Ruolo marginale del governo italiano nei negoziati
“La COP29 si è svolta in un contesto di forti tensioni geopolitiche e crisi economiche, che hanno più volte messo a rischio i negoziati: probabilmente sarebbero addirittura saltati se non fosse stato per il ruolo dell’Europa e di pochi altri Paesi, con cui però non si è riusciti a realizzare un coordinamento sufficiente per spingere su obiettivi più ambiziosi.
Da segnalare il ruolo totalmente marginale dell’Italia, con un’unica nota rilevante: la pubblica sconfessione da parte della premier Meloni delle ambizioni di un ritorno alla fissione nucleare, data per certa da Lega e Forza Italia. L’italica visione sul futuro è ostinatamente rivolta al passato, puntando sul gas, come i Paesi produttori, ma senza averlo, con un tocco di futurismo con la fusione nucleare, che essendo ancora ben lungi dall’essere una possibilità vagamente reale, non può rispondere alle necessità urgenti di decarbonizzazione.
Una visione fuori contesto rispetto agli obiettivi discussi. L’esultanza del ministro picchetto Frattin sui risultati del summit conferma questo quadro di distonia desolante,”
dichiarano in una nota i componenti della delegazione democratica alla COP29: Annalisa Corrado, responsabile dem per la Conversione ecologica, Clima e Green economy; Marco Simiani, capogruppo dem in Commissione Ambiente alla Camera; e Nicola Irto, capogruppo dem in Commissione Ambiente al Senato.
Nel merito dell’accordo di finanza climatica, - segnalano i dem - il divario tra i fondi promessi (entro 10 anni) e le necessità del sud globale resta abissale, con una differenza di mille miliardi di dollari all’anno. Anche l’intesa sui nuovi mercati del carbonio presenta lacune significative, con regole solo abbozzate che rendono incerto il futuro delle misure. “Preoccupa infine la fragilità del testo su mitigazione e decarbonizzazione, ostacolato dall’opposizione dei Paesi produttori di idrocarburi, incluso il Paese ospitante”. concludono i parlamentari democratici.