Norma in contrasto con Pnrr, rischio per riservatezza dati
La maggioranza ha bocciato il nostro emendamento per sopprimere la norma del decreto Pnrr che prevede l'ingresso dell'Istituto Poligrafico (fino al 51%) e di Poste Italiane (per la restante quota) nel capitale di PagoPa. Una norma sbagliata, come sottolinea l’Antitrust, che presenta diversi elementi di criticità sia per la contestuale proposta di privatizzazione di Poste sia per le modalità con cui il governo intende operare in assenza di procedure concorsuali. È del tutto incomprensibile come il governo abbia inserito questa norma all’interno del decreto Pnrr che ha finalità opposte e considera la Pa centrale nella transizione digitale. PagoPA S.p.A rappresenta un modello di eccellenza, con un know-how essenziale per la transizione digitale del settore pubblico. La privatizzazione di Poste e la contestuale cessione di PagoPa rischiano di creare un enorme danno al Paese, ma il governo è interessato solo a fare cassa, senza alcuna visione di sistema e con effetti estremamente negativi in termini di concorrenza e protezione di dati sensibili dei cittadini”.
Così i deputati democratici Ubaldo Pagano, Anna Ascani, Silvia Roggiani e Andrea Casu.
“Sulla sicurezza sul lavoro abbiamo ingaggiato con il governo un confronto serrato in commissione Bilancio che ha portato ad alcuni passi in avanti, pur in un contesto che resta ancora molto difficile. Un importante risultato è avere ottenuto l’estensione agli appalti privati dell'obbligo già previsto per quelli pubblici delle tutele economiche e normative contenute nei contratti siglati dalle associazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative in tutti i casi di appalto e subappalto. Non è però stata accolta la nostra richiesta di non applicare mai nei subappalti contratti peggiorativi rispetto a quelli applicati nell’anello appaltante superiore. Resta invece molto incerta la questione legata alla cosiddetta ‘patente a crediti’. Registriamo un passo in avanti nell’aver permesso l’esclusione dal suo utilizzo alle sole aziende in possesso di un certificato Soa di terzo livello e di aver parametrato le sanzioni in relazione al valore dei lavori commissionati. Resta però il grave errore di non aver esteso la patente prevista per l’edilizia a tutti gli altri comparti, come originariamente previsto nel decreto 81 sulla sicurezza, e di aver delegato, con una delega in bianco, ad un futuro decreto del governo aspetti dirimenti come le modalità di recupero o acquisto dei crediti da parte delle aziende, esautorando di fatto il Parlamento del suo ruolo. Alcuni problemi sono stati per ora accantonati, come quello che riduceva da 10 crediti a 2 quelli che si perdono quando l'incidente provoca l’inabilità temporanea e da 15 a 8 crediti l’inabilità permanente per l’azienda che violava le norme sulla prevenzione degli infortuni rispetto al testo presentato 40 giorni fa, e la partita resta aperta”.
Così Maria Cecilia Guerra, responsabile Lavoro del Pd e deputata della commissione Bilancio.
Stamattina al presidio di Cgil e Uil a Roma sotto la sede della Regione Lazio per esprimere solidarietà e preoccupazione per le morti sul lavoro. Pensieri, cordoglio e vicinanza vanno alle vittime di Suviana. Ma sappiamo che non bastano più. Abbiamo contrastato il decreto sicurezza del governo perché inutile e nato vecchio. La patente a punti per le imprese un’offesa alle vittime, i controlli affidati ai soli ispettori inadeguati, la catena di appalti e subappalti pericolosa.
E’ tempo di cambiare davvero con più formazione, diversi ritmi di lavoro, sistemi di sicurezza, contratti certi. Tutto fatto con la collaborazione di lavoratori e imprese, con il sostegno della politica che deve intervenire dove è necessario e con il rafforzamento delle strutture predisposte ai controlli. Occorre impegno, intelligenza e determinazione. La vita umana è troppo preziosa.
