“Giorgia Meloni, si sa, è la principale nemica dei diritti dei lavoratori italiani, come dimostra la sua feroce battaglia contro la legge sul salario minimo legale. Una battaglia che ha portato lei e il suo Governo ad opporsi persino alla legge approvata dal Consiglio regionale pugliese che prevede la soglia retributiva minima di nove euro l'ora come criterio per poter affidare a un’azienda lavori o servizi nelle gare bandite a livello regionale. Oggi, con la sentenza n. 188, la Corte Costituzionale ha ritenuto inammissibile il ricorso del Governo e dato ragione alla Regione Puglia, certificando l’ennesima pessima figura di Meloni & Co”.
Così Claudio Stefanazzi, Ubaldo Pagano e Marco Lacarra, deputati pugliesi del Partito Democratico.
“Se la Meloni vuole continuare a far finta di nulla, restare sorda alle richieste di condizioni di vita migliori e cieca di fronte ai dati che condannano il nostro Paese agli ultimi posti dell’UE in termini di salari, è libera di farlo, saranno gli elettori, presto, a giudicarla. Ma condurre una guerra ideologica contro le Regioni e i Governatori che invece hanno a cuore la questione sociale più importante nel nostro Paese, non è solo un errore giuridico, come ha dimostrato oggi la Consulta, ma un vero e proprio accanimento ideologico contro milioni di lavoratrici e lavoratori italiani. Se per Meloni e il suo Governo il lavoro può essere soltanto sinonimo di sfruttamento e deprivazione, noi siamo felici di essere dalla parte diametralmente opposta”.
"L'annuncio del Ministro Giorgetti sul parziale definanziamento delle risorse per il Ponte sullo Stretto al fine di tamponare il buco di bilancio causato dalla 'catastrofica' gestione di Industria 4.0, è la confessione di un doppio fallimento da parte di questo Governo. Da mesi, come Partito Democratico, chiediamo chiarezza e trasparenza su un'opera bloccata dalle criticità sollevate persino dalla Corte dei Conti. Oggi scopriamo che non solo non esiste un progetto credibile e finanziabile, ma che i fondi previsti per il Ponte vengono usati come bancomat per coprire gli errori su altre partite. Siamo di fronte a un'operazione di maquillage contabile che non ingannerà i cittadini: il Ponte si sgonfia, ma il Sud resta a mani vuote". Così Anthony Barbagallo, capogruppo PD in Commissione Trasporti della Camera e segretario regionale del Pd Sicilia.
"Il Partito Democratico chiede con forza che - prosegue - si faccia chiarezza sulla reale entità del definanziamento e, soprattutto, sulla sua destinazione. Abbiamo presentato un emendamento che è un atto di giustizia politica: le risorse tolte al Ponte non possono restare in una generica disponibilità, ma devono essere immediatamente riassegnate in favore delle infrastrutture e dello sviluppo di Sicilia e Calabria. È inaccettabile che - conclude - il Governo Meloni abbia già sottratto a queste regioni i vitali fondi FSC. Rimettere ora quei soldi sul piatto per finanziare opere strategiche e la mobilità dei cittadini, anziché lasciarli evaporare in capitoli di spesa generici, è l’unica mossa seria e istituzionale rimasta”.
