“Oltre che un grave danno, siamo davanti alla beffa. Il governo decide di abbandonare Genova e l’intera Liguria dalle candidate per una delle cinque Gigafactory europee sull'intelligenza artificiale. Le parole del ministro Urso sono inequivocabili quando oggi ha annunciato la Puglia come prossima sede della Gigafactory. Che fine hanno fatto tutte le promesse precedenti su Genova e perché questo repentino cambiamento?” Lo dichiara in una nota il deputato ligure e capogruppo Pd in commissione Attività produttive, Alberto Pandolfo. “Dopo i tagli in manovra dei fondi all'IIT, serve con urgenza che Urso chiarisca quali siano le vere intenzioni del governo e soprattutto che queste non siano una delle tante promesse elettorali a ridosso delle prossime elezioni amministrative in Puglia. É altresì necessario sapere come mai il presidente della Regione Liguria, Bucci non abbia battuto ciglio davanti a questo drastico voltafaccia”, conclude Pandolfo.
“I primi effetti dei dazi USA si stanno purtroppo facendo sentire, e con forza. Il crollo del 21,1% dell’export italiano verso gli Stati Uniti registrato da Istat è un campanello d’allarme che non possiamo ignorare. Il nostro Made in Italy, già sotto pressione, è ora esposto a un rischio concreto. Il Governo non può continuare a restare in silenzio: servono risposte immediate a tutela delle nostre imprese e del lavoro italiano. Difendere l’export significa difendere un pezzo fondamentale della nostra economia”. Così in una nota Alberto Pandolfo, capogruppo Pd in commissione Attività produttive dí Montecitorio, commentando i dati Istat sull’export italiano.
Presentata interrogazione su banda ultralarga Open Fiber
“Chiediamo chiarimenti urgenti sullo stato di attuazione del Piano Italia a 1 Giga e sulla gestione delle risorse pubbliche affidate a Open Fiber.
La situazione rappresenta un fallimento industriale e manageriale. I ritardi accumulati da Open Fiber nella realizzazione delle reti in fibra ottica hanno costretto l’Italia a ridurre di circa 700.000 i civici previsti dal piano, una vera e propria umiliazione per il Paese e un danno d’immagine incalcolabile”. Lo dichiara il deputato del Pd e capogruppo in commissione Attività produttive della Camera, Alberto Pandolfo, che ha presentato un’interrogazione al Ministro delle Imprese e del Made in Italy, al Ministro dell’Economia e delle Finanze e al Ministro per gli Affari Europei, il PNRR e le Politiche di Coesione sulla questione della banda ultralarga e Open Fiber.
“Nonostante anni di inadempienze e segnalazioni da parte di regioni e comuni, non è mai stata attivata alcuna procedura di revoca o sanzione, lasciando intendere una grave carenza di controllo da parte del Governo e delle autorità competenti.
Tale comportamento rischia di determinare un danno erariale di grandi proporzioni e di sollevare seri dubbi di conformità alle norme europee sugli aiuti di Stato, sulla concorrenza e sulla neutralità tecnologica”, spiega il dem.
“Il Governo non ritiene di dover intervenire sulla gestione di Open Fiber davanti a un tradimento degli obiettivi del PNRR? Perché non sono mai state applicate penali o revocate le concessioni?
Non è forse necessario procedere alla sostituzione di Open Fiber con operatori alternativi seri e qualificati, in grado di completare i lavori senza ulteriori sprechi di denaro pubblico? Chiediamo che il Governo intraprenda misure strutturali per evitare che in futuro risorse strategiche vengano concentrate nelle mani di un monopolio che poi si dimostra inefficiente, garantendo invece una competizione sana, trasparente e meritocratica nell’interesse dei cittadini”, conclude Pandolfo.