Lo ha scritto sui social Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
Delegazione deputati Pd al presidio dei sindacati alla Regione Lazio
Stamattina una delegazione del gruppo parlamentare del Pd partecipa al presidio dei sindacati davanti alla Regione Lazio per chiedere maggiore sicurezza sul lavoro. Saranno presenti Chiara Braga, Arturo Scotto, Roberto Speranza, Andrea Orlando, Andrea Casu, Marco Sarracino e la coordinatrice della segreteria del Pd, Marta Bonafoni in rappresentanza di tutti i parlamentari democratici impegnati in queste ore in commissione bilancio alla Camera a discutere il decreto Pnrr dove il Pd ha presentato un pacchetto di emendamenti per rafforzare la normativa sulla sicurezza sul lavoro.
“Non si può morire di lavoro, la sicurezza deve essere al primo posto dell'agenda politica. Al ministro Calderone chiediamo di passare dalle parole ai fatti e quindi di dare parere favorevole al nostro pacchetto di emendamenti sulla sicurezza sul lavoro al decreto Pnrr”, concludono i democratici.
“Oggi non abbiamo trovato l’unità di quest’Aula su una questione dirimente per l’intera Europa. L’Europa dello stato di diritto, dello stato sociale, della crescita equa, della cittadinanza e della democrazia. Non c’è l’unità di quest’Aula sulla bonifica del lavoro povero, sulla modifica di quegli istituti che determinano libertà, sicurezza e, dunque, vita. Il dolore delle morti ci accomuna ma, dinnanzi all’ennesima strage, ci divide l’individuazione delle cause e le ricette per poterla evitare. L’Inail oggi ci dice che nel 2023 vi sono stati 8,9 morti ogni 100mila lavoratori con contratto a termine e 4,5 tra coloro con contratto a tempo indeterminato. Ecco dove sta la differenza: chi è precario ha il doppio della possibilità di morire. Le regole non sono neutre e gli infortuni non sono una fatalità. Nella vostra logica emergenziale il lavoro non è in cima. Chiedevamo un decreto ad hoc sulla sicurezza, vi siete limitati a tre miseri articoli. Dove il lavoro non vale nulla la democrazia segna il passo. I diritti del lavoro sono i principi fondanti della Repubblica. Non è modernità che un uomo di 73 anni si trovi al lavoro e muoia come è successo al cantiere nella centrale idroelettrica di Bargi. Date un segnale in controtendenza: votate oggi la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario”.
Così il capogruppo del Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto, intervenendo in Aula per annunciare il voto favorevole del Gruppo alla mozione Pd, M5s e Avs sulla lotta al precariato.
Il governo aumenta ancora i finanziamenti per i centri in Albania
“L’accordo Italia-Albania sull’immigrazione è un progetto costosissimo che avrà effetti dannosi per le casse dello Stato. Lo avevamo sottolineato durante il dibattito alla Camera quantificandone il costo complessivo a circa 700 milioni di euro. Purtroppo ci eravamo sbagliati, i costi sono destinati a crescere ancora come dimostra il decreto Pnrr, che di fatto diventa una specie di omnibus in cui mettere anche i fondi per i rifugiati ucraini e per i centri per richiedenti asilo in Albania. Per quanto riguarda i centri in Albania, in particolare, dopo le insistenze delle opposizioni per avere chiarimenti, risulta che vi sia un aumento di circa 25 milioni di euro di cui quasi 16 vengono dal fondo per le esigenze indifferibili, cioè il fondo a cui si attinge per aiutare le persone in caso di disastri come i terremoti o le alluvioni, e 10 milioni da un fondo per la difesa. Un’enormità per un progetto pieno di lacune che viola le norme comunitarie e i diritti umani e che servirà solo alla campagna elettorale della presidente Meloni e che, come abbiamo visto, drena e sottrae anche risorse destinate alle emergenze che, in qualsiasi momento, possono colpire la popolazione italiana”. Così la deputata democratica, Laura Boldrini.
