“I dazi sono il frutto avvelenato della cultura sovranista.
Una tassa che costerà molto caro all’economia globale e come spesso è capitato nella storia a pagare il conto finale saranno i soggetti più deboli: le lavoratrici e i lavoratori.
Ancora una volta l’esaltazione identitaria dei nazionalismi produce guerre commerciali e alimenta un clima di tensioni e egoismi pericolosi e sterili.
Di fronte a rivoluzioni globali come quella digitale e i cambiamenti globali in atto ci sarebbero stato bisogno dell’esatto contrario: uno sforzo comune per salvare il pianeta e garantire una maggiore giustizia sociale.
Quando l’economia entrerà in recessione sapremo chi ringraziare a cominciare da quelli che salutavano entusiasticamente il ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump e ancora in queste ore hanno il coraggio di difendere questa scellerata politica dei dazi”.
Lo scrive in una nota Federico Fornaro, dell’ufficio di presidenza del PD alla Camera
Il 25 e 26 luglio 2025 la provincia di Agrigento ospiterà “Resistenza è Restanza”, un’iniziativa di due giorni promossa da PD Open, e dalla deputata agrigentina Giovanna Iacono, che coinvolgerà i comuni di Ravanusa e Bivona alla presenza dell’On. Marco Sarracino, Responsabile Sud, Aree Interne e Coesione territoriale della Segreteria nazionale del PD. Un viaggio in provincia di Agrigento, dalla Valle del Salso, ai Monti Sicani, alla Costa del Mito. La due giorni è organizzata per illustrare la proposta di legge sulle aree interne a prima firma di Elly Schlein con cui il Pd prevede la tutela e la valorizzazione di territori fondamentali per la crescita e lo sviluppo di tutto il Paese.
Programma e titoli degli incontri:
25 luglio ore 19.30 in Piazza XXV Aprile a Ravanusa: “Ridurre i divari: lavoro e giustizia al Sud”, dibattito sui temi delle disuguaglianze socio-economiche e delle opportunità di sviluppo.
26 luglio ore 10.00 dalla Diga Castello a Bivona: “Avere cura dei territori: aree interne e montane come risorsa”. La mattinata prevede la visita presso la Diga Castello e le aziende agricole locali e confronti con le realtà territoriali sulle potenzialità delle aree interne e montane. In conclusione un passaggio dalla storica Casa del Popolo del PD di Bivona.
“Il ministro Nordio ha il dovere politico e istituzionale di chiarire subito quanto accaduto nel caso Al-Masrī. Le rivelazioni pubblicate da La Repubblica confermano che l’arresto del criminale libico era noto al ministero della Giustizia già uno o due giorni prima della sua scarcerazione. Eppure, in Parlamento, il ministro ha fornito una versione non corrispondente alla realtà. È un fatto di una gravità inaudita”. Lo dichiara Debora Serracchiani, deputata e responsabile nazionale Giustizia del Partito Democratico, commentando, sul canale YouTube dei deputati dem, gli sviluppi della vicenda legata al rilascio di Al-Masrī, accusato di crimini gravissimi contro migranti e minori.
“Mentre il ministro tedesco della Giustizia ha dato seguito a un mandato della Corte penale internazionale arrestando un criminale libico, il nostro ministro – sottolinea l’esponente Pd – ha permesso che un torturatore e violentatore venisse accompagnato a casa con un volo di Stato. Un’umiliazione per l’Italia e per lo Stato di diritto. Nordio dovrebbe sentire vergogna, non sottrarsi alle proprie responsabilità”.
“Come Partito Democratico – prosegue Serracchiani – abbiamo presentato, su iniziativa di Laura Boldrini, una proposta di legge per istituire un codice dei crimini internazionali. Non possiamo più accettare che l’Italia si renda complice di una delegittimazione silenziosa degli organismi internazionali. La nostra credibilità davanti alla Corte penale internazionale è oggi fortemente compromessa. L’obiettivo deve essere colmare un vuoto normativo e ristabilire il rispetto del diritto internazionale”.
