31/07/2025 - 11:19

“Grazie al lavoro del Pd sono stati riconosciuti il ruolo delle aree protette e l’attività dei parchi minerari per la tutela ambientale e la valorizzazione del patrimonio naturale del paese”. è quanto si legge in  una nota congiunta dei deputati Pd in Commissione Ambiente della Camera Marco Simiani, Chiara Braga, Augusto Curti, Sara Ferrari e Eleonora Evi sul parere approvato a Montecitorio e relativo al riparto dei fondi del Ministero dell’Ambiente destinati a enti e organismi per l’anno 2025.

“Con questo atto viene rafforzato l’impegno per raggiungere l’obiettivo europeo del 30x30, ovvero tutelare almeno il 30 per cento della superficie terrestre e marina entro il 2030, come previsto dalla strategia europea per la biodiversità e come sottoscritto dall’Italia alla COP15 di Montreal”, scrivono i deputati del Pd che aggiungono: “si tratta di  un traguardo ambizioso, ma fondamentale per il futuro ambientale nazionale. Un’altra proposta accolta riguarda l’adozione di una legislazione che garantisca il necessario coordinamento tra lo Stato e le Regioni al fine di superare la frammentarietà e la non omogeneità delle iniziative tra aree protette e parchi minerari: si tratta di un passo in avanti significativo per riconoscere il valore ambientale e culturale di questi ultimi territori e favorirne una gestione sostenibile e integrata”.

“Resta comunque aperta la questione delle risorse per Ispra, l’istituto nazionale per la protezione dell’ambiente, colpito da un taglio lineare di circa 13 milioni di euro nella scorsa legge di bilancio. Avevamo chiesto di inserire nel parere un impegno specifico per il ripristino di questi fondi, proposta che purtroppo non è stata accolta. Continueremo a batterci, in sede di bilancio e nei prossimi provvedimenti, per garantire a Ispra e a tutto il sistema delle aree protette le risorse necessarie a sostenere concretamente la transizione ecologica”: conclude la nota.

 

30/07/2025 - 18:50

Interrogazione a Schillaci  per estendere la Flat Tax al 5% sugli straordinari

“È fondamentale garantire equità di trattamento a tutte le professioni sanitarie, riconoscendo l’impegno e il contributo di figure professionali che ogni giorno assicurano cure e assistenza ai cittadini”. Con queste parole la deputata del PD Giovanna Iacono annuncia di aver presentato un’interrogazione parlamentare al Ministro della Salute Orazio Schillaci per sapere se il Governo intenda estendere la Flat Tax al 5% sugli straordinari anche alle altre professioni sanitarie che operano al fianco degli infermieri nel Servizio Sanitario Nazionale.

Nella Legge di Bilancio 2025, infatti, l’articolo 1, comma 354, prevede che i compensi per lavoro straordinario degli infermieri dipendenti dalle aziende e dagli enti del SSN siano soggetti a un’imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali regionali e comunali con un’aliquota ridotta al 5%. Tuttavia, questa misura non è estesa ad altre professioni sanitarie, creando una evidente disparità di trattamento tra lavoratori.

“Tutte le professioni sanitarie – prosegue Iacono – rappresentano un pilastro essenziale del nostro sistema sanitario. È necessario riconoscerne il valore anche sul piano fiscale, per evitare discriminazioni ingiustificate e per incentivare la permanenza nel SSN di figure sempre più difficili da reperire. Chiediamo quindi al Ministro Schillaci se intenda farsi promotore di un’estensione della tassazione al 5% a tutte le professioni sanitarie e quali iniziative intenda mettere in campo per migliorare le condizioni di lavoro, rafforzare la formazione e valorizzare il ruolo di questi professionisti”.

L’obiettivo dell’interrogazione è sollecitare un impegno concreto del Governo per un sistema sanitario più equo, attrattivo ed efficiente, in grado di rispondere alle esigenze dei professionisti e dei cittadini.

 

30/07/2025 - 15:42

“Manca un mese alla ripresa dell’anno scolastico ma le criticità restano tutte irrisolte”. È quanto dichiara Irene Manzi, capogruppo Pd in commissione Cultura alla Camera, commentando l’approvazione del cosiddetto “decreto Università”.

