“Per quale motivo il ministero dei Trasporti ha deciso di definanziare la linea Castelfranco-Maerne e come si intenda garantire la realizzazione dell’opera nei tempi previsti”. Lo chiedono al ministro Salvini in una interrogazione urgente i deputati veneti del Pd Piero Fassino e Rachele Scarpa insieme a Marco Simiani, capogruppo dem in commissione Ambiente della Camera.
Nella interrogazione i parlamentari sottolineano come “la linea sia infrastruttura essenziale per i tanti cittadini, studenti, lavoratori che ogni giorno da Castelfranco, dal Bassanese e dalla Marca occidentale muovono in direzione di Venezia e come l’attuale tracciato, a binario unico e intervallato da numerosi passaggi a livello, appaia del tutto inadeguato a corrispondere alla forte domanda dell’utenza e alle esigenze di un trasporto rapido ed efficiente”.
I parlamentari Pd ricordano che proprio per quelle ragioni “da anni le comunità locali rivendicano l’intervento di riqualificazione della linea definito ‘opera strategica’ dalla Regione Veneto”.
Infine, rimarcano i parlamentari, “la mancata realizzazione del progetto rappresenta un disincentivo all’uso del trasporto pubblico e un grave pregiudizio per gli utenti e per il territorio servito dalla linea”.
Per queste ragioni i deputati dem interrogano il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti per sapere “per quale ragione si è definanziata un’opera da così lungo tempo attesa; per quale ragione non si revochi il definanziamento, confermando invece il finanziamento dell’opera; e in ogni caso come si intenda assicurare l’erogazione delle risorse necessarie a realizzare l’opera nei tempi previsti”.
Dichiarazione di Piero Fassino, deputato Pd e vicepresidente commissione Difesa della Camera
"Le parole e i giudizi di tono razzista e omofobo espressi dal generale Vannacci contraddicono clamorosamente i valori costituzionali e i principi democratici della Repubblica e sono del tutto incompatibili con la funzione che l'alto ufficiale esercita nelle Forze Armate."
Lo ha dichiarato l'on.Piero Fassino, vicepresidente della Commissione Difesa della Camera dei Deputati
"Le necessarie dissociazioni - sottolinea Fassino - non sono sufficienti. Ci aspettiamo un immediato e adeguato intervento del Ministro Crosetto e dei vertici delle nostre Forze armate"
Dichiarazione di Piero Fassino, deputato Pd
“Non è dell’Unione europea o delle istituzioni comunitarie, o istituzioni comuni come il Mes, la responsabilità delle fragilità di queste istituzioni, ma è il prevalere della gelosia delle nazioni e quanto più si supererà questa gelosia e si costruiranno invece delle politiche comuni, tanto più l’Europa sarà più forte e saranno anche più forti gli interessi del nostro Paese” .
Cosi Piero Fassino nella dichiarazione di voto per conto del gruppo Pd sulle mozioni concernenti la ratifica del Trattato del Mes .
“L’Unione Europea , - ha proseguito Fassino- è una istituzione sovranazionale i cui soci sono i 27 paesi che ne fanno parte. L’Ue è una società per azioni e se, usando questa metafora, gli azionisti non capitalizzano la società, ovvero le istituzioni comunitarie sono impotenti.” Per l’esponente Dem “continuare a puntare il dito contro le istituzioni comunitarie, indicandole come causa di tutti i mali quando semmai queste istituzioni pagano continuamente i limiti e le contraddizioni dei paesi sovrani, equivale a confondere causa ed effetto, come spesso fa la maggioranza”. “Si pensi – ha sottolineato Fassino- al regolamento di Dublino, dove esiste una proposta di superamento da parte della Commissione europea, sostenuta a larga maggioranza dal parlamento europeo. Se quella proposta è ferma è perché una serie di paesi sovrani si rifiutano di darvi corso a quella proposta bloccando la possibilità di andare oltre quel regolamento che tanto penalizza il nostro paese. E stesso ragionamento si può fare per la politica energetica comune . Chi non la vuole sono una serie di paesi che si rifiutano , privilegiando le loro politiche energetiche, di far propria la proposta della Unione Energetica. Ma si potrebbe estendere il ragionamento anche alla politica estera dove l'Unione europea e' spesso afasica, perche molti Stati privilegiano le proprie scelte nazionali a scapito di strategie comuni. E nel Mes è la stessa cosa: il board di quella istituzione è composto dai ministri degli Stati membri. E se il Mes non funziona lo si deve addebitare non al meccanismo in quanto tale, ma alle volontà degli Stati nazionali che quel meccanismo sono chiamati a far funzionare.” In conclusione, Fassino ha ribadito che se “l’Europa oggi è spesso fragile e debole, se meccanismi come quelli del Mes hanno molte contraddizioni , non si può scaricare le responsabilità sulle istituzioni europee, quando le istituzioni europee sono le prime ad essere penalizzate dalla incapacità dei paesi membri di assumersi fino in fondo le proprie responsabilità”.