"Il governo Meloni decide in solitaria e impone alla Sardegna l’arrivo di 92 detenuti sottoposti al regime del 41‑bis nella casa circondariale di Uta, senza alcun confronto con il territorio, senza trasparenza e, soprattutto, senza un piano di rafforzamento delle strutture e del personale penitenziario". Lo dichiara Silvio Lai, deputato del Partito Democratico e componente della commissione Bilancio della Camera, annunciando la presentazione di una interrogazione urgente al ministro della Giustizia, cofirmata dai deputati Debora Serracchiani (responsabile Giustizia del Pd) e Federico Gianassi (capogruppo PD in commissione Giustizia).
"Siamo di fronte a una decisione gravissima che colpisce un’isola già penalizzata dal punto di vista logistico e infrastrutturale, e - prosegue l'esponente dem - che rischia di trasformare il carcere di Uta in un hub nazionale della detenzione di massima sicurezza, senza le necessarie garanzie sanitarie, organizzative e di sicurezza, aggiungendosi ai detenuti in 41‑bis presenti nelle altre carceri isolane, a partire da Bancali. Con l’arrivo dei 92 nuovi detenuti, la Sardegna si avvia a ospitare quasi un quarto dell’intera popolazione detenuta in regime di 41-bis in Italia, a fronte di appena il 2,6% della popolazione nazionale. È evidente che siamo davanti a una scelta di comodo da parte del governo, che tratta la Sardegna come un’area di servizio per le emergenze penitenziarie del Paese. Tutto questo avviene senza alcun confronto istituzionale, né con la Regione né con i Comuni interessati. Non esiste un piano per il potenziamento del personale, per il rafforzamento dei presidi sanitari, né per garantire il rispetto delle prescrizioni costituzionali e giurisprudenziali che riguardano il trattamento dei detenuti più pericolosi".
“E tutto questo – conclude Lai – avviene nel silenzio dei sostenitori sardi del governo Meloni mentre alla Sardegna viene scaricato un fardello enorme senza alcuna contropartita né riconoscimento. L’istituto di Uta è già in sovraffollamento, con 700 detenuti su una capienza regolamentare di 561 posti. Il regime 41‑bis richiede sorveglianza continua, celle singole, trattamenti sanitari adeguati e personale altamente formato. Il governo non ha previsto nulla di tutto ciò: solo ordini calati dall’alto e il solito scaricabarile verso i territori più deboli. È inaccettabile. Nell’interrogazione chiediamo: chi ha deciso questo trasferimento massiccio? Da dove provengono i detenuti? Come si pensa di garantire legalità, sicurezza e diritti in queste condizioni? Il governo risponda davanti al Parlamento e alla Sardegna".
Il ministro 'cambia idea' firmò l'appello contro la separazione delle carriere
“Il Pd non ha chiesto al ministro Nordio notizie sulla vicenda giudiziaria legata al caso Almasri, perché non gli compete. Ha chiesto informazioni sull'evidente responsabilità politica da cui non può sfuggire. Sulla presenza di Almarsi in Italia il ministero era informato e il governo ha deciso di liberarlo. Liberare un criminale, torturatore e stupratore di bambini. Il ministro non prova neanche un briciolo di vergogna ad aver liberato e riaccompagnato a casa Almasri su un volo di Stato? Intanto, in queste ore un ministro tedesco, su mandato internazionale della Corte penale internazionale, ha arrestato un criminale libico che aveva le stesse accuse di Almasri”. Lo dichiara la deputata Pd Debora Serracchiani intervenendo in replica al ministro Nordio durante il Question time sul caso Almasri.
“Fanno un po' sorridere le parole di Nordio – sottolinea l'esponente dem - quando parla di 'segreto': accanto a lui siede un sottosegretario alla Giustizia che è stato condannato a 8 mesi proprio per rivelazione di segreto d'ufficio. Se l'attenzione al segreto è così alta, Nordio dovrebbe chiedere un passo indietro al sottosegretario”.
