“Su Granaio Italia il governo naviga nel buio e, per incapacità organizzative, fa slittare al 31 luglio 2025, con un emendamento di FdI al Milleproroghe, la data di entrata in funzione del registro telematico dei cereali. L’attivazione del registro, come segnala la Cia, Confederazione Italiana Agricoltori, è essenziale per riportare trasparenza nei mercati e per tutelare la qualità dei grani Made in Italy di fronte ad una concorrenza spietata che punta sulla riduzione dei prezzi a discapito della qualità. Attraverso il registro è possibile tenere sotto controllo la consistenza delle scorte dei cereali, anche al fine di immettere sul mercato informazioni utili a ridurre la volatilità dei prezzi ed avere una completa tracciabilità dei grani, in tutti i passaggi, soprattutto quando si tratta di prodotti importati. Il governo, non pago dei guasti già prodotti, ha anche respinto un nostro ordine del giorno che invitava l’esecutivo ad adottare nel prossimo provvedimento utile le opportune modifiche normative volte ad attivare il registro telematico nazionale sulle giacenze dei cereali. Qualunque ritardo favorisce gli speculatori internazionali e questo non è tollerabile”.
Così il capogruppo Pd in commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
“Il grave incendio che ha colpito gli stabilimenti di Inalca e Quanta Stock&Go a Reggio Emilia, ha causato danni ingenti e messo a rischio il futuro di 400 lavoratori, oltre che nelle due aziende anche in Gescar e nella Fabbrica del Lavoro. Si tratta di un colpo durissimo all'economia locale e a centinaia di famiglie che oggi vivono nell'incertezza. Per questo riteniamo fondamentale che tutte le istituzioni si muovano con rapidità per fornire risposte concrete e scongiurare una crisi occupazionale ed economica in un settore strategico per il territorio. Reggio Emilia è una realtà produttiva di eccellenza, e il comparto agroalimentare rappresenta una parte fondamentale del nostro tessuto industriale. E’ necessario che il governo, relazionandosi con regione e comune, intervenga con gli strumenti necessari per garantire tutela, continuità e prospettive di rilancio del nostro territorio. Servono misure straordinarie per tutelare i lavoratori e consentire alle aziende di ripartire nel più breve tempo possibile”.
Così il deputato democratico, Andrea Rossi, che oggi ha presentato un’interrogazione, firmata anche dalla collega Ilenia Malavasi, rivolta ai ministri del Lavoro e delle Imprese e Made in Italy.
“Nel piano di rilancio di Piaggio Aerospace serve innanzitutto chiarezza e certezze sulla salvaguardia dei livelli occupazionali e la garanzia della tutela per gli stabilimenti liguri di Albenga e Genova. Si tratta di punti imprescindibili ai quali il Ministro Urso deve dare risposte chiare. Per questo riteniamo che la trattativa in corso debba proseguire al Ministero dell’Impresa e del Made in Italy con il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati per garantire investimenti adeguati per il rilancio e il rafforzamento degli assist strategici in grado di garantire lo sviluppo dell’azienda e dell’occupazione. In questo processo è importante non separare Laer da Piaggio, una garanzia di forza e sviluppo”, così i deputati PD Valentina Ghio e Alberto Pandolfo, che hanno partecipato all’incontro del Ministro Urso nello stabilimento di Albenga.
“Un altro disastro annunciato del ministro Urso. Da ieri mattina le lavoratrici e i lavoratori della Hanon System Italia di Benevento sono in presidio permanente davanti ai cancelli della loro fabbrica poiché il gruppo Hankook, attualmente proprietario dell’azienda Hanon System, avrebbe annunciato secondo fonti stampa di chiudere il sito produttivo di Benevento con conseguente licenziamento di oltre 60 dipendenti.
La perdita di sessanta posti di lavoro porterebbe a delle conseguenze molto gravi sotto il profilo tanto sociale quanto economico e una eventuale chiusura costituirebbe un colpo durissimo per il sistema economico della provincia sannita che affronta già una congiuntura estremamente delicata.
Chiediamo al ministro del made in Italy che intervenga immediatamente e chiarisca se è a conoscenza di quanto sta , se è stato attivato un tavolo di crisi con l’azienda, i lavoratori, i sindacati e l’associazione di categoria e chiediamo cosa intenda fare per scongiurare licenziamenti ed eventuali chiusura del sito produttivo di Benevento”. Lo dichiarano in una nota congiunta Vinicio Peluffo capogruppo Pd in commissione attività produttive di Montecitorio e Stefanno Graziano capogruppo pd in commissione di difesa di Montecitorio primo firmatario di un’interrogazione in commissione Attività produttive al ministro delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso sulla situazione del sito produttivo dell’azienda Hanon System di Benevento.
