Il Partito Democratico conferma netta contrarietà al provvedimento sulla Corte dei Conti in discussione alla Camera che ha finalità demolitoria del ruolo a garanzia dei cittadini dinanzi a sprechi pubblici. “Per questo – sottolineano la responsabile giustizia del Pd e i capigruppo in commissione Affari costituzionali e Giustizia di Montecitorio, Debora Serracchiani, Simona Bonafè e Federico Gianassi – abbiamo presentato una questione pregiudiziale di costituzionalità e una cinquantina di emendamenti che mirano a contrastare diverse disposizioni, tra cui la definizione della colpa grave, l’estensione delle cause di non punibilità, la "pietra tombale" del parere preventivo sugli atti successivi, la riduzione del controllo concomitante, la delega in bianco al governo per riorganizzare la Corte”.
“Inoltre – proseguono i democratici - ci opponiamo alla separazione delle carriere anche nella magistratura contabile, alla gerarchizzazione del pubblico ministero e alle norme che violano i principi costituzionali riguardanti l’inamovibilità del giudice e l’indipendenza del pubblico ministero. La possibile cancellazione delle articolazioni regionali della Corte dei Conti è un altro punto che non possiamo accettare, poiché rischia di compromettere l’efficacia del sistema.”
“Tra gli aspetti più gravi – aggiungono Serracchiani, Bonafè e Gianassi - segnaliamo anche la norma che prevede l’impunità per il governo: una norma sbagliata, fatta per proteggere l’attuale esecutivo dall’uso disinvolto dei fondi pubblici come nel caso dello scandaloso protocollo Albania e altri dossier? Per evitare questa assurda e ingiustificabile conseguenza – concludono i democratici – occorre stralciare quella norma. Non c’entra nulla la battaglia che da anni fanno i sindaci per superare la cosiddetta ‘paura della firma’ e chiedere di separare a livello normativo in modo chiaro e netto le funzioni politiche da quelle tecniche, scelta che chiarirebbe il campo delle responsabilità e non lascerebbe sacche di impunità . Per questo abbiamo presentato un emendamento che ridisegna ruoli e competenze degli amministratori locali ma se sarà respinto allora sarà chiaro che l’obiettivo, come tutta questa riforma dimostra, non era modernizzare la corte e chiarire il quadro delle responsabilità ma creare uno scudo per il governo sui tanti dossier critici.”
“Il Governo e la maggioranza, ignorando ogni vincolo normativo, foraggiano con armamenti al regime golpista del Niger, in palese violazione della legge italiana e delle normative militari. Un governo peraltro che lo Stato italiano, come riportato nella relazione, neanche riconosce. Siamo davanti a una situazione molto grave in palese
Violazione della legge che vieta la cessione di armi a Paesi che non riconosciamo ufficialmente e con i quali i rapporti di partenariato sono stati interrotti, come avvenuto con il Niger dopo il colpo di Stato del 2023. Di fronte alle proteste unanimi delle opposizioni, il Governo si è sottratto a ogni confronto in Commissione, rifugiandosi dietro report militari che non chiariscono la legittimità di questo atto. Il Partito Democratico proseguirà questa battaglia fino a coinvolgere tutte le autorità giurisdizionali competenti, compresa la Corte dei Conti, per verificare la legalità dell'operazione e l’eventuale spreco di risorse pubbliche. È inaccettabile che, mentre il Governo non ha una strategia chiara per il Niger e il Sahel, violi anche le leggi sulla cooperazione militare”
Così una nota dei componenti democratici delle commissioni Difesa e Esteri della Camera dei Deputati.