“Il ministro Nordio è quello che più volte ha cambiato idea. Colui che non voleva nuovi reati, che predicava la depenalizzazione e non voleva le persone in carcere. Oggi fa esattamente il contrario. Nel dicembre 1992, nell'appello firmato da 1502 Pm contro la separazione delle carriere, c'era anche la firma del Pm di Venezia, Carlo Nordio. La stessa separazione delle carriere che oggi il ministro offre agli italiani con convinzione. Quindi ringraziamo il ministro perché abbiamo speranza che cambi idea, ancora una volta”, conclude Serracchiani.
“Il governo Meloni non passerà alla storia per aver difeso i diritti delle persone con disabilità. Nessuna strategia sulla vita indipendente, tagli di centinaia e centinaia di milioni di euro, una ministra per le Disabilità scomparsa. Oggi, però, un risultato lo abbiamo portato a casa. Grazie a un ordine del giorno a mia prima firma, cofirmato con i colleghi Guerra e Merola, il governo si impegna a correggere un’ingiustizia che dura da anni: alzare la soglia di reddito per i figli con disabilità a carico, portandola a 4.000 euro annui senza limiti di età". Così Marco Furfaro, capogruppo PD in Commissione Affari Sociali, a margine dell'approvazione.
"Finora, incredibilmente, basta una pensione di reversibilità di poco più di 3.000 euro per far perdere a un genitore le detrazioni fiscali per un figlio con disabilità. Una soglia assurda, ferma al 1997, che colpisce proprio chi avrebbe più bisogno di sostegno. Vigileremo, passo dopo passo, affinché il Governo dia piena attuazione all’impegno. Le famiglie con figli con disabilità meritano risposte concrete, non pacche sulle spalle, promesse o passerelle”.
“Sui Balneari per il governo Meloni è un disastro su tutta la linea che graverà sicuramente sul futuro delle imprese del settore. La responsabilità di questo fallimento è della destra che ha impedito di fatto qualsiasi soluzione condivisa portando a 1.700 giorni la procedura di infrazione dell’Europa nei confronti dell’Italia. I problemi non si risolvono da soli, come vorrebbe la premier e il commissario Fitto che, dopo i tagli alla Pac, portano a casa un’altra debacle”.
Lo dichiara il capogruppo Pd in commissione Ambiente alla Camera, Marco Simiani, commentando le notizie stampa relative ai pesanti e numerosi rilievi della Ue alla bozza di decreto ministeriale sulle concessioni delle spiagge.
Anche la deputata agrigentina del Pd, Giovanna Iacono, è tra i firmatari della proposta di legge presentata alla Camera dei deputati dal Partito Democratico per il rilancio e la valorizzazione delle aree interne, con un investimento per i territori di 6 miliardi di euro.
La proposta di legge introduce misure strutturali per rivitalizzare i territori: benefici fiscali per le imprese che investono nelle aree interne; agevolazioni per l'acquisto della prima casa e per favorire lo smart working; incentivi per il personale scolastico e sanitario per garantire servizi di qualità; un piano straordinario di investimenti pubblici per infrastrutture, mobilità e servizi essenziali. Le coperture per sostenere questi investimenti sono ricavate prevalentemente da un diverso utilizzo del fondo per il Ponte sullo stretto di Messina: un'opera inutile che sottrae
sviluppo, diritti e futuro.
“Così come detto dalla nostra segretaria Elly Schlein – commenta Iacono - le aree interne d'Italia non sono periferie dimenticate, ma ‘sono il cuore vivo e spesso ignorato del nostro Paese’. Per questo ho sottoscritto la proposta di legge del mio Partito, che è in linea con le attività politiche che ho fin qui svolto nel mio ruolo”.
Iacono è infatti promotrice della costituzione dell’intergruppo parlamentare ‘Per il Diritto a Restare’ e prima firmataria della mozione per contrastare lo spopolamento delle aree interne del Paese e per promuoverne uno sviluppo equo e inclusivo.