“Parlamento, Corte dei Conti, magistrati, istituzioni europee, università, scuole, studenti, giornalisti, ONG, associazioni, sindacati: è lungo l’elenco di chi ieri è stato insultato a reti unificate dalla Presidente del Consiglio” così il vicepresidente del gruppo PD della Camera, Toni Ricciardi, che aggiunge: “Abbiamo assistito a uno spettacolo veramente sgradevole, con una Presidente del Consiglio che continua a rivendicare il primato della stabilità di governo. Ma dove sarebbe questa stabilità, se le sue parole producono soltanto fibrillazioni, tensioni e insulti? Meloni confonde il suo accomodarsi quotidiano a Palazzo Chigi, da dove alimenta odio e livore, con la stabilità del Paese, che è tutt’altra cosa. È grave, inoltre, che una Presidente del Consiglio snoccioli dati falsi sull’azione di governo e, soprattutto, continui a presentarsi come politicamente “nata ieri”, rimuovendo però un ventennio trascorso all’ombra e sotto scacco di Berlusconi, con cui ha condiviso anni di fallimenti di governo. Sulla questione “kebabbaro” -conclude Ricciardi - siamo noi gli indignati da tutti quei ministri, che oggi sventolano la bandiera della cucina italiana, mentre per tre anni e mezzo non hanno fatto nulla per gli italiani all’estero che sono i veri custodi e fautori del patrimonio culturale italiano, a partire dal cibo. Anzi, questo governo continua a penalizzarli, arrivando addirittura a togliere la cittadinanza italiana ai loro figli.”
Così l’on. Laura Boldrini, intervenendo all’Assemblea del Pd:
A tre anni dall'elezione di Elly Schlein a segretaria del Pd, voluta da chi ci chiese un cambiamento profondo, possiamo dire che quel cambiamento è in atto.
Lo abbiamo visto con le elezioni regionali e amministrative in cui abbiamo vinto con coalizioni ampie , grazie alla linea testardamente unitaria della segretaria.
E Lo abbiamo visto con le politiche sul lavoro e il salario minimo, anche in questo caso portate avanti con gli alleati dell'opposizione.” Così la deputata Dem Laura Boldrini nel corso del suo intervento oggi all’assemblea del Pd.
“ E lo abbiamo visto in politica estera - ha proseguito Boldrini - perché senza un cambio di linea politica non sarebbero state possibili le iniziative che abbiamo organizzato, dalla manifestazione per Gaza a Roma il giugno scorso con le altre opposizioni, alle due missioni al valico di Rafah e quella all’Aja alla Corte penale internazionale che abbiamo fatto insieme a colleghe e colleghi del Pd e di altri partiti dell'opposizione. Così come non sarebbe stata possibile la presenza sulla Flotilla di Arturo Scotto, Annalisa Corrado e Paolo Romano.
Tutto questo - continua Boldrini - ci ha permesso di essere parte di quel grande movimento che ha riempito le piazze di ragazze e ragazzi per settimane. Siamo stati insieme alla "Generazione Gaza" in molte di quelle piazze e non per "sterile attivismo", come sostiene qualcuno anche qui dentro. Ma perché abbiamo scelto di stare dalla parte del diritto internazionale e della pace, dell'autodeterminazione di un popolo e contro il genocidio.
Nonostante il piano Trump e la tregua, a Gaza centinaia di persone continuano ad essere uccise e a vivere in condizioni disumane, da giorni sotto una pioggia incessante che distrugge ogni riparo: migliaia di tende sono disponibili e anche centinaia di container ma Netanyahu non li fa entrare, tiene i valichi chiusi, un altro volto del genocidio. Vorrei lasciare a questa Assemblea quanto riscontrato dalla nostra recente missione in Cisgiordania dove siamo stati insieme a Mauro Berruto, Valentina Ghio, Sara Ferrari, Ouidad Bakkali e Andrea Orlando. Abbiamo trovato una situazione senza precedenti: la Palestina è strangolata da un regime del terrore messo in atto dal governo Netanyahu che mira a scacciare i palestinesi per appropriarsi delle proprie terre. Una pulizia etnica che purtroppo viene ignorata da gran parte del mondo e dei media. Continuiamo ad occuparcene, a mettere Gaza e la Cisgiordania al centro della nostra azione politica, a richiedere giustizia per le vittime, facciamolo sia in Parlamento che fuori, coerentemente a quanto fatto finora. Questa è una battaglia campale, una battaglia di civiltà di cui noi dobbiamo essere portabandiera.
La linea che abbiamo tenuto finora è quella giusta, va mantenuta e rinsaldata.