“Il testo approvato definitivamente ieri alla Camera – spiega l’esponente dem – è un mosaico disorganico: tante piccole misure, nessuna risposta ai nodi strutturali del sistema scolastico e universitario. Non si recuperano i tagli della legge di bilancio, non si affrontano temi strutturali relativi a ricerca e università. Denunciamo l’assenza di una visione di lungo periodo, in particolare per il sistema universitario: il governo continua a ignorare la questione del precariato nella ricerca. Anzi, l’ emendamento Occhiuto, approvato al Senato poche settimane fa, ha indebolito le tutele per i ricercatori, contravvenendo agli impegni del PNRR e aprendo a nuove forme di precarizzazione”.

“Non è solo un problema di risorse – conclude Manzi – ma di strategia. La maggioranza ha appena scoperto l’emergenza del precariato al CNR, ma è stato il Partito Democratico, insieme ad altre forze d’opposizione, a stanziare fondi in legge di bilancio per avviare la stabilizzazione personale precario. Dal governo, invece, nessun piano, nessuna prospettiva oltre il 2026, anno di scadenza del Pnrr. Servono investimenti strutturali, non misure spot. La qualità della scuola e della ricerca devono essere una priorità nazionale, non un tema secondario da affrontare a colpi di decreti tampone”.

 

28/07/2025 - 10:35

 

“L’accordo commerciale annunciato è un colpo durissimo per il nostro sistema produttivo. L’apprezzamento dell’euro sul dollaro — salito di quasi il 15% negli ultimi mesi — sta già mettendo in seria difficoltà le esportazioni italiane, e per molte imprese questo si traduce in un impatto reale quasi doppio: si scrive 15, ma si legge 30.

In questo scenario preoccupante, il governo prova a scaricare le proprie responsabilità lasciando le imprese italiane da sole di fronte a uno squilibrio grave e insostenibile.

Chiediamo che il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti si presentino immediatamente in Parlamento a riferire su quali saranno le necessarie misure compensative” così il capogruppo democratico in commissione Bilancio alla Camera, Ubaldo Pagano.

 

25/07/2025 - 18:53

“Cinecittà chiude il 2024 in grave perdita. Nonostante gli sforzi propagandistici, i numeri parlano chiaro: l’azienda è in crisi e la responsabilità è della gestione attuale,e non come vorrebbe far passare la propaganda d governo, di chi l’ha preceduta. Tentare di riscrivere la storia per giustificare un fallimento presente è un’operazione debole, smentita dai fatti.
La nomina di Antonio Saccone alla presidenza di Cinecittà conferma un approccio preoccupante: il Governo Meloni continua a trattare l’audiovisivo come un settore marginale, utile solo a distribuire incarichi politici. Altro che merito, altro che eccellenza: vengono scelte persone che non hanno alcuna esperienza nel comparto, con l’unico obiettivo di occupare poltrone, non di rilanciare un asset strategico del Paese.
Cinecittà non è un bottino da spartire. È una risorsa nazionale che merita competenza, visione e rispetto. E oggi, purtroppo, non riceve nessuno dei tre.
Il Governo è responsabile della crisi dell’audiovisivo italiano: c’è poco da nasconderlo tra le voci di bilancio. Giuli dovrebbe prenderne atto e cambiare rotta. Sui numeri di Cinecittà ci saremmo aspettati uno sguardo al futuro - ad esempio con la pubblicazione della semestrale 2025 che invece è invece scomparsa - invece assistiamo, ancora una volta,  ai soliti insulti ideologici alle passate gestioni che, per la cronaca, erano segnate da utili finanziari e teatri in piena occupazione”. Lo dichiarano i deputati del Partito Democratico in Commissione Cultura della Camera: Irene Manzi, Matteo Orfini, Mauro Berruto e Giovanna Iacono.

 

25/07/2025 - 16:56

“La decisione del Governo Meloni di rigettare formalmente gli emendamenti al Regolamento Sanitario Internazionale proposti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità è grave e irresponsabile. Un passo indietro che mina la cooperazione globale nella lotta alle pandemie e contraddice in modo palese i proclami sulla centralità della prevenzione nel Servizio Sanitario Nazionale.” Lo afferma Silvio Lai, deputato del Pd in Commissione Bilancio della Camera, commentando la lettera ufficiale inviata dal Ministro Schillaci all’OMS.

