"Nel 2024 il governo si era impegnato formalmente con un ordine del giorno approvato in Parlamento. È rimasto lettera morta"
"Le notizie apparse oggi sui giornali sulla Procura di Prato destano fortissima preoccupazione", dicono i parlamentari PD Christian Di Sanzo e Marco Furfaro.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha infatti respinto la richiesta del procuratore Luca Tescaroli di rafforzare l'organico della Procura. Una risposta che arriva mentre i fascicoli iscritti superano quota 12.000, le intercettazioni sono quadruplicate in tre anni e le complesse indagini sulla criminalità organizzata crescono senza sosta.
"Nordio ha detto no a Prato. Lo ha fatto il 12 marzo, con una lettera, come ricostruiscono i giornali, che vale più di mille discorsi" dichiarano Di Sanzo e Furfaro. "La destra governa da anni con la propaganda. Avevano promesso mari e monti. Oggi ci troviamo con qualcosa che assomiglia a un pesce d'aprile ma che nei fatti, purtroppo, non lo è. Da mesi sul tavolo del ministro c'era una richiesta concreta, documentata, firmata da un procuratore che lavora ogni giorno sulle mafie, sulla criminalità organizzata, sullo sfruttamento del lavoro. La risposta è no".
Da anni i deputati PD denunciano il progressivo deterioramento della giustizia a Prato. Nel gennaio 2024 la Camera approvò un ordine del giorno a prima firma Furfaro che impegnava il governo ad assumere personale amministrativo per il tribunale di Prato e a completare i lavori di ristrutturazione del Palazzo di giustizia. Quell'ordine del giorno è rimasto lettera morta. Non solo, da allora la carenza di organico amministrativo è peggiorata.
"Prato non è una procura qualunque" dice Christian Di Sanzo, deputato e segretario reggente del PD di Prato. "È una procura che lavora sul principale distretto europeo del tessile, sullo sfruttamento dei lavoratori nel sistema del fast fashion, sulla criminalità organizzata italiana e straniera. Tescaroli e i suoi colleghi fanno un lavoro straordinario in condizioni insostenibili. Nordio poteva dare un segnale concreto. Ha scelto di non farlo".
"Dietro la propaganda della destra non c'è nulla" aggiunge Marco Furfaro. "Meloni, Nordio e i parlamentari della destra si riempiono la bocca con parole d'ordine sulla legalità e poi lasciano sola una procura impegnata in prima linea nella lotta alle mafie. È una scelta politica, non una questione tecnica".
"Il governo" concludono Di Sanzo e Furfaro "dovrà spiegare perché Prato è stata abbandonata. Le risposte non sono più rinviabili. Tutto questo si aggiunge alle mancate risposte sugli organici delle forze di polizia e degli ispettori del lavoro, figure fondamentali per supportare il lavoro della procura sul territorio".
"Famiglie e imprese non possono aspettare"
"Oggi il governo ha chiuso il decreto bollette con la fiducia, tagliando il dibattito parlamentare. È una scelta che dice molto su come questo esecutivo intende affrontare il caro energia: forzando la mano invece di ascoltare i cittadini e le imprese". Così Christian Di Sanzo, deputato del PD e membro della commissione Attività produttive della Camera.
"I fatti - conclude Di Sanzo - sono chiari: dal 1° aprile le bollette elettriche per le famiglie vulnerabili aumenteranno dell'8,1%, per effetto delle tensioni sui mercati internazionali. Le misure contenute in questo decreto non sono all'altezza di questa pressione. Un bonus una tantum, peraltro molto limitato, non è una risposta strutturale al caro energia. E il rinvio del phase-out dal carbone al 2038 va nella direzione opposta alla transizione che questo Paese deve compiere. Questo non è governare, è rincorrere gli eventi".
“La sospensiva della Corte d'Appello di Firenze non tocca la decisione sulla gestione futura, che spetta ai Comuni. Le amministrazioni hanno già deciso: gestione in house, attraverso Plures 100% pubblica, senza socio privato. La strada intrapresa è quella giusta e il percorso verso la ripubblicizzazione del servizio idrico va avanti. Per Prato questo significa una cosa sola: l'acqua resta un bene comune, gestito nell'interesse dei cittadini. Il contenzioso societario tra Acea e Plures si risolverà nelle sedi competenti, ma non cambia la volontà espressa dai territori. La cosa importante ora è che la transizione si compia nei tempi previsti, garantendo qualità del servizio e investimenti per le nostre comunità”.