“Come emerso nelle audizioni in commissione, il provvedimento estende le cause di non punibilità anche all'evasione da omesso versamento, che al momento è la fattispecie più pericolosa, perché il mancato pagamento delle imposte dichiarate ma non versate può essere utilizzato come fonte di finanziamento alternativa e più ‘conveniente’ rispetto al credito bancario, laddove le sanzioni sono sistematicamente ridotte e gli interessi cancellati attraverso le procedure della rottamazione e attraverso i condoni fiscali che il governo sta portando avanti fin dal suo insediamento”. Così il deputato dem Virginio Merola, capogruppo Pd in commissione Finanze, in merito al parere contrario espresso dal Pd nei confronti del decreto sanzioni nelle commissioni Finanze e Giustizia.
“Dall'inizio della legislatura ad oggi – ha concluso Merola – si contano 18 sanatorie fiscali approvate. A questi condoni si aggiunge da ultimo quello che il governo vorrebbe realizzare in ambito edilizio con il cosiddetto Piano Casa. Pensare di fare la lotta all'evasione con l'ennesima sanatoria e con l'alleggerimento delle sanzioni penali e amministrative appare inopportuno e controproducente. Il governo continua ad avvantaggiare alcune categorie a scapito di contribuenti onesti e virtuosi, facilitando la concorrenza sleale e riducendo le sanzioni amministrative, rendendo più conveniente non pagare le tasse. E’ il paradosso di una riforma che incentiva i contribuenti ad evadere per poi negoziare la rateizzazione del debito”.
“Finalmente il governo si è detto pronto a ricredersi rispetto alla scelta fatta di sostituire, nel decreto Pnrr, il criterio consolidato del riferimento ai contratti comparativamente più rappresentativi con quello ai contratti più diffusamente applicati. Una differenza fondamentale perché in prospettiva possono essere più diffusamente applicati contratti pirata firmati da sigle compiacenti, svincolate da ogni criterio di rappresentanza e rappresentatività, finalizzati a comprimere tutele e salari. Abbiamo denunciato da subito l’imbroglio e il pericolo. E assieme a noi lo hanno denunciato tutte le opposizioni, le parti sociali, sindacali e datoriali, i consulenti del lavoro e i giuristi che hanno messo in evidenza che il criterio avrebbe generato, nella sua indeterminatezza, forti contenziosi. Il governo dovrà ora tornare indietro anche sulle altre norme in cui questo concetto era stato introdotto, a partire dalla delega che cancella il salario minimo che si è fatta approvare dalla sua maggioranza alla Camera”.
Lo dichiara la deputata democratica, Maria Cecilia Guerra, responsabile lavoro del Pd, e Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera.
“Il Governo e Lega sono allo sbando sulla politica economica, mentre Giorgetti privatizza, Salvini statalizza. Ma chi è il ministro dell’economia?”. Lo chiede il deputato democratico, componente dell’ufficio di presidenza del gruppo del Pd della camera, Andrea Casu, commentando l’annuncio dell’approvazione da parte del Consiglio dei ministri del decreto per la costituzione di una nuova società completamente partecipata dal Mef per la gestione delle autostrade statali a pedaggio. “Siamo curiosi di vedere il testo nel dettaglio, al momento sembra una grande boutade, in ogni caso è molto strano che il ministro dell’economia si presenti in parlamento con un piano privatizzazioni corposo, a cominciare da Poste, mentre il Cdm approva una proposta del suo collega di partiti per la costituzione di una nuova società statale. Purtroppo per ora solo una cosa è certa: le Poste saranno inspiegabilmente svendute nonostante le promesse fatte ai lavoratori che stanno giustamente in stato di agitazione”.
"Contro i morti sul lavoro occorre passare dalla parole ai fatti. Gli emendamenti del Partito Democratico al decreto Pnrr sono un primo strumento che concretizzare la 'Carta di Firenze': il patto tra istituzioni, enti locali, imprese e sindacati nel settore degli appalti pubblici e privati lanciata dal Pd della Toscana all'indomani della strage nel cantiere di Esselunga ed a cui è seguita una campagna di ascolto": è quanto dichiara il deputato e segretario Dem della Toscana Emiliano Fossi.
