"Il PD sta incontrando tutte le parti sociali per un confronto costruttivo sulla situazione economica del Paese. Un dialogo che, se anche il governo avesse avviato, avrebbe probabilmente portato a una manovra economica molto diversa da quella proposta. Quella che il governo ha presentato non è altro che una legge di bilancio di austerity che, se da un lato può sembrare un espediente per "galleggiare", rischia di far affondare davvero l'Italia. È un tradimento delle promesse fatte a chi aveva votato per il cambiamento. Il governo aumenta le tasse, chiede sacrifici ai cittadini e riduce i servizi essenziali per le famiglie, senza però mettere in atto misure per favorire la crescita delle imprese". Lo ha detto Piero De Luca, deputato Pd e segretario regionale Pd Campania, questa mattina ad Agorà su Rai3.
"Tra le misure più gravi, il governo ha deciso di aumentare l'età pensionabile, annullando completamente opzione donna e quota 103 e facendo lievitare l'età pensionabile anche per le forze dell'ordine. Un passo indietro rispetto a quanto promesso in passato e una palese incoerenza con le critiche mosse dalla destra contro i governi precedenti, come quello di Monti e Fornero. Inoltre, vengono tagliate risorse vitali per la sanità, con il rischio che il settore scenda sotto il 6% del PIL nei prossimi anni, nonostante le promesse di potenziamento. Nessun intervento serio sulle assunzioni di nuovi medici, mentre la sanità continua a soffrire per la carenza di personale. Anche il trasporto pubblico locale viene penalizzato, con tagli che finiranno per gravare sulle famiglie e sulle imprese. La scuola, che dovrebbe essere una priorità per ogni governo, riceve tagli per seicento milioni di euro. E ancora, ribadisce il dem, non viene affrontato in modo adeguato il caro bollette e l'inflazione che ha ridotto il potere d'acquisto delle famiglie italiane. La riforma dell'Irpef è iniqua, perché penalizza chi ha meno e favorisce chi ha di più. In un momento di difficoltà economica come quello che stiamo vivendo, è fondamentale che la politica agisca con equità e giustizia sociale, riequilibrando il sistema fiscale in favore di chi è più vulnerabile. In Parlamento, lavoreremo per modificare una manovra che tradisce gli italiani e non risponde alle reali necessità del Paese".
“Quest’estate era il caldo, ora saranno le piogge e le intemperie invernali: il lavoro dei rider va tutelato in ogni stagione. La proposta della legge Griseri Prisco è depositata da dicembre 2024, ora siamo in attesa che venga calendarizzata e discussa in Parlamento o diventare un emendamento alla Legge di Bilancio per individuare le risorse necessarie al periodo di sperimentazione dell'ammortizzatore. Proprio per smuovere le acque abbiamo deciso di promuoverla sui vari territori, in particolare nelle strutture che hanno scelto di mettere a disposizione i propri spazi per i rider”. Così Chiara Gribaudo, vicepresidente nazionale del Partito Democratico e prima firmataria della Proposta di Legge Griseri Prisco, che verrà presentata a Firenze il 12 novembre. L’appuntamento è alle ore 11 presso Casa Rider, in via Matteo Palmieri 11. Insieme all’onorevole ci saranno Mattia Chiosi, membro della segreteria Nidil Cgil Firenze con delega ai rider, Roberta Turi, segretaria nazionale Nidil Cgil, l’assessore al Lavoro di Firenze Dario Danti e alcuni lavoratori.
“Anche a fronte del grande numero di incidenti che coinvolgono i rider, e uno dei motivi principali sono gli eventi climatici estremi, abbiamo un assoluto bisogno di tutele aggiuntive per far lavorare in sicurezza queste persone. Ora inizia il periodo delle piogge e a maggior ragione ci sarà bisogno di una regolamentazione chiara per garantire la sicurezza sul lavoro” dichiara Roberta Turi, segretaria nazionale Nidil Cgil.
“Apprendiamo che la Premier si sarebbe detta “irritata” per la decisione del presidente Brunetta di aumentarsi lo stipendio. Se solo sapesse quanto sono irritati – anzi, esasperati – gli italiani, che vedono ogni giorno peggiorare il proprio potere d’acquisto.
