“Centottanta esuberi nel gruppo Tiscali–Tessellis tra Sardegna e Puglia non sono una semplice riorganizzazione: sono lo smantellamento di un pezzo rilevante dell’industria digitale nel Mezzogiorno. Si stanno colpendo lavoratrici e lavoratori qualificati in uno dei settori più avanzati e strategici per il Paese, quello delle telecomunicazioni, mentre il Governo resta silente”.
Lo dichiarano i deputati del Partito Democratico, Silvio Lai, Francesca Viggiani, Marco Lacarra, Claudio Stefanazzi, insieme al responsabile Mezzogiorno del PD, Marco Sarracino.
“Gli 81 esuberi previsti nella sede di Cagliari - spiegano - colpiscono il cuore storico e tecnologico dell’azienda. Ancora più grave è la situazione della sede di Taranto, dove la procedura coinvolge di fatto l’intero organico, cancellando un presidio industriale costruito in oltre dieci anni. Non siamo di fronte a un settore in declino, ma a un comparto che rappresenta il futuro del Paese: infrastrutture digitali, connettività, servizi avanzati. Tagliare qui significa indebolire la capacità dell’Italia di competere e innovare. Quello che emerge è una riorganizzazione guidata da logiche finanziarie e societarie, comprese possibili cessioni di rami aziendali, e non da una strategia industriale. A pagarne il prezzo sono i lavoratori e i territori. Il punto non riguarda solo Sardegna e Puglia, ma l’intero sistema dei poli tecnologici del Sud. Senza una politica industriale sulle telecomunicazioni, il rischio è quello di un progressivo smantellamento del digitale nel Mezzogiorno. Di fronte a una procedura di licenziamento collettivo già avviata, colpisce l’assenza totale del Governo: nessun tavolo nazionale, nessuna iniziativa, nessuna richiesta di un piano industriale chiaro e vincolante. Il Governo è silente mentre un pezzo di industria strategica viene smantellato, continuando a fare propaganda su sviluppo e transizione digitale. Per questo abbiamo presentato un’interrogazione parlamentare e chiediamo l’immediata apertura di un tavolo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con il coinvolgimento delle Regioni Sardegna e Puglia e delle organizzazioni sindacali. Non si può parlare di futuro e poi lasciare azzerare i poli tecnologici del Mezzogiorno. Così - concludono - si indebolisce l’Italia, ma questo non interessa ai sovranisti part time del governo Meloni”.