“Il caso della nave Spiridon II con le migliaia di bovini intrappolati per lunghe settimane in condizioni drammatiche, molti dei quali morti e, sembrerebbe, gettati direttamente in mare, ha scosso l'opinione pubblica e rappresenta l'ennesima prova di un sistema farraginoso, privo di controlli efficaci e che non tiene conto in alcun modo del benessere degli animali. Sebbene quel caso non riguardi direttamente l'Italia e l'Europa, sono molti e gravi quelli verificatisi in UE nel recente passato che, infatti, hanno spinto la Commissione europea a modificare il Regolamento europeo 1/2005 sul trasporto di animali vivi. Abbiamo presentato una interrogazione al Ministro Lollobrigida, oggi impegnato a Bruxelles per i lavori del consiglio Agrifish la cui agenda prevede anche una discussione sulla proposta di modifica del Regolamento, per sapere quale sia la posizione del nostro paese, se si intenda promuovere una revisione incisiva della normativa vigente in materia di trasporto di animali, sostenendo in particolare il divieto di esportazione verso Paesi terzi extra-UE, l’adozione di standard più rigorosi per la tutela degli animali vulnerabili e la transizione verso il trasporto di carne e carcasse, come raccomandato dall’EFSA e dalla Corte dei Conti europea. Il trasporto di animali vivi oggi in Europa ed in Italia è lontano anni luce da dare un senso compiuto alle parole benessere animale”. Lo dichiarano i deputati del Pd, Evi, Forattini, Prestipino, Casu, che hanno sottoscritto l’interrogazione al ministro dell’Agricoltura Lollobrigida.
“Fazzolari parla a vanvera e cerca di raccontare questi tre anni di governo con una narrazione trionfalistica secondo cui l’Italia sarebbe oggi un Paese “stabile” e “autorevole” grazie all’azione dell’esecutivo. La realtà è ben diversa. Gli attacchi continui alla Presidenza della Repubblica, alla Corte dei Conti, alla magistratura, ai giornalisti e alla stampa, alle autorità indipendenti, alle scuole, all’università e al mondo della cultura non sono il segno di una democrazia solida, ma di un Paese in perenne fibrillazione istituzionale. Una tensione costante generata da una classe dirigente che, invece di rispettare l’equilibrio tra i poteri, tenta di imporre una presunta supremazia colpendo ogni contrappeso democratico. Fazzolari scambia la durata del governo e l’inerzia delle sue politiche con la stabilità. I continui strappi istituzionali dimostrano quanto sia fragile l’impianto di governo, nonostante la sua permanenza formale. E il paradosso è che mentre Fazzolari rivendica la stabilità del Governo il Ministro Ciriani oggi arriva a dire che la priorità del Paese è la legge elettorale per dare stabilità al Governo. Un’ennesima forzatura dettata solo dalla paura di perdere. Mentre il Paese reale arranca su calo dei salari, blocco della produzione industriale da 30 mesi, sanità pubblica allo stremo, servizi essenziali per cittadini tagliati, a partire dal trasporto pubblico e al comparto sicurezza. Il Governo Meloni è un governo incapace di approvare in tempi decenti una legge di bilancio già di per sé inadeguata. L’Italia merita un equilibrio diverso, fondato sulla cooperazione tra i poteri dello Stato e sull’ascolto del Paese reale, non sulla rivendicazione di risultati che non colmano le criticità aperte né nascondono le tensioni che questo esecutivo ha alimentato” così la capogruppo democratica alla Camera, Chiara Braga.
“Altro che stabilità, il Governo Meloni si sta distinguendo come uno degli esecutivi che più hanno alimentato fibrillazioni istituzionali nella storia della Repubblica. Gli attacchi quotidiani alla Presidenza della Repubblica, alla Corte dei Conti, alla Magistratura, alla stampa e perfino all’apparato militare rappresentano un campanello d’allarme che non può essere ignorato. Siamo profondamente preoccupati per la deriva che questa legislatura sta assumendo: un clima in cui Presidente del Consiglio e ministri sembrano ritenere di poter esercitare il potere oltre i confini posti dalle regole democratiche, mettendo a rischio equilibri e garanzie che costituiscono l’ossatura della nostra democrazia” così una nota del capogruppo in commissione difesa della Camera, Stefano Graziano a margine della conferenza europea dei parlamenti della difesa europea commentando le dichiarazioni di Giorgia Meloni su Cavo Dragone.