Da quando questo governo è in carica, i cittadini hanno perso di fatto uno stipendio all’anno. Si lavora per dodici mesi, ma con Meloni gli stipendi valgono ormai undici. Lo dice l’Istat, non il Pd. La Presidente del Consiglio farebbe bene a utilizzare il suo tempo e il suo potere per invertire questa tendenza. Trasformi la sua irritazione in un’azione concreta e chieda al ministro Giorgetti di inserire nella legge di bilancio misure reali per aumentare i salari e contrastare l’aumento del costo della vita”.
Così una nota del capogruppo democratico in commissione bilancio alla
Camera, Ubaldo Pagano.
“Forse il Governo dovrebbe pensare di più alla Legge di Bilancio, inutile nella migliore delle ipotesi, e di meno a prendere in giro chi sciopera”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, sull’annuncio dello sciopero della CGIL il 12 dicembre contro la Manovra e le successive dichiarazioni di Giorgia Meloni e Matteo Salvini.
“Una mancanza di rispetto nei confronti di chi sceglie di rinunciare a un giorno di stipendio, uno stipendio che anche grazie a questa Manovra continuerà a non seguire gli aumenti europei - prosegue la deputata dem - come ormai è evidente ancora una volta ad aumentare saranno solo le disparità salariali e le diseguaglianze”.
“L’invito della CGIL è chiaro: se verrà cambiata la Manovra, lo sciopero non si terrà, né di venerdì né in un altro giorno. Finché questo Governo non farà nulla per le reali esigenze del Paese, in primis l’aumento dei salari, riceverà una dura opposizione, nelle istituzioni e nelle piazze” conclude Gribaudo.
Lavorano part time, hanno sulle spalle il peso della cura e le carenze del welfare familiare, guadagnano di meno e ora andranno pure in pensione più tardi. Le donne non hanno avuto alcun vantaggio dall’avere una donna premier. E la legge di bilancio è l’ennesimo colpo: spariscono Opzione donna e Quota 103, si riducono risorse per servizi di cura e welfare.
La redistribuzione annunciata dal governo resta solo sulla carta. Le politiche fiscali messe in campo sono parziali, temporanee e con effetti quasi nulli sul reddito delle famiglie. I salari restano fermi, i consumi non ripartono e le disuguaglianze continuano a pesare sul Paese. Ancora una volta, saranno i giovani e le donne a pagare il prezzo più alto per le scelte di un governo che non punta davvero su crescita, lavoro e sviluppo.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati,
“Al ministro Giuli diciamo una cosa sola: basta. Basta scherzare, basta prendere in giro il mondo del cinema, basta improvvisare, basta col gioco delle tre carte.
L'annuncio del recupero di 100 milioni per il fondo cinema è l'ennesima assurdità. Quelle risorse vengono prese dai contributi automatici per lo sviluppo produzione e distribuzione del cinema. Contributi già maturati dalle imprese e bloccati dal 2022 per la lentezza e il dilettantismo di questo governo. Sottrarli ai legittimi destinatari significa mettere a rischio la sopravvivenza di imprese ed esporre il ministero a una miriade di ricorsi perché - lo ripetiamo - quei contributi sono già maturati. Davvero il governo pensa di gestire un settore industriale strategico con questo dilettantismo? Se davvero si vuole correggere l'errore fatto con la legge di bilancio, c'è solo un modo serio: chiedere a Giorgetti di non controfirmare il decreto e di rinunciare al taglio previsto dalla legge di bilancio. Il resto è goffa e dannosa propaganda” così una nota del deputato democratico, componente della commissione cultura della Camera, Matteo Orfini.