"Sul Pnrr si preannuncia un disastro e, come ormai avviene su molte altre questioni, si stanno palesando due governi. Uno che continua la propaganda e l’altro che prova ad evitare il disastro. I fatti sono noti: l'Italia ha ottenuto un finanziamento di 122 miliardi di euro. Al momento ne ha spesi solo 63. Ne deve incassare (e spendere) altri 73 entro un anno. Il ministro Foti, anche oggi, dice che va tutto bene e siamo puntuali. Al contempo, il ministro Giorgetti, che sa quanto la cassa della finanza nazionale dipenda dal Pnrr, sta già trattando da mesi per il rinvio. Il governo, per coprirsi le spalle, dà la colpa ai Comuni per i ritardi accumulati, ma occorrerebbe ricordare che Fitto ha perso 15 mesi per smantellare la struttura di sostegno e spostare dal Mef al suo ministero la gestione dei fondi per farsi le sue assunzioni, con l’assenso della premier e annullando i controlli della Corte dei Conti che davano fastidio. In queste bizzarre dinamiche governative si consolida il disastro, ma per Meloni, Giorgetti e Foti 'va tutto bene madama la marchesa'. Meloni venga immediatamente in Parlamento per riferire sullo stato di attuazione del Pnrr". Così il deputato Pd Silvio Lai, componente della commissione Bilancio.
“I dati presentati oggi dalla Corte dei Conti confermano l’urgenza di un’operazione verità sugli investimenti del PNRR e sul rispetto della loro realizzazione, sia in termini di spesa che di tempistiche. Finora il governo ha agito nella totale mancanza di trasparenza, con ministri che hanno sempre negato i ritardi, smentiti ora in modo eclatante dalla relazione della Corte.
Meloni deve riferire al più presto in Parlamento. Non è più accettabile che il governo continui a nascondere la realtà ai cittadini e alle istituzioni. Il PNRR doveva rappresentare una svolta storica per il Paese, ma la sua attuazione è stata gestita con superficialità e opacità. E i dati confermano purtroppo i ritardi nell'attuazione che rischia di far saltare investimenti fondamentali in sanità, istruzione, politiche sociali, infrastrutture. È in Parlamento che deve essere fatta chiarezza su questo fallimento. La Presidente del Consiglio non può più sottrarsi al confronto: riferisca subito sullo stato reale del Piano e spieghi perché il governo continua a rallentare il Piano e immagina proroghe invece di garantire investimenti concreti e tempestivi per il futuro dell’Italia”. Lo ha detto il capogruppo democratico della commissione affari europei della camera, Piero De luca, intervenendo questa mattina in apertura dei lavori nella seduta di Montecitorio. “Meloni venga in Parlamento serve un’operazione verità e trasparenza sullo stato di attuazione di un progetto di investimento che doveva rappresentare una svolta storica per il nostro paese e che il governo sta invece mettendo in discussione per le proprie incapacità, come conferma la richiesta del ministro Giorgetti, riportata da Repubblica, di una proroga con rinvio del termine finale di attuazione del Piano”.
La relazione della Corte dei Conti conferma gravi criticità nell’attuazione del PNRR, con ritardi su istruzione, welfare, inclusione e salute. Questi ambiti, fondamentali per la coesione sociale e la riduzione delle diseguaglianze, restano ai margini dell’azione di governo, dimostrando l’assenza di una visione chiara sulle reali emergenze del Paese”. Così in una nota il capogruppo democratico nella commissione Affari sociali della Camera e responsabile welfare del Pd, Marco Furfaro commenta la relazione della Corte dei Conti sullo stato di avanzamento del Pnrr. “Inoltre - aggiunge Furfaro - se fosse confermata l’intenzione del ministro Giorgetti di chiedere uno slittamento del Pnrr, come riportato da Repubblica, saremmo di fronte all’ennesima dimostrazione dell’incapacità del governo di programmare e utilizzare le risorse disponibili. Un fatto gravissimo che segnala l’inefficienza nella gestione dei fondi e la mancanza di una strategia per affrontare le urgenze sociali.
Questa situazione certifica l’assenza di una reale volontà di abbattere le diseguaglianze e garantire diritti fondamentali ai cittadini. Il governo, invece di agire con responsabilità, continua a rinviare, compromettendo il futuro del Paese”, conclude Furfaro.
