Le parole di esponenti di Fratelli d’Italia che parlano di ‘risposte concrete’ e di ‘Stato che difende le famiglie italiane’ sono solo un tentativo di mascherare la realtà: questo Governo non ha fatto nulla di concreto per le periferie, né per proteggere davvero le forze di polizia e i cittadini. La verità è che il decreto sicurezza rappresenta un provvedimento inumano e liberticida, fatto solo di repressione e di norme inutili che aumentano pene e violenza senza risolvere i problemi reali.
Con il decreto sicurezza il governo cavalca le ansie e le paure senza dare risposte vere. È un’operazione di propaganda che riduce gli spazi di libertà e alimenta una società della paura, dove la sera la gente si chiude in casa per timore di esprimere la propria opinione. È repressione del dissenso, non sicurezza, ed è uno sfregio ai diritti fondamentali e alla nostra Costituzione.
Le periferie italiane avrebbero bisogno di investimenti veri, niente scuole, di più trasporti e servizi sociali. Di contro solo slogan e manganelli. Lo stesso vale per le carceri: sovraffollamento, violazioni dei diritti umani, agenti penitenziari abbandonati a sé stessi. Viene rinnegata la nostra tradizione di umanità e civiltà. Con il decreto sicurezza l’ennesima pagina nera del governo Meloni.
Lo dichiara Silvio Lai, deputato Pd in Commissione Bilancio.
“Quello che avete chiamato decreto sicurezza è, in realtà, solo un’operazione di propaganda. Un testo approvato senza alcun confronto parlamentare, trasformato in decreto per evitare la discussione e impedire all’opposizione di proporre modifiche. Una prova di forza inutile, che non affronta i problemi reali del Paese e non prevede un solo euro per Forze dell’ordine o politiche di prevenzione”. Così il deputato Nicola Stumpo nel corso della discussione sul decreto Sicurezza alla Camera. “Questa è l’unica occasione che ci avete lasciato per discutere - ha detto Stumpo – avete trasformato un disegno di legge in decreto, cancellando ogni confronto e siete arrivati anche ad imporre la doppia tagliola all’esame in commissione. Un grave precedente mai visto”. Per Stumpo, il decreto è “solo propaganda per coprire i fallimenti del governo. Nessuna risorsa per le Forze dell’ordine, nessun investimento in prevenzione: come si può parlare di sicurezza senza mettere un euro a bilancio?”. Dura anche la critica all’approccio punitivo: “nel Paese di Beccaria continuate a far credere che la sicurezza aumenti con pene più severe. È una bugia già smentita dalla storia”. Stumpo ha stigmatizzato un caso concreto avvenuto questa mattina a Roma dove “una ragazza di 16 anni si è incatenata a scuola per protestare contro questa legge. Non ha bloccato una strada – ha detto Stumpo - era in un'isola pedonale, ma i genitori sono stati chiamati in questura e gli hanno notificato un provvedimento. Ora, se non si ha il diritto a 16 anni di protestare per quello che si ritiene un'ingiustizia mi dite voi a questi ragazzi cosa vogliamo dirgli?”. Stumpo ha infine attaccato l’articolo 31 del decreto sui servizi segreti dicendo che “anche noi vogliamo proteggere gli agenti che si infiltrano per sicurezza pubblica, ma non siamo per dare copertura penale a chi, attraverso quelle persone, pensa di poter essere esente penalmente. Siamo contrari all'idea che si faccia una giustizia in cui è possibile punire le persone costruendo delle strutture sovversive”.
“Questo è l'ennesimo, pessimo, decreto che aumenta solo le pene e i reati in una logica di mero populismo penale. Non affronta mai le cause profonde che creano i reati ma agisce solo sulle emozionalità di fatti sotto l'occhio dei media. La sicurezza del governo, a invarianza di bilancio, non interviene mai in maniera strutturale. Quale sicurezza si garantisce al Paese mandando in carcere i bambini fino a 3 anni figli di donne che devono scontare una pena, condannandoli a vivere i primi anni di vita fra le sbarre?”. Lo dichiara la deputata Simona Bonafé, vicepresidente del Gruppo Pd, intervenendo durante la discussione sul decreto Sicurezza a Montecitorio,
“Con questo decreto – continua l'esponente dem - si equiparano i condannati ai semplici denunciati, la resistenza passiva ad un atto di violenza: alla faccia del principio di garantismo e dello spirito della nostra Costituzione”. “Con un iter condito dalla doppia tagliola degli emendamenti e le dichiarazioni di voto in Commissione, di forzatura in forzatura, il governo continua a svilire il ruolo del Parlamento. Una cosa è certa, per la maggioranza il tema della sicurezza è solo propaganda”, conclude Bonafè.