“Siamo stupiti dall'uscita della Presidente Meloni sulle Forze dell'Ordine. Accusa l’opposizione di lesa maestà per aver detto la verità: questo Governo usa il tema della sicurezza ma non fa nulla per chi la garantisce davvero. Meloni si vanta di 37.000 assunzioni, ma si tratta solo di sostituzioni ordinarie, non di nuovi organici. La Polizia di Stato continua a perdere effettivi: nel 2024 gli agenti sono 97.931, ben 11.340 in meno rispetto alla dotazione organica prevista dalla legge. Diminuiti ulteriormente dal 2023. Dati ufficiali, non del PD: sono scritti nero su bianco nel “Documento di pianificazione strategica del Personale della Polizia di Stato”. Se li faccia mandare dal Viminale invece che sparare numeri a caso. E poi ricordi Meloni che l’ultimo contratto ha aumentato gli stipendi solo del 6% contro un’inflazione del 16%, riducendo il potere d’acquisto degli agenti. Invece di attaccare l’opposizione, la Presidente Meloni pensi a cambiare la Legge di Bilancio: servono risorse per aumentare i salari, bisogna attivare la previdenza dedicata, annullare il vergognoso aumento dell'età pensionabile e aumentare veramente gli organici" - così una nota del responsabile sicurezza del Pd, Matteo Mauri.
“La dinamica economica del Paese sta rallentando e la produzione industriale nel 2024 è diminuita del 3,5 per cento rispetto all’anno precedente. La manovra del governo Meloni non contiene misure per la crescita: la politica industriale di questo esecutivo è pari a zero”. Così il deputato dem Vinicio Peluffo, vicepresidente della commissione Attività produttive.
“Programmi come Transizione 5.0 – evidenzia l’esponente dem - si sono rivelati un flop totale, mentre intere filiere strategiche, automotive, moda, tessile, acciaio, chimica di base, sono in crisi. Servono interventi mirati e politiche industriali coerenti con quelle europee, a partire da un fondo per accompagnare la doppia transizione ecologica e digitale e un fondo specifico per l’automotive, tagliato del 75 per cento nell’ultima legge di bilancio. In Italia i costi energetici sono tra i più alti d’Europa. Occorre intervenire subito sul meccanismo di formazione del prezzo dell’elettricità, sganciandolo dal gas e investendo di più sulle rinnovabili, anche semplificando le procedure e incentivando i contratti a lungo termine. Solo così si potrà abbassare la bolletta e restituire competitività alle imprese”.
“Infine – conclude Peluffo – i dazi imposti dagli Stati Uniti rischiano di colpire duramente il nostro export, uno dei motori dell’economia italiana. Mentre altri Paesi europei hanno già agito, il governo Meloni è rimasto fermo e in testa indossa sempre il cappellino ‘Make America Great Again’ e fa gli interessi di Trump, non quelli del nostro Paese”.
“Il Pil italiano è fermo da tre trimestri consecutivi e la produzione industriale ristagna da oltre due anni. In questo contesto, il governo Meloni approva una legge di bilancio che, secondo gli stessi documenti del MEF, non avrà alcun impatto positivo sulla crescita. È scritto nero su bianco: la manovra non farà aumentare i consumi interni e avrà effetti negativi sugli investimenti”. Lo dichiara Maria Cecilia Guerra, deputata e responsabile nazionale Lavoro del Partito Democratico.
“La premier Meloni – spiega l’esponente dem - racconta un’Italia che non esiste, promettendo un rilancio che non arriverà. Se oggi non fossimo sostenuti dai fondi del PNRR, il Paese sarebbe già in recessione. Il problema non è solo economico ma politico: manca una strategia industriale capace di orientare la crescita e affrontare le sfide globali. Il Partito Democratico chiede al governo di unirsi a un’iniziativa comune in Europa per rafforzare le politiche su innovazione, energia e infrastrutture. Non possiamo competere da soli con giganti come Cina e Stati Uniti: servono investimenti di scala e una transizione tecnologica sostenuta a livello europeo”.
“Sul piano nazionale – conclude Guerra – è urgente intervenire sul costo dell’energia. Le nostre proposte mirano a sganciare il prezzo del gas da quello delle rinnovabili, in modo da far scendere le bollette e migliorare la competitività delle imprese. Inoltre, il governo non può continuare a ignorare le conseguenze delle politiche economiche americane: i dazi di Trump impongono una strategia di sostegno alle esportazioni e alla manifattura italiana. Serve una politica industriale seria, non propaganda”.
