09/02/2026 - 10:30

Peluffo e Pandolfo (Pd): Urso riferisca con urgenza al Parlamento

“L’allarme che emerge dall’inchiesta del Corriere della Sera sulla crisi del Made in Italy non può essere ignorato. Marchi storici ceduti, investimenti industriali in calo, incentivi incerti e una politica industriale che continua a mancare di una direzione chiara: è questo il quadro che oggi colpisce il cuore produttivo del Paese. Da mesi, come Partito Democratico, abbiamo sollevato il tema nelle sedi parlamentari, presentando interrogazioni su numerose crisi aziendali citate nell’articolo e depositando una mozione sulle politiche industriali. Purtroppo, alle nostre iniziative non sono seguite risposte adeguate da parte del governo. Per questo chiediamo che il ministro Urso venga immediatamente in audizione presso le Commissioni Attività produttive della Camera. Il governo ha appena presentato il Libro bianco sulle politiche industriali: è il momento di chiarire quali scelte concrete intenda mettere in campo per fermare la perdita di pezzi fondamentali del nostro sistema industriale.
Senza certezze sugli incentivi, senza una strategia sull’energia e senza una visione di medio-lungo periodo, il rischio è continuare ad assistere alla vendita di imprese e competenze costruite in decenni di lavoro. L’Italia non può permettersi una politica industriale fatta di annunci e documenti senza attuazione. Il Parlamento ha il dovere di esercitare fino in fondo il proprio ruolo di indirizzo e controllo. Il governo venga a spiegare cosa intende fare, subito”.
Così Vinicio Peluffo, deputato PD 
Vicepresidente Commissione Attività produttive della Camera e Alberto Pandolfo
Capogruppo PD Commissione Attività produttive.

 

22/01/2026 - 12:41

Una delegazione del gruppo parlamentare del Partito Democratico della Camera si è recata questa mattina in Piazza Mignanelli alla camera ardente di Valentino. Erano presenti i deputati Simona Bonafè, Andrea Gnassi e Alberto Pandolfo. «Siamo qui per salutare un grande italiano, un maestro della moda che con le sue creazioni ha portato alto il nome del nostro Paese in tutto il mondo. Il suo sogno e la bellezza della sua arte hanno arricchito il patrimonio culturale italiano. Ci stringiamo al dolore di tutti coloro che lo hanno amato», hanno dichiarato uscendo dalla Fondazione Garavani e Giammetti

 

20/01/2026 - 18:05

“Discutiamo dell’ennesimo decreto-legge sull’ex Ilva, il quarto del solo 2025, che ancora una volta non può essere separato da ciò che accade fuori da quest’Aula”. Così Alberto Pandolfo, capogruppo Pd in commissione Attività produttive, annunciando il no del Partito Democratico al decreto sulla continuità operativa degli stabilimenti.

L’esponente dem ha ricordato la morte del lavoratore Claudio Salamida, di 47 anni, avvenuta pochi giorni fa nello stabilimento di Taranto. “Una tragedia che impone rispetto, responsabilità e verità. Alla famiglia va il nostro cordoglio, ai lavoratori e alle lavoratrici il nostro sostegno, così come alle organizzazioni sindacali che hanno scioperato”.

“La sicurezza sul lavoro – ha proseguito il deputato Pd - non è una variabile negoziabile, soprattutto in uno stabilimento che da anni vive in condizioni di precarietà produttiva, manutentiva e gestionale. I nostri emendamenti presentati per rafforzare la sicurezza degli impianti, la manutenzione e un vero piano di emergenza, sono stati tutti respinti dal governo e dalla maggioranza. In tre anni di gestione Meloni non è stata costruita alcuna strategia industriale credibile. La produzione è ai minimi storici, l’azienda perde milioni di euro al giorno, migliaia di lavoratori sono sospesi tra lavoro e cassa integrazione e l’indotto è allo stremo”.

“Questo decreto – ha concluso Pandolfo - non apre una prospettiva e non disegna un futuro: stanzia risorse pubbliche e proroga misure temporanee senza un piano industriale, senza una strategia di decarbonizzazione, senza garanzie occupazionali e senza risposte sul futuro ambientale e sanitario dei territori. Si rinvia ancora, si prende tempo. Ma il tempo per l’ex Ilva è finito da anni”. Per queste ragioni il voto del Partito Democratico è contrario, dalla parte dei lavoratori, delle comunità locali e di un futuro industriale che non può essere affidato all’improvvisazione”.