“Le dichiarazioni e le decisioni del Presidente Trump, che ha annunciato l’introduzione di un dazio del 50% su tutti i prodotti dell’Unione Europea a partire dal primo giugno, rappresentano un’aggressione diretta all’economia europea e, in particolare, al nostro sistema produttivo. Il Governo Meloni non può restare in silenzio, né continuare a genuflettersi di fronte a un Presidente che dimostra, ancora una volta, un atteggiamento ostile e arrogante e sempre incline a diffondere storielle complottiste sulla natura dell’UE”.
Così Ubaldo Pagano, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Bilancio della Camera.
“È in gioco l’export italiano, la tenuta delle nostre imprese manifatturiere, il lavoro di centinaia di migliaia di cittadini. Serve una reazione immediata e ferma: l’Italia non può accettare dazi punitivi, né permettere che le relazioni transatlantiche vengano ridotte a un gioco di ricatti. Il Governo Meloni la smetta di nascondere la testa sotto la sabbia e dimostri finalmente di saper fare gli interessi dell’Italia e dell'Unione Europea, tutelando il nostro agroalimentare, la nostra meccanica, il nostro sistema moda. La Presidente del Consiglio ha ora un’occasione concreta per dimostrare da che parte stare: sarà davvero in grado di difendere l’Italia, oppure continuerà a baciare la pantofola di chi considera il nostro Paese e l’Europa soltanto un nemico da colpire?”
“La pezza di Salvini è peggiore del buco perché riesce addirittura a mentire due volte. Dice di aver tagliato i fondi per la manutenzione stradale per coprire gli extra-costi del Terzo Valico di Genova e non per il Ponte sullo Stretto ma sono le carte a smentirlo. Il primo taglio fatto nell’ultima manovra, 20 milioni sul 2025, 15 sul 2026 e 275 milioni tolti sul 2029, così come l’emendamento dell’On. Molinari che toglie altri 1,1 miliardi a decorrere dal 2030 sono fatti proprio per destinare quelle risorse allo stesso Ponte. Mentre solo nel secondo taglio, nel Milleproroghe 2025, con cui hanno ridotto lo stanziamento di ben 175 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026, compare la giustificazione del Terzo Valico, tra l’altro non in solitaria ma insieme ad altre tratte di Alta Velocità del Nord Italia.”
Così Ubaldo Pagano, Capogruppo PD in Commissione Bilancio a Montecitorio.
“Il Ministro è un bugiardo patologico e in un colpo solo ha provato a imbonirsi i cittadini genovesi che domenica si recheranno alle urne e prendere in giro tutti gli italiani che invece vedranno fermarsi migliaia di cantieri già programmati sulle strade di tutto il Paese. Ambedue i tentativi si rivelano soltanto una pessima figura, l’ennesima nella sua bacheca. E da oggi in avanti, ogni buca sulle strade d’Italia ci ricorderà soltanto la sua incompetenza e l’indegna scorrettezza con cui sta cercando di inquinare quelle elezioni amministrative.”
“La maggioranza continua a raccontare una Rai che non esiste: qualità assente, ascolti in calo, programmi che si fermano alle prime puntate a causa di evidenti flop. I dati di bilancio che il CdA intende valorizzare non corrispondono alla realtà di un servizio pubblico in crisi. La Rai di oggi non è più in grado di garantire un’informazione libera, ed è sempre più lontana dai suoi obblighi istituzionali. Le nomine in corso non premiano il merito, ma rispondono a logiche politiche che trasformano l’azienda in un megafono del governo. Non c’è alcuna volontà di recepire il Media Freedom Act per tutelare un’informazione indipendente. Così si espone l’Italia al rischio di infrazione europea. Saranno i cittadini a pagarne il prezzo, con una vera e propria “tassa TeleMeloni” così i componenti democratici della Commissione di vigilanza Rai.
“Chiediamo al governo di spiegarci quali finalità abbia ritenuto più urgenti e importanti per finanziare con i fondi destinati alla sicurezza delle strade e come intenda assicurare che non sia pregiudicata la manutenzione delle reti provinciali e delle Città metropolitane”. È la richiesta di un’interrogazione al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti presentata dal Gruppo dei deputati Pd e sottoscritta dalla segretaria del Partito democratico Elly Schlein.