"Con la Legge di Bilancio il Governo Meloni continua a penalizzare le imprese. Dal 1° gennaio 2026, per banche, intermediari finanziari e compagnie di assicurazione non sarà infatti più possibile compensare i crediti d’imposta derivanti dai bonus edilizi con i contributi previdenziali e i premi assicurativi contro infortuni e malattie professionali. Dal 1° luglio 2026 il divieto sarà poi esteso anche ad altri soggetti e ad altri tipi di crediti d’imposta, non solo quelli edilizi. Significa che le aziende non potranno più utilizzare i crediti fiscali per compensare i contributi dovuti a Inps e Inail. Una scelta che rischia di creare nuove rigidità e di togliere liquidità a chi produce e investe". E’ quanto dichiara il capogruppo Pd in Commissione Ambiente di Montecitorio Marco Simiani.
"Mentre la destra si riempie la bocca con il sostegno alle imprese ed il rilancio dell’economia - prosegue Simiani-, nei fatti continua a complicare la vita a chi lavora e a chi produce. Invece di sbloccare i crediti e sostenere la ripresa, si sceglie ancora una volta la via delle restrizioni e dei divieti. È una norma miope, che rischia di rallentare occupazione e crescita, proprio quando servirebbe una spinta alla fiducia e agli investimenti verdi", conclude il parlamentare Dem .
I dati Istat confermano un quadro preoccupante che colpisce le lavoratrici e i lavoratori italiani. A settembre 2025, le retribuzioni contrattuali in termini reali restano inferiori di oltre l’8% rispetto ai livelli del 2021. Significa, in parole semplici, che negli ultimi anni le famiglie italiane hanno perso l’equivalente di uno stipendio mensile ogni anno. I dati allarmanti, però, non preoccupano Meloni, che con la quarta manovra del governo ribadisce la sua volontà di non fare alcun passo avanti per sterilizzare Gli effetti della perdita del potere d’acquisto delle famiglie ne sul salario minimo, proseguendo invece la politica dei tagli al welfare”.
Così una nota del capogruppo democratico in commissione bilancio alla Camera, Ubaldo Pagano.
“Una legge di bilancio che ignora la crisi della sanità pubblica e scarica i costi sui cittadini”. Così Ilenia Malavasi, deputata del Partito Democratico e componente della commissione Affari sociali, commenta i contenuti della manovra economica del governo. “Non ci sono – spiega Malavasi – le risorse necessarie per garantire il diritto alla salute ai 5,8 milioni di persone che oggi rinunciano a curarsi, né per sostenere le famiglie che nel 2024 hanno speso 41 miliardi di euro di tasca propria per accedere ai servizi sanitari. Dietro gli annunci di un incremento di 7,7 miliardi si nasconde, in realtà, un definanziamento del Servizio sanitario nazionale. Se fosse stato mantenuto il livello del 6,3 per cento del Pil del 2022 fino al 2028, oggi avremmo 17 miliardi in più, non 7,7”.
Per la deputata dem, “questo significa depotenziare la sanità pubblica, ridurre il fondo sanitario e trasferire meno risorse alle Regioni, costrette così a tagliare i servizi o ad aumentare la tassazione. È una scelta miope, che ancora una volta colpisce i cittadini. Il Partito Democratico, propone un piano straordinario di investimenti e assunzioni nel personale medico e sanitario. Servono nuove risorse, salari più equi rispetto alla media europea e condizioni di lavoro sostenibili, per contrastare la fuga dal pubblico e ridare dignità alla professione sanitaria”.
“Il governo Meloni – conclude Malavasi – favorisce i privati: nella legge di bilancio ci sono 900 milioni per le aziende private, molto più di quanto si investe per assumere nuovo personale sanitario. Una scelta che indebolisce la sanità pubblica e mina il diritto universale alla salute”.
“L’Italia è ormai in una fase di stagnazione tecnica, con il Pil fermo per il terzo trimestre consecutivo e i consumi in frenata. La legge di bilancio 2026, secondo le stime del Mef, non produrrà alcun effetto positivo sulla crescita”. Lo dichiara Silvio Lai, deputato del Partito Democratico e componente della commissione Bilancio.