"Il diritto a restare è una sfida nazionale. Non riguarda solo chi abita nei borghi, nelle aree interne e montane o nelle isole, ma l’idea di un’Italia più giusta, coesa e sostenibile. È un diritto di cittadinanza. Non vogliamo un’Italia a due velocità, ma un Paese che riconosca pari dignità e opportunità a tutte e a tutti. Sostenere questa legge significa dare un segnale di speranza e di futuro a intere comunità", conclude.
“Al governo Meloni, che ha deciso di abbandonare le aree interne al proprio destino, bollando lo spopolamento come un fenomeno irreversibile, Il Partito Democratico risponde con una proposta di legge che va nella direzione opposta: le aree interne restano una risorsa e una opportunità di sviluppo sostenibile". Lo dichiara Emiliano Fossi, deputato e segretario Pd della Toscana, commentando la presentazione della proposta di legge di Elly Schlein che prevede un investimento strutturale di 6 miliardi di euro.
“Nel Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne (PSNAI) - sottolinea l'esponente dem - il governo ha sostituito la strategia con la rassegnazione, parlando apertamente di ‘accompagnamento’ delle comunità verso lo svuotamento. È una vera e propria eutanasia culturale: le risorse vengono spostate verso l’industria bellica e opere inutili, mentre scuole, sanità e trasporti locali crollano nell’indifferenza".
La proposta Pd, invece - conclude Fossi - mette al centro i servizi, il lavoro, la coesione territoriale. Parliamo di fiscalità di vantaggio, incentivi per imprese e professionisti, agevolazioni per l’acquisto della prima casa, bonus edilizi mirati, trasporto pubblico gratuito per gli studenti, investimenti sulla sanità e sulla scuola nelle aree interne. Continueremo a batterci per una visione diversa, solidale e lungimirante. Lo abbiamo fatto con la legge sulla Toscana diffusa in Regione e lo faremo con questa proposta in Parlamento".
Schlein e Sarracino, ‘usiamo i soldi del Ponte per il futuro del Paese’
“Le aree interne dell’Italia non sono periferie dimenticate: sono il cuore vivo e spesso ignorato del nostro Paese. Sono terre ricche di bellezza, storia, saperi e relazioni. Ma sono anche luoghi feriti dalla disattenzione del governo, da tagli, da mancate risposte e dalla totale assenza di una strategia di crescita e sviluppo” così la segretaria nazionale del Pd, Elly Schlein annuncia la presentazione alla Camera della proposta di legge per il rilancio e la valorizzazione delle aree interne per un investimento pari a 6 miliardi di euro.
“Con la nostra proposta di legge vogliamo rimettere al centro una visione alternativa che sia in grado di combattere lo spopolamento e affermare il diritto a restare. Troppe ragazze e ragazzi sono costretti ogni anno ad andarsene, a lasciare i luoghi in cui sono cresciuti perché lì non trovano possibilità di futuro. A loro vogliamo offrire un’alternativa concreta” prosegue il responsabile coesione, sud e aree interne del Pd, Marco Sarracino.
La proposta di legge - a cui ha lavorato anche il responsabile del dipartimento aree interne del Pd, Marco Niccolai - introduce misure strutturali per rivitalizzare questi territori: benefici fiscali per le imprese che investono nelle aree interne; agevolazioni per l’acquisto della prima casa e per favorire lo smart working; incentivi per il personale scolastico e sanitario per garantire servizi di qualità; un piano straordinario di investimenti pubblici per infrastrutture, mobilità e servizi essenziali. Le coperture per sostenere questi investimenti sono ricavate prevalentemente da un diverso utilizzo del fondo per il Ponte sullo stretto di Messina: “un’opera inutile che sottrae sviluppo, diritti e futuro”.
“La nostra proposta di legge non resterà chiusa nei cassetti del Parlamento - concludono Schlein e Sarracino - la porteremo in ogni regione, in ogni valle, in ogni borgo e ne chiediamo una rapida calendarizzazione. Perché crediamo che il rilancio delle aree interne sia una sfida nazionale, non locale: una battaglia per l’equità territoriale, ma anche per un’Italia più giusta, più coesa, più sostenibile”.
