“Le parole del Ministro Nordio sull’educazione sessuale sono gravi e fuori dalla realtà. Dire che debba essere insegnata solo in famiglia e non a scuola significa ignorare un bisogno educativo essenziale per la crescita consapevole e sicura dei nostri ragazzi. Quello di maggioranza e governo è un passo indietro per tutto il Paese. L’educazione sessuale è prevenzione, rispetto, consapevolezza. Toglierla dalle scuole significa lasciare un vuoto, culturale e normativo, che mette l’Italia indietro rispetto alla maggior parte dei paesi europei, dove da moltissimi anni è già obbligatorio l’insegnamento dell’educazione sessuale nelle scuole”. Così in una nota Federico Gianassi, capogruppo Pd in commissione Giustizia di Montecitorio.
“Nordio riesce ancora una volta a banalizzare un tema cruciale. Dire che “l’educazione sessuale si fa in famiglia” è solo un modo per lavarsene le mani.
Vorrei ricordare al ministro Nordio, che afferma amenità del genere, che le due comunità educanti piu importanti nella vita dei ragazzi, la scuola e la famiglia, non possono essere scisse ma devono lavorare strettamente connesse e di pari passo.
Da ministro della Giustizia dovrebbe sapere che la prevenzione della violenza di genere inizia proprio dall’educazione, quella vera, fatta di rispetto, empatia e consapevolezza, non di slogan. E che l’educazione si fa a scuola già dai primi anni, e non solo in famiglia.
La sua dichiarazione è grave non solo per quello che dice, ma per ciò che rivela, cioè un’inquietante distanza dalla realtà sociale del Paese e un disprezzo per il ruolo della scuola come spazio di crescita collettiva. Nordio dovrebbe preoccuparsi dei dati dei femminicidi, che dovrebbe conoscere bene e che lo dovrebbero spingere a utilizzare il proprio ruolo istituzionale per aggredire un fenomeno ancora tropo diffuso”. Così in una nota la deputata del Pd, Patrizia Prestipino, nonché docente nelle scuole superiori.
“Ho vissuto personalmente tutte le problematiche affettive di molti studenti - aggiunge Prestipino - che siamo riusciti ad affrontare solo grazie al costante dialogo fra la scuola e le famiglie. L’insegnamento dell’educazione sessuale nelle scuole è importantissimo. Ci auguriamo che il governo ne tenga conto”.
“Le parole del ministro Nordio suonano come l’ennesima dimostrazione di quanto una parte del governo continui a minimizzare il ruolo dell’educazione nelle scuole nel contrasto alla violenza di genere. Sostenere che l’educazione sessuale sia un fatto privato significa ignorare la realtà e non considera i risvolti sociali dei legami affettivi. Ancora più grave è che un ministro della Giustizia, che dovrebbe essere in prima linea nel combattere i femminicidi, scelga di liquidare la questione come un problema “propagandistico”, mostrando una sottovalutazione pericolosa di un fenomeno che nel 2025 continua a registrare numeri intollerabili. E poi, sentir parlare ancora di “razza” da un rappresentante delle istituzioni nel 2025 è sconcertante. Un linguaggio anacronistico, che rivela quanto arretrata sia la visione culturale di questa destra e di chi nelle istituzioni dovrebbe invece promuovere inclusione e rispetto” Così in una nota la Deputata democratica Ilenia Malavasi commenta le parole del ministro Nordio.
“La giustizia ha bisogno di investimenti negli uffici giudiziari per ridurre i tempi dei processi o nella digitalizzazione ma, di certo, non nell'ufficio del Gabinetto del ministro. Nordio viene in Aula e non risponde sul perché ha voluto introdurre nuovi incarichi che non portano benefici alla giustizia ma semmai alla sola Capo di Gabinetto, Giusi Bartolozzi”. Lo afferma il deputato e capogruppo Pd in Commissione Giustizia, Federico Gianassi, durante il Question time al ministro Nordio.