L’esponente dem sottolinea come “perfino il Centro Studi di Confindustria riconosce che l’attuale, debole crescita è soltanto l’ultima coda degli investimenti del Pnrr. Senza quei fondi, l’Italia sarebbe già in recessione. La manovra del governo Meloni è la prima in molti anni a non avere alcun impatto sulla crescita: se si facesse o non si facesse, sarebbe esattamente la stessa cosa. Il Pnrr è stato usato per coprire spese ordinarie, sottraendo risorse a scuola, sanità, transizione digitale ed ecologica. Così si condanna il Paese a un futuro di bassa crescita e scarse opportunità”.
“Il Partito Democratico – conclude Lai - presenterà una contromanovra che punti davvero sullo sviluppo industriale, sulla ripartenza e sulle infrastrutture sociali. In Italia la povertà cresce, la disoccupazione aumenta e i giovani restano senza prospettive. Questo è un governo di pura propaganda, incapace di gestire l’economia di un Paese e di costruire una visione per il futuro. Serve un piano alternativo che rimetta al centro il lavoro, gli investimenti e la coesione sociale”.
“Calo generalizzato dell’export agroalimentare, crollo del 21,2 per cento verso gli Stati Uniti e oltre un miliardo di euro di perdite per le imprese del made in Italy: il governo resta immobile mentre i dazi americani mettono in ginocchio l’agricoltura italiana”. È quanto denuncia il gruppo del Partito Democratico alla Camera, che, nel Question Time domani a prima firma Antonella Forattini capogruppo dem in commissione Agricoltura, interrogherà in merito il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida.
Nel testo dell’interrogazione a risposta immediata, il PD ricorda che “dal 1° gennaio 2026 la pasta italiana rischia di pagare un super dazio del 107 per cento, con effetti devastanti su un settore simbolo del Paese”. E accusa l’Esecutivo di “aver dimenticato le promesse fatte”: “sei mesi fa Giorgia Meloni aveva annunciato un piano da 25 miliardi per le imprese colpite dai dazi USA, ma di quel piano non c’è più traccia. Nella legge di bilancio la parola ‘dazi’ non compare nemmeno una volta”.
“Il piano Coltivitalia non contiene alcun intervento per le imprese penalizzate e nulla prevede su credito, ricambio generazionale, sostegno ai consorzi e indennizzi assicurativi”, si legge ancora nel testo, che chiede a Lollobrigida: “quali iniziative di competenza intenda assumere per evitare le ricadute negative che i dazi stanno avendo sulle imprese agroalimentari italiane”.
“Le analisi Gimbe confermano ciò che denunciamo da mesi: dietro l’apparente aumento delle risorse per la Sanità contenuto nella prossima legge di Bilancio si nasconde un vero e proprio definanziamento strutturale. Il gap di 17,5 miliardi tra quanto sarebbe necessario per mantenere il livello di finanziamento al 6,3% del Pil e quanto realmente stanziato nel periodo 2023-2026 certifica una scelta politica chiara: continuare a indebolire il Servizio sanitario nazionale”.
Così commenta il deputato del Pd Gian Antonio Girelli la proposta di bilancio aggiungendo, inoltre che “non basta sbandierare aumenti nominali. In rapporto al Pil, dopo un breve rialzo nel 2026, il finanziamento tornerà a scendere fino al 5,93% nel 2028, toccando un minimo storico. È un segnale gravissimo: meno risorse significa liste d’attesa più lunghe, più spesa privata per le famiglie, maggiori diseguaglianze di accesso alle cure e un sistema sanitario pubblico sempre più in affanno”.
“Il Governo – conclude Girelli - fermi questa deriva. Servono investimenti veri e strutturali, programmazione, personale e strumenti per garantire universalità, equità e qualità delle cure. La sanità pubblica è un pilastro della nostra democrazia: continuare a indebolirla significa mettere a rischio la coesione sociale e il diritto alla salute di milioni di cittadini”.