“Il Partito Democratico esprime ferma condanna anche in Parlamento per la profanazione del tempio ebraico di Monteverde con imbrattamento della targa dedicata al piccolo Stefano Gaj Tachè”. Lo ha detto in Aula alla Camera, il deputato Andrea Casu, della presidenza del Gruppo Pd, intervenendo in apertura dei lavori.
“Un gesto ignobile - ha proseguito l’esponente dem - evidente espressione di un antisemitismo che dobbiamo respingere con determinazione, in ogni sede. Esprimiamo la piena solidarietà del PD alla comunità ebraica romana. Un atto vile, un gesto infame che ha colpito un luogo di culto, un punto di ritrovo per famiglie, bambini e giovani. Un’azione che offende tutti noi e colpisce i valori su cui si fonda la nostra Costituzione.”
"La guerra è la conseguenza di un'aggressione ingiustificata e inammissibile da parte di Putin. Questo deve essere chiaro, senza revisionismi o giustificazioni. La pace non può essere una resa incondizionata. Non possiamo accettare né confronti puramente bilaterali né che la sovranità e l'integrità territoriale dell'Ucraina vengano irragionevolmente sacrificate in nome di un accordo sbagliato, che minerebbe la sicurezza di tutta l'Europa." Lo ha detto Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione affari europei, all'Aria Che Tira su La7.
"Nonostante le difficoltà, ha aggiunto, l'Europa ha fatto fare dei passi avanti importanti alla prima proposta di Trump che era irricevibile per vari aspetti. Questo grazie all'iniziativa dei volenterosi e dei leader che hanno dimostrato attenzione alla difesa dei princìpi democratici, alla stabilità e al futuro stesso dell'Ucraina." De Luca ha, infine, denunciato le divisioni interne al governo italiano, che stanno minando la credibilità e l'autorevolezza del paese in ambito internazionale. "Abbiamo un governo spaccato, con un'ala filo-putiniana che indebolisce la nostra posizione in Europa e a livello internazionale, con la Premier che prova a fare da pontiere tra le sponde dell'Atlantico ma finisce per fare sempre da portabandiera di Trump. Il nostro impegno deve rimanere chiaro", ha concluso De Luca, "la guerra non può finire con la resa dell'Ucraina, ma con una pace giusta, sicura e duratura."
“Ogni iniziativa credibile per fermare la guerra in Ucraina deve partire da un principio chiaro: non esiste una soluzione sostenibile di pace vera, sicura, e stabile senza il pieno coinvolgimento e la piena condivisione dell’Unione Europea e, soprattutto, dell’Ucraina”. Lo dichiara Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione affari europei
“L’Europa, sottolinea, ha assunto responsabilità decisive in questi mesi, sia sul piano delle sanzioni sia sul sostegno politico, economico e militare a Kiev. È quindi indispensabile che sia protagonista anche nella definizione di qualsiasi scenario negoziale, che incide sul suo futuro. E soprattutto non possiamo permettere che si immaginino accordi calati dall’alto o costruiti senza l’interlocuzione diretta dell’Ucraina, che è la nazione aggredita”.
“Il governo mantenga una linea chiara, coerente e priva di ambiguità, contribuendo a un’iniziativa diplomatica forte e unitaria dell’Unione, l’unica via per arrivare a un cessate il fuoco giusto e duraturo. L’obiettivo è la pace, conclude, ma una pace che garantisca sicurezza, libertà e sovranità all’Ucraina. Nessuno può decidere il futuro del Paese senza Kiev e senza l’Europa al tavolo negoziale”.
“Ogni iniziativa credibile per fermare la guerra in Ucraina deve partire da un principio chiaro: non esiste una soluzione sostenibile di pace vera, sicura, e stabile senza il pieno coinvolgimento e la piena condivisione dell’Unione Europea e, soprattutto, dell’Ucraina”. Lo dichiara Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione affari europei
“L’Europa, sottolinea, ha assunto responsabilità decisive in questi mesi, sia sul piano delle sanzioni sia sul sostegno politico, economico e militare a Kiev. È quindi indispensabile che sia protagonista anche nella definizione di qualsiasi scenario negoziale, che incide sul suo futuro. E soprattutto non possiamo permettere che si immaginino accordi calati dall’alto o costruiti senza l’interlocuzione diretta dell’Ucraina, che è la nazione aggredita”.
“Il governo mantenga una linea chiara, coerente e priva di ambiguità, contribuendo a un’iniziativa diplomatica forte e unitaria dell’Unione, l’unica via per arrivare a un cessate il fuoco giusto e duraturo. L’obiettivo è la pace, conclude, ma una pace che garantisca sicurezza, libertà e sovranità all’Ucraina. Nessuno può decidere il futuro del Paese senza Kiev e senza l’Europa al tavolo negoziale”.
