"All'alba del 26 febbraio di tre anni fa, a poche centinaia di metri dalle coste di Cutro si consumava una strage di migranti. Morirono 94 persone, tra cui 34 bambini: il più piccolo non aveva nemmeno un anno. Una tragedia che si poteva evitare se i soccorsi avessero funzionato, come ha scritto la Procura di Crotone chiudendo le indagini. Il processo è ancora in corso, quindi attendiamo con fiducia la sentenza. Non ci aspettiamo più, invece, che la premier Meloni tenga fede alla promesse fatte ai sopravvissuti, tra cui quella di potersi ricongiungere con le proprie famiglie.
Il decreto scellerato che il governo varò subito dopo la strage, invece di facilitare i soccorsi, ha inasprito pene, limitato di fatto il diritto d'asilo, minato i diritti dei minori stranieri non accompagnati.
Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. Le stragi in mare continuano: solo poche settimane fa, secondo quanto riferito dalle ONG che effettuano il salvataggio, durante il ciclone Harry, sarebbero morte circa 1000 persone e alcuni dei corpi sono stati trascinati dalle onde sulle spiagge siciliane e calabresi. E proprio in queste settimane, il governo sta preparando un nuovo provvedimento che rende ancora più difficili i soccorsi in mare, ostacolando il lavoro delle ONG contro ogni convenzione internazionale.
Ci batteremo contro queste norme disumane che invece di contenere gli arrivi irregolari aprendo canali legali, vuole impedire i soccorsi lasciando morire le persone in mare". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
Dal governo Meloni fallimento su sicurezza, giustizia e tasse
“Il primo dato importante è che un ministro della Repubblica che fa anche il vicepremier dovrebbe essere un po' più attento nelle parole e soprattutto quando si sbaglia dovrebbe chiedere scusa, dovrebbe avere il coraggio di dire che ha sbagliato perché è nella responsabilità di un leader politico e la prima strumentalizzazione è stata esattamente la sua”. Lo ha detto Stefano Graziano, capogruppo PD in commissione difesa della camera ospite di agorà Rai3, riferendosi alle parole del vicepremier Matteo Salvini sul caso di Rogoredo.
“La seconda cosa che vorrei dire è che il nostro Paese, oggi governato dal Governo Meloni, rispetto a tre anni fa in cui c’era il Governo Draghi, è sicuramente meno sicuro. Se uno chiedesse a qualsiasi cittadino cosa ne pensa, direbbe certamente che questo governo ha fallito sui tre temi principali della sua azione, quello sulla sicurezza, sulle tasse e quello che riguarda la giustizia”, ha aggiunto Graziano.
“Penso che il decreto sicurezza sia un errore profondo. Fare un periodo in cui non si sa se l’indagato ha l’avviso di garanzia o meno, è profondamente sbagliato. Va data invece la tutela legale ai poliziotti e alle forze dell’ordine. Nessuno si deve sentire al di sopra della legge; tutti dobbiamo essere uguali rispetto alla legge; tutti devono avere la sicurezza e la condizione di essere difesi davanti alla legge.
Perché c'è Rogoredo? Rogoredo dimostra di essere un sobborgo in condizioni drammatiche ed è il fallimento delle politiche della sicurezza di questo governo. Quando noi diciamo lo Stato deve difendere il cittadino onesto e che io condivido, è chiaro ed evidente che chi più ha giocato sul tema della sicurezza e ha soffiato sul tema della sicurezza, avrebbe dovuto risolvere il problema di quelle zone come Rogoredo.
In più aggiungerei che io stesso sono sostenitore di una politica di sicurezza per le forze dell’ordine, ma dobbiamo dire con chiarezza che le forze dell'ordine da questo governo non hanno avuto un aumento di stipendio; c'è un problema che riguarda le assunzioni del personale; c'è un problema che riguarda gli alloggi; c'è un problema che riguarda le pensioni. Allora la mia domanda rivolta al governo è: ce ne occupiamo degli operatori di sicurezza oppure declamiamo soltanto delle politiche e delle parole senza nessuna azione concreta?”, ha concluso Graziano.