Schlein, difesa d'ufficio di Nordio su Almasri pagina vergognosa Poteva ma ha scelto di non lasciare in carcere un torturatore (ANSA) - ROMA, 26 MAR - "La sua difesa d'ufficio di un torturatore libico rappresenta una delle pagine più vergognose a cui è sottoposto questo Parlamento". Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein parlando in Aula alla Camera nell'ambito delle dichiarazioni di voto sulla mozione di sfiducia al ministro Nordio. "I fatti - ha evidenziato - qui sono incontrovertibili e per quante omissioni e falsità abbiate messo in campo sono molto chiari: contravvenendo una esplicita richiesta d'arresto da parte della corte penale internazionale e a causa della sua mancata risposta alle sollecitazioni del procuratore generale l'arresto non è stato convalidato e Almasri non solo è stato scarcerato ma addirittura riportato a Tripoli con tutti gli onori, libero di continuare a uccidere, torturare, stuprare. Come fa a rimanere ancora al suo posto?". "Ho ascoltato i contraddittori argomenti dei colleghi di maggioranza - ha proseguito - ma la cosa è molto semplice: noi riteniamo che avesse l'obbligo di intervenire e vi si sia sottratto, loro ritengono che lei non doveva ma poteva ma la sostanza non cambia: poteva ma ha scelto di non far rimanere in carcere un torturatore libico. E' stata una scelta politica, ne prendiamo atto". "Se aveva un dubbio poteva chiamare la Corte? Perché non lo ha fatto?"
“Abbiamo depositato una interrogazione urgente sulla nomina di Mario Pepe alla Covip. Sono passati più di quattro mesi dalla decisione del Consiglio dei Ministri ed ancora Pepe non ha preso possesso della carica. La nomina è nei fatti bloccata alla Corte dei Conti. Ancora una volta la magistratura contabile si conferma un organo super Partes a tutela della legalità nel nostro paese. Evidentemente avevamo ragione noi che si trattava di una scelta sbagliata innanzitutto per un curriculum totalmente inadeguato a gestire una commissione che vigila sui fondi pensione di tutte le lavoratrici e i lavoratori italiani. Sono state logiche viziate da amichettismo quelle che hanno animato la Ministra Calderone e l’intero Governo. Facciano un gesto di dignità, tornino sui loro passi e scelgano una figura competente e autorevole”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Il ministro Nordio ha tutti gli strumenti per intervenire e migliorare la condizione delle carceri italiane ma non ha la volontà politica: tutte le promesse sono andate perse così come la figura del commissario straordinario per l'edilizia e della commissione di affettività. Ora da fonti della stampa sappiamo che sta pensando di acquistare moduli-container nei penitenziari che andranno ad occupare gli unici spazi per i trattamenti, la rieducazione e il reinserimento sociale”. Lo ha dichiarato la deputata dem Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del PD, intervenendo in Aula durante la seduta straordinaria sulla situazione nelle carceri.
“Il PD – continua la parlamentare - non vuole cambiare l'articolo 41bis dell'ordinamento penitenziario italiano ma pensiamo che questo governo non possa ledere i diritti delle persone che perdono la libertà quando entrano in carcere. La Corte Costituzionale e la Corte europea dei diritti umani lo confermano: non possono esserci trattamenti inumani e degradanti”.
Per Serracchiani “l'assenza dall'Aula del minsitro Nordio e di chi ha le deleghe all'amministrazione penitenziaria non è certo un segnale incoraggiante e conferma un'azione fatta ancora una volta in spregio del Parlamento. Anzi, forse, oggi l'unica nota positiva è l’assenza del sottosegretario Delmastro, le cui dichiarazioni e i comportamenti, lo rendono sempre più inadeguato a ricoprire il ruolo affidatogli e che non vorremmo più vedere fra i banchi del Governo”. “Questa maggioranza dice no a tutte le proposte e mozioni delle opposizioni ma non conosce affatto qual è la reale condizioni delle carceri, dove il sovraffollamento porta al collasso e dove le assunzioni di personale non coprono né le necessità né il turnover dei pensionamenti”, conclude Serracchiani.