“È ormai chiaro che l’operazione Albania, presentata dal governo come un modello da esportare, si sia trasformata in un monumento allo spreco e all’opacità. Proprio mentre il governo sta raschiando il fondo del barile per cercare di reperire risorse per una legge di bilancio tra più povere degli ultimi anni, è inammissibile che continuino ad essere sperperati centinaia di milioni di euro di risorse pubbliche in strutture che restano vuote, in ritardo e circondate da gravi anomalie negli appalti e nelle procedure. Ad aggravare questo quadro vi è ora l’esposto formale di ActionAid Italia alla Corte dei Conti che conferma, con dati e documenti, i dubbi sulla gestione economica, sulle deroghe utilizzate e sulla reale utilità di questi centri. Di fronte a informazioni così gravi, il governo non può più negare la trasparenza. Per questo motivo presenterò una interrogazione in Parlamento”. Così in una nota la vicepresidente dei deputati Pd, Simona Bonafè.
“Mentre i costi esplodono e le responsabilità si accumulano, l’esecutivo continua a scaricare le responsabilità tutto su giudici nazionali ed europei. Pretendiamo trasparenza, responsabilità e l’intera documentazione tecnica e contrattuale. I cittadini non possono continuare a pagare per un’operazione fallita che neppure il governo riesce più a difendere”, conclude Bonafè.
“La Corte dei Conti ha definitivamente smontato l’intero iter del Ponte sullo Stretto: violata la direttiva Habitat, relazione IROPI senza basi tecniche, nessuna valutazione delle alternative e motivazioni costruite su benefici economici che non giustificano alcuna deroga. È una bocciatura senza appello": è quanto dichiara il capogruppo Pd in Commissione Ambiente di Montecitorio Marco Simiani.
“Gravissime anche le irregolarità sugli appalti e sui costi: contratto cambiato in modo sostanziale senza nuova gara, finanziamento diventato interamente pubblico, parere dell’Autorità dei Trasporti saltato e istruttorie incomplete. La Corte conclude che la delibera Cipess non è conforme alla legge. Il governo fermi questa corsa cieca: così il Ponte è solo uno spreco di risorse e un rischio per il paese": conclude.
“A seguito della pubblicazione delle motivazione della sentenze della Corte dei Conti sul Ponte, saremo ancora più convinti e determinati a partecipare sabato 29 a Messina alla grande manifestazione nazionale per dire no al Ponte. Vogliamo ribadire con forza l’inutilità di un’opera che penalizza il Mezzogiorno e mette in ginocchio le regioni del Sud, sottraendo risorse preziose a investimenti davvero utili: strade, infrastrutture idriche, ferrovie e servizi essenziali.
È il momento di dire chiaramente che il Sud ha bisogno di infrastrutture funzionali e sostenibili, non di progetti costosi e dannosi che continuano a drenare risorse pubbliche senza produrre benefici reali per i cittadini” così il democratico Anthony Barbagallo. “Invece di derubricare la portata di questa sentenza Meloni e Salvini prendano atto della bocciatura, chiedano scusa e abbandonino definitivamente questo inutile
progetto”.
“Meloni fermi Salvini. Il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina è sbagliato, anacronistico e rappresenta solo l’ennesimo atto di incaponimento del ministro dei trasporti contro ogni buon senso e in violazione della legge. Le risorse pubbliche dovrebbero essere indirizzate alle vere priorità del Mezzogiorno e alle infrastrutture indispensabili per Calabria e Sicilia: ferrovie moderne, sicurezza del territorio, mobilità quotidiana, collegamenti efficaci e sostenibili, risorse idriche. Non esiste alcuna giustificazione per disperdere miliardi in un’opera che non risponde ai bisogni reali dei cittadini e rischia di diventare un colossale spreco di denaro pubblico. Il governo sta andando a sbattere contro un muro e sta aprendo pericolose fratture istituzionali, come dimostrano gli attacchi alla Corte dei Conti e i continui tentativi di aggirare controlli e procedure. È un comportamento grave, che mina le regole e la credibilità del Paese.