“Si tratta di una cifra complessiva di oltre 1,7 miliardi, tolti alla messa in sicurezza e manutenzione straordinaria delle strade. Come denunciato dall’UPI, solo per il biennio 2025-2026 il taglio ammonta al 70% delle risorse assegnate e ciò comporterà inevitabilmente un impatto significativo sui lavori già programmati e sullo stato manutentivo delle strade, alcune delle quali sono al limite della sostenibilità in termini di sicurezza. Il rischio concreto è che, venendo a mancare risorse fondamentali per la manutenzione straordinaria, vi sia la necessità di limitare la circolazione stradale, pregiudicando i servizi ai cittadini e il diritto alla libera circolazione. La stessa legge di Bilancio del governo Meloni che ha effettuato questi brutali tagli lineari per la manutenzione delle strade ha invece previsto un ulteriore stanziamento di circa 2 miliardi di euro per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, facendo così lievitare il costo di un'opera inutile, costosa e pericolosa ad oltre 13 miliardi di euro”.
“Altro che aumenti più alti d’Europa, gli stipendi degli italiani, come dimostrano gli ultimi dati Istat, restano i più bassi tra i principali partner: Germania, Francia e Spagna”.
Così i deputati democratici Ubaldo Pagano, capogruppo Pd in commissione Bilancio, e Maria Cecilia Guerra, responsabile Lavoro del Pd.
“La presidente del Consiglio - aggiungono - continua a prendere in giro lavoratrici e lavoratori e, pur di non fare un passo in direzione del salario minimo, accumula balle su balle inventando numeri e mischiando le carte. Chi aveva ancora dubbi sulla falsità delle sue dichiarazioni, oggi, grazie all’ultimo report dell’Istat, ha la matematica certezza. Nel suo primo anno di governo, il 2023, le retribuzioni reali sono addirittura diminuite rispetto all’anno precedente e nel 2024, malgrado gli aumenti, sono rimaste comunque al di sotto della crescita che hanno registrato negli altri Paesi Ue. Per chiudere in bellezza, i primi dati sul 2025: gli stipendi risultano ancora inferiori rispetto al 2021. Insomma, siamo davanti a una tendenza patologica alla menzogna. Per aggirare il problema degli stipendi da fame e del costo della vita alle stelle, la Presidente Meloni non si fa specie di negare l’evidenza. Fuori dal Palazzo, però - concludono - c’è un Paese sempre più insofferente, sia per le condizioni di vita minime in cui versano milioni di italiani, sia per la vergognosa indifferenza con cui il governo si disinteressa della questione”.
A rischio la sicurezza dei cittadini
“Il governo continua a colpire i territori con tagli insostenibili che mettono a rischio la sicurezza e la vivibilità delle nostre comunità. Per questo ho presentato un’interrogazione al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti per chiedere conto delle gravi riduzioni di risorse destinate alla manutenzione straordinaria della viabilità provinciale e metropolitana”. Così il deputato Virginio Merola, capogruppo Pd in commissione Finanze.
“La nota del Ministero del 16 maggio 2025 – prosegue l’esponente dem – conferma una nuova decurtazione delle risorse previste dal decreto n. 101/2022, che si somma ai tagli già stabiliti nella Legge di Bilancio per il 2025 e dal decreto-legge n. 202/2024, per un totale di 175 milioni di euro in meno nel biennio 2025-2026. Si riducono inoltre drasticamente gli stanziamenti previsti dalla legge n. 205/2017, con un taglio complessivo di 660 milioni entro il 2029.”
“A lanciare l’allarme – conclude Merola – sono direttamente i territori, preoccupati per lo stop a cantieri cruciali soprattutto nelle aree interne colpite da alluvioni e calamità. In Emilia-Romagna le province perdono fino al 70% delle risorse previste: Bologna, ad esempio, perderà 6,9 milioni di euro tra il 2025 e il 2026. Chiediamo al ministro Salvini come intenda garantire sicurezza e accessibilità per i cittadini, di fronte a un evidente disimpegno dello Stato”.
“Se la produzione nazionale d'acciaio è importante, è necessario che il governo nazionalizzi l'ex Ilva per il tempo necessario a fare le bonifiche, le manutenzioni necessarie e, soprattutto, concludere il processo di decarbonizzazione dell'impianto. Il ministro Urso, invece, continua a spostare il problema, non risponde mai nel merito e finge di non accorgersi che è in carica da tre anni”. Lo dice il deputato Ubaldo Pagano, capogruppo Pd in Commissione Bilancio, in replica al ministro Urso durante il question time alla Camera sullo stato dell'acciaieria ex Ilva.