“Il sostegno che noi abbiamo dato in questi anni rischia di essere vanificato se, in momenti come questi in cui manca il sostegno americano, si indietreggia, si tentenna, si aspetta. Tutti gli altri Paesi europei, Francia, Germania, i Paesi nordici, i Paesi del Mar Baltico, stanno trovando strumenti più rapidi e più diretti per restare a fianco di chi è sotto attacco. Manca l’Italia”. Lo dichiara Lia Quartapelle, deputata del Partito Democratico e vicepresidente della commissione Esteri, commentando le posizioni contrastanti nella maggioranza sul rinnovo degli aiuti all’Ucraina.
L’esponente dem sottolinea che il governo Meloni “di facciata è a sostegno dell’Ucraina, ma nei fatti, a parte alcune eccezioni come il ministro Crosetto, è una maggioranza molto divisa, molto litigiosa, molto incerta. Le decisioni sull’Ucraina slittano dopo il voto delle regionali, come se non ci fosse un ordine di priorità chiaro. A questo, si sommano attacchi sempre più scomposti al Quirinale, a Prodi, domani chissà. Questo dovrebbe essere il governo più stabile d’Europa, chiamato a prendere decisioni necessarie come continuare a sostenere l’Ucraina, e invece si perde in attacchi, litigi, incertezze. Forse così stabile non è”.
“Chiediamo – conclude Quartapelle – chiarezza. Chiediamo in particolare che si arrivi a votare al più presto il rinnovo del sostegno. Quando si deve dire di sì o di no, in Aula non ci sono scappatoie che tengano. Il governo abbia il coraggio, la chiarezza e la necessaria trasparenza nei confronti dei cittadini di prendere una decisione. Noi al fianco di chi è sotto attacco ci siamo stati, ci siamo e ci saremo”.
“La procura di Milano sta indagando su tre amministratori del gruppo marchigiano della Tod’s per sfruttamento con ‘dolo’ della manodopera. Parliamo di salari da fame, norme igieniche non rispettate, orari di lavoro disumani. Questo ci racconta di quanto sia profondo il problema del lavoro povero nel nostro Paese. In un’azienda di grandissima proiezione internazionale i subfornitori pagavano salari anche a meno di tre euro l’ora per gli operai. Un fatto gravissimo. Se guardiamo lo scudo penale introdotto nel Ddl sulle piccole e medie imprese, che ‘assolve’ i committenti da qualsiasi responsabilità rispetto a quello che accade nella filiera produttiva delle aziende della moda, capiamo quanto la destra voglia far fare un passo indietro alla civiltà del lavoro. Chiediamo che nella discussione alla Camera si elimini quella norma che è un vero e proprio colpo di spugna. Lo sfruttamento non può e non deve essere legalizzato, a maggior ragione in un settore di alta qualità come la moda”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
Prendo atto con interesse che, dopo che Salvini ha lavorato contro l'autonomia di Milano in tutti questi anni e ha confuso federalismo con maggiori poteri alle Regioni, il capogruppo della Lega Massimiliano Romeo sembra ricredersi e scopre oggi la necessità di poteri speciali per Milano. Oggi l'economia del Nord Italia e di Milano è messa a dura prova da scelte che questo Governo della Lega e Fratelli d'Italia ha operato. Dal silenzio sui dazi di Trump, al risiko bancario, passando da tagli alle infrastrutture al rinnovo delle concessioni nazionali a carico dei contribuenti. Milano, nonostante traini l’economia nazionale e debba affrontare sfide epocali, non ha oggi alcuna autonomia fiscale impositiva e resta vincolata alla distribuzione di fondi regionali e nazionali su tutti i capitoli di spesa: trasporti, sport, asili, welfare locale a differenza di Roma Capitale che ha beneficiato di risorse nazionali specifiche e oggi è l'unica realtà amministrativa a godere di autonomia. Magari pensando di mettere in difficoltà le amministrazioni locali, la destra può fingere di non sapere che molte delle questioni che affrontiamo a Milano – dall’urbanistica alla capacità di incidere sulle politiche salariali e sull’abitare, su cui la Regione mantiene poteri esclusivi – non esisterebbero se Milano e la sua area metropolitana avessero le competenze proprie di una vera città-regione. Se vogliamo che Milano sia in grado di trasformare fenomeni globali in occasioni di sviluppo e benessere per chi ci vive è una discussione che non possiamo rimandare. Siamo pronti a confrontarci in Parlamento in modo serio e costruttivo, senza bandierine e senza strumentalizzazioni. Ma se davvero vogliamo dare a Milano i poteri che merita, serve coerenza: non basta un titolo di giornale, serve una maggioranza disponibile a riconoscere che Milano è una risorsa per tutto il Paese, non un concorrente da penalizzare” così in una nota la deputata democratica, Lia Quartapelle.