Così Christian Di Sanzo, deputato e segretario reggente Pd Prato.
“Siamo è in campo da settimane per spiegare le ragioni del No al referendum sulla legge Nordio. Una legge costituzionale pericolosa perché non migliora la giustizia per i cittadini, non accorcia i tempi dei processi, non affronta il problema degli organici nei tribunali. Fa un'altra cosa: mette a rischio l'indipendenza della magistratura, introduce il sorteggio per chi deve far parte del Csm e separa le carriere senza che questo porti alcun beneficio concreto a chi aspetta giustizia. Noi crediamo che la giustizia vada riformata, ma con serietà. Servono più magistrati, più personale amministrativo, più risorse per i tribunali. Qui a Prato lo sappiamo bene: il nostro Tribunale ha una carenza cronica di organico. Questo referendum non risolve nulla di tutto questo. Per questo chiediamo ai pratesi di andare a votare e di votare no. È una scelta che riguarda l'equilibrio tra i poteri dello Stato. Riguarda tutti”.
Così Christian Di Sanzo, deputato PD eletto in Nord e Centro America e segretario reggente del PD Prato.
"Le misure cautelari disposte oggi dalla Procura di Prato confermano che la strategia giusta è una sola: non fermarsi al singolo laboratorio, ma indagare la filiera in tutte i suoi passaggi che traggono vantaggio da pratiche illegali. Lo sfruttamento non si ferma nel laboratorio, si alimenta lungo tutta la catena della committenza. Questa operazione dimostra cosa si ottiene quando Procura, Asl, Guardia di Finanza e Polizia Locale lavorano insieme. È l'approccio multilivello che chiediamo di rendere strutturale, ma servono più risorse e più personale ispettivo. Lo scudo penale per le capofiliera committenti che il centrodestra aveva introdotto nel Ddl PMI avrebbe messo a rischio questo tipo di strategie investigative.
Gli articoli introdotti avrebbero infatti permesso ai grandi committenti di proteggersi dietro una certificazione volontaria di facciata, scaricando ogni responsabilità lungo la catena dei subappalti. Lo scorso dicembre, con le opposizioni, i sindacati e la società civile, abbiamo ottenuto alla Camera la cancellazione di quella norma approvata al Senato. L'operazione di oggi conferma quanto fosse necessaria quella battaglia. Ma non basta fermare le norme sbagliate. Servono interventi strutturali: responsabilità solidale lungo tutta la filiera, tracciabilità obbligatoria dei subappalti, rafforzamento degli organici ispettivi e delle forze dell'ordine, protezione effettiva per chi denuncia".
Lo dichiara Christian Di Sanzo, deputato Commissione Attività Produttive e segretario reggente PD Prato.
"Questo governo non ha una strategia energetica per il Paese. Non l'ha mai avuta. Da settimane famiglie e imprese pagano il prezzo pieno della crisi, con benzina e gasolio oltre i due euro al litro e aumenti di oltre trenta centesimi dall'inizio del conflitto. Il Partito Democratico ha proposto il taglio delle accise un minuto dopo lo scoppio della guerra in Iran. Il governo ha preferito stare alla finestra. Ora arriva un decreto che scade fra venti giorni. Nel frattempo il petrolio continua a salire. Il 7 aprile si torna al punto di partenza, senza nessuno strumento strutturale per contenere i prezzi. Non è una politica energetica. È un intervento di emergenza arrivato in ritardo, pensato per durare lo stretto necessario. L'Italia arriva a questa crisi già in difficoltà: salari fermi, inflazione che erode il potere d'acquisto, crescita tra le più deboli d'Europa. Servono risposte di lungo periodo. Un governo che naviga a vista, subisce gli eventi e tampona i disastri non è un governo che governa. È un governo che improvvisa".
Lo dichiara Christian Di Sanzo, deputato del Partito Democratico e componente della
commissione Attività produttive.