“Sulle criticità del settore Moda non solo il governo si è mosso tardi ed in maniera insufficiente ma continua a sottovalutare colpevolmente la situazione. Continuando soltanto con gli annunci e le promesse rischiamo di perdere la punta di diamante del Made in Italy”. Lo dichiarano Simona Bonafè, vicepresidente dei Deputati Pd e Vinicio Peluffo, capogruppo Dem in Commissione Attività produttive della Camera, nel corso dell’audizione del Ministro Urso sulla crisi del comparto, a Montecitorio.
“In oltre un anno niente è stato fatto per sostenere la liquidità delle imprese, nessuna iniziativa è stata intrapresa per calmierare i costi energetici che nel nostro paese sono tra i più alti in Europa mentre le norme sulla cassa integrazione sono risultate fino ad ora inutili per le Pmi, che rappresentano di fatto il tessuto produttivo di riferimento per le grandi griffe. Del Disegno di Legge per elevare la competitività delle piccole e medie imprese, approvato dal Consiglio dei Ministro un mese fa, si sono perse le tracce e non abbiamo notizie sulla proroga degli ammortizzatori sociali e dei correttivi necessari per permetterne l’attivazione da parte delle aziende in difficoltà. Il progetto industriale per rilanciare il settore, chiesto dalle associazioni di categoria, è rimasto lettera morta. Il tempo stringe e la crisi, che coinvolge ogni giorno nuove realtà produttive, rischia di diventare irreversibile”, concludono i dem.
“L’annuncio di nuovi dazi sulle esportazioni europee da parte di Donald Trump rappresenta un attacco diretto alle nostre imprese e un grave tentativo di dividere l’Unione Europea. Un’iniziativa che rischia di colpire duramente il Made in Italy, mettendo a rischio migliaia di aziende e posti di lavoro nel nostro Paese.” Lo dichiara Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione Difesa di Montecitorio.
“Serve una risposta forte e unitaria da parte dell’Unione Europea per difendere i settori strategici del nostro export, dall’agroalimentare alla meccanica, fino alla moda e al farmaceutico. La presidente Meloni deve dirci chiaramente da che parte sta”, aggiunge Graziano.
“Le poche settimane di cassa integrazione straordinaria che scadono oggi rappresentano perfettamente quello che ha fatto questo governo in un anno per contrastare la gravissima crisi del settore moda: poco o niente. L’unica norma varata nel 2024 (peraltro insufficiente) non è stata inoltre utilizzata dalle Pmi perché le imprese, in evidente crisi di liquidità, non erano in grado di anticipare i versamenti ai lavoratori. Il risultato è incredibile: meno di 3 milioni di euro utilizzati su 110 ed il Ministero che scarica la colpa sulle aziende definendo la Cig uno ‘strumento non utile’ proprio perché non attivato. Su questa vicenda ho depositato nei giorni scorsi una interrogazione parlamentare: se da un lato è necessario e urgente garantire gli ammortizzatori anche per tutto il 2025, bisogna poi che le imprese possano effettivamente utilizzare le risorse. Nel frattempo il governo deve mettere in campo una politica industriale in grado di rilanciare un comparto strategico per il Made in Italy”. Lo dichiara la vicepresidente dei deputati Pd Simona Bonafè.
"Le proteste spontanee degli agricoltori italiani sono comprensibili nel merito, ma il metodo adottato non è corretto. A generare insoddisfazione, soprattutto tra le aziende in difficoltà, sono le politiche del ministro Lollobrigida, che inizialmente si è distinto per gaffe istituzionali e provvedimenti inefficaci, e che ormai da mesi sembra essere uscito sia dal cerchio magico della premier Meloni che dai radar delle politiche agricole", dichiara Marco Simiani, capogruppo Pd in Commissione Ambiente alla Camera, commentando le manifestazioni in corso in tutta Italia.