“Dopo le dichiarazioni di Salvini sulla sospensione degli aiuti a Kyiv, oggi un altro leghista alza il tiro e ripete il ritornello di Mosca: bisogna cambiare Zelensky.
Sarà un caso, come scrive Ilario Lombardo su La Stampa, che Zelensky visita varie capitali europee ma evita Roma?”
Così sui social la vice presidente della commissione e Esteri della Camera, la democratica, Lia Quartapelle.
“Questa sera, nel corso della trasmissione Far West in onda sulla Rai, sarà trasmesso un servizio che si configura come un attacco frontale a un candidato a soli sette giorni dalle elezioni regionali. Il contenuto anticipato relativo a Roberto Fico appare infatti monodirezionale, con un intento evidente: danneggiare il candidato del centrosinistra in Campania.
Questa è la Rai del tempo del governo Meloni: una Rai utilizzata in modo sempre più dichiarato per finalità politiche. Una Rai che fa campagna elettorale non è accettabile. Per queste ragioni solleveremo formalmente il caso in Commissione di Vigilanza, chiedendo spiegazioni puntuali e iniziative immediate a tutela dell’imparzialità del servizio pubblico” così una nota dei componenti democratici della Commissione di Vigilanza Rai.
“Dopo le parole di Salvini la rottura tra Lega e il resto del governo sul sostegno all’Ucraina si fa profonda. Meloni parli al paese: l’Ucraina ha bisogno di aiuti adesso e l’Italia non può essere il paese che rompe l’unità dell’Occidente.
Onore al ministro Crosetto che sa da che parte stare” Così la vice presidente ella commissione Esteri della camera, Lia Quartapelle.
Sul sostegno militare all’Ucraina sarebbe utile, necessario, giusto che ci fossero decisioni del governo, mentre gli altri paesi europei collaborano sempre più strettamente per la difesa. E invece, Crosetto rinvia viaggi, Tajani sopisce, Meloni tace. Cioè: la linea la fa Salvini” così sui social la vice presidente della commissione Esteri della Camera, la democratica Lia Quartapelle.
“Una delle più grandi urgenze e disgrazie di questo Paese è la ormai quasi totale nudità delle città e dei territori di fronte alle potenti incursioni (non c’è altro termine) del capitale finanziario e immobiliare che decide, di fatto senza pagare pegno e senza confronto democratico, dove collocarsi, cosa fare, come farlo. Senza una legge urbanistica nazionale leggera ma forte come le reti da pesca e senza ordinamenti evoluti delle grandi città e delle province, avremo solo problemi sempre più gravi nelle aree urbane e in quelle cosiddette interne”. Lo ha dichiarato il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut, intervenuto a Firenze nel corso del convegno indetto annualmente dell’Inu, Urbanpromo, sul governo del territorio e delle città.
“In Italia - ha spiegato Morassut - non c’è un quadro di riferimento unitario per la tutela del suolo, la sua messa in sicurezza, una fiscalità urbana degna di un paese europeo e civile, un arco di regole minime per la partecipazione popolare ai processi di trasformazione urbana, una politica abitativa seria. Nn Tutto avviene come un vorticoso moto trainato dalle incursioni di chi può decidere o imporre quasi tutto. Fare delle leggine hamburger sulla rigenerazione dove c’è di tutto e dove sono d’accordo tutti non ha alcun senso ed è un qualcosa di profondamente inquietante”.
“Su queste cose - ha continuato il deputato dem - ci vuole un confronto ed uno scontro tra visioni e prospettive diverse. Nel Pd per esempio sì sonnecchia, si svicola, si sottovaluta, si ammicca e non ci si rende conto che è dal governo dei territori, dalla forma delle città e dalle regole che le possono salvare o meno che dipende la stessa economia nazionale. Perché se non governi la ‘terra’ non fai niente. Solo chiacchiere”.
“L’idea che sembra avanzare dal governo di un piano casa di un miliardo e mezzo su un tempo di quattro anni come si intende svilupparsi? Su quali aree, su quali localizzazioni? Il problema dell’erp e dell’ers in Italia non sono i soldi, ma le aree. Se si intende agire per via espropriativa - ha concluso Morassut - bisogna sapere che questa è una strada che porterebbe un grande regalo alla rendita che, in base alle norme europee, incasserebbe soldi stando semplicemente ferma, perché i prezzi di esproprio da almeno venti anni non sono che prezzi di mercato. Bisognerebbe mettere in gioco del patrimonio pubblico ma questo vorrebbe dire dare all’Agenzia del Demanio e a tutte le agenzie territoriali un indirizzo generale che destini parte non trascurabile del patrimonio dismesso e disoonibile alle politiche per la casa e non solo a valorizzazioni di cassa. Sono cose da chiarire. Mettere soldi sulla casa senza affrontare questi nodi non vuol dire nulla. Anzi può essere controproducente”.