Dal governo Meloni fallimento su sicurezza, giustizia e tasse
“Il primo dato importante è che un ministro della Repubblica che fa anche il vicepremier dovrebbe essere un po' più attento nelle parole e soprattutto quando si sbaglia dovrebbe chiedere scusa, dovrebbe avere il coraggio di dire che ha sbagliato perché è nella responsabilità di un leader politico e la prima strumentalizzazione è stata esattamente la sua”. Lo ha detto Stefano Graziano, capogruppo PD in commissione difesa della camera ospite di agorà Rai3, riferendosi alle parole del vicepremier Matteo Salvini sul caso di Rogoredo.
“La seconda cosa che vorrei dire è che il nostro Paese, oggi governato dal Governo Meloni, rispetto a tre anni fa in cui c’era il Governo Draghi, è sicuramente meno sicuro. Se uno chiedesse a qualsiasi cittadino cosa ne pensa, direbbe certamente che questo governo ha fallito sui tre temi principali della sua azione, quello sulla sicurezza, sulle tasse e quello che riguarda la giustizia”, ha aggiunto Graziano.
“Penso che il decreto sicurezza sia un errore profondo. Fare un periodo in cui non si sa se l’indagato ha l’avviso di garanzia o meno, è profondamente sbagliato. Va data invece la tutela legale ai poliziotti e alle forze dell’ordine. Nessuno si deve sentire al di sopra della legge; tutti dobbiamo essere uguali rispetto alla legge; tutti devono avere la sicurezza e la condizione di essere difesi davanti alla legge.
Perché c'è Rogoredo? Rogoredo dimostra di essere un sobborgo in condizioni drammatiche ed è il fallimento delle politiche della sicurezza di questo governo. Quando noi diciamo lo Stato deve difendere il cittadino onesto e che io condivido, è chiaro ed evidente che chi più ha giocato sul tema della sicurezza e ha soffiato sul tema della sicurezza, avrebbe dovuto risolvere il problema di quelle zone come Rogoredo.
In più aggiungerei che io stesso sono sostenitore di una politica di sicurezza per le forze dell’ordine, ma dobbiamo dire con chiarezza che le forze dell'ordine da questo governo non hanno avuto un aumento di stipendio; c'è un problema che riguarda le assunzioni del personale; c'è un problema che riguarda gli alloggi; c'è un problema che riguarda le pensioni. Allora la mia domanda rivolta al governo è: ce ne occupiamo degli operatori di sicurezza oppure declamiamo soltanto delle politiche e delle parole senza nessuna azione concreta?”, ha concluso Graziano.
“È chiaro che questa maggioranza vuole continuare ad essere proprietaria dell’azienda del servizio pubblico televisivo Italiano e non rispetta nemmeno le leggi che arrivano dall’Europa. Continuare a voler procrastinare l’audizione dell’Ad Rossi e a spostare il recepimento del Freedom Act rende a tutti noto che maggioranza vuole continuare a lottizzare la Rai senza attuare ciò che l’Europa ci chiede rischiando una ulteriore infrazione per l’Italia che si traduce in una ulteriore telemeloni tax per i cittadini”.
Lo dichiara Stefano Graziano capogruppo pd in commissione di vigilanza sulla Rai a margine della capigruppo al Senato che ha fatto slittare i termini per l’audizione dell’ad Rai Giampaolo Rossi e i recepimento del Freedom act.
“Presentata interrogazione Pd”
“Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è in pieno caos informatico. Chiediamo al Governo di fare piena luce su quanto sta accadendo dal 9 febbraio scorso per l’avvio del nuovo sistema di protocollazione documentale che rischia di paralizzare l’intera macchina amministrativa, con ripercussioni gravissime su pagamenti, istruttorie e gestione dei fascicoli strategici”. Così Andrea Casu, vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera e primo firmatario di un’interrogazione al ministro Salvini sottoscritta anche dai deputati dem Barbagallo, Bakkali, Ghio e Morassut.
“Parliamo di un progetto di digitalizzazione da circa 41,7 milioni di euro finanziato con i fondi del PNRR. È inaccettabile che un investimento di tale portata, destinato a modernizzare il Paese, si traduca in un blackout che rischia di configurarsi come interruzione di pubblico servizio. Mentre il ministro Salvini è impegnato in perenne propaganda, gli uffici del suo dicastero non sono in grado di visualizzare allegati o reindicizzare documenti essenziali”.