“La posizione italiana – sottolinea Lai – ricalca quella degli Stati Uniti di Donald Trump, ma è in aperto contrasto con l’appello di oltre 75 Società scientifiche cliniche italiane, riunite nel FoSSC, che hanno definito questa scelta miope e pericolosa. L’Italia è stato uno dei Paesi più colpiti dal Covid: rifiutare oggi regole comuni per prevenire le pandemie significa dimenticare in fretta i sacrifici, i morti, la pressione sugli ospedali, la paralisi del Paese. In questi giorni, durante il Forum Politico di Alto Livello delle Nazioni Unite (HLPF) e la sessione dell’ECOSOC dedicata alla salute globale, esperti come il prof. Ibrahim Abubakar hanno ribadito che “la prossima pandemia non accadrà tra 100 anni, ma molto prima”, invitando i governi a rafforzare la cooperazione e a dotarsi di sistemi flessibili e transnazionali per anticipare le crisi sanitarie.

“Il paradosso – prosegue Lai – è che, mentre esponenti della maggioranza parlano pubblicamente della necessità di rafforzare la prevenzione e di costruire un nuovo equilibrio tra spesa sanitaria e salute pubblica, il Governo che essi sostengono rifiuta proprio quegli strumenti internazionali che renderebbero possibile questo cambiamento. Anzi, il loro partito arriva perfino a vantarsi sui social del rifiuto delle procedure con lo slogan ‘mai più limitazioni delle libertà personali’. Il Governo ascolti l’appello delle 75 Società scientifiche italiane e torni sui propri passi, accettando il nuovo Regolamento sanitario internazionale e aprendo un confronto serio con la comunità scientifica e con il Parlamento. Non si può parlare di prevenzione nei convegni – conclude Lai – e poi boicottare le uniche vere regole globali che ci preparano alla prossima emergenza sanitaria. Il Governo smetta di cedere alla propaganda sovranista e scelga la scienza, la responsabilità e la cooperazione.”

 

24/07/2025 - 13:31

"Il governo Meloni decide in solitaria e impone alla Sardegna l’arrivo di 92 detenuti sottoposti al regime del 41‑bis nella casa circondariale di Uta, senza alcun confronto con il territorio, senza trasparenza e, soprattutto, senza un piano di rafforzamento delle strutture e del personale penitenziario". Lo dichiara Silvio Lai, deputato del Partito Democratico e componente della commissione Bilancio della Camera, annunciando la presentazione di una interrogazione urgente al ministro della Giustizia, cofirmata dai deputati Debora Serracchiani (responsabile Giustizia del Pd) e Federico Gianassi (capogruppo PD in commissione Giustizia).

"Siamo di fronte a una decisione gravissima che colpisce un’isola già penalizzata dal punto di vista logistico e infrastrutturale, e - prosegue l'esponente dem - che rischia di trasformare il carcere di Uta in un hub nazionale della detenzione di massima sicurezza, senza le necessarie garanzie sanitarie, organizzative e di sicurezza, aggiungendosi ai detenuti in 41‑bis presenti nelle altre carceri isolane, a partire da Bancali. Con l’arrivo dei 92 nuovi detenuti, la Sardegna si avvia a ospitare quasi un quarto dell’intera popolazione detenuta in regime di 41-bis in Italia, a fronte di appena il 2,6% della popolazione nazionale. È evidente che siamo davanti a una scelta di comodo da parte del governo, che tratta la Sardegna come un’area di servizio per le emergenze penitenziarie del Paese. Tutto questo avviene senza alcun confronto istituzionale, né con la Regione né con i Comuni interessati. Non esiste un piano per il potenziamento del personale, per il rafforzamento dei presidi sanitari, né per garantire il rispetto delle prescrizioni costituzionali e giurisprudenziali che riguardano il trattamento dei detenuti più pericolosi".

“E tutto questo – conclude Lai – avviene nel silenzio dei sostenitori sardi del governo Meloni mentre alla Sardegna viene scaricato un fardello enorme senza alcuna contropartita né riconoscimento. L’istituto di Uta è già in sovraffollamento, con 700 detenuti su una capienza regolamentare di 561 posti. Il regime 41‑bis richiede sorveglianza continua, celle singole, trattamenti sanitari adeguati e personale altamente formato. Il governo non ha previsto nulla di tutto ciò: solo ordini calati dall’alto e il solito scaricabarile verso i territori più deboli. È inaccettabile. Nell’interrogazione chiediamo: chi ha deciso questo trasferimento massiccio? Da dove provengono i detenuti? Come si pensa di garantire legalità, sicurezza e diritti in queste condizioni? Il governo risponda davanti al Parlamento e alla Sardegna".