“Senza chiarimenti da parte dello stesso Nordio – continua l'esponente dem – non si capisce perché il Governo abbia adottato uno schema di decreto di riorganizzazione del Ministero della Giustizia, introducendo ben ulteriori venti unità presso gli uffici di diretta collaborazione con il Gabinetto del ministro e la figura del Capo della segreteria del Capo di gabinetto che vengono tolti all’ispettorato generale”. “Ma è così che vanno le cose con questo governo, si preferisce aggiungere incarichi e personale alla capo di gabinetto mentre alla situazione delle giustizia italiana non pensa nessuno”, conclude Gianassi.
“Quando il ministro Nordio viene in Aula a dare risposte o non racconta tutto o racconta soltanto la parte che gli fa comodo, per creare una narrazione che non corrisponde mai ai fatti. È vero che i ministeri hanno proceduto ad una riorganizzazione interna sia nel passato sia nella corrente legislatura, ma non è mai accaduto nella storia della Repubblica che il ministro della Giustizia creasse una segreteria del suo Capo di Gabinetto. Anzi, nessun ministero ha la segreteria del Capo di Gabinetto. Nessuno”. Lo dichiara la deputata Pd Debora Serracchiani intervenendo in replica al ministro Nordio durante il Question Time sulla figura del Capo della segreteria del Capo di gabinetto al Ministero della Giustizia. “La domanda – continua l'esponente dem - dunque rimane: perché il ministro Nordio ha sentito la necessità di creare questa nuova figura e quanto è importante la Capo di Gabinetto, Giusi Bartolozzi. Chi dei due è il vero ministro?” “Quando una Capo di gabinetto si costruisce una propria segreteria con un capo segreteria pagato quanto la
Capo segreteria del ministro e assume sempre maggiori funzioni, significa che siamo davanti a un ministro ombra. E Nordio come al solito non chiarisce ma racconta parti di verità”, conclude Serracchiani.
“Quanta altra cronaca dovremo leggere, riguardo al carcere minorile di Treviso, prima che si comprenda che è un sintomo chiarissimo di un problema molto più esteso? Il suicidio di Danilo Riahi, quest’estate, e l’episodio odierno - un incendio provocato da un clima teso tra i giovanissimi detenuti - sono segnali di un sistema al collasso, che il governo purtroppo continua a sottovalutare”. Lo afferma la deputata Rachele Scarpa, responsabile nazionale Giovani del Partito Democratico.
“Il sovraffollamento - prosegue l’esponente dem - di quasi il 50% in più rispetto alla capienza, unito alla carenza di personale e di spazi adeguati per attività educative e di reinserimento, rende il contesto del minorile della nostra città esplosivo e pericoloso, sia per i giovani detenuti che per gli agenti di polizia penitenziaria. È una situazione inaccettabile, che non può essere affrontata solo con dichiarazioni di emergenza ma con interventi strutturali e risorse reali. Serve dal governo un piano straordinario per il sistema penitenziario minorile che metta al centro il recupero educativo e sociale, non solo la detenzione. Vanno investite risorse per personale qualificato, psicologi, educatori e mediatori culturali. È necessario superare il modello esclusivamente punitivo e costruire un sistema che offra ai giovanissimi alternative reali alla detenzione, come le misure di comunità e i programmi di giustizia riparativa previsti dalla riforma Cartabia, oggi completamente abbandonati. La sicurezza negli istituti minorili va garantita, ma la strategia non può limitarsi a trasferire giovani detenuti altrove: senza affrontare i problemi strutturali del sistema carcerario non si andrà da nessuna parte. Rischiamo di ritrovarci tra un mese a commentare un altro grave episodio nell’istituto penale minorile della nostra città”.
“Negli ultimi anni - conclude Scarpa - ho presentato diverse interrogazioni al ministro Nordio su questa vicenda, senza mai ricevere risposta, e ho personalmente effettuato visite al carcere minorile di Treviso per verificare la situazione. È tempo che il governo smetta di voltarsi dall’altra parte: di annunci non se ne può più. Servono fatti, subito”.