“Il ministro Salvini dovrebbe fornirci chiarezza e rassicurazione circa l’autenticità del suo impegno per la nuova assegnazione della gestione dell'autostrada A22, Modena-Brennero, un collegamento fondamentale per il trasporto di persone e merci tra il nostro Paese e il centro Europa. Ma con la risposta affidata oggi in Aula al sottosegretario agli Esteri Silli, scarica pilatescamente responsabilità alla società 'Autostrada del Brennero' per i ritardi con cui ha fornito la documentazione di concessione e omette di dire che è necessario attendere la sentenza della Corte di giustizia europea prima avere il parere dei servizi”. Così la deputata trentina Sara Ferrari, Segretaria del Gruppo Pd alla Camera, intervenendo in Aula in un'interpellanza urgente, firmata anche dai colleghi Forattini, Vaccari, Malavasi, Rossi, Casu.
“L'86% della proprietà dell'autostrada- continua la parlamentare dem - è stata finora sempre in mano agli enti pubblici del territorio, per gestire un’arteria che ha impatti importanti, ambientali ma anche finanziari e progettare investimenti fondamentali in nuove infrastrutture e ammodernamento tecnologico, attesi da tempo. Il bando di nuova concessione è partito solo il 3 gennaio 2025 e, prima ancora della scadenza, posticipata alla fine del mese di marzo, della presentazione delle domande di partecipazione, è già gravato da due ricorsi che mettono a rischio il progetto di partenariato pubblico-privato che il Ministro ha sempre detto di sostenere nelle sue manifestazioni pubbliche, in occasione delle varie campagne elettorali. Nei fatti invece, sembra “lasciare per strada“ i suoi stessi governatori del Veneto, della Lombardia, della Provincia di Trento e l’alleato dell’Alto Adige. Ci auguriamo, per la salvaguardia dell’interesse dei quasi 3 milioni e mezzo di cittadini dei territori interessati e delle rispettive casse pubbliche, che il ministro adempia invece con serietà anche nell’interlocuzione europea, agli impegni che ha assunto", conclude la deputata Ferrari.
Con le sue azioni ha umiliato le istituzioni del nostro Paese
“La liberazione dell'assassino, torturatore e stupratore libico Almasri ha gettato discredito sul nostro Paese, imbarazzo profondo per l'umiliazione delle istituzioni. È bastato così poco per dimostrare come false le dichiarazioni di un pessimo governo che dichiara di non essere ricattabile. Il ministro Nordio è il principale responsabile e per questo poniamo la questione di sfiducia nei suoi confronti. I fatti sono incontrovertibili e la difesa del governo è stata la fiera delle reticenze e delle omissioni con un maldestro tentativo di auto-assoluzione”. Lo afferma in Aula il deputato dem Federico Gianassi intervenendo sulla mozione di sfiduci al ministro Nordio.
“Dopo molti giorni di silenzio – continua il capogruppo Pd in Commissione Giustizia - abbiamo ottenuto nuove dichiarazioni da parte di Meloni che affermava come la scarcerazione fosse stata presa dalla Corte d'Appello senza che la decisione della Corte penale internazionale fosse stata trasferita al ministero: bugie smentite dallo stesso Nordio perché tali informazioni erano state ricevute per il tramite dell’ambasciata dell’Aia. Nordio ha parlato prima di testo lungo, complesso, incomprensibile anche perché scritto in inglese e poi ha detto di averlo analizzato così bene da trovarne lacune e incongruenze: una contraddizione clamorosa per uscire dal grande imbarazzo e trovare una giustificazione in un errore di date”. “L'Italia ha bisogno di un ministro della Giustizia non di un pessimo avvocato difensore di uno stupratore. Nordio ora in Aula ride ma sa bene che rideranno meno i cittadini libici sottoposti alle torture di Almasri e non ride certo l'Italia con la Giustizia al collasso e davanti ad una riforma solo punitiva guidata solo dal furore ideologico contro l'autonomia della magistratura. Nordio disse che avrebbe approvato il codice dei crimini internazionali, è scomparso il codice e ora scompaiono con lui anche i criminali internazionali”, conclude Gianassi.