“Con la nostra interrogazione – conclude Casu – chiediamo al Ministero di chiarire immediatamente le cause tecniche di questo fallimento e quali misure urgenti siano state adottate per garantire la continuità operativa ed evitare che il malfunzionamento possa ripetersi. Il MIT gestisce dossier infrastrutturali vitali per l'Italia: l’inefficienza del dicastero non può mettere a rischio il rispetto delle scadenze europee e l’attuazione degli investimenti strategici”.
“A quattro anni dall'aggressione russa in Ucraina, un'invasione inaccettabile, che ha provocato milioni di vittime tra civili e militari e messo in discussione l'autonomia e la sovranità di uno Stato e di un'intera popolazione, la diplomazia italiana ha fatto immensi passi indietro. Come Partito Democratico siamo orgogliosi di aver sostenuto da subito la resistenza del popolo e delle istituzioni ucraine per affermare la loro libertà, la loro indipendenza e la forza del diritto internazionale. Come ha ricordato il Presidente Mattarella, è intollerabile che ancora oggi si provino a riscrivere i confini degli Stati con la forza e con i carri armati”. Lo dichiara il deputato Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Unione europea.
“Abbiamo sostenuto con tutte le forme di assistenza necessaria la popolazione ucraina: umanitaria, economico-finanziaria e militare. Ora – sottolinea l’esponente dem - chiediamo un'iniziativa diplomatica di pace sempre più forte e incisiva, con un elemento di chiarezza: non può essere un'intesa raggiunta sulla testa degli ucraini né senza il loro protagonismo. In questi anni l'Italia è purtroppo scivolata nelle retrovie della diplomazia internazionale. Con il presidente Draghi eravamo alla guida del treno insieme ad altri leader europei; ora non abbiamo più una linea, non abbiamo più un protagonismo perché siamo schiacciati sulle posizioni di Trump".
“A rischio – conclude De Luca - c'è la sicurezza, l'autonomia, la libertà e i valori del diritto internazionale che caratterizzano l'intera Europa. Chiediamo una pace giusta, sicura e duratura con garanzie precise: non una resa dell'Ucraina, ma uno strumento per riaffermare la sua autonomia e la sicurezza europea. Chiediamo al governo uno scatto d'orgoglio, che riporti l'Italia là dove le spetta, nel solco della grande tradizione diplomatica che caratterizza il nostro Paese”.
“Dopo un anno e mezzo la maggioranza ancora non vuole l’audizione dell’ad Rai Giampaolo Rossi e continua a fare melina. La convocazione resta per l’11 marzo, ma la maggioranza si oppone appellandosi all’articolo 11 del Regolamento, secondo cui è esattamente avvenuta la richiesta delle opposizioni. La maggioranza tiene in ostaggio la Commissione. E la Rai nel frattempo va a scatafascio”. Lo dichiara Stefano Graziano capogruppo Pd in commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai a margine della seduta odierna in commissione.
A rischio diritto dei cittadini a libera informazione.
“La commissione di Vigilanza Rai, organismo preposto a un ruolo di grande rilievo per la tutela e garanzia della libertà di informazione riconosciuta dalla nostra Carta costituzionale, è bloccata. Questa maggioranza continua a disertare le convocazioni settimanali, impedendo il decorso ordinario della commissione». Lo denuncia in Aula il deputato del Partito Democratico Vinicio Peluffo, componente della commissione di Vigilanza Rai.
“È una situazione indecorosa – denuncia l’esponente dem - che ha due gravi conseguenze. La prima: in questo momento i cittadini non vedono garantito il proprio diritto a essere liberamente informati e ad avere un'informazione di qualità. Siamo nel pieno di una campagna elettorale su un referendum costituzionale e la commissione di Vigilanza non può esercitare il proprio ruolo di garanzia. Il secondo aspetto riguarda la qualità del servizio pubblico, che è letteralmente decaduta. Lo hanno notato tutti i cittadini: basta fare zapping per rendersene conto. Situazioni paradossali come il commento imbarazzante e sconclusionato della cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali, seguita da miliardi di persone nel mondo, con elementi persino offensivi, sono il risultato del pugno di ferro del controllo politico di questa maggioranza sulla Rai”.
«I presidenti dei gruppi di Camera e Senato dell'opposizione hanno chiesto un incontro formale ai presidenti delle Camere per sbloccare questa situazione. Se la maggioranza non ha intenzione di corrispondere al proprio precipuo dovere istituzionale, chiediamo al presidente Fontana di intervenire affinché la commissione di Vigilanza RAI possa finalmente svolgere fino in fondo il proprio ruolo a tutela dei cittadini e della democrazia”, conclude Peluffo.