Il caso Almasri non è solo una vicenda giudiziaria, ma un banco di prova per la credibilità delle nostre istituzioni e per il rispetto della legalità internazionale”. Lo dichiara Antonella Forattini, deputata del Partito Democratico, intervenendo in Aula durante la discussione sulla relazione della Giunta per le autorizzazioni che ha proposto di negare l’autorizzazione a procedere nei confronti dei ministri Nordio e Piantedosi e del sottosegretario Mantovano per la vicenda del rilascio del generale libico Almasri.
“La decisione del governo di espellere Almasri in Libia, ricercato dalla Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità e crimini di guerra, ha impedito la sua consegna alla giustizia internazionale. Non si è trattato di un errore tecnico – ha spiegato l’esponente dem – ma di una scelta politica consapevole, maturata ai massimi livelli dell’esecutivo, in violazione degli obblighi internazionali dell’Italia. La Costituzione prevede che l’autorizzazione a procedere sia negata solo se il ministro ha agito per tutelare un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante o un preminente interesse pubblico. In questo caso, nessuna di queste condizioni sussiste. Non vi era alcun pericolo concreto per la sicurezza nazionale, né un’urgenza che giustificasse la mancata cooperazione con la Corte penale internazionale”.
“Ancora una volta – ha concluso Forattini – il Parlamento è stato esautorato e sfregiato. Non si può invocare la sicurezza nazionale per coprire una violazione del diritto internazionale. Concedere l’autorizzazione a procedere non significa emettere una condanna, ma riaffermare un principio fondamentale: nessun ministro è al di sopra della legge. La giustizia internazionale non è un optional, ma un dovere morale e giuridico. In democrazia, la forza dello Stato non risiede nella paura, ma nella fedeltà alla legge e alla Costituzione”.
“Secondo Fratelli d’Italia i ministri avrebbero il diritto di mentire in Parlamento. È questo, in sintesi, il messaggio gravissimo che arriva dalle parole pronunciate oggi in Aula dai deputati del partito della presidente del Consiglio nel corso della discussione sul caso Almasri.” Lo dichiara, a margine della discussione sul caso Almasri, la deputata democratica, responsabile della Giustizia del Pd, Debora Serracchiani.
“Dire che il Tribunale dei ministri, utilizzando i resoconti parlamentari delle dichiarazioni rese dai ministri Nordio e Piantedosi nel corso dell’informativa del 5 febbraio, avrebbe violato le normali procedure d’indagine – spiega Serracchiani – significa riconoscere ai ministri la libertà di mentire al Parlamento senza conseguenze.
Un’affermazione che mina alle fondamenta il rapporto di fiducia tra il Governo e le Camere e conferma la volontà della maggioranza di pretendere un sistema di giustizia cucito su misura dei propri interessi. La verità è che sul caso Almasri il Governo ha mentito al parlamento per cercare di nascondere un’operazione torbida che ha minato la credibilità del nostro Paese. Ed è grave che oggi la maggioranza si appresti ad approvare un salvacondotto per i responsabili della liberazione di un criminale sottraendoli al regolare corso della giustizia.”
“La decisione della Giunta per le autorizzazioni di respingere, nella vicenda Almasri, la richiesta di procedere nei confronti dei ministri Nordio, Piantedosi e del sottosegretario Mantovano rappresenta purtroppo un epilogo annunciato”. Lo dichiara Federico Gianassi, capogruppo Pd in commissione Giustizia, in un’intervista ai canali social dei deputati dem.
“Il caso Almasri – sottolinea l’esponente Pd – è stato gestito con opacità. Nei primi mesi il governo ha negato le vere ragioni che avevano portato alla sua liberazione e al trasferimento in Libia: la paura di ritorsioni da parte di gruppi paramilitari. Solo dopo l’inchiesta del Tribunale dei ministri e la relazione inviata alla Giunta, la versione è cambiata: da una narrazione falsa si è passati a evocare una generica ‘ragione di Stato’. Ma questa motivazione non è stata mai chiarita né supportata da prove concrete”.