“Il ministro Nordio viene a Prato a fare comizi per il referendum. Ma i pratesi aspettano risposte su altro, in primis Tribunale e Carcere. Su questo non dice una parola. Prato non è una passerella elettorale. È una città che ha problemi reali e merita un ministro della Giustizia che li ascolti, non che venga solo quando c'è da raccattare qualche voto”.
Lo afferma Christian Di Sanzo, deputato e coordinatore reggente PD Prato.
"Spiace per l’agitazione di Rizzetto e Mazzetti, ma i fatti parlano chiaro. E stanno a zero. Gli esponenti della destra parlano sulla stampa e organizzano di tanto in tanto qualche passerella ministeriale in città, ma sono sempre stati assenti quando Prato, il distretto, le famiglie chiedevano risposte concrete. Parlano di giustizia e il Tribunale è senza un euro. Parlano di sicurezza e non ci sono nuove forze dell'ordine. Strumentalizzano le alluvioni e famiglie e imprese aspettano ancora rimborsi e ristori. Sulla città di Prato abbiamo presentato oltre 50 atti parlamentari. La destra, nel frattempo, è rimasta spaccata. Il punto vero è un altro: la maggioranza ha sistematicamente bocciato le nostre richieste di intervento - sostegni alla filiera produttiva, aiuti alle imprese e alle famiglie colpite dalle alluvioni. Su interrogazioni precise sullo stato di violenza, illegalità e sfruttamento che colpisce il territorio, molti ministri non hanno ancora risposto, così come sui ritardi ferroviari. Sul caro energia hanno prodotto un DL bollette completamente inefficace per le aziende pratesi, mentre i costi continuano ad aumentare. Più che attaccare l'opposizione, Rizzetto, Mazzetti e la destra, al potere da oltre tre anni, dovrebbero chiedere conto al loro governo delle risposte che mancano. Noi continueremo a portare in Parlamento i problemi della città e a pretendere soluzioni concrete”. Lo dichiarano Marco Furfaro, deputato e membro della segreteria nazionale PD, e Christian Di Sanzo, deputato e coordinatore reggente del PD Prato.
“Per il distretto non serve un commissario straordinario ma risorse, ispettori e responsabilità dei committenti”
“Oggi all'audizione delle Commissioni Giustizia e Lavoro della Camera, riunite per discutere delle condizioni di lavoro nel distretto tessile di Prato, eravamo presenti solo noi come deputati del territorio. La destra pratese e toscana era assente. È una storia che si ripete: quando arriva il momento di ascoltare chi quel territorio lo conosce davvero, la destra non c'è o parla solo sui giornali”.
Così Marco Furfaro, deputato e membro della segreteria nazionale Pd, e Christian Di Sanzo, deputato e coordinatore reggente del Pd Prato.
“Chi oggi era in Aula - aggiungono - come il presidente della provincia Simone Calamai, ha detto una cosa semplice: sappiamo dove sta il problema. Filiere troppo lunghe, subappalti a cascata, committenti che non rispondono di quello che accade a valle. E uno Stato che vorrebbe controllare ma non ha gli uomini per farlo. Nella provincia di Prato gli organici dell'ispettorato non bastano. Servono più ispettori, più risorse per il tribunale e la procura, più personale nelle forze dell'ordine. Lo stesso Calamai è stato chiaro: il commissario straordinario non è la risposta che il territorio chiede. Quello che serve è un impegno strutturale: risorse stabili, responsabilità dei committenti lungo tutta la filiera, tracciabilità della produzione, protezione reale per i lavoratori che denunciano. Non un'emergenza da gestire: un sistema da rafforzare. Il governo - concludono - invece di pensare agli scudi penali, dovrebbe iniziare a mettere risorse su chi controlla e su chi tutela i lavoratori. Gli strumenti ci sono, la volontà pare di no”.
