“La Presidente Meloni continua a utilizzare l’Europa come un paravento per coprire l’assenza di una strategia energetica nazionale. Definire oggi il sistema ETS come un ‘freno’ è un errore che condanna l’Italia all'arretratezza: questo meccanismo è il pilastro della decarbonizzazione e lo strumento che spinge le nostre industrie a innovare per non restare fuori dai mercati globali. Attaccare gli standard europei non abbassa le bollette, ma toglie certezza agli investimenti nelle rinnovabili, le uniche che possono davvero garantire autonomia e prezzi bassi.”
“Invece di chiedere lo smantellamento delle tutele ambientali, il Governo dovrebbe spiegare perché non sta accompagnando le imprese e i lavoratori nella transizione, preferendo una propaganda ideologica che ci isola dai partner Ue. La via maestra non è tornare al passato dei combustibili fossili, ma utilizzare le risorse del PNRR e i proventi delle aste ETS per sostenere le industrie pesanti più difficili da riconvertire, garantendo che la sostenibilità ambientale sia anche sostenibilità sociale e competitività economica.”
Così Vinicio Peluffo, deputato del Pd e vicepresidente della commissione Attività produttive.
“Nel Decreto Pnrr ci sono già le risorse per realizzare la Tirrenica, utilizzando i fondi non spesi che il provvedimento riassegna ad opere specifiche non ancora finanziate. Mi appello ai deputati di destra perché sostengano questa scelta, votando il mio ordine del giorno che vincolerebbe il Governo Meloni a completare una infrastruttura fondamentale per la Toscana e l’intero centro Italia”.
Così Marco Simiani, capogruppo Pd in commissione Ambiente della Camera, sulla discussione del provvedimento prevista per oggi, giovedì 9 aprile, nell’Aula di Montecitorio.
“Il governo in questi tre anni non ha rispettato alcun impegno togliendo addirittura risorse già stanziate. Gli interventi di ammodernamento e messa in sicurezza della strada sono necessari e non più rinviabili anche per fermare una scia drammatica di incidenti che si verificano lungo il percorso. Confido nella sensibilità dei colleghi della maggioranza per ottenere un risultato condiviso ma qualora anche questo tentativo fallisse sarebbe un tradimento verso elettori, cittadini ed interi territori. Chi in Parlamento vota contro la Tirrenica abbia almeno la decenza di non presentarsi venerdì 17 aprile alla manifestazione pubblica promossa a Capalbio”: conclude.
“Una lettura autoglorificante sui tre anni e mezzo già passati che stridono con la realtà di un paese impoverito dai salari che non recuperano l'inflazione, dalla produzione industriale ferma da ornai tre anni, da una crescita asfittica sostenuta solo dal Pnrr ormai giunto ai titoli di coda.
Questa la narrazione della presidente Meloni oggi alla Camera. Accompagnata dal tentativo, sofferto, di inventarsi un programma di rilancio fatto di soli titoli.
E da una visione debole per soluzioni europee in quello che viene giustamente descritto come un quadro molto preoccupante, pur senza avere il coraggio di imputarne la primaria responsabilità a Trump e Netanyahu. La Meloni pensa all'allentamento del Patto di stabilità, che lascerebbe i paesi come il nostro, indebolito da un debito pubblico molto alto, con armi spuntate, senza avere invece il coraggio di abbandonare la politica sovranista di corto respiro che l'ha caratterizzata sino ad ora e impegnarsi davvero al rilancio di politiche comuni, sostenute da debito comune, come è stato nella pandemia il Next Geberation Eu”. Lo dichiara Maria Cecilia Guerra, capogruppo pd in commissione bilancio di Montecitorio a proposito dell’informativa della presidente del consiglio Meloni nell’aula della Camera.
“Il Pd stigmatizza l’ennesima questione di fiducia posta dal governo che calpesta e offende il ruolo del Parlamento. È un modo infatti per comprimere il dibattito in Aula e fuggire dal confronto vero sul Pnrr. E’ sintomo di paura e preoccupazione. Occorrerebbe entrare nel merito del fallimento di questo governo nell'attuazione del Pnrr, che non è il piano di un partito politico, ma un piano fondamentale per il Paese. Risorse che abbiamo ottenuto attraverso le emissioni di Eurobond per la prima volta nella storia dell'Europa. Un successo raggiunto nella precedente legislatura dalle forze di centrosinistra, nonostante il mancato sostegno della destra, e che questo governo sta dilapidando: i dati sull'attuazione della spesa, quelli disponibili, perché non abbiamo ultimi dati ufficiali dal governo, ci dicono che la spesa è attorno al 55% delle risorse. Rischiamo di perdere investimenti strategici per l'Italia, per le imprese, per le famiglie, per i lavoratori. La destra, anziché battersi per un nuovo Next Generation strutturale, si sta assumendo la responsabilità nei confronti della storia e degli italiani di far fallire il Piano attuale".
