Discussione sulle linee generali
Data: 
Lunedì, 13 Aprile, 2015
Nome: 
Giuseppe Romanini

Signor Presidente, le mozioni in discussione e, in particolare, quella a prima firma Faenzi hanno per oggetto l'imposta municipale propria, IMU, prevista dalla lettera h) del comma 1 dell'articolo 7 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, relativamente alla sua applicazione al settore agricolo in base alle disposizioni previste dal decreto del Ministero dell'economia e delle finanze del 28 novembre 2014 e dai successivi interventi normativi introdotti. Tale mozione è di particolare rilevanza dal momento che si ripropone di intervenire su un provvedimento che riguarda un segmento fondamentale della nostra economia; interessa un settore, quello agricolo, che deve garantire sicurezza alimentare in un contesto di sviluppo sostenibile ed equilibrato nell'insieme delle zone rurali, comprese quelle in cui le condizioni di produzione sono difficili; un'agricoltura chiamata a rispondere alle esigenze dei cittadini per quanto riguarda l'alimentazione e al tempo stesso a preservare le comunità rurali e i paesaggi in quanto componente preziosa del patrimonio del Paese. Incide su una pluralità di imprese agricole, riguarda migliaia di agricoltori, lavoratrici e lavoratori ai quali non possiamo che rivolgerci con profondo rispetto, avendo ben chiaro che salvaguardare loro significa salvaguardare un settore che in questi anni si è opposto in modo naturale alla gorgo recessivo del ciclo economico ed è riuscito a creare uno nuovo lavoro e ricchezza ben distribuita nel pieno di una crisi congiunturale mai vista prima nella storia della Repubblica. Per questi motivi, signor Presidente, con atteggiamento aperto e libero da qualsiasi condizionamento, intendiamo esaminare le proposte all'esame dell'Aula. Muovono da argomentazioni che potrebbero essere per diversi aspetti appropriate e condivisibili, se fossero orientate alla difficile ricerca di una maggiore equità nell'applicazione dell'imposta municipale, invece vengono agitate strumentalmente per chiederne la soppressione. Sono certamente condivisibili le premesse del documento a prima firma Faenzi quando analizza la complessa vicenda ponendo l'accento sull'incoerente suddivisione dei comuni in fasce altimetriche in base all'altitudine del centro ovvero del punto in cui si trova il municipio, sulle parziali asimmetrie impositive in particolari contesti collinari, sulla mancata considerazione di aspetti legati alla redditività delle colture tipiche, al rischio idrogeologico, alle dimensioni delle aziende agricoli e ad altri aspetti tipici delle diverse realtà rurali e territoriali, sugli effetti che eventuali differenze tra gettito accertato e riscosso e gettito previsto possono avere nell'equilibrio finanziario dei bilanci dei comuni interessati. Tali sottolineature tuttavia, anziché condurre a proposte volte al miglioramento in termini di equità delle norme esaminate, conducono alla richiesta generalizzata di esenzione dall'imposta municipale per i soggetti individuati sulla base delle disposizioni previste dal decreto del 28 novembre 2014, alla previsione di restituzione tramite rimborso fiscale di quanto riscosso, all'introduzione di interventi compensativi a fronte del minor gettito per i comuni interessati. Noi, signor Presidente, non possiamo condividere un'impostazione come questa che, strumentalizzando un tema sempre sensibile come quello delle imposte, trascura, da un lato, il lavoro di progressivo miglioramento della norma realizzato nei passaggi parlamentari del decreto e, dall'altro, gli obiettivi di interesse generale che la legge n. 89 del 23 giugno 2014, che ha convertito con modificazioni il decreto-legge n. 66 del 24 aprile 2014, ha inteso perseguire. Non possiamo infatti dimenticare che l'introduzione dell'IMU sui terreni agricoli ha concorso alla copertura finanziaria delle disposizioni del citato decreto-legge n. 66 del 2014, che ha ripartito fra le diverse categorie produttive e le amministrazioni pubbliche gli oneri derivanti dall'introduzione in busta paga del bonus di 80 euro a sostegno delle lavoratrici e dei lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi. Scegliere di erogare un bonus economico a beneficio di molti cittadini e di molte famiglie è stata una scelta precisa del Partito Democratico e del Governo alla quale hanno dato continuità con la legge di stabilità anche per l'anno in corso, il 2015.

Una scelta che è un primo importante passo verso un cambiamento, che il Partito Democratico sta portando avanti per costruire un'Italia più solidale e più giusta, per uscire dalla crisi economica e da una lunga recessione. 
Quegli 80 euro hanno rappresentato una prima significativa detassazione del lavoro subordinato, i cui effetti sulla domanda interna e sulla ripresa economica possono oggi essere valutati in tutta la loro portata. Quella scelta, sostenuta nell'aprile del 2014 all'unanimità, in quanto considerata giusta ed equa, sta finalmente mostrando i suoi effetti positivi sulla ripresa dell'occupazione e dell'attività economica del Paese. 
Detto questo, l'altro motivo per cui non possiamo condividere un'impostazione come quella proposta dalle mozioni, sta nel fatto che si ignorano completamente i progressivi miglioramenti introdotti nei passaggi parlamentari. 