“La scelta di sottrarre un criminale internazionale alla giustizia per ricondurlo con un volo di Stato in Libia – conclude Gianassi - è un atto grave, che il governo ha coperto con versioni contraddittorie. Invece di difendersi davanti a un giudice, i ministri vogliono un salvacondotto dal Parlamento, confermando la fragilità di un esecutivo che a parole dice di voler combattere i trafficanti, ma nei fatti si è piegato a un ricatto. Il 9 ottobre non ci aspettiamo sorprese dal voto dell’Aula. Ma il Pd continuerà a incalzare la maggioranza, in nome della verità e dell’autorevolezza delle istituzioni parlamentari, che non possono sottrarsi alle proprie responsabilità”.
Dopo aver mentito al Parlamento, dopo aver fatto carta straccia del diritto umanitaria, dopo aver colpito e mortificato un’istituzione internazionale come la Cpi, oggi per il governo Meloni c’è l’autoassoluzione sul caso Almasri: la maggioranza ha votato contro il processo richiesto dal Tribunale dei Ministri a Nordio e Piantedosi e al sottosegretario Mantovano e presto farà lo stesso in Aula.
Un comportamento inaccettabile che impedisce che si faccia chiarezza su una delle pagine più sconcertanti del governo di destra: il salvataggio di un criminale accusato di crimini contro l'umanità e crimini di guerra. La verità e la giustizia non possono essere sacrificate per proteggere alleanze e interessi non chiari e di cui il Governo deve ancora rispondere al Paese.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
“Il Governo deve dare spiegazioni con urgenza: gli italiani e gli interessi nazionali in Libia sono ancora tutelati? È una domanda più che lecita, dal momento che Nordio, Piantedosi e Mantovano, per salvarsi e scappare dalla giustizia, hanno affermato di aver agito per garantire la sicurezza dei nostri connazionali in Libia. A questo punto, cosa sta accadendo davvero e chi li sta garantendo? Palazzo Chigi chiarisca”, così la responsabile giustizia del Pd, Debora Serracchiani commenta la notizia della rimozione di Almasri dalla polizia nel giorno in cui la giunta ha votato per giustificare la correttezza dell’operato per la sua liberazione. “Se non fosse un dramma, sarebbe una comica - prosegue Serracchiani - nello stesso giorno in cui la maggioranza vota il ‘salvacondotto’ per Nordio, Piantedosi e Mantovano – che sotto evidente ricatto hanno garantito l’impunità a un assassino e stupratore – si scopre che lo stesso criminale è oggi ricercato e sta tentando di fuggire dalla Libia, dove le autorità lo accusano di gravissimi reati.
Un cortocircuito politico e giudiziario che mette a nudo l’irresponsabilità del governo Meloni e l’assurdità di decisioni che non tutelano né la giustizia né la sicurezza dei cittadini”.
“La maggioranza vuole giudicarsi da sola. Non accetta l’idea di un giudice terzo e si è messa di traverso a quella che sarebbe stata la decisione più saggia: permettere alla giustizia di fare il suo corso.
Sul caso Almasri troppe cose non tornano: dalle omissioni via social della Presidente Meloni alle menzogne dei ministri, che in Parlamento hanno portato versioni diverse e contraddittorie solo per nascondere agli italiani due verità gravissime. La prima: la decisione di liberare un criminale internazionale senza consegnarlo alla corte penale. La seconda: che il governo è sotto ricatto di una milizia libica.
Si frantuma l’auto-celebrazione della Presidente Meloni quando dice che il Governo italiano non è ricattabile da chicchessia. È’ bastato un tagliagole libico per dimostrare quanto le autocelebrazioni del governo siano lontane dalla realtà” così il democratico Federico Gianassi al termine della seduta della Giunta per le autorizzazioni a procedere che ha bocciato a maggioranza la relazione che chiedeva al tribunale dei ministri di procedere sul caso Almasri e ha chiesto “un salvacondotto politico per i ministri Piantedosi, Nordio e il sottosegretario Mantovano”.