“Per un territorio come il nostro, dove il distretto tessile è già sotto pressione da mesi, il segnale che arriva oggi dai panificatori si aggiunge a un quadro che conosciamo bene. Tessile, manifattura, artigianato lanciano da tempo lo stesso grido dall’allarme: la capacità delle piccole e medie imprese di reggere i costi energetici è al limite. Per chi lavora con forni accesi molte ore al giorno, con macchinari che non si possono spegnere, l'energia non è una voce del bilancio tra le altre. È la condizione stessa della produzione. Il decreto bollette arriva dopo mesi di annunci e con misure insufficienti. L'Italia nel 2024 ha pagato l'energia elettrica al prezzo più alto d'Europa. Veniamo da tre anni di scelte sbagliate: norme contraddittorie sulle rinnovabili, tagli alle comunità energetiche, indebolimento degli strumenti per l'efficienza energetica. Dovevamo ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili. Il governo ha fatto l'opposto, e oggi famiglie e imprese pagano il conto. Il problema di fondo è che questo decreto non cambia l'architettura del sistema: il prezzo dell'energia resta agganciato al gas, anche nelle ore in cui produciamo da fonti rinnovabili. Finché non si interviene su questo meccanismo, continueremo a inseguire l'emergenza. Le risorse per intervenire ci sono, e lo Stato le incassa già: dalle aste sulle emissioni e dai dividendi delle società energetiche partecipate. Potrebbero essere indirizzate verso una riduzione strutturale dei costi. I contratti di lungo periodo per le rinnovabili sono uno strumento giusto, ma il governo li ha inseriti con due anni e mezzo di ritardo. Un provvedimento di emergenza non sostituisce una strategia. Il PD le proposte concrete le ha avanzate in Commissione: un pacchetto di emendamenti che chiede al governo di sterilizzare le accise per calmierare i costi in bolletta, evitando che ricada su cittadini e imprese. Il governo si muova”.
Lo dichiara Christian Di Sanzo, deputato PD in Commissiona attività produttive della Camera, attuale coordinatore reggente del PD Prato.
“Dal governo Meloni non c'è nessuna azione concreta per difendere il Made in Italy nel mondo e per rilanciare la competitività delle imprese italiane. A tre anni dall'istituzione del ministero delle Imprese e Made in Italy, si vedono solo gli effetti negativi dell'operato del ministro Urso. La produzione industriale è calata quasi del 4%, il costo dell'energia è più alto del 30% rispetto ai competitors europei. Il governo ha tagliato il fondo per l'auotmotive e dimezzato le risorse per Transizione 5.0 che ancora continua a faticare tra incertezze burocratiche. Per non parlare poi del ddl Made in Italy che è una serie di mancette senza strategia e con la promessa di un fondo che non è ancora operativo”. Lo dichiara il deputato PD, Christian Diego Di Sanzo durante il Question Time alla Camera con il ministro Urso.
“Mentre assistiamo al disastro delle politiche industriali, il governo svende alcuni marchi storici italiani come Bialetti e Iveco che passano alla Cina e all'India con un aumento del 5% del fatturato nazionale in mano al controllo di imprese estere. Un vero fallimento”, conclude Di Sanzo.
“Dalle audizioni di oggi in commissione Forteto è emerso che l’unione dei comuni Valdarno e Valdisieve ha rispettato pienamente le procedure per quanto riguarda il pagamento della retta di Fiesoli della residenza sanitaria a Padova. L’anticipo del pagamento è infatti una procedura standard applicata a tutti gli anziani e pazienti, come dimostrato in audizione il Comune ha quindi proceduto all’anticipo dell’erogazione che é stata successivamente pienamente rimborsata dall’avvocato tutore di Fiesoli, senza quindi alcun dispendio di fondi pubblici. Come ricordato in audizione non è possibile fare eccezioni discriminatorie in base al paziente o anziano, applicando le stesse procedure a tutti i residenti. Dai documenti e dalle audizioni il quadro che emerge è una assoluta correttezza dell’operato dell’unione dei Comuni. Ogni altra affermazione è semplicemente un attacco strumentale che cerca di far passare la correttezza del rispetto di una procedura come un qualche favore occulto, mentre l’unione dei Comuni ha perfettamente chiarito la correttezza del suo operato in tutti i suoi passaggi”. Cosí in una nota congiunta il deputato Christian Di Sanzo e il senatore Dario Parrini del Partito Democratico componenti della commissione d’inchiesta sul Forteto.