“L’allarme lanciato da Confindustria Moda non può e non deve cadere nel vuoto: il sistema tessile e moda italiano è sotto attacco, e il governo Meloni continua a restare in silenzio. I numeri parlano chiaro: nel primo semestre del 2025 l’export italiano è crollato del 4% mentre l’import è salito del 6% spesso con produzioni che ogni giorno invadono il nostro mercato aggirando regole, controlli e standard che le imprese italiane rispettano con sacrificio e serietà. Mentre i nostri marchi storici, le nostre manifatture, i nostri distretti produttivi lottano per sopravvivere, il governo Meloni non muove un dito. Nessuna strategia, nessuna difesa, nessun piano industriale per tutelare un settore che rappresenta un pilastro del Made in Italy riconosciuto in tutto il mondo. Peggio ancora: per compiacere Donald Trump e assecondare scelte commerciali dettate da interessi geopolitici altrui, il governo sta penalizzando proprio quei settori che fanno grande l’Italia nel mondo. Dazi, politiche ostili, mancanza di tutela verso la concorrenza sleale: è un mix esplosivo che rischia di distruggere migliaia di imprese e posti di lavoro. L’allarme sta suonando forte. Ma da Palazzo Chigi solo silenzio. Se nella prossima legge di bilancio non ci saranno interventi concreti saremo al punto di non ritorno. È ora che il governo scelga da che parte stare: con chi produce valore, o con chi distrugge il futuro del Made in Italy” così una nota dei deputati democratici Simona Bonafè e Alberto Pandolfo.
“Apprendiamo che l’amministrazione Trump vorrebbe mettere un dazio sulla pasta italiana del 107%. Un’azione scellerata contro il prodotto simbolo del Made in Italy, la pasta, che negli Stati Uniti è fra l’altro molto consumata e apprezzata. Chiediamo immediati chiarimenti al Governo italiano ed in particolare al Ministro Lollobrigida. Lollobrigida da che parte sta? Sta dalla parte dei dazi di Trump o dell’Italia e delle aziende italiane?”. Lo dichiara Alberto Pandolfo, capogruppo Pd in commissione Attività produttive della Camera.
“L'incapacità del governo Meloni, rischia di rendere l'ex Ilva uno spezzatino industriale. È chiaro che non si può pensare di affrontare la crisi, ambientale e produttiva di Taranto, e dell’ex Ilva tutta comprese Genova e Novi Ligure, senza una regia pubblica. La situazione è grave ma solo il governo Meloni la sottovaluta e continua con promesse sapendo che non le ha mai mantenute e difficilmente le manterrà”. Così il deputato e componente della Commissione Attività produttive, Alberto Pandolfo intervenendo durante il Question time al ministro Urso alla Camera.
“Siamo di fronte alla nuova fase delicata per l'ex Ilva: la vendita degli asset produttivi” continua il parlamentare. “Oggi il ministro Urso ci conferma che delle 10 offerte presentate solo due riguardano l'intera azienda e fatte da fondi di investimento senza alcuna competenza siderurgica. Uno scenario inquietante perché non riflette né sulla coerenza delle proposte con l'obiettivo della decarbonizzazione, né sulla tenuta dell'occupazione della filiera siderurgica nazionale”. “Dopo tre anni di propaganda, il governo Meloni è il principale responsabile di una crisi industriale che sembra non avere fine”, conclude Pandolfo.
“Chiediamo una informativa urgente del ministro Urso in quest’Aula per sapere quali iniziative intenda adottare per invertire il trend di caduta del settore dell’automotive. I dati pubblicati lo scorso 6 agosto ci dicono che il settore dell’automotive ha registrato un decremento quasi del 20 per cento solamente nei primi 6 mesi del 2025. L’indice di produzione dei veicoli è calato, così come l’indice di produzione delle carrozzerie e degli accessori. Insomma, secondo l’Istat, tutto il settore dell’automotive ha registrato una variazione negativa. Nello stabilimento torinese di Stellantis che rappresenta idealmente un po’ la bandiera della produzione automobilistica in Italia nel primo semestre del 2025 sono state prodotte 15.000 unità, un calo del 21% rispetto al 2024 e di oltre il 56% rispetto al 2021. Oltre 7850 lavoratori hanno subito dei profondi tagli ai propri stipendi. Le iniziative finora intraprese dal governo per cercare di risollevare il settore dell’automotive evidentemente non hanno avuto efficacia. Di fronte a questi dati diventa fondamentale avere un’informativa da parte del governo; il ministro Urso ci dica quante risorse nuove intende investire per favorire il rilancio della produzione di autovetture negli stabilimenti italiani di Stellantis, a Mirafiori, Pomigliano d’Arco, Cassino, Melfi e Termoli”. Lo ha detto in Aula il deputato del Pd, Alberto Pandolfo.
“La firma dell’accordo commerciale tra Unione Europea e Trump rappresenta un colpo durissimo al comparto dell’automotive europeo e italiano. È una vera e propria capitolazione che rischia di compromettere stabilimenti, posti di lavoro e filiere fondamentali per la nostra economia industriale”.