 

23/07/2025 - 19:40

“Il conto consuntivo della Camera per l'anno 2024 attesta l’opera di contenimento dei costi e il rigore che ha permesso ai nostri organi istituzionali di continuare il lavoro pur in un contesto economico difficile. Ma occorre svolgere una riflessione sul ruolo del Parlamento. A guardare i dati del Servizio studi, la voce delle Camere è diventata negli ultimi anni sempre più debole. Il primo compito è quello legislativo, ma l’iniziativa per tre quarti, in termini di atti, è ormai spostata sul governo. A giugno 2025 le leggi di iniziativa parlamentare approvate alla Camera erano solo il 28,8% a fronte di più del 70% di iniziativa governativa, mettendoci dentro le leggi di conversione di decreti e i disegni di leggi governativi. Lo scopo di tutti noi deve essere quello di ridate centralità al Parlamento, in ossequio agli assetti costituzionali. È poi fondamentale proseguire il lavoro, che finalmente abbiamo avviato in questa legislatura, di riforma del regolamento della Camera".

Così il deputato democratico Andrea De Maria, della Presidenza del Gruppo, spiegando le ragioni del voto favorevole del Pd sul bilancio della Camera.
“Vorrei inoltre soffermarmi - ha aggiunto - sulla Soc. CD Servizi Spa, società in house interamente partecipata costituita nel 2024, alla quale la Camera trasferisce 15 milioni di euro all’anno. Riteniamo che il Parlamento debba essere messo nella condizione di conoscere, attraverso una relazione dettagliata, sull’andamento gestionale della società e sul conseguimento degli obiettivi programmati. Infine, con i nostri Odg abbiamo segnalato alcune priorità: come la salvaguardia dei livelli occupazionali e delle professionalità del personale dei Gruppi e l’impatto dell’intelligenza artificiale generativa sull’attività parlamentare”.

 

23/07/2025 - 19:09

“Sul bilancio della Camera è stato approvato il mio ordine del giorno n. 14 che chiede di informare tutti i parlamentari sulle singole voci di spesa della neo costituita società in house. Ciò consentirà la massima trasparenza, finora garantita solo ai componenti dell’ufficio di presidenza, sul rilevante impegno di spesa che la Camera dovrà sostenere a favore della stessa società (15 milioni di euro) sulla quale permangono dubbi e critiche che i riscontri economici degli ultimi mesi confermano. Positivo inoltre l'accoglimento di una proposta che ho avanzato insieme alla vicepresidente Ascani per il gruppo PD, di inserire in alcuni odg presentati da colleghi della maggioranza l’impegno a trasformare i contratti dei dipendenti, attualmente in servizio e che successivamente saranno assunti, della Società in house da part time a tempo pieno. Questo attesta, se mai vi fossero dubbi strumentalmente veicolati, che le nostre riserve non erano legate alla necessità di dare certezze di stabilità e salariali ai lavoratori ma erano e rimangono conseguenza delle modalità frettolose, unilaterali e non tecnicamente riflettute, con le quali si è costituita la stessa società in house. Da oggi monitoreremo la coerenza sugli impegni presi e ci auguriamo che non vi siano più atti d'imperio a maggioranza sulla società CD Servizi”.

Così il segretario di Presidenza della Camera e capogruppo Pd in commissione Ecoreati, Stefano Vaccari.
 

 

23/07/2025 - 18:25

“La destra ha deciso che il “Fondo Tamburi” deve chiudere. Punto. Non si può spiegare altrimenti la bocciatura dei miei emendamenti all'ultimo decreto “ex Ilva” che cercavano di mantenere il fondo attivo per quest’anno e gli anni a venire.”
Così Ubaldo Pagano, deputato PD, Capogruppo in Commissione Bilancio a Montecitorio, commenta il respingimento di due emendamenti presentati dal gruppo democratico del Senato per modificare la normativa del cd. “Fondo Tamburi” e chiederne il rifinanziamento.
“Una delle due proposte era peraltro a costo zero. Non sarebbe costato nemmeno un euro in più, eppure lo hanno respinto ugualmente” - continua Pagano, riferendosi all’emendamento che consentiva di ottenere l’indennizzo anche per chi avesse ottenuto un titolo risarcitorio nei confronti della società Acciaierie d’Italia S.p.A. in A.S., e non solo a carico di ILVA S.p.A., considerato il recente orientamento del Tribunale di Milano, secondo il quale la responsabilità derivante dalla gestione dell’impianto ex Ilva ricade, dal 2018, esclusivamente su Acciaierie d’Italia spa in A.S.. Una modifica necessaria secondo il deputato pugliese, senza la quale gli aventi diritto non potrebbero più chiedere l’accesso al fondo e dunque l’indennizzo.
“Che cos’è questo, se non accanimento verso Taranto e quei tarantini che più di tutti hanno sofferto la presenza tossica dell’acciaieria? Negli ultimi due anni - conclude il dem - il Governo Meloni e la maggioranza hanno provato prima a tagliare le risorse per gli indennizzi ai residenti del Tamburi e ora decidono che quel fondo deve chiudere e basta. È una vergogna assoluta.”