A partire da rilievi spesso simili a quelli sviluppati negli interventi che ho appena sentito, il Partito Democratico e la maggioranza, in occasione della conversione di questo decreto interministeriale, hanno reso evidente come il lavoro del Parlamento può condurre ad un risultato significativamente migliore, in questo caso in termini di equità, rispetto ai contenuti dei testi sottoposti all'esame dell'Aula. Ne sono testimonianza il parere redatto dalla Commissione agricoltura della Camera e la dichiarazione di voto del Partito Democratico, della collega Capozzolo, pronunciata in occasione dell'approvazione della legge di conversione del decreto-legge n. 4 del 24 gennaio 2015, o ancora il testo dell'ordine del giorno sottoscritto da tutti i deputati del Partito Democratico della XIII Commissione e condiviso dal Governo. 
Sono queste le tappe di un percorso di miglioramento dell'equità del provvedimento realizzato in modo da preservarne sempre, per tempi e quantità di gettito, compatibilità e coerenza con l'obiettivo di finanza pubblica, il bonus degli 80 euro per i redditi medio-bassi considerato comunque prioritario. In quei passaggi sono indicate modifiche non ancora realizzate – è vero – che rimangono obiettivi impegnativi per Governo e maggioranza. 
Voglio qui rapidamente elencare i significativi miglioramenti contenuti nella legge di conversione del decreto-legge 24 gennaio 2015, n. 4, rispetto ai testi precedenti, a partire dall'ampliamento della platea degli esentati dall'imposta, dal superamento del criterio dell'altitudine del capoluogo nell'individuazione della caratteristica di montanità dei comuni ed al prolungamento ulteriore dei termini per il versamento. 
È stata prevista l'esenzione per i terreni agricoli dei comuni ubicati ad un'altitudine di oltre 600 metri e nelle isole minori, così come per i terreni agricoli dei comuni ubicati ad una altitudine compresa tra i 281 e i 600 metri in possesso di coltivatori e coltivatrici diretti e imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola. 
Sulla base dei nuovi criteri, i comuni da considerarsi esenti sono passati da 1.498 a 3.456, mentre l'esenzione parziale coinvolge 655 comuni considerati parzialmente montani. A questi si aggiungono altri 1.600 comuni della cosiddetta collina svantaggiata, su cui viene applicata una franchigia di 200 euro; nel complesso pertanto 5.600 comuni. 
Il recupero di questa franchigia sta a indicare che, per capirci, l'80 per cento delle aziende agricole in quei territori sarà esentato dal pagamento dell'IMU, ovvero che circa l'80 per cento ritorna al regime in vigore prima del 28 novembre 2014. 
Sono dati eloquenti, signor Presidente, ma siamo coscienti che si devono fare passi ulteriori; per questo, nell'approvare la conversione del decreto-legge n. 4 del 24 gennaio 2015, il Partito Democratico si è impegnato a costituire – è vero – un tavolo di lavoro tra Governo e parti interessate per arrivare con un successivo provvedimento a misure ancora più eque. È un impegno che confermiamo. Nel farlo, abbiamo anche indicato con precisione i punti che dovranno essere oggetto di confronto e di miglioramento. Innanzitutto, va verificata l'applicazione delle esenzioni introdotte per i terreni svantaggiati al fine di prevedere una revisione dei criteri di esenzione che si adatti alla reale situazione dei terreni agricoli e assicuri coerenza della misura dell'imposta con la reale capacità contributiva degli stessi. 
Vanno poi valutati interventi per quei comuni con caratteristiche non uniformi che presentano al loro interno zone svantaggiate a cui va riconosciuto un regime agevolato, regime da applicare anche alle aree protette e ai siti d'interesse comunitario. Altro asse su cui lavorare è quello della differenziazione tra il gettito accertato e riscosso e il gettito previsto, con l'introduzione di compensazioni per i comuni che abbiano provveduto per tempo a tutti gli adempimenti previsti dalla norma. Fondamentale, poi, il riconoscimento dei regimi agevolati per i soggetti che abbiano subito danni da gravi fitopatie, con importante o totale compromissione delle colture. Basti pensare a quel che è accaduto quest'anno nelle Puglie, con gli agricoltori colpiti dal batterio della Xylella fastidiosa, e anche per quelli colpiti da eventi atmosferici per i quali sia stato dichiarato lo stato di emergenza. 
Va infine recuperata, per il comparto primario, l'applicazione delle agevolazioni IRAP abrogate dal provvedimento a fini di copertura finanziaria. 
Questi sono gli impegni. Noi vogliamo ripartire da questi elementi, mettendo insieme le rappresentanze sociali, il mondo del lavoro e le associazioni datoriali, tutte realtà che hanno dimostrato in questi anni grande responsabilità. Crediamo si possa fare, rigettando attraverso il nostro voto contrario ogni posizione di strumentale chiusura come quella contenuta nelle mozioni oggi in discussione e cercando di redistribuire il carico dei sacrifici con il massimo di equità possibile, secondo il principio che «chi ha di più deve contribuire di più».