Lo dichiara l’on. Alberto Pandolfo, capogruppo PD in Commissione Attività produttive alla Camera, intervenuto ieri sera alla Festa dell’Unità di La Spezia insieme al responsabile nazionale delle politiche industriali del PD, Andrea Orlando, dove è stata fortemente criticata l’intesa sui dazi tra Bruxelles e Washington.
“È davvero inspiegabile – ha proseguito Pandolfo – come l’Unione Europea possa accettare una sottomissione così evidente alla logica protezionista di Trump, svendendo interessi strategici del nostro continente. In questo accordo ci rimettiamo tutti, ma l’Italia è tra i Paesi più esposti: basti pensare alla centralità della nostra filiera automotive, con migliaia di imprese e lavoratori che oggi si trovano davanti a uno scenario di incertezza drammatica.”
“Altro che accordo sostenibile – conclude Pandolfo – come stanno tentando di raccontare, arrampicandosi sugli specchi, Meloni, Salvini e Tajani. Siamo di fronte a una resa, non a una strategia. Il Partito Democratico continuerà a battersi per difendere l’industria italiana, la sua filiera e un’Europa forte anche nelle sue scelte economiche.”
“I dazi annunciati dal presidente Trump rappresentano un attacco diretto al nostro sistema industriale e in particolare al comparto automotive, settore strategico per l’Italia e per l’Europa intera. È in gioco non solo la competitività del Made in Italy, ma l’identità produttiva di interi territori e migliaia di posti di lavoro”. Così Alberto Pandolfo, capogruppo del Partito Democratico in commissione Attività Produttive della Camera.
“Secondo le stime – prosegue l’esponente dem – l’impatto sui fatturati potrebbe superare i 3 miliardi di euro. A rischio tra i 10 e i 15 mila posti di lavoro, in gran parte legati a piccole e medie imprese che basano la loro sopravvivenza sull’export. È un colpo durissimo, che può mettere a rischio stabilimenti e filiere fondamentali in regioni dove l’automotive è motore economico e sociale. Anche i consumatori subiranno gravi conseguenze. Il costo di un’auto nuova potrebbe aumentare fino a 3 mila euro. Una spesa insostenibile per tante famiglie italiane già schiacciate dal caro vita”.
“Di fronte a questo scenario – conclude Pandolfo - servono misure straordinarie: un piano nazionale di salvaguardia dell’occupazione, con sostegno mirato alle PMI, incentivi fiscali per l’innovazione, investimenti in ricerca e sviluppo, e una rete solida di politiche attive per i lavoratori. L’Italia non può permettersi di restare a guardare. È indispensabile che con l’Unione Europea reagisca con fermezza. L’Europa ha la forza per contrastare il protezionismo e tutelare il lavoro. Ma il governo Meloni deve uscire dall’ambiguità e sostenere con chiarezza il negoziato europeo, senza strizzare l’occhio a chi mette in ginocchio la nostra economia”.
“Sempre più inconsistente su politiche industriali”
Il governo continua a sottovalutare i rischi di ridimensionamento produttivo e occupazionale dello stabilimento Stmicroelectronics di Agrate Brianza. Il piano industriale presentato dall'azienda lo scorso 10 aprile condanna ad un ruolo marginale uno stabilimento che già negli scorsi anni ha visto l’accumularsi di pesanti ritardi negli investimenti sui macchinari previsti da tempo, tanto da non aver ancora raggiunto la taglia critica e con una capacità produttiva 14 volte inferiore rispetto al corrispettivo stabilimento francese di Crolles. Ancora più grave il fatto che, ad oggi, non siano previste linee di produzione di prodotti innovativi. Anche oggi la risposta del governo alla nostra interrogazione è particolarmente deludente perché non prevede alcuna novità e non garantisce alcuna disponibilità del governo, né del ministro Urso competente per materia né del ministro Giorgetti che rappresenta l'azionista (al pari del governo francese) della società, ad incontrare i sindaci del territorio che hanno chiesto con urgenza parole chiare sul futuro dello stabilimento. Lo stesso ministro Urso, che si è precipitato nelle scorse settimane a Catania per un incontro con le rappresentanze territoriali sul futuro dell'impianto siciliano e che si è prodigato in dettagli su quanto prevede il piano Stm per Catania, non riesce a trovare il tempo né le parole per rispondere alle istituzioni brianzole. Neppure il lombardo Giorgetti ha tempo per rispondere ai sindaci e al Consiglio regionale lombardo. La vicenda Stm sta diventando sempre più paradigmatica dell'inconsistenza del governo Meloni sulle politiche industriali. In un settore fondamentale come quello dei semiconduttori un governo azionista di una società tra le più rilevanti a livello europeo non riesce ad incidere sulle scelte strategiche di carattere industriale.