“Siamo arrivati al momento della verità sullo stato dell'ex Ilva”, sottolinea l'esponente dem. Dopo due anni e mezzo di sottovalutazione dei problemi, trattative occultate e ridicolizzazione dei gravi danni ambientali, oggi il governo ci riporta al punto di partenza. Il ministro Urso si è accorto dello stato disastroso dell'ex Ilva solo lo scorso 7 maggio quando un incendio drammatico all'altoforno 1 ha rischiato di creare un'ecatombe”. “L'altoforno 1 era ancora acceso nonostante gli stessi gestori dell'impianto ne avevano annunciato lo spegnimento e la sua sostituzione con l'altoforno 2. Quest'ultimo è ancora spento e l'altoforno 1 è collassato. Oggi, l'acquirente dell'ex Ilva sta scappando, manca ancora il via libera dell'AIA e sono aperte 477 prescrizioni ambientali e circa 700 adempimenti complessivi per la messa in regola dell'impianto in termini di produzione sostenibile. Costo totale: un miliardo. Chi paga?”, conclude Pagano.
«Il Governo Meloni ha deciso di abbandonare le province italiane e i territori più fragili, tagliando drasticamente i fondi destinati alla manutenzione delle strade provinciali. Una scelta gravissima che colpisce in particolare tutto il mezzogiorno e anche la Sardegna, con conseguenze dirette sulla sicurezza di cittadini, lavoratori e imprese che utilizzano migliaia di chilometri di strade provinciali.»
La denuncia arriva dal deputato sardo del PD, Silvio Lai, che sottolinea: «Con la Legge di Bilancio e il Milleproroghe, l’esecutivo ha dimezzato i 51 milioni di euro già assegnati alle province sarde (Cagliari, Nuoro, Sassari, Sud Sardegna e Oristano), con un taglio netto del 50% pari a 24 milioni di euro tra il 2025 e il 2028. Solo alla Provincia di Oristano sono stati sottratti 3,1 milioni e 410 mila euro, alla provincia di Sassari 8,5 milioni, a Nuoro 4,2 milioni al Sud Sardegna mancheranno oltre 3 milioni, a Cagliari 5,4 milioni.»
«Il paradosso – continua Lai – è che mentre il Governo toglie fondi essenziali per la sicurezza quotidiana dei cittadini, il Ministro Salvini continua a inseguire il sogno mediatico del Ponte sullo Stretto, ignorando i cantieri reali e urgenti delle nostre province. Come è stato ricordato da diversi amministratori locali in Sardegna ci sono migliaia di km di strade provinciali. Non si può continuare a ignorare questa realtà. I fondi ministeriali servono, e servono subito anche perché si tratta di tagli che incidono su opere anche già appaltate.»
La Giunta Regionale ha provato a reagire, aumentando il Fondo Unico per gli Enti Locali a 60 milioni di euro, con l’impegno di arrivare a 100 milioni. Ma la dimensione del taglio nazionale costringe la Regione a coprire il buco togliendo risorse ad altre priorità strategiche. «È una corsa in salita – conclude Lai – e il Governo nazionale ha scelto consapevolmente di lasciare i territori più fragili da soli, con cantieri a rischio e responsabilità scaricate altrove.»
Lo avevamo detto già dopo la legge di bilancio che il taglio agli enti locali sarebbe stato insopportabile e ora con la ripartizione concreta si vede ciò che succede nella carne viva delle persone. Serve il ripristino immediato dei fondi tagliati e l’apertura di un tavolo nazionale con ANCI, UPI e le Regioni, per garantire un piano pluriennale di interventi reali sulle strade provinciali. La sicurezza non può essere sacrificata alla propaganda folle del ministro Salvini, complice tutto il Governo Meloni.”
“Nuova rimodulazione del PNRR e nuova batosta per il Sud e per Taranto. Altro che rilancio, il Governo Meloni è la condanna definitiva per questa città e per questa terra.” Così Ubaldo Pagano, deputato pugliese del Partito Democratico e Capogruppo in Commissione Bilancio a Montecitorio.
“Se le voci che circolano dovessero essere confermate dai fatti, saremmo davanti a una vera e propria congiura contro Taranto. Non è sufficiente lo stato di vergognosa incertezza dell’ex Ilva, ora - a quanto pare - ci si dovrà anche preparare a perdere i finanziamenti PNRR per la linea ferroviaria Taranto-Battipaglia. L’ennesima ingiustificata legnata a questa comunità che, evidentemente, per questa destra rappresenta una terra sacrificabile sotto ogni punto di vista e in ogni ambito. Con quale faccia - conclude Pagano - vengono a sfilare ogni domenica per la campagna elettorale, mentre in settimana smantellano pezzo dopo pezzo i progetti che avevamo finanziato per il rilancio di Taranto. Dai parlamentari ai ministri, questa gente non conosce vergogna.”