"Abbiamo sottolineato, in più occasioni, che un decreto omnibus come quello Pnrr non fosse adatto ad introdurre norme sulla sicurezza sul lavoro che necessitavo di un provvedimento apposito e di una approfondita discussione nelle Commissioni di merito. Detto ciò ci auguriamo che la maggioranza garantisca un confronto serio in Parlamento su un tema fondamentale come questo. Le proposte del Pd sono chiare da tempo e vertono su pilastri fondamentali: rafforzamento delle disposizioni finalizzate a restringere il ricorso all’appalto tra privati e a riconoscere il trattamento economico e normativo ai lavoratori delle imprese appaltanti previsto dalla contrattazione collettiva oltre ad estendere la disciplina in materia di tutele previste dal codice degli appalti pubblici anche tra privati; garantire che la patente a punti sia realmente efficace, le sospensioni obbligatorie, i corsi di formazione attentamente verificati e che vengano previste sanzioni anche in caso di violazione delle disposizioni in materia contributiva e lavoristica; fare in modo che venga realizzato un significativo incremento degli ispettori ed una aumento delle risorse per le attività ispettive delle Asl": conclude Emiliano Fossi.
“La risposta del governo Meloni sulla vertenza Gkn, soprattutto dopo gli impegni presi in Parlamento, con l’approvazione dell’ordine del giorno al decreto Lavoro, è francamente inaccettabile e mortificante per le istituzioni. Non solo il sottosegretario Durigon ha infatti ammesso di non poter fare praticamente niente per salvaguardare i lavoratori, ma ha cercato di addossare tutta la responsabilità agli stessi operai accusandoli di aver ‘occupato’ gli spazi della fabbrica. Abbiamo un’azienda che è stata condannata da un Tribunale per aver violato la legge sulle delocalizzazioni, che prosegue a disertare i tavoli istituzionali ma che continua da mesi ad agire al di sopra delle regole scavalcando i sindacati e costringendo di fatto i lavoratori, da mesi senza stipendio e cassa integrazione, ad un esodo concordato. In questo contesto il governo ha l’obbligo di far rispettare le leggi e non accusare vigliaccamente i dipendenti che hanno peraltro presentato anche un progetto alternativo di riconversione produttiva dello stabilimento. Qualora i tempi si allungassero, in una situazione che vede palesemente la proprietà in torto, vanno attivati ammortizzatori sociali straordinari e costretta l’azienda a prendersi le proprie responsabilità. Chinare il capo come sta facendo oggi la destra è umiliante per l’intera nazione”. Cpsì il deputato e segretario del Pd della Toscana Emiliano Fossi in merito alla discussione della interrogazione sulla vicenda dello stabilimento Gkn di Campi Bisenzio, svolta oggi a Montecitorio.
“Così si lede il diritto alla salute dei cittadini”
"Non siamo per niente soddisfatti della risposta del sottosegretario alla Salute Gemmato che ha evaso totalmente il quesito della nostra interrogazione su quali misure il Ministero ritenesse di adottare fino all'entrata in vigore del decreto sui nuovi Lea, affinché non venga leso il diritto alla salute dei cittadini e siano garantite le prestazioni attese da tempo. Questa ulteriore proroga ci preoccupa molto ed è particolarmente grave in un momento in cui ci sono liste di attese importanti e in cui le famiglie si rivolgono sempre più al privato che ha un aumento percentuale significativo e che non tutti si possono permettere. Questo ritardo comporta un ulteriore elemento di disparità e penalizza la piena uguaglianza dei cittadini. Il decreto Lea ha infatti proprio l'obiettivo di individuare le prestazioni offerte gratuitamente ai pazienti, di cui si avvantaggerebbero soprattutto le fasce più fragili della popolazione. Si parla di prestazioni importanti, dai test neonatali estesi, ai test generici per malattie rare e croniche, alla tecnica pma, tanto per fare alcuni esempi. Pertanto questa mancanza renderà peggiore non solo la tempestività della cura, ma anche la possibilità di diagnosi precoce con conseguenze pesanti sulla presa in carico e sulla tempestività della terapia. Ci troviamo davanti a uno Stato che predilige assecondare le richieste che vengono dai privati piuttosto che tutelare il diritto alla salute dei cittadini che continuano a pagare sulla loro pelle i suoi ritardi e le sue inefficienze".