Dichiarazione on.li Christian Di Sanzo e Marco Furfaro, deputati Pd
“Dopo giorni di discussione in commissione Attività Produttive, è arrivata la cancellazione dello scudo penale per le filiera della moda - una vittoria importante del Partito Democratico e delle opposizioni; la cancellazione dell’articolo 30 dal ddl sulle Pmi è una vittoria soprattutto per territori come Prato, dove è prioritario evitare che il sistema dei subappalti nella moda produca un sistema di capolarato, di sfruttamento e violazioni dei diritti dei lavoratori». Lo dichiarano i deputati del Partito Democratico Christian Di Sanzo e Marco Furfaro commentando gli emendamenti del relatore che eliminano l’intero capo VI del provvedimento. «La norma voluta dalla maggioranza avrebbe rappresentato un vero e proprio colpo di spugna per le aziende committenti, consentendo di scaricare le responsabilità lungo la catena dei subappalti e di fatto normalizzando lo sfruttamento del lavoro. Dopo una lunga battaglia in Commissione Attività Produttive, il governo è stato costretto a tornare sui suoi passi. Tornare indietro su questo articolo significa riconoscere che lo sviluppo delle Pmi non può avvenire comprimendo diritti e tutele, né chiudendo gli occhi davanti a pratiche che danneggiano i lavoratori e le imprese sane», aggiungono Di Sanzo e Furfaro. «Continueremo a batterci – concludono – perché il Parlamento metta al centro legalità, trasparenza e qualità del lavoro, a partire da distretti strategici come quello pratese, che hanno bisogno di politiche industriali serie e di regole chiare, non di scorciatoie che premiano chi sfrutta».
“La maggioranza va in confusione in commissione Attività produttive alla Camera sugli emendamenti delle opposizioni sulla filiera moda che mirano a cancellare lo scudo penale introdotto in Senato al disegno di legge sulle PMI che ‘assolve’ i committenti da qualsiasi responsabilità rispetto a quello che accade nella filiera produttiva delle aziende della moda. La destra, dinnanzi alla nostra opposizione e alle nostre richieste di modifica del provvedimento, si è detta oggi disponibile ad approvare un ordine del giorno che favorisca future modifiche, ma non a modificare il testo per una questione di tempi ristretti. Prendiamo atto del mezzo dietro front della maggioranza, ma la destra ha perso credibilità per proporre all’ultimo minuto un odg, ribadiamo che se c’è la volontà, c’è tutto il tempo per modificare il Ddl alla Camera e di approvarlo poi definitivamente al Senato entro l’anno. La destra si faccia un esame di coscienza e depenni questo vero e proprio colpo di spugna, che ha l’unico effetto di penalizzare le imprese artigiane più serie della filiera e favorire chi sfrutta i lavoratori, compresi caporali e organizzazioni criminali. Lo sfruttamento non può e non deve essere legalizzato, a maggior ragione in un settore di alta qualità come la moda”.
Così i deputati democratici Christian Di Sanzo (componente della commissione Attività produttive) e Arturo Scotto (capogruppo dem in commissione Lavoro).
Nella discussione in commissione sul ddl PMI, la maggioranza ha bocciato il nostro emendamento che prevedeva risorse per rafforzare il distretto tessile di Prato, proprio mentre il comparto moda e le tante aziende nel territorio pratese affrontano una delle fasi più difficili degli ultimi anni. È una scelta incomprensibile e dannosa: Prato è uno dei poli manifatturieri più importanti d’Europa, produce lavoro, innovazione ed export, ma il Governo decide di lasciarlo senza strumenti adeguati. A parole difendono il Made in Italy, nei fatti negano interventi concreti per sostenere imprese che rispettano le regole, investono in qualità, sicurezza sul lavoro, transizione ecologica e digitale. Il distretto non chiede eccezioni, ma che lo Stato riconosca il suo valore strategico. Noi continueremo a riproporre queste misure in ogni sede utile: perché lasciare sola Prato significa indebolire un intero settore e perdere un pezzo di futuro industriale del Paese”.
Lo dichiarano Marco Furfaro e Christian Di Sanzo, deputati del Partito Democratico.
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