"Se guardiamo nel dettaglio, la maggior parte delle rivendicazioni di questi agricoltori coincidono con quelle storicamente portate avanti dalle principali associazioni di categoria: prezzi equi per la produzione, stop alle aste al ribasso, tutela del Made in Italy, manodopera legale, meno burocrazia. Nel tempo, le associazioni agricole hanno ottenuto risultati concreti quando hanno saputo condividere intenti e obiettivi, incalzando i governi senza penalizzare i cittadini. Ecco perché è fondamentale che il mondo agricolo resti unito e che, come previsto dalla Costituzione, utilizzi gli strumenti della rappresentanza. I corpi intermedi sono l’unico mezzo efficace per valorizzare e dare forza alle istanze degli agricoltori", conclude Simiani.
“Prendiamo atto che HIAB ha definitivamente deciso di chiudere il proprio stabilimento a Statte (Ta) sebbene non ci siano problemi di produzione o crisi aziendali di qualsiasi altro tipo. Una decisione ancora più incomprensibile se si pensa al rifiuto dell’azienda di attivare per tempo il contratto di solidarietà grazie agli incentivi messi in campo dalla Regione Puglia. Una soluzione che avrebbe consentito di contare su un tempo maggiore per la reindustrializzazione del sito e reimpiegare, così, tutti i lavoratori coinvolti, come suggerito proprio dalla Regione.” Così Ubaldo Pagano, deputato pugliese del Partito Democratico, a margine della riunione plenaria tenuta sulla vertenza presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy questa mattina.
“Ad oggi le prospettive sono due - continua il capogruppo PD in Commissione Bilancio - entrambe con finali drammatici per i dipendenti: da un lato la proposta di un trasferimento di 25/30 lavoratori presso lo stabilimento di Minerbio (Bo); dall’altro l’utilizzo fino a esaurimento della cassa integrazione. In assenza di incentivi economici, il trasferimento a 800 chilometri di distanza vorrebbe dire stravolgere la serenità e la sostenibilità economica di intere famiglie e difficilmente potrebbe essere presa in considerazione da qualcuno dei lavoratori coinvolti. Nel secondo caso l’uso degli ammortizzatori sociali si tradurrebbe dopo 12 mesi nel ricorso alla NASPI.”
“L’epilogo di questa vertenza lascia una ferita particolarmente profonda visto che la presenza di quest’azienda rappresentava un esempio di diversificazione produttiva nel territorio tarantino, completamente slegata dalle sorti dell’acciaieria, rispetto a cui Taranto e la sua provincia mantiene una deleteria dipendenza. È probabile che dietro la scelta di HIAB di delocalizzare la produzione ci siano le recenti decisioni del Governo Meloni e, in particolare, la soppressione della 'decontribuzione SUD' che ha rappresentato per diverso tempo un forte incentivo economico per investire nel Mezzogiorno.”
“Se è d’obbligo manifestare tutta la mia solidarietà ai lavoratori coinvolti – conclude Pagano – dall’altra parte è improrogabile che il Governo Meloni prenda atto delle devastanti conseguenze delle politiche economiche per il Sud”, conclude Pagano.
“Siamo molto preoccupati per l'approssimazione e la superficialità con cui si sta affrontando la vertenza Dema. Riteniamo indispensabile e urgente un chiarimento e un atto di trasparenza da parte del governo per voce del ministro delle Imprese e del Made Italy rispetto alle trattative e alle manifestazioni di interesse. Siamo a un punto delicatissimo e se si viene a conoscenza, dopo l'ultima riunione ministeriale, che vi sarebbero altre manifestazioni di interesse, come sostiene, con prove documentali, il sindacato, e che ciò, proprio in quella sede, non sarebbe emerso, allora, davvero, ci troveremmo in presenza di un pericoloso cortocircuito che può solo arrecare danno ai lavoratori. Il Partito Democratico, e lo farà con un atto di sindacato ispettivo, chiede che si faccia chiarezza e che il governo si assuma le proprie responsabilità anche sul ‘non detto’ e che ci si adoperi affinché venga individuata la soluzione più utile e funzionale al rilancio industriale e alla salvaguardia dei livelli occupazionali per Dema”. Così in una nota congiunta i deputati dem Marco Sarracino, responsabile nazionale Sud e Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro.
“Un pacchetto di emendamenti al Decreto Emergenze a sostegno del settore della Moda: una serie di norme per dare respiro ad imprese lavoratori di uno dei comparti principali del Made in Italy colpito da un crisi che rischia di divenire irreversibile”: questi in sintesi gli obiettivi delle proposte emendative, depositate dalla vicepresidente dei Deputati Pd Simona Bonafè, al provvedimento attualmente in discussione a Montecitorio.