“Il Governo dimostra di non avere compreso nulla della sentenza della Consulta che appena qualche mese fa ha stroncato l’autonomia differenziata di Calderoli. Come se nulla fosse accaduto, oggi il CdM approva una delega sostanzialmente in bianco per determinare i Livelli essenziali delle prestazioni in un’infinità di materie, chiedendo a se stesso di disciplinare la qualsiasi estromettendo il Parlamento. Ma l’aspetto più sorprendente, come al solito, riguarda le risorse, visto che nemmeno un euro viene individuato a copertura. Insomma, le Regioni che possono permetterselo, eleveranno i propri standard; chi non può, invece, resterà fermo al palo.”
Così Ubaldo Pagano, Capogruppo PD in Commissione Bilancio a Montecitorio.
“È chiaro che siamo davanti all’ennesimo tentativo di fuga in avanti e, ancor più grave, alla definitiva ridicolizzazione della Corte Costituzionale. Di sicuro è ormai chiaro il disegno penalizzante per il Mezzogiorno di Calderoli e Meloni, con FI a fare da foglia di fico. Ad ogni modo siamo fiduciosi: come per il folle progetto di Calderoli, anche questo provvedimento sarà fermato sul nascere perché occuperemo le piazze per difendere l’unità d’Italia.”
“Il governo Meloni è piatto, inconcludente e privo di una visione strategica. Di fronte a sfide decisive come i dazi o la transizione industriale, continua a nascondere la testa sotto la sabbia, fingendo che vada tutto bene, mentre la nostra industria è ferma da 26 mesi consecutivi. Il ministro Urso si è dimostrato del tutto inadeguato a gestire dossier che vanno affrontati su scala europea e transatlantica, a partire dalle trattative con gli Stati Uniti su acciaio e automotive, che oggi gravano pesantemente sulle imprese italiane”. Lo dichiara Ubaldo Pagano, capogruppo Pd in commissione Bilancio, intervistato sui canali social dei deputati Pd.
“Il Partito Democratico – aggiunge l’esponente Pd - chiede serietà, responsabilità e un cambio di passo: serve un esecutivo che rappresenti l’Italia in Europa con credibilità, non uno che si comporti come un infiltrato, isolandoci da ogni negoziato strategico. Non si può continuare a fare i servi sciocchi di una linea americana che non tutela minimamente il nostro sistema produttivo”.
“Infine – conclude Pagano – è paradossale che un governo in carica da oltre due anni scarichi ogni responsabilità su altri: se le auto non si vendono, è colpa della transizione green; se la sanità è in crisi, è colpa delle Regioni. Siamo guidati da una maggioranza che, pur avendo il potere, si comporta come se fosse all’opposizione. E l’Italia, nel frattempo, paga il prezzo di questa irresponsabilità”.
“La situazione dell’acciaieria è al collasso sotto ogni punto di vista. L'incidente della scorsa settimana non racconta nulla di nuovo, ma conferma ciò che diciamo da anni: la fabbrica cade a pezzi e ha bisogno di investimenti ingenti. Risorse che nessuno, al di fuori dello Stato, sarà disposto a mettere sul piatto. Taranto non può diventare la nuova Bagnoli, né possiamo rischiare che il nuovo acquirente segua l’esempio di Arcelor Mittal, sfruttando l’acciaieria finché fa comodo senza apportare il minimo miglioramento agli impianti e alla vita della comunità. Come diciamo da tempo, l’ex Ilva deve tornare nel pieno controllo del pubblico. Deve essere lo Stato a dare tutte quelle garanzie, in termini di decarbonizzazione totale e tutela dei lavoratori, che nessun altro potrebbe fornire in questa fase critica per la fabbrica. Ci aspettiamo che il ministro Urso faccia prima o poi qualcosa di concreto per questo dossier. Finora, purtroppo, come dimostra l’episodio dell’incendio, abbiamo ascoltato solo promesse e propaganda. A cui si aggiunge una fascistoide minaccia alla Procura di Taranto su cui maldestramente sta provando a far ricadere la responsabilità del fallimento della strategia governativa. Insomma, nulla di utile né per il presente, né per il futuro dell’ex Ilva".
Così i capigruppo democratici in commissione Bilancio e in commissione Attività produttive alla Camera, Ubaldo Pagano e Vinicio Peluffo.