Anche oggi il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, non ha voluto rinunciare a regalarci due perle. Prima ha tuonato dicendo che ‘i suicidi in carcere non sono legati al sovraffollamento’, poi che ‘il sovraffollamento non è dovuto ai nuovi reati” introdotti in questa legislatura dalla maggioranza e dal governo di destra. Ma dove vive il guardasigilli? Anzi, dove non si è mai recato il ministro? Certamente non ha visitato gli istituto penitenziari del nostro Paese. Se lo avesse fatto, non avrebbe pronunciato con così tanta leggerezza questo parole che sono frutto di una distanza siderale dalle reali condizioni di vita nelle nostre carceri e avrebbe usato maggiore cautela. Le nostre carceri sono oggi un terribile buco nero che Nordio evita perché è solo interessato a propagandare l’ideologico verbo della separazione delle carriere e a rilanciare attacchi contro la magistratura. Nordio venga con me a Firenze nel carcere della mia città, Sollicciano. Sono convinto che dopo averlo visitato rinuncerebbe a dichiarazioni come quella di oggi”.
Così il capogruppo Pd in commissione Giustizia alla Camera, Federico Gianassi.
“Iaia è distratto o in malafede. Il riferimento al video social di Giorgia Meloni era presente sin dalla prima introduzione del relatore Gianassi, come emerge chiaramente dal resoconto della Giunta, e sempre dal resoconto né FdI né altri esponenti della maggioranza hanno sollevato obiezioni. Invece di inventare casi inesistenti e alzare volgari cagnare, Iaia spieghi perché il governo ha mentito al Parlamento e perché Meloni ha mentito agli italiani, attribuendo al tribunale e alla magistratura responsabilità che erano tutte politiche dei suoi ministri.” Così una nota del deputato democratico Claudio Stefanazzi.
Segue lo stralcio della relazione introduttiva del 10 settembre:
“(…) Pochi giorni dopo il rimpatrio di Almasri in Libia – e segnatamente il 28 gennaio 2025 – la Presidente del Consiglio Meloni ha annunciato pubblicamente di essere sottoposta a indagini con i Ministri Nordio e Piantedosi nonché col Sottosegretario Mantovano in relazione alla vicenda descritta. In particolare, la Presidente del Consiglio, nel difendere la scelta del Governo, ha affermato che l'espulsione dell'Almasri è avvenuta per ragioni di sicurezza nazionale, come conseguenza della scelta autonoma della magistratura di disporre la scarcerazione dell'esponente libico, per quanto dalla successiva istruttoria del Tribunale dei Ministri emerga, come sopra detto, la strategia condivisa dai membri del Governo nelle riunioni del 19.1 e 20.1 sul ‘mancato intervento’ del Ministero della Giustizia, condizione che ha determinato la liberazione dell'Almasri.”
“Gli attacchi strumentali di Fratelli d’Italia al relatore Gianassi e al Presidente della Giunta delle autorizzazioni sono gravi e inaccettabili. Confermano la volontà della maggioranza di trasformare in scontro politico ciò che è, e deve restare, un procedimento tecnico-giuridico.
Il Tribunale dei ministri e la Corte penale internazionale hanno già espresso con chiarezza la gravità delle azioni compiute dal governo nel caso Almasri. La Giunta non fa altro che consentire alla giustizia di fare il proprio corso, mentre la maggioranza cerca di impedirlo, invocando una sorta di ‘giustizia à la carte’ piegata agli interessi dell’esecutivo. Siamo di fronte a un tentativo di delegittimazione personale e istituzionale che non solo mina il corretto funzionamento della Giunta, ma rivela l’obiettivo politico perseguito da questa destra: ridurre l’autonomia della magistratura e subordinare il potere giudiziario al potere esecutivo, come dimostrano i contenuti della riforma costituzionale in discussione. Inutile dire che in tutto questo, il Parlamento è ormai considerato poco più di un passacarte, alla faccia della centralità di cui parlava al momento del suo insediamento, la Premier” cosi la deputata dem Debora Serracchiani Responsabile Giustizia del Pd in merito al caso Almasri che riguarda i ministri Nordio e Piantedosi e il sottosegretario Mantovano.