Autonomia e indipendenza magistratura non possono essere messe in discussione.
“Il nostro No al referendum è per la difesa dei valori costituzionali, per la difesa di un principio sacro della nostra democrazia: l'autonomia e l'indipendenza della magistratura. Questa riforma costituzionale è punitiva nei confronti della magistratura perché mina alle radici quel principio di autonomia e indipendenza che viene colpito con lo stravolgimento del CSM, con l’umiliazione del sorteggio imposto alla magistratura, con la mutazione genetica del ruolo del PM e con l’indebolimento della figura del giudice. Che questo sia l’obiettivo è evidente persino dalle parole della Presidenza del Consiglio che invita a votare Sì per fermare ‘l'invadenza’ della magistratura, confondendo invadenza con il potere-dovere della magistratura di verificare il rispetto del principio di legalità al cui rispetto anche il governo è tenuto. Noi votiamo convintamente No”. Così il deputato Federico Gianassi, capogruppo Pd in commissione Giustizia, intervistato da Rai Parlamento.
Mentre Fratelli d’Italia celebra ‘Appenninica’ tra passerelle, panel e slogan suggestivi, la realtà è che la nuova Legge sulla Montagna del governo favorisce proprio le Alpi e rischia di lasciare ai margini proprio gran parte dell’Appennino. E’ francamente surreale che il partito della Premier Giorgia Meloni e di maggioranza relativa dell’esecutivo tenti di celebrare un vero e proprio inganno a discapito dei territori marginali”: è quanto dichiara il deputato Pd Marco Simiani, capogruppo in Commissione Ambiente, sugli stati generali della Montagna, organizzati da Fratelli d’Italia in Toscana ed Emilia-Romagna dal 26 febbraio al 1° marzo.
“Soltanto in Toscana sono stati tagliati 39 comuni montani. Non si può parlare di attenzione e rispetto per la montagna e poi adottare criteri che si basano quasi esclusivamente su altitudine e pendenza. La kermesse di Fdi arriva poi a poche ore dal voto in Parlamento del Milleproroghe in cui la destra ha affossato ogni proposta di revisione dei parametri. L’Appennino ha bisogno di politiche strutturali, non di false operazioni di immagine”: conclude.
“Più che occuparsi della scaletta del prossimo Festival di Sanremo e parlare di fantomatici agguati e atti riparatori, il Presidente del Senato dovrebbe garantire il corretto funzionamento degli organi parlamentari di garanzia. Le parole pronunciate ieri da Ignazio La Russa risultano improprie e preoccupanti, perché evocano un’ingerenza politica su scelte editoriali che non competono alla seconda carica dello Stato”. Lo dichiarano in una nota i componenti del Partito Democratico in Commissione di Vigilanza RAI. “Ci saremmo aspettati dal Presidente del Senato – prosegue la nota – un impegno concreto per superare la situazione anomala che dall’inizio della legislatura sta impedendo alla Commissione di Vigilanza Rai di svolgere il proprio lavoro, a causa dell’ostruzionismo della maggioranza. Un blocco che di fatto paralizza un organismo di garanzia fondamentale per il pluralismo e la trasparenza del servizio pubblico. Registriamo invece un silenzio assordante su questo tema. Difendere l’autonomia e l’indipendenza della Rai significa rispettare le prerogative del Parlamento e assicurare ai cittadini un’informazione libera e plurale” concludono i parlamentari dem della Vigilanza Rai.
“Quattro anni fa l'Ucraina veniva brutalmente aggredita dalla Russia di Putin. Siamo orgogliosi di aver sostenuto da subito con tutte le forme di assistenza necessarie la resistenza del popolo e delle istituzioni ucraine rispetto ad un attacco inaccettabile all'indipendenza, alla libertà di uno Stato sovrano e ad una violazione grave del diritto internazionale. Il conflitto purtroppo produce ogni giorno vittime innocenti ed enormi sofferenze. È necessario continuare ad aiutare l'Ucraina. Guai a dare segni di cedimento o stanchezza. Il messaggio da inviare oggi è netto: siamo con voi, non allenteremo il nostro sostegno. È in gioco l'esistenza stessa dell'Ucraina, ma anche la sicurezza dell'intera Europa. Continuiamo a chiedere dunque con forza un cessate il fuoco immediato e un tavolo diplomatico per la Pace sempre più incisivo, con la presenza vera e da protagonisti al negoziato di Kiev e di Bruxelles. La Pace non può essere una resa. La Pace dev'essere necessariamente giusta, sicura, duratura. Ne va del nostro futuro e della nostra libertà”. Così il capogruppo del Pd in commissione affari europei della Camera, Piero De Luca.