Così Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Politiche europee alla Camera, intervenendo in Aula per contestare la decisione del governo di porre la questione di fiducia al Dl Pnrr.
«Il governo si impegni ad adottare, con la massima urgenza, iniziative, anche normative, nel primo provvedimento utile, finalizzate a fronteggiare gli effetti della frana nel territorio di Petacciato (Cb), assicurando il sostegno alle popolazioni coinvolte e il rapido ripristino della funzionalità della viabilità stradale, autostradale e ferroviaria della dorsale adriatica».
Lo chiedono, in un’interrogazione parlamentare e in un ordine del giorno al Dl Pnrr, i deputati democratici D’Alfonso, Braga, Simiani, Casu, Manzi, Curti, Stefanazzi, Viggiano e Lacarra.
Negli atti parlamentari si chiede soprattutto di «assicurare l’attivazione e il completamento degli interventi di messa in sicurezza e mitigazione del rischio idrogeologico già programmati per l’area interessata, nonché di promuovere ulteriori interventi strutturali nelle zone limitrofe a rischio, e di adottare iniziative volte al rifinanziamento e all’aggiornamento continuo dell’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (Iffi), nonché all’istituzione, presso Ispra, di un Osservatorio permanente sulle frane, quale struttura di coordinamento tecnico-scientifico, al fine di rafforzare il monitoraggio, la prevenzione e la pianificazione degli interventi contro il dissesto idrogeologico».
“La netta sconfitta al referendum ha segnato la crisi del Governo. Le principali riforme istituzionali sono naufragate — autonomia affossata, giustizia bocciata, premierato accantonato — e sul fronte economico i risultati sono ancora più deludenti, con produzione industriale ancora in calo, misure insufficienti e tardive per fronteggiare la crisi energetica e economica, sanità e lavoro senza risposte per i cittadini. Senza la spinta del PNRR, il Paese sarebbe già in recessione. Maggioranza e esecutivo sono alle prese con dimissioni, scandali e ombre inquietanti, mentre il Governo ha smesso di governare. Meloni dovrebbe prendere atto che questa legislatura è stato un grande fallimento. In questi anni non sono arrivati risultati concreti per gli italiani; nessuna riforma che ha portato benefici alle famiglie e imprese, solo tentativi di scassare le istituzioni. Si erano dichiarati pronti, si sono dimostrati incapaci. E sul piano internazionale la linea di appiattimento a Trump ha portato non solo caos globale ma anche a danni gravissimi per il nostro Parse. Vedremo se domani Meloni avrà l’umiltà di fare autocritica. La aspettiamo per capire se finalmente abbandonerà la propaganda e tornerà a occuparsi dei problemi degli italiani. Noi continuiamo anche dal fronte del lavoro parlamentare a costruire l’alternativa per il governo del Paese.” così la
capogruppo del Pd Chiara Braga nel suo intervento all’assemblea del gruppo alla Camera.
“L’hanno rifatto. Ancora una volta la destra ruba risorse al Sud per dirottarli altrove. Dopo i 150 milioni tolti l’anno scorso, ora altri 163 milioni vengono dirottati dalla ferrovia adriatica alla diga di Genova. È l’ennesimo colpo assestato al Mezzogiorno, che stavolta taglia direttamente le gambe a un’infrastruttura vitale per il nostro sviluppo. Esattamente come avvenuto più e più volte negli ultimi quattro anni, la destra di Meloni e Salvini non si fa specie di usare il Mezzogiorno come bancomat per coprire l’ultimo buco finanziario. Mai abbiamo avuto un Governo più antimeridionalista di questo. E mentre Palazzo Chigi continua a saccheggiare il Sud, i parlamentari meridionali del centrodestra preferiscono voltarsi dall’altra parte”.
Così Marco Lacarra, deputato pugliese del Partito Democratico.
Non possiamo aspettarci molto dal viaggio della Meloni che vuole soprattutto allontanarsi dai problemi del paese. La situazione è preoccupante e ieri lo ha spiegato bene il ministro Giorgetti. Dopo una timida e tardiva presa di distanza, Meloni non dice fino in fondo la verità e cioè che la guerra Illegale scatenata da Trump e Nethaniau ha provocando problemi enormi anche ai cittadini italiani e la risposta è stata ben diversa da quella di altri paesi che hanno fatto scelte impegnative e straordinarie come la Spagna. Il governo, senza strategia, è intervenuto una prima volta per una necessità elettorale, poi con misure tampone che entrano in contraddizione con altre scelte come i tagli al Pnrr e a Transizione 5.0. In tutto questo ISTAT e Bankitalia segnalano una pressione fiscale senza precedenti e il mancato rientro dalla procedura d’infrazione che ci porterà anche quest’anno a una manovra di bilancio senza respiro. Servirebbe che il governo si occupasse davvero di questi problemi per fronteggiare una crisi che rischia di essere peggiore di quella del COVID e ricadere interamente su famiglie e imprese. E servirebbe un’alleanza europea che invece il nostro governo ha sempre contrastato stando dalla parte di chi minaccia l’Europa, da Trump a Orban.
