta tracciando le linee guida per molti Paesi dell'Unione europea. Oggi l'Europa con Triton mostra una prima attenzione al problema ed è necessario fare tutto il possibile affinché questa attenzione non scemi.
Infatti il 3 ottobre non deve essere solo la Giornata per le vittime dell'immigrazione, ma deve segnare uno spartiacque netto nella storia europea. Come nel sogno di Spinelli, dobbiamo far sì che l'Europa sia sempre più crocevia di popoli e culture, terra promessa per chi fugge dalla persecuzione e dalla tortura, un approdo per i diritti delle persone, uno spazio di libertà, di pace e solidarietà. Per questo dovremo impegnarci ancora molto e molto ci sarà da fare a tutti i livelli istituzionali, rifuggendo da chi mantiene lo sguardo solo su sé stesso. Lo sguardo deve andare oltre e continuare a sognare un Mediterraneo che da cimitero diventi ponte verso nuove opportunità, così come l'Europa da terra di guerra e conflitto è diventata una cosa sola.
Altiero Spinelli ci insegnava che il destino dei popoli si può cambiare anche stando dentro ad un carcere e i morti hanno la funzione di ricordarci il nostro passato, gli errori e le rotte nuove da seguire. Il 3 ottobre diventi la bussola che indica il cammino nuovo per le popolazioni in fuga, con un'Europa sempre più consapevole del suo ruolo nel mondo. Un'Europa che non respinge, ma accoglie chi chiede una seconda opportunità, per sé e la propria famiglia. Lo dobbiamo ai tanti che hanno perso i propri cari nei viaggi della speranza. Lo dobbiamo agli uomini che in tutte le migrazioni del mondo perdono la vita. Sono 5.629 le persone tratte in salvo negli ultimi due giorni e stamattina si è rovesciavo un barcone, a nord della Libia. In questi minuti si parla già di decine di cadaveri recuperati. Questo a smentire, ancora una volta, chi riconduceva a Mare Nostrum il cuore del problema. I dati all'11 febbraio di Mare Nostrum parlavano di 3.338 mila immigrati arrivati sulle nostre coste. Oggi, lo stesso giorno, Triton: 3.815. I migranti sbarcati fino al 29 marzo sono 10.165, di cui 9.400 soltanto dalla Libia.
Chi è pronto a sacrificare la vita per salvarsi non si fermerà davanti ai proclami senza umanità e politicamente irrealizzabili della Lega Nord, che negli ultimi anni in cui era stata al Governo del Paese ha dato e sottoscritto la più grande sanatoria che l'Italia abbia conosciuto, non distinguendo tra clandestini e non.
Ecco, chi viene da Paesi in guerra, in cui sono in corso genocidi, non si fermerà. Continuare la politica delle felpe e deglislogan urlati significa non volere risolvere, significa volere lasciare le cose come stanno, significa condannare il Paese ad una guerra tra ultimi. Il PD vuole governare il Paese dando soluzioni vere, ridando agli italiani fiducia e soprattutto costruendo vie possibili. Per questo sia il semestre italiano che l'azione costante dell'Alto Commissario Mogherini hanno già avuto il merito straordinario di riportare l'attenzione dell'Europa sul bacino del Mediterraneo, anticipando nell'agenda europea il tema dell'immigrazione e riunendo i Ministri dell'interno europei per un'azione comune. Serve più Europa, non meno Europa per affrontare il tema dell'immigrazione e solo i miopi non se ne accorgono e i miopi non possono – e per fortuna non lo fanno – governare il Paese.
Il PD ringrazia l'onorevole Beni per questa proposta di legge, che parte da lontano, ma guarda al futuro, al futuro di una generazione più consapevole, una generazione che vivrà nella certezza che rinunciare alla propria vita per salvarla è un insegnamento e non un motivo di persecuzione.