Grazie Presidente, onorevoli colleghi, prima di affrontare nello specifico il tema della mozione oggetto di questa discussione, vorrei fare una breve considerazione sul progresso e su come esso, grazie alle storie, alle lotte e all'impegno di donne e uomini, possa divenire motore inarrestabile di cambiamento culturale, di riconoscimento e affermazione di diritti.
Nella giornata di ieri ricorreva il 61o anniversario dalla morte di Alan Turing, una delle menti più brillanti della nostra contemporaneità, padre dell'informatica e dell'intelligenza artificiale, la cui scienza si è rivelata decisiva, in uno dei momenti più drammatici della storia recente, per le sorti dell'umanità intera e l'affermazione della democrazia contro l'oscurantismo totalitario.
Alan Turing moriva suicida all'età di 41 anni per le persecuzioni subite da parte delle autorità britanniche in ragione della sua omosessualità. Oggi, quel Paese, che discriminava le persone omosessuali, condannandole al carcere e a terribili umiliazioni, è una delle nazioni europee ad avere riconosciuto piena uguaglianza di diritti a tutte le coppie, a prescindere dall'orientamento sessuale.
Oltre al Regno Unito, Spagna, Francia, Svezia, Portogallo, Norvegia, Belgio e Paesi Bassi hanno adottato leggi che ammettono il matrimonio tra persone dello stesso sesso e non si può non ricordare il recente e storico referendum con cui l'Irlanda ha adeguato in tal senso il proprio ordinamento.
Un processo di cambiamento lento, ma deciso, dove purtroppo l'Italia sconta un colpevole ritardo e che in questi ultimi anni ha coinvolto, come detto, numerosi Paesi dell'Unione europea, gettando le basi per un futuro quadro legislativo omogeneo.
La vicenda trattata dalla mozione in oggetto ci pone davanti al fatto di come sia inammissibile per uno Stato fondatore dell'Unione europea trovarsi nella condizione di non sapere come comportarsi di fronte alla semplice presa d'atto di quanto negli altri Paesi, non solo europei, è ormai una realtà consolidata.
Credo che non sia necessario qui richiamare i tanti atti che hanno portato a un conflitto di competenza che vede coinvolti i sindaci, il Governo e l'autorità giudiziaria, in merito alla trascrivibilità nel registro dello stato civile dei matrimoni contratti all'estero tra persone dello stesso sesso.
Vale la pena qui mettere in luce come la trascrivibilità in oggetto non produca gli effetti della relazione giuridica definita «coniugio», tipico del matrimonio. La produzione di questi effetti non è legata alla trascrizione, ma è determinata dalla legge applicabile al rapporto matrimoniale.
Nel caso di matrimonio tra persone dello stesso sesso residenti in Italia, la legge è quella italiana. In base alla legge attuale del nostro Paese, due persone dello stesso sesso in nessun caso possono essere considerate coniugate e a me pare che sia questo il tema oggi all'ordine del giorno.
Non intendo ripercorre la cronologia degli impegni disattesi, delle promesse non rispettate, delle occasioni mancate o, peggio ancora, dell'indifferenza e del tatticismo sulla pelle di migliaia di cittadini italiani che ancora oggi non vedono affermati diritti basilari, mentre in Europa, come abbiamo visto, si procede a passo spedito verso una società migliore, paritaria, più giusta, perché questo Parlamento ha la responsabilità e la possibilità di rimediare.
È già stato approvato dalla Commissione giustizia del Senato il disegno di legge Cirinnà, con cui potremmo avere finalmente il riconoscimento pubblico dei diritti e doveri tra i soggetti vincolati dall'unione civile, tra persone dello stesso sesso, il riconoscimento del secondo genitore e della reversibilità, insieme a tutti i diritti sociali. Il disegno di legge interviene anche, come è giusto, sui matrimoni stipulati all'estero che saranno riconosciuti come unioni civili.
È questo l'obiettivo che dobbiamo raggiungere, a cui chiamiamo tutti i gruppi presenti in Parlamento che abbiano a cuore il superamento di un vuoto legislativo e di una violazione di diritti fondamentali che da troppi anni mette il nostro Paese in una situazione imbarazzante nei confronti dei partner europei. È un obiettivo fondamentale che non si è mai riusciti a raggiungere a causa di una contrarietà ideologica che sembra davvero appartenere a un tempo remoto, ma anche all'incapacità di un lavoro comune in ambito parlamentare.
È evidente che in assenza di un riconoscimento pieno, l'esistenza di un matrimonio contratto all'estero deve pur poter rilevare, sia come presupposto per chiedere la tutela di interessi omogenei a quelli delle coppie coniugate eterosessuali, in base a quanto stabilito dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 138 del 2010, sia in relazione al diritto comunitario dove queste unioni sono da considerarsi diritto civile e umano fondamentale, come da pronuncia del Parlamento europeo del marzo scorso.
Tornando al merito della trascrivibiltà, osservando le pronunce giurisdizionali appare chiaro come siano venute meno le ragioni di intrascrivibilità legate all'ordine pubblico, senza alcun dubbio. È, tuttavia, altrettanto evidente come la Corte costituzionale abbia evidenziato come spetti al Parlamento, nell'esercizio della sua piena discrezionalità politica, individuare con atto di rango legislativo le forme di garanzia e di riconoscimento per le unioni omosessuali, riconosciute tra le formazioni sociali di cui all'articolo 2 della Costituzione, in grado di favorire il pieno sviluppo della persona umana nella vita di relazione.
Il nostro prioritario compito, colleghi, è rendere i nostri cittadini certi dei propri diritti e doveri. Non possiamo venire meno alle nostre responsabilità e scaricare il problema (che sia chiaro, è un problema solo a causa del Parlamento, che non è ancora intervenuto) di un contrasto tra la normativa italiana e quella della maggior parte dei Paesi occidentali, sui cittadini, i sindaci, i prefetti e i tribunali.
La politica che si rifiuta di intervenire per rendere chiara la situazione giuridica dei propri cittadini, su questioni peraltro evidenti, di fatto, accettate e riconosciute ampiamente dalla società, dichiara il proprio fallimento, la propria inutilità.
Noi abbiamo la possibilità di rimediare ai tanti errori che ci hanno portato fin qui. È l'ultima chiamata per non perdere il treno del progresso della civiltà.
Data:
Lunedì, 8 Giugno, 2015
Nome:
Ileana Piazzoni