Il Partito Democratico sarà presente sabato a Messina e continuerà a utilizzare tutti gli strumenti democratici per fermare un progetto irrazionale e difendere le vere priorità infrastrutturali dell’Italia. Ci candidiamo a rappresentare queste istanze con responsabilità e con uno spirito unitario, sostenendo le richieste che arrivano con forza da tutte le comunità coinvolte”
Così la capogruppo del Pd alla Camera, Chiara Braga.
“Le priorità infrastrutturali del Mezzogiorno sono chiare da anni: collegamenti ferroviari efficienti, mobilità quotidiana per cittadini e pendolari, risorse idriche, investimenti sulla sicurezza del territorio, porti moderni e reti che uniscano davvero Calabria e Sicilia al resto del Paese. È su questo che dovrebbero concentrarsi le risorse dello Stato, non su un’opera propagandistica e insostenibile come il Ponte sullo Stretto.
Per questo saremo tutti in piazza a Messina, per dire con forza no al Ponte, un progetto che finirà per bloccare lo sviluppo del Sud invece di promuoverlo. Perché i fondi necessari stanno già sottraendo investimenti fondamentali ai territori, con l’obiettivo di finanziare un’opera inutile che anche la Corte dei Conti ha fortemente criticato.
Serve una nuova fase, seria e trasparente, che rimetta al centro le reali necessità delle comunità. Le violazioni emerse in questi mesi sono eclatanti: sia sul fronte della concorrenza, con procedure forzate e scorciatoie legislative, sia sul fronte ambientale, con rischi enormi ignorati o minimizzati.
Il Paese non ha bisogno di un monumento alla propaganda, ma di infrastrutture che migliorino davvero la vita delle persone. Continueremo a batterci, insieme ai cittadini, per difendere le vere priorità del Mezzogiorno e impedire che si sprechino risorse preziose in un progetto sbagliato in ogni suo aspetto” così una nota
Del capogruppo del Pd nella commissione trasporti della camera e segretario regionale in Sicilia, Anthony Barbagallo.
Sala stampa della Camera dei deputati, martedì 25 novembre – ore 13:00
Si terrà oggi, 25 novembre, alle ore 13:00, presso la Sala stampa della Camera dei deputati, la conferenza stampa di presentazione del Corteo Nazionale NO PONTE in programma a Messina il 29 novembre.
L’iniziativa è promossa da un fronte ampio e trasversale: oltre 80 associazioni, comitati, partiti e movimenti che negli anni hanno espresso un impegno costante contro il progetto del Ponte sullo Stretto e per un modello di sviluppo reale, sostenibile e fondato sui bisogni dei territori. Durante la conferenza stampa saranno illustrati i contenuti politici della mobilitazione, alla luce anche dei recenti rilievi e dinieghi della Corte dei Conti, che hanno messo in evidenza criticità rilevanti del progetto:
* assenza di coperture finanziarie certe,
* rischi di squilibrio nella spesa pubblica,
* elementi progettuali non definiti o incoerenti,
* timori fondati sui potenziali impatti economici, ambientali e sociali,
* incertezza sui tempi, sulla sicurezza e sulla governance dell’opera.
Si tratta di osservazioni che confermano quanto comitati, cittadini ed esperti denunciano da anni: il Ponte non è una priorità, non è una soluzione ai problemi strutturali del Sud e rischia di assorbire risorse fondamentali per infrastrutture realmente necessarie – dalla messa in sicurezza del territorio al trasporto pubblico, dai collegamenti ferroviari alla manutenzione ordinaria e straordinaria.