“Nordio non ha trovato tempo e parole per tornare in Parlamento e dire la verità sul caso Almasri dopo che erano emerse reticenze e omissioni grandi come una casa. Ma trova tempo e parole, proprio nel giorno in cui la Germania arresta il collaboratore di Almasri, per offendere magistrati che su questo caso hanno detto quello che tutti gli italiani sanno: il comportamento del Ministero della Giustizia ha determinato la liberazione dell’assassino libico, comportamento vergognoso.
E ora addirittura, non contento di questo “capolavoro”, chiede parole chiare al Pd. Gliele diciamo subito come è nostro costume: Nordio è un ministro inadeguato, che cerca di nascondere la sua inadeguatezza attaccando i magistrati, e sarebbe un bene per il nostro Paese se andasse a casa.
L’Italia ha bisogno di un Ministro vero, non di un seminatore di zizzania che scappa a gambe levate davanti alla verità.” Così il capogruppo Pd in commissione giustizia alla camera, Federico Gianassi.
“La legge regionale urbanistica del Lazio approvata in nottata, seppur migliorata dalle opposizioni in alcuni punti, costituisce un grave arretramento di civiltà. Si formalizzano norme in chiaro conflitto con lo spirito della Costituzione autorizzando l’abitabilità di ambienti in contrasto con gli standard stabiliti dall’Istituto superiore di sanità”. Lo scrive in una nota il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut.
“Già nel ‘Salva Casa’ promosso dal Governo su iniziativa di Matteo Salvini - continua Morassut - si era aperta la strada alla modifica dei minimi di superficie e di altezza per rendere abitabili cantine e sottotetti. Ma le persone non sono né topi né piccioni. Con questa legge la Destra dà ai poveri e alle famiglie un piatto di lenticchie nella certezza che i ricchi sapranno auto tutelarsi da soli in quartieri e in abitazioni sempre più belle, ecologiche e sane”.
“Siamo tornati a rapporti di lavoro servili dove contratti pirata, appalti selvaggi e caporalato, sembrano scandire più i tempi di una giungla che di una economia moderna e solidale. Mille giorni di deregulation, questa è l’eredità del governo Meloni. Voucher, somministrazione, eliminazione delle causali sui contratti a termine, subappalti a cascata: ecco le misure che confermano che i salari bassi e la precarietà diffusa sono figli della stessa politica. Noi continuiamo a pensare, a costo di apparire ripetitivi, che i contratti a termine debbano costare di più di quelli stabili”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto, intervenendo in Aula per annunciare il voto favorevole del Gruppo alla mozione Pd, M5S e Avs sul lavoro povero.
“Riguardo i dazi di Trump - ha aggiunto - servirebbe uno scudo d’acciaio per salvaguardare l’occupazione di qualità. Invece assistiamo al silenzio stampa di Palazzo Chigi. Destino cinico e baro quello della Meloni: da ‘underdog’, capace di ribaltare i pronostici della vita, a ‘little dog’ della Casa Bianca. Con una visione politica così claustrofobica che il ministro degli Esteri è riuscito addirittura ad affermare che il salario minimo lo adottano solo i Paesi non democratici. Forse Tajani ritiene Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna, delle dittature. Propongo una moratoria nel dibattito pubblico italiano per favorire un miglior collegamento tra lingua e cervello quando si discute della vita di chi fatica a mettere insieme il pranzo con la cena. La verità è che il salario minimo fa paura alla destra perché tra sfruttati e sfruttatori, l’inchiesta Loro Piana è emblematica, fa fatica a schierarsi. Noi - ha concluso - chiediamo il salario minimo perché premia sviluppo responsabile, qualità, innovazione e disincentiva la rincorsa verso produzioni a basso valore aggiunto”.