Delusione" è la parola che più spesso è stata ripetuta oggi in Comitato diritti umani della Camera dai rappresentati di Kairos Palestina, un movimento cristiano palestinese che sostiene la fine dell'occupazione israeliana e la liberazione dalle posizioni più estremiste di entrambe le parti per arrivare a una riconciliazione tra i due popoli. Delusione per l'assenza di una presa di posizione chiara e netta della comunità internazionale - Italia inclusa- rispetto alle continue violazioni dei diritti dei palestinesi che il governo israeliano compie quotidianamente sia a Gaza che in Cisgiordania.
"L’occupazione in Cisgiordania avanza - ha riferito Munther Isaac, pastore e teologo cristiano palestinese - La sola Betlemme è circondata da 90 checkpoint e da 20 insediamenti israeliani ed è sempre più isolata, rischia di diventare un'altra Gaza, e la stessa cosa sta accadendo ad Hebron, Nablus e altre località. La vita per i palestinesi dei territori occupati è sempre più insostenibile, mentre i coloni israeliani possono fare tutto quello che vogliono, anche cacciare i palestinesi e occupare le loro case e le loro terre nella totale impunità".
"Israele si muove al di sopra delle leggi e del diritto internazionale con il sostegno dei suoi alleati - ha denunciato con fermezza Munther Isaac -. Noi palestinesi chiediamo che il diritto internazionale venga applicato e i diritti garantiti a noi come agli israeliani. Com'è possibile che il mondo non reagisca neanche quando Trump prefigura la pulizia etnica a Gaza? Il messaggio che viene mandato è chiaro: il diritto internazionale non esiste più, vale la legge del più forte. E tutto questo è documentato. La nostra comunità cristiana in Terra santa è a rischio di scomparire, tanti se ne stanno andando per mancanza di futuro.”
Un messaggio la cui responsabilità ricade anche sul governo italiano che non solo non riconosce lo Stato di Palestina, non chiede la fine dell'occupazione israeliana della Cisgiordania e, perfino, contravviene ai mandati di cattura emessi dalla Corte penale internazionale negando la possibilità di arrestare Netanyahu se venisse in Italia". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"E' necessario istituire un fondo statale, finalizzato al completamento di edifici pubblici previsti dal Pnrr ed in particolare le scuole, le cui risorse siano destinate agli enti locali che hanno registrato ritardi e conseguentemente perso la possibilità di utilizzare i finanziamenti europei, a seguito di comprovate cause non imputabili alla stazione appaltante". Lo chiede la vicepresidente dei Deputati PD Simona Bonafè.
"I problemi del governo sull'attuazione del Pnrr sono evidenti e certificati dalla Corte dei Conti. Se a questo aggiungiamo i fallimenti delle imprese, che costringono a indire nuove gare, emerge come i comuni, soprattutto di piccole e medie dimensioni, potrebbero essere costretti a ripagare tutte le tranche dei finanziamenti concessi per l’opera qualora non venisse rispettata la tempistica fissata in sede comunitaria. Nel corso del dibattito del Decreto Emergenze ho depositato un emendamento in questa direzione, purtroppo respinto. Faccio un appello a tutte le forse politiche affinché si giunga, su questo tema, ad una soluzione condivisa: per evitare quindi gravissimi dissesti economici ai comuni interessati e disagi per le comunità territoriali coinvolte", conclude Bonafè.
"Il ministro Urso ha mentito al Parlamento, ai sindacati, alle lavoratrici e ai lavoratori?