Così il democratico Vinicio Peluffo, vicepresidente in Commissione Attività Produttive, Silvia Roggiani, deputata e segretaria regionale Pd Lombardia e Alberto Pandolfo, capogruppo Pd in commissione Attività produttive.
“Quelle di Rixi sono affermazioni gravi e inaccettabili soprattutto se arrivano da chi ricopre un ruolo di governo, quello stesso governo che da due anni tiene commissariato il porto di Genova e che non rende consultabile la relazione della commissione ispettiva del MIT piu ' volte formalmente richiesta. Rixi si mostra nervoso oltre misura e l'annunciata riformulazione dell’emendamento di cui ha parlato ne e' la prova oltre che una clamorosa marcia indietro. Lunedì in commissione trasporti verificheremo a cosa corrispondono i ripensamenti del vice ministro e nel frattempo continuiamo a chiedere il ritiro dell’emendamento così formulato come abbiamo già fatto. Le norme vanno discusse in modo organico e in un contesto di chiarezza, non si procede a colpi di emendamenti su questioni toccate da procedimenti giudiziari in corso.”, così la vicepresidente del Gruppo PD alla Camera e componente Commissione trasporti Ghio e i deputati PD Pandolfo e Pastorino
“L’emendamento della Lega sulle concessioni portuali che discuteremo la prossima settimana alla Camera è sbagliato. Non è opportuno intervenire su una materia così delicata con emendamenti inseriti in modo estemporaneo, tanto più se riguardano un tema attualmente oggetto di contenzioso giudiziario, pendente sia davanti al Consiglio di Stato che alla Corte di Cassazione. È tempo di visione di sistema, non di scorciatoie normative, né di provvedimenti spezzettati che già in passato hanno prodotto malfunzionamento e stallo nello sviluppo delle aree portuali, che in taluni territori perdura ancora oggi”, così i deputati PD Valentina Ghio, Alberto Pandolfo e Luca Pastorino e il senatore PD Lorenzo Basso sull’emendamento presentato dalla Lega al decreto infrastrutture, sulle concessioni portuali.
“Se il Governo e la maggioranza sentono la necessità di intervenire per rivedere le norme concessorie in ambito portuale, ciò non può esaurirsi ed essere trattato col testo proposto dall’emendamento leghista che prevede che le caratteristiche e la destinazione funzionale delle aree portuali siano d’ora in avanti riferite agli ambiti considerati nel loro complesso, così come delineati nel Piano Regolatore Portuale, e non più alle singole porzioni di concessione che li compongono. Un emendamento che, soprattutto a Genova entra a gamba tesa nel contenzioso relativo alle aree Spinelli e che vedrà il nostro voto contrario”.
“Riteniamo che una discussione su questo tema debba essere affrontata in modo organico, attraverso un confronto ampio e trasparente, nel contesto adeguato per tale discussione, ad esempio a partire dalla riforma complessiva del settore, quella riforma più volte annunciata e mai presentata dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, oltre che naturalmente negli strumenti urbanistici e regolatori previsti dalla legge ossia il nuovo Piano regolatore portuale. Percorso che prendendo il caso di Genova va avviato con sollecitudine per garantire alla città di Genova opportunità e risposte che aspetta da tempo e per assicurare ogni tutela ai lavoratori del settore che rappresentano la priorità da cui partire nella discussione futura”, concludono Ghio, Pandolfo, Pastorino e Basso.
“Il governo Meloni deve intervenire immediatamente contro il caro carburanti. Dopo mesi di promesse e propaganda, oggi ci ritroviamo con un prezzo alla pompa che continua a salire, nonostante il calo del prezzo del petrolio sui mercati internazionali. È una situazione inaccettabile che colpisce famiglie, lavoratori e imprese”, dichiara il deputato Alberto Pandolfo, capogruppo Pd in commissione Attività produttive.
“Ricordiamo bene – evidenzia l’esponente dem - i video della presidente Meloni, in diretta dai distributori, mentre prometteva l’abolizione delle accise. Oggi, quelle promesse sono svanite nel nulla. Chi viaggia per lavoro o vuole semplicemente godersi un periodo di vacanza, si trova davanti a prezzi in forte aumento sia per benzina che gasolio”.