 

 

22/07/2025 - 17:02

"Promesse cadute nel nulla e una soluzione che oggi viene messa seriamente in discussione anche dalla Commissione UE: è questo il penoso bilancio del Governo Meloni sulla questione balneari. Un tema sul quale in campagna elettorale tutti i partiti di maggioranza hanno giurato che mai e poi mai avrebbero applicato la “odiosa” direttiva Bolkestein, e poi, una volta al Governo, hanno dato vita a una toppa peggiore del buco.”
Così Claudio Stefanazzi, deputato del PD, componente della Commissione Finanze.
“Le regole scritte dalla destra per favorire le gare sono sbagliate e inique, come diciamo dall’inizio. E infatti oggi tutti gli enti locali interessati si guardano bene dal far partire i bandi per paura di gravissimi contenziosi. Nel frattempo la Ministra Santanché si è volatilizzata e Raffaele Fitto non dice più una parola. È questa la strategia del Governo per risolvere un nodo decennale che riguarda uno dei settori cruciali della nostra economia? Giocando a nascondino con imprese che danno lavoro a migliaia di persone?”

17/07/2025 - 18:43

“Il Ministro Urso freni gli entusiasmi che, rispetto alla situazione generale che circonda il dossier ex Ilva, risultano inopportuni, se non completamente fuori luogo. A partire dal fatto che si tratta di un atto che, ricordiamolo, autorizza la produzione di 6 milioni di tonnellate annue con il ciclo integrale per i prossimi 12 anni.”
Così Ubaldo Pagano, deputato pugliese e Capogruppo del Partito Democratico in Commissione Bilancio a Montecitorio.
“Innanzitutto l’approvazione dell’AIA smentisce tutti coloro che insistevano nel dire che l’accordo di programma era indispensabile per dare il via libera all’autorizzazione stessa. I fatti hanno dimostrato che il Governo, grazie a norme adottate ad hoc, è riuscito a sfondare le resistenze degli enti territoriali e ad approvare comunque l’AIA con il sostanziale parere positivo dell’Istituto Superiore di Sanità.”
“Ora – continua Pagano – invece che festeggiare anzitempo, il Ministro deve spiegarci dove troverà il miliardo di euro che serve per attuare tutte le prescrizioni. Se saranno soldi pubblici oppure se ha incontrato la disponibilità di un eventuale acquirente a coprire quei costi. Perché, in mancanza di questi chiarimenti, rischiamo di essere di fronte ad un fuoco di paglia che peraltro aggrava il peso ambientale su Taranto. Adesso, in ogni caso, la palla passa ad Urso e al Governo Meloni. Hanno preso un impegno formale con Taranto e, di conseguenza, devono garantire la decarbonizzazione completa dello stabilimento nel tempo minore possibile e senza gravare sull’ambiente e sulla salute dei tarantini, garantendo al contempo mezzi e risorse per diversificare l’economia dell’area jonica. Siamo fiduciosi che il Ministro saprà mantenere questo impegno. Perché, altrimenti, passerà alla storia come il più grande illusionista della politica italiana.”

 

17/07/2025 - 14:56

 “L’emendamento presentato dal senatore Pogliese, di Fratelli d’Italia, relatore del decreto Ex Ilva, è una pugnalata, l’ennesima, ai diritti dei lavoratori, a Taranto e in tutto il Paese. È assolutamente inaccettabile e va immediatamente ritirato.» Così l’On. Ubaldo Pagano, deputato del Partito Democratico e Capogruppo in Commissione Bilancio a Montecitorio.
“La proposta di Poglisi ha un solo intento: punire chi lavora. Secondo quell’emendamento, infatti, un magistrato potrebbe intervenire solo in presenza di salari gravemente inadeguati. Come se l’inadeguatezza rispetto ai principi della nostra Costituzione non bastasse. È un tentativo di spostare l’asticella sempre più in basso, legittimando il lavoro povero.”
“Chi lavora nell’acciaio, in condizioni già difficili, si vedrebbe negata persino la possibilità di recuperare i propri crediti retributivi nei confronti del datore di lavoro, ossia ciò che semplicemente gli spetta di diritto. È una forzatura ideologica che rivela la vera faccia della destra: niente salario minimo, sì ai salari compressi, e un modello industriale che scarica le crisi sulle persone e sui territori. Se tutto questo è inaccettabile in generale, calato nel contesto di Taranto diventa un vero e proprio attentato alla dignità delle persone.”