 

16/01/2026 - 18:46

“Quanto accaduto nell’Istituto Chiodo di Spezia, dove un ragazzo è stato accoltellato, è un episodio di una gravità inaudita che mai dovrebbe accadere in un luogo dedicato all’educazione dei giovani. Siamo scioccati e preoccupati. Ci stringiamo attorno al ragazzo, alla famiglia, agli amici alla comunità scolastica di Spezia. La scuola, il luogo in cui i giovani si affacciano al futuro deve essere un posto sicuro. Serve sempre maggiore attenzione ai giovani, supporto al personale scolastico e creare nuove sinergie scuola-famiglia. Bisogna essere più vicini ai giovani per coglierne i disagi e prevenire la violenza”, così i deputati liguri del Pd Valentina Ghio e Alberto Pandolfo e Irene Manzi responsabile PD scuola.

 

15/01/2026 - 18:06

“Il Partito Democratico sostiene con convinzione gli obiettivi della transizione digitale ed ecologica e gli investimenti avviati grazie al Pnrr, ma oggi le imprese si trovano davanti a risorse scarse e incerte”, afferma Alberto Pandolfo, deputato e capogruppo Pd in commissione Attività produttive. “I fondi inizialmente previsti, circa 6 miliardi, sono stati pesantemente rimodulati dal governo e ridotti a poco più di 2 miliardi, generando un’incertezza profonda che blocca gli investimenti e rallenta il raggiungimento degli obiettivi”.

“Questa instabilità – prosegue l’esponente dem - ha messo l’Italia in difficoltà rispetto ad altri Paesi europei. Mentre Stati come la Spagna hanno garantito continuità e chiarezza agli operatori, consentendo di programmare gli investimenti, in Italia prevale una logica di stop and go che penalizza competitività e sviluppo. Sul tema dei territori, avevamo proposto meccanismi di premialità e accompagnamento, per evitare che le aree più disponibili a ospitare gli impianti pagassero anche per quelle che restano indietro. Così invece si aumentano le diseguaglianze”.

“Il problema di fondo – conclude Pandolfo - è che oggi non si comprende la direzione della politica industriale del governo Meloni”. La continua rimodulazione di strumenti e incentivi non chiarisce quale traiettoria si voglia seguire su transizione digitale, transizione ecologica e rinnovabili. Noi restiamo convinti degli obiettivi, ma non delle modalità: servono certezze, equità territoriale e una strategia chiara per accompagnare imprese e Paese verso il futuro”.

 

23/12/2025 - 17:18

“Da quando Giorgia Meloni è al governo, la produzione industriale è in calo drammatico e intere filiere strategiche del nostro sistema produttivo vengono progressivamente abbandonate, dall’automotive alla siderurgia. È la prova più evidente del fallimento della ricetta economica della destra. La legge di bilancio 2026 non solo non inverte questa tendenza, ma consolida un modello fondato su stagnazione e disuguaglianze crescenti. In un contesto internazionale segnato da forti incertezze e tensioni, sarebbe servita una risposta pubblica all’altezza delle difficoltà che attraversano il Paese. Al contrario, il Governo sceglie l’inerzia e una gestione ordinaria del declino. Sanità, scuola, università, ricerca, politiche per la casa e trasporto pubblico locale vengono progressivamente indeboliti, mentre la pressione fiscale raggiunge il livello più alto degli ultimi dieci anni. Questa non è prudenza: è incapacità di governo. La destra aveva promesso crescita e sicurezza. Dopo tre anni a Palazzo Chigi, consegna al Paese precarietà, impoverimento e assenza di prospettive”. Così Alberto Pandolfo, capogruppo PD nella Commissione Attività produttive della Camera dei deputati.

 

18/12/2025 - 16:06

“La cancellazione dell’articolo 30 del disegno di legge sulle piccole e medie imprese è una grande vittoria del Partito Democratico”. Così Alberto Pandolfo, deputato e capogruppo Pd in commissione Attività produttive, commenta lo stralcio della norma contestata sul settore moda. “È il risultato di una ferma opposizione portata avanti in commissione, con il supporto determinante del Gruppo Pd”.

“Quella norma – spiega il deputato Pd - creava di fatto uno scudo per le imprese capofila, cancellando le responsabilità lungo la filiera e favorendo subappalto incontrollato e caporalato. Parliamo di una filiera strategica per il nostro Paese, che va tutelata garantendo legalità e diritti. Il risultato è stato possibile anche grazie a una mobilitazione più ampia, non solo il Pd e le opposizioni, ma anche il sindacato, il mondo imprenditoriale sano e la società civile hanno espresso una contrarietà netta. C’è stata una forte pressione, appelli pubblici che hanno contribuito in modo decisivo a questo esito”.