“Secondo i dati raccolti dal Pd – conclude Pandolfo - il rincaro medio registrato nell’ultima settimana ha raggiunto i 40 centesimi al litro, con punte di 2 euro in autostrada, e addirittura fino a 2,30 euro al litro per il rifornimento servito. Prezzi stellari che impediscono a tanti cittadini di spostarsi, di lavorare, di vivere il Paese e tutto questo mentre il governo resta in silenzio”.
“Un cittadino italiano, ligure ma residente in Sardegna, non vede suo figlio da sei mesi. Una sentenza definitiva della Corte d’Appello di Cagliari, che ha affidato al padre il minore Daniel Arcuri Rivas, viene ignorata in Spagna. Si tratta di una violazione gravissima del diritto dell’Unione, che chiama in causa la responsabilità politica del Governo italiano e la tenuta stessa del progetto europeo.”
Lo dichiarano i deputati del Partito Democratico Silvio Lai (eletto in Sardegna), Alberto Pandolfo e Luca Pastorino (entrambi liguri come il padre del minore), che hanno presentato un’interrogazione parlamentare urgente e sottoscritto una lettera indirizzata alla Commissione europea.
“Non è solo un drammatico caso familiare – spiegano i parlamentari – ma una vicenda che mette in discussione il principio del mutuo riconoscimento delle sentenze tra Stati membri, sancito dal Regolamento (UE) 2019/1111. La giustizia italiana si è espressa chiaramente: affidamento esclusivo al padre, diritto di visita ristretto alla madre. Tuttavia, da dicembre 2024 il minore è trattenuto in Spagna in aperta violazione della sentenza.”
Nell’interrogazione, Lai, Pandolfo e Pastorino chiedono al Governo:
• di attivarsi formalmente presso la Commissione europea per denunciare l’inadempimento della Spagna;
• di garantire piena assistenza consolare e diplomatica al padre;
• di promuovere un coordinamento tra autorità giudiziarie per superare lo stallo internazionale.
“In parallelo – aggiungono – abbiamo trasmesso alla Direzione Generale Giustizia della Commissione europea una lettera per chiedere di valutare l’apertura di una procedura d’infrazione nei confronti della Spagna, affinché venga tutelato il diritto europeo e quello del minore.”
“Un padre ligure, che vive a Carloforte, si vede privato del proprio figlio senza che una sentenza italiana venga fatta rispettare. Se l’Europa non è in grado di garantire la cooperazione giudiziaria su un tema così delicato, come può pretendere fiducia dai suoi cittadini? Qui – concludono – non si chiede un favore: si chiede il rispetto delle norme europee, della legge e dei diritti fondamentali della persona.”
“Il provvedimento del governo sull'IA è nato vecchio sebbene volesse anticipare il regolamento europeo sulla materia. L'iter parlamentare è stato così lento e ora l'Italia si trova nella condizione di inseguire gli altri Paesi europei ridotta al ruolo di spettatrice. Non possiamo permettere che il nostro sapere e i nostri dati finiscano sotto il controllo di potenze straniere. Il caso Paragon è un monito di quanto sia pericoloso affidarsi ciecamente a infrastrutture esterne. Mancano inoltre le risorse: un miliardo di euro non sono sufficienti e la vicina Francia, con i suoi 100 mld a disposizione, sono un chiaro segnale di quanto il governo Meloni dia un segnale di sfiducia sulle potenzialità nazionali”. Lo dice il deputato Pd, Alberto Pandolfo, intervenendo in Aula sulla discussione del Ddl sull'Intelligenza artificiale.
“Le nuove tecnologie – continua l'esponente dem - devono essere strumento al servizio dell'uomo per aprire gli orizzonti promuovendo sempre uguaglianza. La IA è una sfida epocale, una vera rivoluzione che plasma il presente e futuro in modo inesorabile. Ma è assolutamente chiaro che questo strumento deve rimanere solo nelle mani dell'uomo, antropocentrico e soprattutto responsabile: la IA deve garantire i diritti e le libertà fondamentali in modo trasparente e senza discriminazioni”. “Invece questo provvedimento è carente di garanzie per la tutela del mondo del lavoro: un errore strategico e imperdonabile quello di escludere gli emendamenti del Pd che coinvolgevano le parti sociali nell'Osservatorio per l'IA perché sappiamo che l'IA, se non governata, rischia di ampliare le diseguaglianze”, conclude Pandolfo.