“Il Piemonte non è più una delle Regioni che traina il Paese. Anzi è “in transizione”, cioè non più tra le più sviluppate in Europa. Abbiamo perso 3 punti percentuali di pil pro capite in sette anni: è la dimostrazione plastica, chiara ed evidente del fallimento Cirio”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico e deputata piemontese, sul declassamento del Piemonte a Regione “in transizione”.
“Il crollo del settore automotive, che più volte abbiamo denunciato, su cui governo nazionale e regionale non sono minimamente intervenuti, ha tolto 1500 posti di lavoro a Torino solo nell’ultimo anno - prosegue la deputata dem - Aumentano la cassa integrazione, il lavoro nero, quello sommerso. Il PNRR? È stato sprecato senza programmazione ma con un’accozzaglia di interventi inutili. Hanno tagliato sugli ospedali, sui sostegni alle famiglie per fare ridicole feste “identitarie”. E la lista sarebbe lunga.
Cirio, troppo impegnato a tagliare nastri e a fare il simpatico alle sagre, non si è mai accorto di tutto questo”.
“Oggi la Regione apre gli occhi e festeggia per 1,5 miliardi in più da spendere. Farebbe ridere se non fosse drammatico: si esulta perché arriveranno più fondi proprio per il declassamento. Cirio parlava di “Piemonte a un’altra velocità”, slogan buono per la campagna elettorale ma assolutamente lontano dalla realtà. Il Piemonte corre, è vero, ma all’indietro. Serve un piano industriale, una capacità di attrarre cervelli e investimenti, un netto cambio di passo. Tutto quello che l’attuale giunta, in quasi 7 anni, ha dimostrato di non saper fare” conclude Gribaudo.
“Il grido d’allarme lanciato oggi dalla FIEG non può restare inascoltato. L’assenza nel disegno di legge di Bilancio di misure e risorse specifiche a sostegno dell’editoria quotidiana e periodica rappresenta una scelta grave e preoccupante. Davanti al termine di una serie importante e significativa di interventi di cui il Governo è pienamente a conoscenza, il mancato rinnovo dei fondi costituisce, ancora una volta, un tentativo di chiudere i rubinetti a un settore già penalizzato e indebolito. Una decisione che rischia di ridurre ulteriormente gli spazi della libera informazione, minacciando la pluralità e la qualità dell’informazione in Italia. Atti ostili, querele temerarie e riduzione dei fondi hanno effetti concreti e devastanti, mettendo a rischio il lavoro di giornalisti, editori e distributori e, con essi, il diritto dei cittadini a ricevere un’informazione libera e indipendente. Chiediamo al Governo di intervenire immediatamente nella manovra, ripristinando le risorse necessarie a sostenere l’editoria e tutelare la pluralità dei media. La politica ha il dovere di proteggere la stampa, senza ritardi né alibi” così il capogruppo democratico nella commissione di Vigilanza Rai, Stefano Graziano.
“Nel suo intervento alla Camera, durante il dibattito sulla mozione sulla libertà di informazione, Mollicone ha trasformato la discussione in un attacco frontale contro Report e contro tutto il giornalismo d’inchiesta, definendolo “militante” e “di parte”. Un linguaggio violento e un atteggiamento che la dicono lunga sull’idea che il governo ha del ruolo della stampa libera. E non è un caso che a intervenire sia stato proprio il presidente della Commissione Cultura della Camera — lo stesso che, in più occasioni, ha mostrato fastidio di fronte alle domande scomode dei giornalisti. È la prova evidente di una linea politica: silenziare chi indaga, delegittimare chi racconta. Mollicone arriva perfino a giustificare l’invasione politica della Rai e i ritardi nella nomina della sua governance. Mai era accaduto che il servizio pubblico restasse così a lungo senza un presidente di garanzia, mentre la Commissione di Vigilanza Rai resta bloccata dai veti della maggioranza. La libertà di stampa non è un fastidio da sopportare: è la misura della democrazia di un Paese. E oggi, purtroppo, il governo e la sua maggioranza sta dimostrando di non tollerarla” così una nota della deputata Ouidad Bakkali, componente democratica della commissione di Vigilanza Rai a margine della discussione sulla libertà di stampa.