Il corteo del 29 novembre sarà dunque una grande manifestazione nazionale, aperta a tutti e tutte, per ribadire una visione alternativa: sviluppo, lavoro, mobilità, tutela dell’ambiente e sicurezza del territorio non si costruiscono con mega-opere irrealistiche, ma con investimenti concreti, verificabili e sostenibili.
Sala stampa della Camera dei deputati, martedì 25 novembre – ore 13:00
Si terrà domani, 25 novembre, alle ore 13:00, presso la Sala stampa della Camera dei deputati, la conferenza stampa di presentazione del Corteo Nazionale NO PONTE in programma a Messina il 29 novembre.
L’iniziativa è promossa da un fronte ampio e trasversale: oltre 80 associazioni, comitati, partiti e movimenti che negli anni hanno espresso un impegno costante contro il progetto del Ponte sullo Stretto e per un modello di sviluppo reale, sostenibile e fondato sui bisogni dei territori. Durante la conferenza stampa saranno illustrati i contenuti politici della mobilitazione, alla luce anche dei recenti rilievi e dinieghi della Corte dei Conti, che hanno messo in evidenza criticità rilevanti del progetto:
* assenza di coperture finanziarie certe,
* rischi di squilibrio nella spesa pubblica,
* elementi progettuali non definiti o incoerenti,
* timori fondati sui potenziali impatti economici, ambientali e sociali,
* incertezza sui tempi, sulla sicurezza e sulla governance dell’opera.
Si tratta di osservazioni che confermano quanto comitati, cittadini ed esperti denunciano da anni: il Ponte non è una priorità, non è una soluzione ai problemi strutturali del Sud e rischia di assorbire risorse fondamentali per infrastrutture realmente necessarie – dalla messa in sicurezza del territorio al trasporto pubblico, dai collegamenti ferroviari alla manutenzione ordinaria e straordinaria.
Il corteo del 29 novembre sarà dunque una grande manifestazione nazionale, aperta a tutti e tutte, per ribadire una visione alternativa: sviluppo, lavoro, mobilità, tutela dell’ambiente e sicurezza del territorio non si costruiscono con mega-opere irrealistiche, ma con investimenti concreti, verificabili e sostenibili.
Sala stampa della Camera dei deputati, martedì 25 novembre – ore 13:00
Si terrà Martedì 25 novembre alle ore 13:00, presso la Sala stampa della Camera dei deputati, la conferenza stampa di presentazione del Corteo Nazionale NO PONTE in programma a Messina il 29 novembre.
L’iniziativa è promossa da un fronte ampio e trasversale: oltre 80 associazioni, comitati, partiti e movimenti che negli anni hanno espresso un impegno costante contro il progetto del Ponte sullo Stretto e per un modello di sviluppo reale, sostenibile e fondato sui bisogni dei territori.
Durante la conferenza stampa saranno illustrati i contenuti politici della mobilitazione, alla luce anche dei recenti rilievi e dinieghi della Corte dei Conti, che hanno messo in evidenza criticità rilevanti del progetto:
* assenza di coperture finanziarie certe,
* rischi di squilibrio nella spesa pubblica,
* elementi progettuali non definiti o incoerenti,
* timori fondati sui potenziali impatti economici, ambientali e sociali,
* incertezza sui tempi, sulla sicurezza e sulla governance dell’opera.
Si tratta di osservazioni che confermano quanto comitati, cittadini ed esperti denunciano da anni: il Ponte non è una priorità, non è una soluzione ai problemi strutturali del Sud e rischia di assorbire risorse fondamentali per infrastrutture realmente necessarie – dalla messa in sicurezza del territorio al trasporto pubblico, dai collegamenti ferroviari alla manutenzione ordinaria e straordinaria.
Il corteo del 29 novembre sarà dunque una grande manifestazione nazionale, aperta a tutti e tutte, per ribadire una visione alternativa: sviluppo, lavoro, mobilità, tutela dell’ambiente e sicurezza del territorio non si costruiscono con mega-opere irrealistiche, ma con investimenti concreti, verificabili e sostenibili.