“Si tratta – conclude Pandolfo - di un passo avanti, ma non del punto di arrivo. Cancellare l’articolo 30 non significa aver regolato il settore. Serve ancora un lavoro per costruire una normativa seria che garantisca controlli, trasparenza e tutela del lavoro. A questo confronto noi siamo pronti a dare il nostro contributo”.

 

17/12/2025 - 15:40

“Abbiamo chiesto con forza lo stralcio dell’articolo 30 perché così com’è produce uno scudo per le imprese capofila del settore della moda e indebolisce i controlli lungo tutta la filiera”. Così il deputato Alberto Pandolfo, capogruppo Pd in commissione Attività produttive, intervenendo sulla legge annuale sulle piccole e medie imprese.

“In questo modo – spiega l’esponente Pd - si favorisce un mancato controllo che può portare a casi di caporalato e sfruttamento del lavoro. È qualcosa che il Partito Democratico non può accettare. In commissione abbiamo chiesto lo stralcio dell’articolo. Serve attenzione reale alla filiera della moda, al lavoro e al sistema dei controlli. Non si può pensare di tutelare solo l’impresa capofila senza garantire verifiche sull’intera filiera. Una richiesta che non è stata accolta dall’esecutivo, che ha mostrato una chiusura netta”.

“La volontà della maggioranza non è chiara – conclude Pandolfo – ma è evidente che uno scudo di questo tipo non consente un controllo efficace su una filiera fondamentale per il Paese. Noi continueremo a lavorare su questo tema, perché il contrasto al caporalato e la legalità non sono negoziabili”.

 

10/12/2025 - 19:32

“Il Ddl Concorrenza è un provvedimento povero, privo di contenuti riformatori e incapace di incidere sugli ostacoli regolatori e amministrativi che frenano la concorrenza in Italia. Non solo ignora le raccomandazioni europee, le segnalazioni dell’Autorità garante della concorrenza e gli impegni del Pnrr, ma trascura anche le esigenze concrete di famiglie e imprese. La verità è che il governo Meloni ha paura di decidere, non vuole aprire, non vuole modernizzare. Preferisce la rendita alla competizione, l’attesa al cambiamento, la propaganda alle riforme. Il nostro giudizio è dunque severo. La concorrenza non è una parola astratta: è un diritto dei cittadini, è uno strumento di giustizia sociale ed economica, è un fattore di crescita e di innovazione”.

Così in una nota il deputato dem, Alberto Pandolfo, in cui spiega le ragioni del voto contrario del Gruppo Pd al Ddl Concorrenza.

“Le nostre proposte - aggiunge - avevano un tratto comune semplice ma essenziale: considerare la concorrenza come un impegno concreto di sviluppo, una promessa di libertà e progresso. Il nostro voto è contrario perché questa non è la legge che l’Italia merita, che le famiglie si aspettano, non è che le imprese chiedono e che servirebbe per attuare il Pnrr e per competere in Europa. Continueremo a proporre riforme vere, a difendere i consumatori, a batterci per mercati più aperti, trasparenti e giusti”.

 

10/12/2025 - 12:04

“Il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell’umanità Unesco è una notizia che ci riempie d’orgoglio. È il coronamento di un percorso lungo, fatto di tradizioni, competenze, creatività e lavoro quotidiano. Una vittoria dell’Italia e degli italiani: di chi coltiva, produce, trasforma, cucina e accoglie. L’agroalimentare è da sempre una punta di diamante del nostro Made in Italy; la ristorazione è un vero e proprio settore industriale strategico, capace di generare ricchezza, occupazione, turismo e cultura. Parliamo di 328 mila imprese, 60 miliardi di fatturato diretto e oltre un milione e mezzo di lavoratrici e lavoratori: una filiera complessa e integrata, strettamente connessa all’enogastronomia e al turismo, che ogni giorno porta l’Italia nel mondo. Adesso, dopo questo traguardo così importante e significativo, serve un cambio di passo e scelte all’altezza: Prendiamo questo riconoscimento non per considerarci arrivati ma per dare sostanza e seguito ; convochiamo gli attori veri del sistema delle filiere agroalimentari e della ristorazione e facciamo una legge, a partire appunto da una legge sulla ristorazione che introduca norme di sistema, con una strategia vera, investimenti adeguati e strumenti concreti per affrontare le sfide dell’innovazione, del lavoro, della sostenibilità e dell’internazionalizzazione. Oggi l’Unesco certifica ciò che il mondo già sapeva: la cucina italiana è un patrimonio unico, un bene comune, un elemento identitario che unisce generazioni, territori e culture. Ora tocca alla politica dimostrarsi all’altezza di questo riconoscimento, sostenendo davvero chi ogni giorno contribuisce a renderlo possibile.