Per mesi Urso ha dichiarato che sulla vertenza Beko il governo aveva attivato la Golden Power parlando di
“poteri sanzionatori, o addirittura inibitori, previsti dall’esercizio della Golden Power, che abbiamo subito posto in essere” e, addirittura, rivendicando che solo grazie alla Golden Power erano stati scongiurati i licenziamenti.
Ma lo scorso 10 febbraio, all'incontro che si è svolto al Ministero tra sindacati, governo e azienda sul futuro degli stabilimenti Beko in Italia, secondo quanto riportano alcuni organi di stampa, la sottosegretaria Fausta Bergamotto ha dichiarato che nei confronti di Beko Siena non si può usare lo strumento della Golden Power, smentendo clamorosamente Urso.
Ho presentato, insieme ai colleghi Emiliano Fossi, Arturo Scotto, Federico Gianassi, Marco Furfaro, Marco Simiani, Christian Di Sanzo e alla collega Simona Bonafè, un'interrogazione perché il ministro chiarisca come stanno le cose: la Golden Power è stata attivata oppure no? E contiene anche una clausola sui livelli occupazionali oppure no? Non è accettabile che un ministro della Repubblica menta al Parlamento e a centinaia di lavoratrici e lavoratori il cui destino è legato all'esito della vertenza.
L'azienda insiste: vuole cessare la produzione il 31 dicembre 2025. Urso spieghi, senza ulteriori ombre, quali strumenti intende mettere in campo per uscire da questa impasse, tutelare le lavoratrici e i lavoratori, garantire la continuità produttiva e un piano industriale solido e convincente anche individuando nuovi, affidabili, investitori". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd, che venerdì scorso ha partecipato al corteo delle lavoratrici e dei lavoratori Beko di Siena.
"Oggi a Siena, al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori della Beko di Siena che sono in lotta per salvare i posti di lavoro. 299 persone, le loro famiglie e l'indotto rischiano di perdere tutto. E non possiamo permetterlo.
Continueremo a stare dalla loro parte: nelle piazze, ai presidii, in Parlamento, al tavolo del ministero, in tutte le sedi necessarie.
E c'è bisogno della mobilitazione di tutta la città perché le ricadute non risparmierebbero nessuno.
Servono una proposta seria, un piano industriale credibile e investimenti adeguati". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo a margine del corteo che si è tenuto oggi a Siena.
“E’ ormai chiaro che il Pnrr, rimodulato a fine 2023 con lo stralcio di misure per circa 16 miliardi e il contestuale finanziamento di altri interventi, sarà ulteriormente rimodulato poiché la spesa dei fondi registra forti ritardi, come certificato dalla Corte dei Conti a fronte della relazione semestrale al Parlamento sullo stato di attuazione del Pnrr del dicembre scorso. Visto che la scadenza di attuazione del Pnrr è fissata per la fine di giugno 2026, per poter spendere tutte le risorse assegnate dall’Ue all’Italia bisognerebbe in diciotto mesi utilizzare 130 miliardi, più del doppio di quanto si è fatto in cinque anni. I pareri diversi all'interno del governo tra i ministri Foti e Giorgetti sull’ipotesi di proroga della scadenza lasciano intendere che sarà complicato rispettare gli impegni, anche riducendo gli obiettivi finali anziché migliorando la capacità di spesa”.
Così il capogruppo Pd in commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
“Per il settore agricolo - aggiunge - molte misure riguardano logistica agroalimentare, parco agrisolare, meccanizzazione agricola, fondo filiere, miglioramento delle infrastrutture irrigue. Nel comparto, dunque, c'è grande preoccupazione, ecco perché abbiamo deciso di presentare un’interrogazione al ministro dell'Agricoltura per chiedere informazioni su revisioni, rimodulazioni o stralci. Lollobrigida è chiamato anche a indicare lo stato dell'arte dell'attuazione delle misure a titolarità Masaf del Pnrr Complementare”.