“Intervengo per chiedere il voto a scrutinio segreto. È vero: formalmente stiamo discutendo di un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, ai sensi dell’articolo 49 del Regolamento. Ma qui non siamo di fronte a un conflitto astratto tra istituzioni. Qui c’è una vicenda concreta, che riguarda un fatto specifico e una persona determinata. La nostra decisione incide direttamente su quella persona, perché stabilisce quale sarà il giudice competente: se il giudice ordinario oppure il Tribunale dei ministri. Questo non è un dettaglio tecnico. È il cuore delle garanzie costituzionali”.
Così il deputato democratico, Marco Lacarra, intervenendo di Aula alla Camera sull'ordine dei lavori.
“Parliamo - aggiunge - del principio del giudice naturale, sancito dall’articolo 25 della Costituzione. Possiamo sostenere che il voto di ciascun deputato non sia influenzato dalla consapevolezza di incidere sulla posizione concreta di quel soggetto? La risposta è No. Per questo ritengo che qui non si possa applicare una lettura formale dell’articolo 51 del Regolamento. Quando una deliberazione parlamentare ha questo tipo di impatto, torna pienamente la ratio del voto segreto per garantire la libertà del parlamentare. Libertà da pressioni politiche e da esposizione mediatica. Libertà di decidere secondo coscienza. Negare lo scrutinio segreto - conclude - significherebbe creare una contraddizione: ammettere il voto segreto quando si incide direttamente su una persona e negarlo quando si decide quale giudice dovrà giudicare quella medesima persona: una schizofrenia insostenibile”.