Così Ilenia Malavasi, deputata del Pd della Commissione Affari Sociali della Camera.
“Le nostre priorità di modifica al Decreto Pnrr quater sono incentrate sulla sanità e sulla sicurezza sul lavoro. In particolare, riguardo al servizio sanitario nazionale, i nostri emendamenti puntano al ripristino del miliardo e 200 milioni di euro tagliati dal governo Meloni alla sanità. Un dato di fatto confermato dai rilievi della Corte dei Conti, dell'Ufficio parlamentare di Bilancio e dal parere della Conferenza delle Regioni, che hanno sconfessato tutte le dichiarazioni del ministro Fitto di questi mesi. Occorre rafforzare la sanità del territorio restituendo le somme che le erano state originariamente destinate, anche alla luce della lezione che abbiamo ricevuto con la pandemia da Covid. Sul fronte del lavoro, il nostro pacchetto di emendamenti punta ad un serio cambio di rotta sulla tragedia delle morti bianche. Vanno estese le regole su salute e sicurezza dei cantieri pubblici anche a quelli privati e occorre varare una vera ed efficace patente a punti da estendere a tutti i comparti oltre l’edilizia. E’ necessario investire su prevenzione, sicurezza e formazione, e farla finita con la triste stagione della giungla dei contratti pirata. Sfidiamo il governo a passare dalle parole ai fatti. Se ci sarà ascolto, il Partito Democratico è pronto a dare il suo contributo in Parlamento”.
Lo dichiarano i deputati democratici: Ubaldo Pagano, capogruppo del Pd in commissione Bilancio; Cecilia Guerra, responsabile Lavoro del Pd; Artuto Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro.
“Dalle prime audizioni sul decreto delegato per la revisione del sistema sanzionatorio tributario si conferma l’intento del governo Meloni di alleggerirlo, rendendolo ‘meno repressivo’, come affermato dal Prof. Di Tanno. Questo provvedimento, infatti, estende le cause di non punibilità anche all’evasione da omesso versamento, che al momento è la fattispecie più pericolosa, perché il mancato pagamento delle imposte dichiarate ma non versate può essere utilizzato come fonte di finanziamento alternativa e più ‘conveniente’ rispetto al credito bancario, laddove le sanzioni sono sistematicamente ridotte e gli interessi cancellati attraverso le procedure della rottamazione e attraverso i condoni fiscali che il governo sta portando avanti fin dal suo insediamento”. Così il deputato dem Virginio Merola, capogruppo Pd in commissione Finanze, commentando il primo ciclo di audizioni in merito al decreto sanzioni nelle commissioni Finanze e Giustizia che riprenderanno dopo la pausa pasquale.
“Dall’inizio della legislatura ad oggi - ha concluso Merola - sono stati approvati 18 condoni fiscali. Pensare di fare la lotta all’evasione con l’ennesima sanatoria e con l’alleggerimento delle sanzioni penali e amministrative appare inopportuno e controproducente. Il governo Meloni si prende gioco dei contribuenti onesti e virtuosi, facilità la concorrenza sleale e aiuta chi è già nella fase successiva all’accertamento. Perché se si vuole aiutare chi veramente non ce la fa, occorre intervenire prima che il debito erariale arrivi alla riscossione. Ma questo è il paradosso di una riforma fiscale che incentiva i contribuenti a evadere per poi negoziare la rateizzazione del debito”.
"il CdM ha approvato l'introduzione dei test psicoattitudinali per l'accesso alla professione di magistrato, non curandosi minimamente delle critiche che erano state avanzate nei giorni precedenti.
I test non erano contenuti nella legge delega, ne’ nello schema di decreto approvato in prima battuta dal governo. Csm, organo costituzionale, scavalcato e tanti dubbi su procedure, tipologie di domande, obiettivi perseguiti. In materia di giustizia servono investimenti e assunzioni, non continue prove di forza dettate da settarismo ideologico che alimentano scontri, suscitano preoccupazioni e dimenticano cittadini e imprese, ai quali invece il sistema dovrebbe dedicare ogni energia". Lo dichiara Federico Gianassi, capogruppo Pd in commissione Giustizia di Montecitorio.