Il Partito Democratico c’è” così i deputati democratici, componenti della commissione attività produttive della camera, Andrea Gnassi, Alberto Pandolfo e Vinicio Peluffo.

 

10/12/2025 - 09:10

“Un’occasione persa, che lascia i cittadini esposti a pratiche commerciali aggressive nel mercato dell’energia”. Lo dichiara il deputato Alberto Pandolfo, capogruppo del Pd in commissione Attività produttive, commentando la decisione della maggioranza di respingere l’emendamento sottoscritto del Partito Democratico che avrebbe introdotto tutele più forti nella fase di cambio fornitore. “La nostra era una misura di buon senso, che metteva al centro trasparenza, libertà di scelta e correttezza del mercato”, afferma.

"Il primo intervento previsto dall’emendamento mirava a rendere lo switching un passaggio esclusivamente tecnico, impedendo a qualsiasi operatore di interrompere, manipolare o sovrascrivere la procedura di cambio fornitore. Chi decide di cambiare – osserva l’esponente Pd – deve poterlo fare senza ostacoli artificiali e senza pressioni indebite. Il secondo punto vietava al fornitore uscente di utilizzare l’informazione, oggi trasmessa dal Sistema informativo integrato, sulla volontà del cliente di passare a un nuovo operatore. Quella informazione viene spesso sfruttata per ricontattare il cliente durante lo switching, con pretesti di chiarimenti o anomalie: nei fatti è retention commerciale, spesso accompagnata da telemarketing aggressivo. Una norma analoga esiste già nel settore delle telecomunicazioni e funziona senza penalizzare nessuno".

“La maggioranza – conclude Pandolfo – ha scelto di mantenere un sistema opaco, segnato da asimmetrie informative che impediscono una concorrenza autentica proprio mentre il mercato dell’energia cambia profondamente. In un contesto in cui i cittadini chiedono chiarezza, semplicità e protezione di fronte a offerte sempre più complesse e a un telemarketing diventato insopportabile, il Pd rivendica una proposta che avrebbe ridotto pressioni indebite e reso il mercato più contendibile. Resta l’amarezza per una bocciatura inspiegabile: era una misura di trasparenza e responsabilità verso i consumatori, ma la maggioranza ha preferito voltarsi dall’altra parte

 

03/12/2025 - 17:00

La risposta del ministro Urso è come sempre insufficiente e senza dati concreti a supporto. Sul futuro dell'ex Ilva in Liguria il tempo è scaduto e il ministro non è in grado di garantire nulla sull'attività produttiva. La promessa che l'attività dello stabilimento di Genova sulla zincatura è sospesa fino a febbraio è inutile e ingiustificata se non esiste un piano industriale vero. Oggi Urso certifica che non c'è futuro per gli stabilimenti di Cornigliano, Novi Ligure e di Racconigi. La manutenzione straordinaria è il rifugio dentro il quale il ministro si nasconde”. Lo dichiara il deputato e capogruppo Pd in Commissione Attività produttive, Alberto Pandolfo in replica al ministro Urso durante il Question time alla Camera.
“A Genova – sottolinea il parlamentare dem - i lavoratori ex Ilva sono in presidio permanente e sanno bene che senza i coils provenienti da Taranto, senza nuovi investimenti e senza un cronoprogramma reale, la produzione si ferma. Le promesse fatte da Urso pochi giorni fa proprio a Genova non sono state mantenute: l'esito del bando di concorso è stato un fallimento con 8 offerte 'spezzatino' e 2 prive di carattere industriale”. “Oggi tutta Genova e non solo i lavoratori ex Ilva, è schiacciata dall'incertezza sul suo futuro industriale e l'inerzia del governo è la principale causa del problema”, conclude Pandolfo.

 

26/11/2025 - 16:32

“Denunciamo l’allarme contenuto nel Rapporto Confindustria sulla tenuta del sistema produttivo italiano. Il documento fotografa con chiarezza una realtà che denunciamo da tempo: la manifattura italiana ha grandi potenzialità, ma continua a essere frenata da fragilità strutturali e da una totale assenza di visione da parte del governo”. Così i deputati dem Alberto Pandolfo, capogruppo in commissione Attività produttive e Vinicio Peluffo, vicepresidente della stessa commissione.