Lo ha detto a Sky Chiara Braga, Capogruppo PD alla Camera dei Deputati.
“Sul Pnrr si sta consumando il più grande fallimento del governo Meloni. Questo piano è stato reso possibile grazie al lavoro del Pd e dei governi di centrosinistra, con oltre 200 miliardi ottenuti in Europa per rilanciare il Paese su infrastrutture, digitale, transizione energetica, sanità e scuola, coesione sociale e territoriale. Oggi consente all’Italia di reggere economicamente ed evitare una recessione drammatica, ma la destra sta sprecando questa occasione storica”. Lo dichiara il deputato Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Affari europei.
“I dati sull’attuazione disponibili - sottolinea l’esponente dem - sono preoccupanti: siamo a pochi mesi dalla scadenza e la spesa effettiva è ferma a poco meno del 55%. Restano decine di miliardi da investire e rischiano di saltare interventi strategici su ambiente, territorio, scuola, sanità e servizi. Il governo ha perso più tempo a modificare il Piano che ad attuarlo. Le responsabilità dei ritardi sono chiare e riguardano l’esecutivo e i ministri che si sono succeduti. Particolarmente grave la situazione nelle azioni legate al sociale e alla Sanità: l’allarme della Fondazione Gimbe parla di un vero rischio fallimento, con divari territoriali in aumento tra Nord e Sud. Significa perdere l’occasione di ridurre disuguaglianze storiche e rafforzare servizi essenziali come le cure sanitarie”.
“La Sanità - conclude De Luca - è il settore in cui questo governo sta disinvestendo per fare cassa, riducendo le risorse in rapporto al Pil e non mettendo a terra quelle già disponibili nel Pnrr. Il risultato è un Paese sempre più diviso, con cittadini di serie A e di serie B a seconda del territorio in cui vivono, anche a causa dell'incapacità di attuare a pieno il Pnrr. È una responsabilità politica gravissima del governo che sta compromettendo un’opportunità unica per il futuro dell’Italia e per garantire diritti fondamentali a tutti”.
“Quello che il governo sta facendo sui fondi del welfare del Pnrr è inaccettabile. Il definanziamento di progetti già avviati rappresenta una rottura unilaterale del patto di fiducia con i Comuni e un colpo durissimo alla rete dei servizi sociali che sostiene quotidianamente persone con disabilità, anziani non autosufficienti, famiglie in condizione di fragilità. Parliamo di risorse europee già assegnate e in molti casi già utilizzate per interventi in fase avanzata: dall’autonomia abitativa per le persone con disabilità, ai servizi domiciliari, fino agli alloggi temporanei per chi non ha una casa. In Lombardia questi progetti sono leve cruciali di inclusione sociale e innovazione territoriale, fondamentali per garantire pari opportunità in un contesto demografico ed economico complesso. Tagliare quasi un miliardo di euro a livello nazionale significa bloccare cantieri sociali già aperti, lasciare i Comuni da soli a coprire spese rendicontate e mettere a rischio la credibilità del nostro Paese nella gestione dei fondi europei. Ed è vergognoso anche il metodo della destra: nessun confronto, nessuna comunicazione preventiva, solo lettere che annunciano decisioni prese altrove e calate dall’alto. Il governo, mentre cerca di distogliere l’attenzione dai propri scandali, dimostra ancora una volta di non essere in grado di gestire il Pnrr, trasformando uno strumento pensato per modernizzare l’Italia in un bancomat per coprire le proprie incapacità. A pagare sono i territori, i Comuni e soprattutto le persone più fragili. La scelta del governo colpisce in modo diretto anche la Lombardia, la regione a maggiore capacità produttiva del Paese, che non può permettersi rallentamenti o passi indietro su progetti che rappresentano un investimento strategico”.
Lo dichiarano i parlamentari del Partito Democratico eletti in Lombardia, Braga, Cuperlo, Evi, Forattini, Girelli, Guerini, Mauri, Peluffo, Quartapelle, Roggiani, Alfieri, Bazoli, Malpezzi, Mirabelli, Misiani, Tajani.