17/07/2025 - 11:28

La proposta della Commissione Europea sul bilancio agricolo per il periodo 2028–2034 è una scelta grave e profondamente sbagliata. Tagliare quasi il 20% delle risorse destinate alla Politica Agricola Comune significa colpire al cuore uno dei pilastri storici e fondativi dell’Unione così come è un errore diluire le risorse dentro un fondo comune. Così si creano contrapposizioni e competizioni che porteranno a scelte non oggettive legate ai bisogni reali della gente e dei territori”. 

Lo dichiarano il capogruppo Pd della Commissione Agricoltura della Camera, Antonella Forattini e i deputati, Stefania Marino, Andrea Rossi, Nadia Romeo e Stefano Vaccari.
“È inaccettabile - aggiungono - che a fronte delle sfide climatiche, economiche e geopolitiche che il settore primario si trova ad affrontare, si scelga proprio di ridimensionare gli strumenti che finora hanno garantito produzione alimentare di qualità, sicurezza, coesione sociale e presidio del territorio  nel contesto di una equa e sostenibile transizione ecologica. La proposta della presidente von der Leyen e del commissario Fitto di trasformare la PAC in una generica “linea guida” per i piani nazionali è un vero e proprio arretramento politico e culturale, che nega il ruolo dell’agricoltura come leva strategica per il futuro dell’Europa. Privare Regioni, agricoltori e comunità rurali della possibilità di programmare e investire significa abbandonare chi ogni giorno garantisce cibo, lavoro e sostenibilità ambientale.
Questa rinazionalizzazione mascherata è un regalo alle destre nazionaliste, che non aspettano altro che vedere l’Europa ritirarsi dai suoi compiti più nobili. Invece di indebolire la PAC, la Commissione dovrebbe rafforzarla, ascoltando chi nei territori ha esperienza diretta dei bisogni delle imprese agricole e delle filiere agroalimentari. Il Partito Democratico si opporrà con fermezza a questa impostazione. L’agricoltura non è un capitolo di spesa da tagliare, ma una scelta strategica per lo sviluppo, la qualità della vita e la sovranità alimentare del continente europeo. Difendere la PAC significa difendere l’Europa. Servivano - concludono - altre scelte economiche e vedremo se ora il Lollobrigida, Fitto e il governo italiano sapranno esprimere con forza la loro contrarietà nel successivo percorso parlamentare per scongiurare questo scenario o si gireranno dall’altra parte come hanno fatto con i dazi per non disturbare gli alleati sovranisti. Li misureremo sul campo”.

 

16/07/2025 - 20:00

Netanyahu continua la sua politica di aggressione degli altri paesi del Medio Oriente spingendosi perfino a bombardare la capitale della Siria, Damasco, dove l'Idf ha colpito il palazzo presidenziale e il ministero della Difesa: un morto e 18 feriti è, al momento, il bilancio dell'azione.
Una mossa che niente ha a che vedere con la difesa dei drusi che Israele ha dichiarato di volere portare avanti. Tanto più che proprio i drusi avevano appena annunciato un accordo con le forze governative che li avevano attaccati nei giorni scorsi.
Benjamin Netanyahu si conferma la figura più destabilizzante per l'intera regione perché continua a violare la sovranità nazionale di altri paesi.
Pur di raggiungere l'obiettivo della "Grande Israele", che prevede l'invasione di territori di altri stati, è disposto anche ad andare contro i propri alleati. Come Trump, che aveva appena tolto le sanzioni alla Siria e aveva da poco incontrato a Ryad il leader siriano Al Jolani.
Come già successo con la guerra contro l'Iran, Netanyahu manipola Trump per renderlo funzionale ai suoi disegni espansionistici: Gaza, la Cisgiordania, il Libano, parte della Siria, dell'Iraq, oltre alla Giordania e a parte dell’Egitto devono diventare territorio israeliano.
Un piano folle che va fermato prima che sia troppo tardi". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.

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