Stiamo arrivando ad una maggiore consapevolezza su quello che consumiamo. Soprattutto durante la pandemia in cui siamo stati più a casa e abbiamo cucinato di più abbiamo iniziato a riflettere di più su ciò che mettiamo nei nostri carrelli della spesa, portiamo a casa, mettiamo nei nostri frigoriferi e qualche volta nelle nostre pattumiere. Sprechiamo di meno, ma dobbiamo e possiamo fare ancora molto di più. Del resto, il dimezzamento ulteriore dello spreco lungo tutta la filiera entro il 2030, è uno degli obiettivi contenuti dentro alla strategia Farm to Fork. Il 20 maggio 2020 la Commissione Europea ha con questo documento declinato il green deal nel comparto agroalimentare, e lo ha fatto, finalmente, cominciando a parlare non solo di agricoltura, ma di “sistemi alimentari”, che significa sempre di più ragionare complessivamente tenendo assieme produzione, trasformazione, logistica, commercializzazione e arrivo nelle nostre case. La sfida dei prossimi anni sarà proprio questa, la capacità di costruire sistemi alimentari sostenibili da una parte ed efficienti dall'altra. Ambiente, salute, reddito agricolo, sostenibilità ambientale e sociale. E dentro questa cornice il tema dello spreco è una variabile importante". Lo ha detto ai microfoni di Radio Immagina Susanna Cenni, vicepresidente Pd della commissione Agricoltura di Montecitorio e responsabile nazionale Agricoltura per la segreteria Pd.
"Dobbiamo cercare di limitare al massimo gli sprechi alimentari - ha spiegato Cenni - e per questo si possono fare molte cose: si possono modificare alcuni regolamenti europei nati per garantire il consumatore, ma che con alcuni vincoli come il calibro, rendono difficile l'arrivo sui mercati di prodotti di ottima qualità ma magari non di dimensioni standard, cosa tra l’altro complessa per l’agricoltura biologica, che invece dovremmo aumentare. Si può fare un grande lavoro di valorizzazione dei prodotti non standardizzati e della filiera collegata (succhi, spremute) a questa parte di produzione. Va anche ricordato che nel nostro Paese alcuni soggetti hanno iniziato a farlo in autonomia, come Natura Sì, lCoop, alcune start-up che cercano proprio di valorizzare questi prodotti cosiddetti di seconda fascia, ma che sono comunque ottimi prodotti. Se i consumatori vengono informati sanno che acquistando quei prodotti, non solo comprano prodotti di qualità ma aiutano anche la sostenibilità ambientale e in qualche modo gli agricoltori, che come sappiamo sono i primi custodi della terra. Per questo abbiamo depositato una risoluzione in commissione Agricoltura che stiamo discutendo