“I numeri parlano chiaro: in Italia, il 92% dei padri non utilizza il congedo parentale nei primi 12 anni di vita del figlio. E per ogni figlio nato, le donne pagano il prezzo più alto: penalizzate sul lavoro, penalizzate sul salario, penalizzate nei diritti. Nel settore privato una donna su cinque lascia il lavoro dopo la nascita del primo figlio; chi resta subisce una penalizzazione salariale media del 14%”, così Marco Furfaro, capogruppo Pd in commissione Affari Sociali e membro della segreteria Pd, commenta il XXIV Rapporto INPS.
“Altro che “leadership femminile”: Giorgia Meloni è la prima Presidente donna a non far nulla per liberare le donne dal carico insostenibile della cura. La famiglia rimane ancora oggi una questione che grava quasi esclusivamente sulle spalle femminili”.“La destra vuole un’Italia in cui le donne restino chiuse in casa, magari in cucina, meglio ancora se zitte e in silenzio. Il Governo esca dal Medioevo e sostenga subito la proposta di legge di tutta l'opposizione a prima firma Schlein sui congedi parentali obbligatori e paritari. Basta parole: vogliamo un Paese che riconosca che crescere un figlio è un compito condiviso, non una condanna per le donne”.
“Non commento le inchieste giudiziarie. Mi auguro e sono certo che l’amministrazione comunale di Milano potrà chiarire le cose anche perché il Sindaco Sala è un capace amministratore e soprattutto una persona onesta”. Lo ha detto a Radio radicale il deputato del Partito Democratico Roberto Morassut, da anni impegnato nel campo delle politiche per il territorio e per le periferie, che ha poi aggiunto: “Certo è che oggi, in tutta Italia, le leggi vigenti in materia urbanistica ed edilizia creano continuamente corto circuiti normativi tra livelli nazionali e regionali che possono sfociare in illeciti”.
“Il rischio maggiore - ha spiegato Morassut - si annida quando si deve valutare un ‘interesse pubblico’ nelle cosiddette valorizzazioni di aree o immobili che mutano le originarie destinazioni d’uso, cosa che avviene ormai di continuo e ovunque. L’interesse pubblico, che pure è definito chiaramente nella legge sugli espropri, è diventato un concetto astratto o estetico nelle procedure amministrative e invece deve rispondere ad una reale stima dei valori in gioco tra il soggetto privato e l’amministrazione pubblica che fanno un accordo: va calcolato e fissato sul piano dei valori reali finanziari e patrimoniali”.
“C’è una norma di legge - ha ricordato il deputato dem - che indica come questo calcolo va fatto, ed è l’articolo 16 comma d-ter del Testo Unico per l’edilizia (380/2001) che io introdussi nel 2015 con un emendamento alla legge di stabilità di allora e che stabilisce che i valori aggiuntivi delle trasformazioni debbono essere divisi per metà tra pubblico e privato. È una norma troppo ignorata, spesso aggirata, ma che va invece applicata scrupolosamente e che dovrebbe essere implementata con un’organizzazione amministrativa in grado di fare computi estimativi congrui. È lì, peraltro, la chiave per affrontare efficacemente anche il tema della casa e di una nuova politica per l’Erp che superi questo coro di 'piani casa’, annunci e vuote promesse che da venti anni non hanno prodotto un bel nulla e solo tante regalie”.
“Questa norma - ha concluso Morassut - va applicata e migliorata ancora nell’interesse pubblico vero e per rendere più gusta la spartizione dei profitti enormi che ormai le politiche di rigenerazione urbana sono in grado di mobilitare. Poi a Milano c’è stato un problema di procedure forse troppo ristrette. Penso che di fronte a trasformazioni importanti non si possa negare la pubblicità e la partecipazione. La semplificazione delle procedure deve avere dei confini. Sennò si sfocia in una sorta di dittatura urbana. Sono cose che però non riguardano solo Milano ma tutta Italia. Bisogna fare degli interventi legislativi altrimenti vi saranno altri incidenti che magari non dipendono da corruzione ma solo da caos”.