“La destra ha respinto il mio emendamento al Decreto Pnrr che chiedeva di rifinanziare il progetto ‘Bellezz@ – Recuperiamo i luoghi culturali dimenticati’: si tratta di una scelta incomprensibile e soprattutto incoerente con gli impegni presi dal governo in Parlamento. Solo pochi mesi fa era stata infatti riconosciuta la priorità di trovare una soluzione per questi interventi, che riguardano 62 Comuni e oltre mezzo milione di cittadini. Parliamo di progetti già pronti, con iter esecutivi conclusi e risorse pubbliche già investite, che oggi vengono di fatto abbandonati”. Lo dichiara la vicepresidente dei deputati Dem Simona Bonafè.
“È inaccettabile promettere risposte nelle sedi istituzionali e poi votare contro quando si tratta di mantenerle. Senza un rifinanziamento e un cronoprogramma certo si rischia di compromettere definitivamente interventi cantierabili, danneggiando territori e patrimonio culturale diffuso. Continueremo a batterci perché il governo rispetti gli impegni assunti e garantisca certezze ai Comuni che hanno creduto in questo progetto”, conclude BonafèPnrr
“Leggo con un certo sconcerto che un emendamento della maggioranza al decreto Pnrr innalzerebbe lo stipendio del presidente della Covip, Mario Pepe. Fino a centomila euro in più. Già avevamo sollevato con diverse interrogazioni dubbi sui requisiti del presidente per un ruolo così delicato. Ora arriviamo al paradosso che quelli che hanno detto No al salario minimo concedono il salario massimo a un ex parlamentare del centrodestra, nominato nonostante le claudicanti competenze per un incarico così delicato. Ritirino quell’emendamento”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Dopo la bocciatura degli italiani sulle riforme oggi arriva anche una nuova bocciatura: quella sulle politiche economiche. A certificarlo è l’Ocse che delinea un quadro economico estremamente preoccupante. L'errore piu grave del governo Meloni è negare e nascondere i gravi ritardi del nostro paese, continuando a raccontare successi che non esistono. Con la conseguenza di non essere capaci di pensare a proposte strutturali non immediatamente spendibili sul terreno della propaganda.
La presidente Meloni, che dice di essere portatrice di stabilità, sta invece creando fibrillazioni istituzionali che si riflettono sulla crescita economica. Ancora una volta bisogna dire che senza il Pnrr ereditato dai governi precedenti oggi saremmo in recessione”. Lo dichiara Maria Cecilia Guerra, capogruppo Pd in commissione Bilancio della Camera.
“I nuovi dati OCSE confermano ciò che denunciamo da mesi: l’Italia sta arretrando mentre il governo continua a non vedere la realtà. Il taglio delle stime di crescita a +0,4% nel 2026 e +0,6% nel 2027 è l’ennesimo campanello d’allarme, un segnale che certifica la debolezza strutturale del Paese e l’assenza totale di una strategia economica. Mentre Francia e Germania rialzano la testa, noi restiamo fermi, schiacciati da consumi deboli, investimenti bloccati e un’industria in declino. Il governo Meloni insegue emergenze, rinvia riforme e gestisce i conti senza un progetto di sviluppo. Il prossimo DEF non può essere l’ennesimo esercizio ragionieristico: servono investimenti, energia a costi sostenibili, una politica industriale seria e semplificazioni vere. Senza una svolta immediata, i dati sul nostro Paese continueranno a peggiorare. Il Governo si svegli perché continuare così significa condannare l’Italia a un declino permanente, proprio mentre si esaurisce anche la spinta garantita dal PNRR”.
Così la deputata Silvia Roggiani della Presidenza del Gruppo Pd alla Camera.
“Ancora una doccia fredda per il governo. Dopo la netta bocciatura popolare al referendum sulla giustizia, arriva oggi il Report dell’Ocse che taglia ancora le stime di crescita del Paese. È la conferma di quanto stiamo denunciando da tempo come PD, ossia l'assenza totale di una strategia di sviluppo da parte del Governo. Siamo ormai al terzo anno di calo della produzione industriale e il dato vero è che senza il PNRR, mai votato dalla destra, l’Italia sarebbe in recessione. Le politiche economiche dell’esecutivo sono purtroppo assolutamente inefficaci e stanno rallentando il Paese. Invece di occuparsi di temi politici interni, come la legge elettorale, dopo il segnale arrivato pochi giorni fa dalle urne, Meloni dovrebbe iniziare ad ascoltare e ad occuparsi dei problemi reali degli italiani, con cui ha perso completamento contatto”.
Così Piero De Luca, capogruppo Pd in Commissione Affari Europei alla Camera che definisce ‘fallimentare la ricetta economica di Meloni’.