"Secondo alcune stime, sarebbero circa 2 milioni, su entrambe le parti, le persone uccise, ferite o scomparse da quando quattro anni fa la Russia di Putin invase l'Ucraina pensando che sarebbe bastato un blitz per spodestare Zelensky e prendere il controllo del Paese. Non ci sono cifre ufficiali sulle conseguenze disastrose, in termini di vite umane, della scelta scellerata di Putin di usare la forza militare contro Kiev, ma quattro anni dopo quel 24 febbraio, le condizioni umanitarie sono gravissime in molte aree dell'Ucraina, intere città sono al gelo e senza elettricità, devastate dai bombardamenti, decine di migliaia di sfollati sono in rifugi precari e la trattative sono in stallo. L'Ue ha commesso l'errore di appiattirsi fin da subito sul solo invio di armi all'Ucraina, tralasciando ogni tentativo diplomatico e politico fino a lasciar campo libero a Trump e ai suoi metodi ricattatori. Ma l'unico interesse di Trump è stato ricattare Zelensky per ottenere un accordo capestro sulle terre rare, togliendole poi il sostegno militare e disinteressandosi di fatto del conflitto una volta che gli è stato chiaro che Putin non lo avrebbe seguito nei suoi progetti.
Chi sta pagando il costo altissimo di tutto questo, è il popolo ucraino che da quattro anni subisce bombardamenti, rapimenti di bambini, annessione di territori. È indispensabile, per il bene del popolo ucraino e per stabilizzare il continente europeo, incrementare gli sforzi negoziali credibili anche da parte di soggetti internazionali finora rimasti estranei. L'Ue si impegni con determinazione sul piano politico e diplomatico per porre fine a questo conflitto garantendo sicurezza a Kiev e fermando le criminali mire espansionistiche di Putin". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"Quattro anni dopo l'Ucraina è un paese che è rimasto, ha resistito. Un Paese che è cambiato, è diventato più piccolo per i morti, i profughi, la russificazione delle zone conquistate. Ma è un Paese più determinato, che ha scelto la strada dell'Europa. E' un paese che ha affrontato anche uno scandalo di corruzione. Un Paese che è diventato anche più vicino, un Paese per il quale tifiamo alle Olimpiadi e che sentiamo parte dell'Europa. Resistere, vivere, sperare. E' quello che gli ucraini hanno deciso di fare. Avevano un'altra scelta: arrendersi e farsi occupare, ma hanno voluto decidere del loro futuro. Dall'Ucraina arriva una grande lezione per l'Europa: anche noi possiamo tenere in mano il nostro futuro". Lo ha detto la deputata del Pd e vicepresidente della commissione Esteri della Camera, Lia Quartapelle, intervenendo in Aula in occasione del quarto anniversario della guerra in Ucraina.
"Quando l'Ungheria di Orban fa il gioco di Putin, come ieri, ci lamentiamo dell'Europa ma dimentichiamo quanto l'Europa sia cambiata in questi anni. In questi quattro anni è cambiata anche la Russia. Stando alla propaganda è un paese vicino alla vittoria, ma manda a morire migliaia di uomini ogni giorno per qualche metro di territorio, è un Paese che manda miliziani africani perché ha finito gli uomini da mandare al fronte. Noi, ucraini, italiani, francesi, polacchi, spagnoli, noi europei sappiamo di potere fare solo una cosa: rendere l'Europa più unita, più forte, più sicura", ha concluso la dem.
"Oggi ho partecipato e sono intervenuto in Piazza Maggiore a Bologna alla manifestazione promossa dalla comunità ucraina, a quattro anni dalla invasione russa del 24 febbraio 2022. Un modo per testimoniare la vicinanza al popolo ucraino, vittima della guerra voluta dal regime di Putin. Bologna, città Medaglia d' Oro, si è stretta intorno alla comunità ucraina che vive nella nostra città, in nome dei valori di libertà e democrazia che nella sua storia ha sempre difeso". Così Andrea De Maria, deputato Pd.