“I contenuti degli emendamenti concretizzano le richieste che l’intera filiera avanza da mesi. Si tratta di interventi urgenti che non sono stati però ad oggi realizzati da un governo irresponsabile, che continua a temporeggiare nonostante gli impegni presi. In primo luogo occorre prorogare la cassa integrazione in deroga per i lavoratori coinvolti, che scade a fine mese, almeno fino a giugno. E’ poi necessaria una moratoria per i pagamenti fiscali delle imprese per il tutto il 2025 e l’attivazione di risorse specifiche per promuovere le aggregazioni delle Pmi del settore moda, al fine di renderle maggiormente competitive, e per ristorare le aziende che hanno avuto cali di fatturato insostenibili. Mi auguro che la destra, dopo le promesse, passi finalmente ai fatti e sostenga queste proposte”: conclude Simona Bonafè.
La risposta del ministero delle imprese e del made in Italy alla nostra richiesta di conoscere la strategia del governo per salvaguardare la sovranità digitale italiana ed europea nell’ambito delle comunicazioni, ci preoccupa molto. Già sono evidenti i ritardi del governo nei percorsi di digitalizzazione delle aree interne. Ma dopo la risposta di oggi aumentano i nostri timori sulla riduzione degli investimenti per la ricerca aerospaziale italiana, che impatteranno sulle risorse disponibili per le comunicazioni satellitari. Non vorremmo che fosse solo il preludio per affidare ad un certo punto a Starlink di Elon Musk la fornitura di servizi di comunicazioni sicuri via satellite, mentre l’Ue avanza verso la realizzazione del programma spaziale “IRIS²”, nell’ambito del quale l’Italia dovrebbe giocare un ruolo di primo piano gestendo uno dei tre centri di controllo della nuova costellazione di connettività sicura europea.
Così Anthony Barbagallo, capogruppo Pd in Commissione Trasporti alla Camera e primo firmatario dell’interrogazione al ministro delle imprese e del made in Italy.
“Quali iniziative intende adottare il governo per fermare il rialzo dei prezzi dei carburanti, visto che questo rialzo, come sappiamo, produce effetti sull'inflazione e quindi soprattutto sulle famiglie e sulle imprese che sono già gravate dagli aumenti dell’energia elettrica e del gas?”. Lo ha detto in Aula alla Camera il deputato dem Virginio Merola, capogruppo Pd in commissione Finanze, illustrando il Question Time del Partito Democratico al ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso.
“Ci risulta – ha aggiunto l’esponente dem - che il prezzo della benzina praticato alla pompa sia in aumento. Siamo al secondo rialzo consecutivo e in alcuni distributori in autostrada siamo già sopra quota 2,30 euro al litro. Chiediamo e auspichiamo che ci siano iniziative più efficaci perché l'esperienza fallita del cartello ai distributori del ‘prezzo medio regionale’ e gli impegni presi dal governo con il Parlamento e le associazioni su questo tema non hanno avuto riscontro finora”.
“Noi crediamo – ha concluso Merola - che non sia più tempo, visto che ora siete al governo per volontà degli italiani, di promesse demagogiche come quella della riduzione progressiva fino all'abolizione totale delle accise sulla benzina, avanzata dall'attuale presidente Meloni quando era all'opposizione. E’ tempo di dimostrare con i fatti la tutela possibile dei consumatori”.
"Oggi abbiamo partecipato al tavolo di crisi convocato al ministero Ministero delle Imprese e del Made in Italy per la vertenza La Perla. E' stato un passaggio molto positivo rispetto a una situazione molto difficile. Bene la sinergia fra le diverse istituzioni. Fondamentale la lotta tenace delle lavoratrici e dei lavoratori e delle loro Organizzazioni Sindacali. Ora la sfida, a partire da quello che sarà il bando di gara, è individuare un nuovo soggetto imprenditoriale per garantire i posti di lavoro e la tutela di un marchio di grande valore per il made in Italy".
Così Andrea De Maria e Virginio Merola deputati PD.
"Con Olivero Toscani ci lascia un protagonista indiscusso dell'arte contemporanea celebrato in tutto il mondo. Con le sue visioni e le sue provocazioni ha costruito immagini che sono divenute veicolo simbiotico di contenuti commerciali e sociali; capaci di coniugare consumismo e tematiche delicate, promuovere il Made in Italy ed i diritti delle persone. Sarebbe bello che Casale Marittimo, in provincia di Pisa, dove ha scelto di vivere da oltre 50 anni gli dedicasse una via". Lo scrive sui social il deputato del Pd Marco Simiani.