Ho depositato oggi un'interrogazione rivolta al Ministro della Difesa e al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti per fare chiarezza sulla preoccupante situazione relativa alla salute mentale del personale della Guardia Costiera italiana. Come emerge dall'inchiesta "Ombre sul mare" di Spotlight e dalle indagini giornalistiche del Domani, vi è un grave e diffuso disagio psicologico tra gli equipaggi della Guardia Costiera, con un incremento allarmante di episodi suicidari. Purtroppo, questo fenomeno resta invisibile a causa delle gerarchie militari e di un clima interno caratterizzato da pressioni e timori di ritorsioni. I dati parlano chiaro: gli accessi ai servizi psicologici interni alla Guardia Costiera si sono drasticamente ridotti dal 2017 ad oggi, passando da 6582 a soli 1965 nel 2023. Un calo che testimonia la totale inadeguatezza del supporto psicologico offerto, spesso saltuario, e limitato a mere verifiche dell'idoneità fisica e psicologica, anziché alla tutela reale e continua della salute mentale. Non possiamo accettare che chi svolge il delicato compito di soccorso in mare venga abbandonato a sé stesso, sotto pressione da politiche che spesso mettono al primo posto funzioni di polizia rispetto al salvataggio di vite umane. La tutela psicologica dei nostri militari non può essere occasionale o interna: serve un intervento sistematico, strutturale ed esterno al corpo militare, per prevenire episodi di discriminazione, abusi e mobbing. Mi rivolgo al Governo perché intervenga con urgenza e responsabilità. Anche la salute mentale del personale della Guardia Costiera deve essere una priorità, così come la salvaguardia della vita umana in mare, compito primario e irrinunciabile.