Secondo gli esponenti Pd, “produttività stagnante, investimenti insufficienti, ritardi nella transizione energetica e digitale” compongono un quadro particolarmente preoccupante. Un elemento, evidenziano, emerge con forza: “le imprese italiane continuano a pagare l’energia più cara d’Europa, con un differenziale di costo che penalizza manifattura, distretti energivori e filiere ad alta intensità produttiva”. Nonostante il riassestamento dei mercati europei, spiegano, “per molte realtà industriali il prezzo dell’energia resta più alto rispetto ai competitor tedeschi e francesi, comprimendo margini, competitività e capacità d’investimento”. A ciò si aggiungono, “non solo i salari italiani, tra i più bassi in Europa in termini reali, che non crescono da oltre un decennio, con rischi per domanda interna, qualità del lavoro e capacità delle imprese di attrarre competenze ma anche l’esaurimento delle misure Transizione 4.0 e 5.0 e la gestione improvvisata degli incentivi, che ha messo in difficoltà migliaia di imprese, soprattutto PMI”.

“Il Paese – concludono Pandolfo e Peluffo - non può andare avanti a colpi di annunci e stop improvvisi. Servono stabilità, programmazione e strumenti efficaci per sostenere innovazione, filiere strategiche ed energia competitiva. E’ in questo momento di difficoltà che il governo deve assumersi la responsabilità di una politica industriale all’altezza delle sfide globali. Senza una strategia seria, a pagare rischiano di essere i lavoratori, distretti e intere filiere del Made in Italy”.

 

12/11/2025 - 16:54

“La cessione di Iveco a un gruppo extraeuropeo rappresenta un campanello d’allarme per il futuro del nostro sistema industriale e per la capacità dell’Italia di difendere i propri asset strategici. Iveco è uno degli ultimi grandi costruttori industriali italiani nel settore dell’automotive pesante. Il trasferimento del controllo fuori dall’Unione Europea rischia di indebolire il presidio industriale nazionale e di spostare le principali leve decisionali all’estero. È indispensabile che il governo garantisca che la sede torinese mantenga un ruolo strategico e che una parte della governance resti in Italia. È necessario tutelare i lavoratori e la filiera produttiva mentre le garanzie occupazionali appaiono limitate a un orizzonte di due anni. Chiediamo un piano industriale dettagliato, con impegni vincolanti e pluriennali su stabilimenti, livelli occupazionali e investimenti in ricerca e sviluppo, per proteggere l’indotto, in particolare in Lombardia ed Emilia-Romagna.
Il caso Iveco è il sintomo di una fragilità più ampia: la mancanza di una politica industriale nazionale ed europea capace di proteggere e rilanciare i settori strategici. L’Italia deve farsi promotrice di un quadro comune europeo di difesa industriale, con strumenti pubblici d’intervento sul modello francese e tedesco. Su questi aspetti fondamentali il ministro Urso oggi in audizione non è stato in grado di assumere impegni chiari. Rimangono aperti tutti i problemi emersi: tutelare l’interesse nazionale, garantire la continuità produttiva e assicurare che Iveco resti un presidio industriale e tecnologico italiano all’interno di una strategia europea condivisa”.
Così i deputati del Pd Vinicio Peluffo, Antonella Forattini, Alberto Pandolfo, Arturo Scotto e Gian Antonio Girelli.

 

12/11/2025 - 11:37

“È inaccettabile che a fine anno le imprese italiane si ritrovino ancora una volta senza certezze, con i fondi per la Transizione 4.0 ormai esauriti e quelli per la Transizione 5.0 già svaniti nel nulla. Il governo e il ministro Urso devono assumersi la responsabilità di una gestione caotica e contraddittoria che sta mettendo in ginocchio il sistema produttivo nazionale.” Lo dichiara Alberto Pandolfo, capogruppo Pd in commissione attività produttive  della Camera.  Dopo aver tagliato e ridefinito in corsa il piano Transizione 5.0, creando confusione e incertezza tra migliaia di imprese che avevano già pianificato gli investimenti, ora si scopre che anche la misura precedente, la 4.0, è a secco. Il risultato è un deserto di strumenti per l’innovazione, mentre gli altri Paesi europei accelerano sugli incentivi industriali e sulla competitività. Urso aveva promesso una politica industriale stabile e di lungo periodo, ma siamo di fronte all’ennesimo stop and go, senza una visione e senza un piano credibile. Così si spaventano le imprese, si bloccano gli investimenti e si compromette la modernizzazione del Paese. “Il governo chiarisca subito dove sono finiti i fondi, con quali tempi e modalità intende riattivare le misure, e soprattutto garantisca continuità e trasparenza. Il sistema produttivo non può più subire i danni dell’improvvisazione e delle promesse non mantenute.”

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